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Ammissione agli Ordini Sacri di Francesco Frusone

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Omelia
Ammissione agli Ordini Sacri di Francesco Frusone
17 maggio 2009

Ecco dietro questa domanda di Francesco, cioè il suo percorso di formazione abbiamo detto. Sono contento che a questo momento siano presenti tantissimi laici oltre che alla sua famiglia, gli abitanti di questa  comunità di Pignano. Il titolo di questa chiesa è addolorata; ci ricordiamo che è anche il mese di maggio durante questa celebrazione. Ci sono i nostri diaconi, i nostri sacerdoti. Io vorrei ringraziare tutti coloro che hanno posto mano alla formazione di Francesco fin ora, a cominciare dalla sua famiglia; le sorelle sono importanti per la vita di un prete, lo sanno tanti sacerdoti nostri che sono qui. E ringraziare la sua famiglia, questa comunità da cui Francesco si è un po allontanato come ministero; mi ricordo quando si minacciava di cambiare la parrocchia di ministero, Fernando stà là dentro, ogni volta che capitavo qua mi diceva” eccellenza non ci tolga Francesco” io ci dicevo “ io non tolgo niente a nessuno ma  lavora per la famiglia nostra”. La famiglia nostra non è la parrocchia, ma la diocesi. Come volevo ringraziare un po  tutti i sacerdoti che hanno accompagnato Francesco. Prima del Leoniano c’è don Antonio che l’ha seguito per tanti anni con la famiglia. Quindi veramente un grazie a don Antonio,  un grazie al padre spirituale don Bruno, non so hai avuto anche altri padri spirituali al seminario minore? solo don Bruno!; resiste!: anche don Cristoforo. Poi ci sono i superiori del Leoniano che ringrazio per la loro presenza qui; un po tutti. Ecco c’è il presbiterio nostro rappresentato in una maniera straordinaria.

Io vorrei dirti delle cose semplici. Mi raccomando, quando predicherai non complicare il messaggio cristiano che non è complicato; è difficile da mettersi in pratica ma non è difficile da enunciarsi e da annunciare; perché il messaggio cristiano è una cosa sola: un amore che proviene da un Padre e arriva al Figlio  si trasmette a noi e come il Padre “costringe” il Figlio attraverso lo Spirito a volere bene a noi così noi siamo costretti da Gesù a volere bene a chi di Lui è amico. Perché quando si è amici di una persona si accetta il progetto di vita di quella persona e si assume totalmente la sua prospettiva di esistenza. Ci sono tante parole che possono fare da augurio a Francesco, ma che invitano pure  noi sacerdoti a una bella riflessione stasera anche con i laici. Vi dicevo soprattutto questo; voi pensateci così: noi ma pure voi, facciamo un lavoro da amici non facciamo un lavoro da servi, da salariati, da gente che non vede l’ora che viene la sera, guai se è così, no. Noi facciamo un lavoro da amici “non vi chiamo più servi perché il servo non sa quello che fa il suo padrone. Vi ho chiamato amici perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi”. E’ vero! Voi mi dite subito: questa è una parola che Gesù rivolge a tutti i cristiani, certo!, ma tutti i cristiani potrebbero diventare più amici di Gesù se ci sono alcuni che calcolano questa amicizia al cento per cento, si giocano la vita per questa amicizia in modo tale che la diffondano nei riguardi e nei cuori di tutti. Dicevo, che nella liturgia di oggi ci sono tante belle notizie. E’ un vangelo in pienis, tre letture. Se ci mettiamo a sfogliare: “come il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi”: non è una cosa di poco conto! Non sta a dì Gesù che ci ha voluto bene così…. per caso. “Come il Padre ha amato me anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore”. Poi “ vi ho chiamato amici” e poi ancora “non siete voi che avete scelto me. sono io che ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”. E poi la seconda lettura “non siamo stati noi ad amare Dio ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il Suo Figlio unigenito in mezzo a noi”.  E poi, se volete, anche la prima lettura; Pietro ad un certo punto, un colpo di fulmine dice “ finalmente sto rendendomi conto che Dio non è parziale, non fa preferenze di persone, ma qualunque persona che lo teme e pratica la giustizia a qualunque popolo appartenga è a Lui accetto”. Ecco io direi questo: penso la cosa più bella è questa dell’amicizia. Caro Francesco, io dico sempre spesso: che per non far finire la benzina un giorno, non so, a trenta, quaranta, cinquant’anni bisogna mettere, come diciamo, tanto fieno in cascina, bisogna essere previdenti, bisogna fare proprio un pieno di amore quando possiamo e quando soprattutto abbiamo tempo, e il tempo  lo dovremmo trovare sempre.

“ Voi siete miei amici. Non vi chiamo più servi” il fondamento di questa amicizia è la disponibilità a dare la vita. Proprio stamattina facendo le cresime a Mole ho ricordato ai ragazzi che quando ero insegnante di religione mi divertivo un po con i giovani; perché sai, i giovani a volte so un po pignoletti eh. Distinguono amore e amicizia. Io dicevo, come: “ che differenza c’è tra amore e amicizia?” certe arrampicate sugli specchi; distinzioni e sottodistinzioni!. Allora io dicevo, : “ma scusate,  tra una mamma che è disponibile a dare la vita e il suo bambino allora non c’è amicizia !?”. Ecco, basta capirsi sulle parole!. L’ amicizia è la base di tutto; il fondamento dell’amicizia è la disponibilità a dare la propria esistenza per la persona amata. E che cosa volete: che questo atteggiamento non esista tra due innamorati !? , tra una coppia di sposi?!, tra una mamma e il suo bambino!?; certo! Certo ci sono tipi di amicizia che si esprimono in maniera diversa, diversissima da altri tipi; e ci mancherebbe altro!, come quella tra coniugi, per esempio, che non è uguale all’amicizia tra due giovani o tra la mamma con il suo bambino o tra il papà e il suo bambino. Però la base di tutto è quella, ve lo assicuro io: “ non c’è amore più grande di colui che da la vita per i propri amici”. Certo, caro Francesco; si può da la vita in un’attimo, e il Signore ci può chiamare; chi lo sa!. Però, si può dare la vita momento per momento. Pensa a tanti papà, tante mamme, tanti ragazzi, tante ragazze, tanti sacerdoti che non vanno sulle pagine dei giornali!, magari che: gestiscono e progettano la propria vita non in termini di interesse personale, ma la aggiustano a seconda delle richieste degli altri; l’aggiustano secondo l’interesse degli altri. E non sono eroi, queste persone! Anche se non vanno a finire sui giornali. Ecco, l’amicizia con Gesù, penso, è una cosa che devi coltivare, che dobbiamo coltivare fino a questa disponibilità, fino alla convergenza della tua volontà con la volontà Sua. “Voi siete miei amici se farete ciò che vi comando”, troppo poco dire “siamo amici” ma per che fare? Per fare le guasconate, per fare gli scherzi alla gente, per mettere magari in maniche di camicia una persona che vive una situazione a limite e poi magari le facciamo uno scherzo brutto e la facciamo precipitare ancora di più. La vera amicizia significa: accettare il progetto della persona amata. Tu sei amico di Gesù, ebbene, devi amare quelli che ama Gesù, devi essere amico dei suoi amici, cioè di tutti e poi la confidenza. “ il servo non sa quello che fa il suo padrone. Io vi chiamo amici perché tutto quello che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi”. Insomma il nocciolo di questa amicizia è l’amore di Dio che ci raggiunge. Vediamo un’attimo: come ci parla dell’amore di Dio la Messa di oggi? Così capiamo pure che significa quest’amicizia!. L’amore di Dio è prima di tutto un’amore discendente, chiamiamolo così; è un’amore che non si posa sul bello, sul buono ma si posa sul diverso, sul lontano, sul cattivo. Noi non siamo buoni e Dio ci vuole bene; il contrario: siccome Lui ci vuole bene abbiamo la possibilità di diventare buoni . “ ora so che Dio non fa preferenze di persone”. Troppo poco! Noi abbiamo questa idea di amore, che andiamo verso quello che ci conviene, che vogliamo quello che è bello, che è buono, che ci gratifica. Ma Dio non è così. Questo amore, caro Francesco, è difficile; però è un’amore gratuito.  Cioè, è un’amore che viene prima dei meriti nostri, ci anticipa, ci precede. Proprio è mille miglia lontano da quello che noi pensiamo che sia amore. E’  un’ amore diverso. E’ un amore che sta prima dei nostri meriti ma soprattutto è un’amore che è disponibile a dare la cosa più sacra che ha, la cosa più grande che ha. Prima cosa.

Il secondo punto su cui vorrei farti gli auguri, e faccio gli auguri pure a me e agli altri presbiteri, ai diaconi; è il rifiuto dell’ossequio, se c’hai fatto caso. Alla prima lettura, Pietro entra in casa di Cornelio e Cornelio si mette in ginocchio davanti a lui, vi leggo: “ si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo alzò dicendo: alzati anch’ io sono un uomo!”.  Eccellenza, Eminenza, Reverendissimo Padre eccetera; e io dico sempre: “ le parolacce vai a dirle ai tuoi amici”. No!, è giusto il rispetto per una persona, ci mancherebbe altro, c’è una tradizione della Chiesa che viene veicolata da questi titoli; però, non esageriamo!. L’onore massimo va dato al Signore. Io ti auguro di evitare come la peste le persone che ti cominciano a dire: “ sei bravo, sei…” non è che devi fare lo snob o non devi accettare i complimenti delle persone;  però ti devi ricordare che l’onore va solo al Signore!. Noi siamo esseri umani, siamo strumenti nelle Sue mani. L’onore e la gloria vanno solo a Lui. Lui è grande, è Lui che fa tutto, noi non siamo meritevoli di nulla; siamo stati scelti, siamo strumenti del Suo amore e siamo incaricati di riflettere sugli altri questo Suo amore.

Ecco io ti volevo dire queste due piccole cose. Prima di tutto: attenzione! L’ossequio vero, l’onore e la gloria vanno a Dio.  Lasciamo che ci scivoli addosso un certo tipo di prospettiva e un certo tipo di parola che la gente ci possa rivolgere. E secondo coltivare bene quest’amicizia;  perché possa quest’amicizia governare il cuore di tante persone. Io non aggiungerei altro. “ Dio è amore” dice san Giovanni nella seconda lettura: e chi ama viene da Lui e dimostra che ha scoperto Lui. Chi non ama, dice Giovanni, non viene da Lui e  non ha conosciuto Dio. Interessante questo incrocio di verbi al presente e al passato. Proprio per dire: chi non ama si vede chiaramente che non ha scoperto Dio; si vede chiaramente che non ci sta ad azzeccare nella vita: può riportare una vittoria momentanea, una vittoria apparente, ma non vincerà mai la guerra. Perché alla fine chi ha vinto è il Padre che ha risuscitato Cristo dal sepolcro. Ecco perché questa sera siamo radunati per celebrare la Pasqua, per celebrare la gloria del Signore.

+ Lorenzo Loppa

 
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