Quando uno dei miei parrocchiani ha scoperto che nella nostra diocesi esiste un Ufficio per le Comunicazioni Sociali, mi ha candidamente chiesto: «E a che serve?». E di fronte alla mia risposta, diciamolo, abbastanza frettolosa e forse superficiale, la reazione è stata «Certo… quindi non fate niente!». Ho deciso quindi di usare questo spazio a "scopo privato", tentando di spiegare a lui e a tutti i nostri lettori che "animale strano" è l’Ufficio che si occupa, tra le altre cose, di pubblicare UNO. Comunque, in senso generale, la comunicazione è un fatto centrale in riferimento alla nuova evangelizzazione che, oltre all’attenzione per i media e al suo sapiente utilizzo, si impegna per una pastorale organica della comunicazione sociale. Per essere nel cuore del progresso umano, partecipe delle esperienze del resto dell’umanità, per cercare di capirle ed interpretarle, per risolvere i problemi della comunicazione della fede nella nostra società, dominata dai mass-media, non è sufficiente, quindi, la semplice gestione di tali mezzi, anche i più avanzati. È indispensabile cogliere la sfida culturale in cui il nuovo orizzonte comunicativo pone i suoi protagonisti. Questa nuova cultura chiede alla Chiesa di ripensare e riesprimere la sua fede, il suo messaggio e la sua vita. È questa l’indicazione che la Chiesa italiana ha recepito dal Convegno ecclesiale di Palermo e che, proprio nel quadro del "Progetto culturale", intende perseguire con tenacia ed entusiasmo coinvolgendo, nell’affrontare i nodi del rapporto tra fede e cultura nel nostro tempo. Concretamente l’Ufficio deve innanzitutto configurarsi come servizio al Vescovo e agli Uffici che operano nel campo pastorale fornendo loro le indica utili alla conoscenza degli orientamenti dell’opinione pubblica circa le questioni che interessano l’azione pastorale. Al riguardo è auspicabile un periodico confronto con il Vescovo da parte del direttore dell’Ufficio per uno scambio di informazioni, per l’esame di eventuali situazioni emerse e l’individuazione di linee da seguire da parte dell’Ufficio. Ugualmente importanti sono periodici incontri con i direttori degli Uffici Pastorali sia per una reciproca informazione, sia per l’individuazione di possibili collaborazioni e di iniziative comuni. Al riguardo si sottolinea che la dimensione comunicativa è comunque presente nell’azione pastorale in quanto tale e, quindi, interessa e coinvolge l’attività di tutti gli Uffici pastorali. Un altro imprescindibile punto di riferimento dell’attività dell’Ufficio deve riguardare la sensibilizzazione delle strutture ecclesiali nelle sue varie articolazioni circa i problemi della comunica quindi dalle foranie alle singole comunità parrocchiali. Non nego che scrivendo questo articolo, io per primo, mi sono reso conto che dobbiamo ancora crescere e migliorare.