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Ascolta ... si fa sera

Annuario > Vescovo
Ascolta … si fa sera!”
Marzo 2020 (Domenica)



I
(1 Marzo)

Da pochi giorni è iniziata la Quaresima, una stagione dell’anno liturgico che vuole destare dal sonnambulismo spirituale i cristiani, per condurli in maniera decisa verso la Veglia pasquale e il rinnovo convinto delle promesse battesimali. La Quaresima ritorna ogni anno a dirci la premura instancabile di Dio nel volerci vicini al Suo cuore come figli e figlie riconciliati. E’ un tempo propizio per riscoprire o ricuperare la nostra identità di battezzati, immersi nella Pasqua e nel grande oceano dell’amore divino. Esso ci viene offerto nella braccia aperte di Cristo crocifisso e risorto, impazienti di stringerci in un abbraccio che siamo chiamati a restituire in maniera fattiva nel lenire le piaghe e nel guarire le ferite di chiunque soffra. La preghiera è il varco che ci offre all’abbraccio del Risorto. La misericordia, nei suoi mille volti, è un modo di corrispondervi.
Il tempo quaresimale ci educa a riconoscere di essere amati senza “se” e senza “ma”. Si apre con un gesto di potente semplicità e di grande concretezza. Lasciarsi mettere della cenere sul capo non è tanto un atto di mortificazione quanto di umiltà e di consapevole appartenenza. Siamo creature. Nessuno di noi si fa da sé. Fin da quando veniamo al mondo qualcosa in noi dice che bisogna essere di qualcuno per essere qualcuno. Ritrovare l’umiltà di appartenere e riconoscere che siamo figli e figlie amati prima di qualsiasi risposta è il cuore della conversione e la strada che ci porta alla coscienza di essere, sì, polvere di terra, ma anche polvere di stelle.



II
(8 Marzo)

La ricorrenza odierna è un invito a non dimenticare la differenza tra uomini e donne con i loro doni peculiari, le specifiche sensibilità e il loro modo di guardare il mondo. E’ anche l’occasione per prendere atto con riconoscenza di tutte le manifestazioni del “genio” femminile apparse nel corso della storia sia sul versante della società che su quello della vita ecclesiale.
E’ anche un monito a rilevare tutte le forme di dominio, di esclusione e di discriminazione di cui la donna è stata ed è fatta oggetto e da cui tutte le società, ma soprattutto la Chiesa, hanno bisogno di liberarsi. In ordine alla verifica dello stato di salute del rapporto tra la Chiesa e le donne, alla loro presenza e al loro ruolo all’interno della comunità cristiana si è levata finora quasi unica la voce di Papa Francesco, il quale ha esplicitamente posto proprio nell’Esortazione programmatica “Evangelii Gaudium” la questione della collocazione della donna nei luoghi importanti della vita della Chiesa. Sembra sia, tra l’altro, proprio la questione del potere - sostanzialmente in mano agli uomini del sacro – il  vero luogo di frizione con l’universo femminile e uno dei motivi più plausibili di quella che qualcuno ha chiamato “la fuga delle quarantenni” dalla parrocchia.
In realtà molte donne esercitano un ruolo insostituibile nella comunità cristiana, ma in molti luoghi si fatica a dare loro spazio nei processi decisionali, anche quando essi non richiedono precise responsabilità ministeriali. Emerge forte dappertutto la richiesta che ci sia un maggiore riconoscimento e una maggiore valorizzazione della donna nella Chiesa. L’assenza dello sguardo e della voce femminile impoverisce la Chiesa, sottraendo al suo cammino e al suo discernimento un contributo prezioso.



III
(15 Marzo)

E’ di pochi mesi fa l’appello di Papa Francesco a singoli e istituzioni per il “Lancio del patto educativo” con la proposta di un incontro mondiale a Roma nella giornata del 14 maggio 2020 che avrà per tema “Ricostruire il patto educativo globale”. E questo per ravvivare l’impegno per e con le giovani generazioni, nel rinnovare la passione per un’educazione più aperta e inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione. Un’ampia alleanza educativa è essenziale per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna.
Il mondo contemporaneo è in continua trasformazione e attraversato da molteplici crisi. Si parla di crisi di civiltà, di un cambiamento epocale che investe la visione della vita e scarta senza discernimento i paradigmi tradizionali, primo fra tutti quello antropologico. La rapidità e il vortice dei cambiamenti disorientano le persone perché tolgono tutti i punti di riferimento. Ecco perché, allora, bisogna ripartire da persone che desiderano un mondo diverso e che fanno di tutto per rendere concreto questo desiderio. Ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo per far maturare una nuova solidarietà fraterna e una società più accogliente. E questo cammino educativo esige che si coinvolgano tutti, che si rimetta al centro la persona in relazione agli altri e alla realtà che la circonda. Soprattutto ha lo scopo di formare persone che mettano insieme libertà, responsabilità, disponibilità e servizio per un cammino di speranza e un futuro più rispondente alle attese dell’uomo e al disegno di Dio.



IV
(22 Marzo)

Si può pensare legittimamente che il futuro dell’umanità sia riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza” (GS, 31).
Tale affermazione del Vaticano II in uno dei suoi documenti più significativi (la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo) sottolinea che l’appello ad educare, prima che alle istituzioni, è rivolto agli adulti come tali, con un carattere di urgenza assoluta e di necessità ineludibile. Quando parlo di adulti intendo genitori, insegnanti, guide e animatori delle comunità cristiane, accompagnatori di ragazzi e giovani nei vari ambienti di vita, a cominciare da quelli sportivi.
Davvero questo è il tempo degli adulti. E’ tempo di offrire un ascolto più premuroso e attento al grido di ragazzi e giovani che chiedono giustizia e che non venga tolta loro la possibilità di fare la loro parte in questa storia e in questa società. E’ ora che gli adulti esprimano un amore più grande verso ragazzi e giovani, che pensino meno a sé stessi, alla loro forma fisica e al successo personale. E’ ora che gli adulti ritrovino finalmente la dignità e l’ambizione di essere adulti, la loro vera natura di traghettatori del mondo e della vita. Ritornare ad educare significa trasmettere l’eredità più preziosa che lega una generazione all’altra: la convinzione profonda che la vita vale la pena di essere vissuta. Servono come il pane adulti pronti a mettersi in gioco, capaci di ascoltare e accompagnare, che possano garantire un cambio di passo ai nostri ambienti e, perché no?, anche alle nostre comunità cristiane.



V
(29 Marzo)

Siamo ormai a pochi giorni dalla Pasqua. Dio ama il mondo, lo circonda di tenerezza e di misericordia, ma non per lasciarlo così com’è, vuole che ne prepariamo un altro. Il vertice dell’amore di Dio per l’umanità e la punta di diamante del Suo progetto di salvezza è la Pasqua. Dio prende sul serio la nostra sofferenza e il nostro grido di dolore e ci è venuto incontro con Suo Figlio e la forza della Sua Pasqua che sta trasformando la realtà che ci circonda. Cristo è il primogenito di una nuova umanità rinata dalla morte. Egli non ha voluto rimanere solo nella vittoria sul male e sulla morte. Ha condiviso il Suo segreto di vita con tutti noi. Allora possiamo e dobbiamo uscire da un presente che, per molti, non appare più come distesamente e serenamente abitabile. Possiamo e dobbiamo passare dal risentimento per le nostre perdite alla gratitudine, dalla sfiducia e dal pericolo della disperazione alla speranza e alla responsabilità. Il passo, a volte, è breve, quasi inavvertibile. Si tratta di scoprire un altro mondo nel cuore di ciò che già esiste e viviamo ogni giorno. E’ il rendersi conto di un altro modo di partecipare alle situazioni della vita: con attenzione, con responsabilità, con coraggio, con gratuità e con generosità, con passione per una felicità condivisa, con misericordia.
La misericordia non è la semplice compassione. E’ il prendere a cuore la miseria dell’altro, è la rinunzia a rendere il male per il male, è una forza che permette di rinnovare l’amore per l’altro dentro un’esperienza segnata dal disamore e dalla cattiveria. La misericordia trasforma e rigenera le persone e le relazioni.

a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
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