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Nel nuovo anno con il passo dei giovani

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51a Giornata Mondiale della Pace



Il passaggio da un anno all’altro costringe il nostro cuore a viaggiare su sentimenti diversi e, talvolta, addirittura opposti. Questa gincana dello spirito ci porta dal senso acuto del tempo che passa alla speranza e all’attesa di qualcosa di diverso; da una sorta di bilancio, che ci fa prendere atto che “non c’è nulla di nuovo sotto il sole”, al desiderio che il deserto fiorisca per un mondo in cui aumenti la quota di giustizia e di pace; dal senso di provvisorietà di questo mondo che passa al fatto che esso chiami in causa la nostra responsabilità. Paura e speranza, fiducia e angoscia, gioia e dolore, attesa e rassegnazione danno vita ad un tourbillon di sensazioni che creano una sorta di contrappunto del cuore.
Come sarà il nuovo anno? Che succederà in questo nuovo segmento di tempo che ci viene dato? Sentiremo di più il sapore della benedizione o della maledizione? Le parole del grande Isaia disegnano una sorta di griglia di lettura del passato, ma sono pure un discreto punto di ancoraggio per il futuro. Dice Dio ad Israele: Se tu avessi prestato attenzione ai miei comandi, / il tuo benessere sarebbe come un fiume, / la tua giustizia come le onde del mare …” (Is 48,18).
Nel prendere atto di tante ferite, di tante brutture e di mille sofferenze che l’umanità procura a sé stessa, si intuisce – o almeno la fede cristiana intuisce – che ci sarebbe un’altra strada da prendere, un’altra umanità da preparare, un’altra stagione da favorire: quella che ci mette davanti gli uni e gli altri come figli e fratelli. Ce lo ricorda sempre la Giornata Mondiale della pace (quest’anno alla 51a edizione) e la parola del S. Padre che ci accompagna all’ingresso di ogni nuovo anno. Ma veramente, Papa Francesco ha fatto una cosa ancora più bella del messaggio per la 51a Giornata Mondiale della pace. O meglio, ha avuto una intuizione straordinaria che potrebbe cambiare tanto nella nostra vita e nella vita del mondo; e che potrebbe anche farci guardare in una luce diversa “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace” (è il tema del messaggio di quest’anno): ha annunciato a sorpresa un Sinodo dei Vescovi (XV Assemblea Ordinaria) sui giovani, o meglio, per i giovani e con i giovani dal tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Accompagnare gli adolescenti e i giovani nello scoprire il sogno di Dio su di loro; ascoltarli, prima di tutto, per comprenderne i linguaggi, valorizzarli e discernere le vie per generarli alla fede è la cosa più importante che dobbiamo fare in questo momento. L’orizzonte dell’anno passato e quello dell’anno in cui siamo entrati non sono molto diversi e possono contribuire al deperimento o – speriamo di no – al tramonto della nostra speranza. I problemi che ci assillano sono tanti. Le sofferenze di persone e famiglie sono indicibili. Ma abbiamo la possibilità di riprendere in mano un impegno serio, costante, solido, condiviso, globale nell’educazione delle nuove generazioni. E la scelta di Papa Francesco di dedicare un momento così alto della vita della Chiesa, come quello di un Sinodo dei Vescovi, all’incontro, all’ascolto, all’accompagnamento e al servizio dei giovani e della loro crescita è altamente significativo.

Di certo, per tornare al messaggio del S. Padre per la Giornata Mondiale della Pace, uno dei problemi più angoscianti che inquietano la scena del mondo è quello dei migranti e dei rifugiati: sono tutti uomini e donne in cerca di pace. Con spirito di misericordia siamo tutti chiamati ad accoglierli, ad abbracciarli, ad aprire i nostri cuori alle loro sofferenze. Con sapienza evangelica Papa Francesco ci invita a rivolgere loro uno sguardo contemplativo, che legge tutte le vicende dell’umanità come quelle di un’unica famiglia; uno sguardo che può guidare il discernimento dei responsabili della cosa pubblica e permetterà a tutti di riconoscere i germogli di pace che spuntano anche nelle nostre città … L’indifferenza, la chiusura umiliano e non costruiscono un mondo nuovo … Un’ospitalità sapiente, bilanciata con le necessità e i diritti dei residenti, condivisa, deve combinare quattro azioni: accogliere, proteggere, promuovere e integrare (n. 4). La parola autorevole di Papa Francesco va accolta e va messa in pratica. Ce lo ricorda, prima di tutto la S. Scrittura che afferma: “Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo” (Eb 13,2).

Ma noi dobbiamo andare ancora oltre. Dobbiamo preparare un mondo in cui le migrazioni non siano un problema insolubile. Dobbiamo lavorare per un’umanità meno ferita e meno umiliata da tante brutture e da tante sofferenze. E allora, rimbocchiamoci le maniche e sotto con l’educazione! Il Sinodo del prossimo ottobre e il suo richiamo autorevole al mondo degli adolescenti e dei giovani metterà senz’altro le nostre comunità cristiane in grado di ringiovanire a propria volta e di ritornare con più evidenza ad essere case accoglienti per tutti, e non solo per gente di una certa età. “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare” sono quattro pietre miliari per l’azione in favore di migranti e rifugiati. Ma “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare” sono quattro colonne portanti anche di quel ponte che noi adulti dobbiamo gettare nei riguardi dei giovani. Spesso i piccoli e i poveri li invochiamo e li proponiamo come pietre di paragone o metro di misura per la consistenza cristiana delle nostre comunità e della nostra vita di fede. Iniziative, eventi, celebrazioni, scelte devono essere misurati con le persone che Gesù Cristo ha abbracciato e ha messo al centro della Sua esistenza e dell’esistenza della Sua Chiesa. Solo così quello che siamo e quello che facciamo potrà risplendere di nuovo di luce evangelica.
E allora, di conseguenza, assumiamo anche gli adolescenti e i giovani come specchio per rendere più “leggere”, “accoglienti”, “diverse”, “ricche” le nostre comunità cristiane. Il nostro dedicarci di più a loro, l’accompagnamento più solido e cordiale della loro vita sono e saranno “una dote di futuro” per la nostra Chiesa diocesana e per le Chiese di tutto il mondo.
All’inizio di un nuovo anno  quante domande, desideri, attese e sogni abbiamo paura di manifestare per non rimanere delusi! Ma, coraggio! Esprimiamoli e raccontiamoceli! Il nostro Dio è il Maestro dell’impossibile! E, spesso, i sogni si avverano! Come ho avuto modo di affermare nella lettera di Natale: “l’unico vero, grande, impellente problema che abbiamo, decisivo per il futuro, è l’educazione! Sono i ragazzi, gli adolescenti e i giovani che devono occupare il centro del nostro cuore ed assorbire le migliori energie che abbiamo a disposizione come adulti. Nella loro crescita riposa la speranza di un mondo diverso. E la Scuola è lo spazio di vita in cui i cristiani – sia che vi lavorino sia che ne usufruiscano – devono essere maggiormente sostenuti e meglio accompagnati nella loro testimonianza”.
Spesso i sogni di avverano. Soprattutto quando sappiamo dare una buona mano al Signore per realizzarli!

01 gennaio 2018

+ Lorenzo, vescovo





Interventi del Vescovo

a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
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