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La «Passione» ci insegna a non cedere alla violenza

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Pubblicato da in Tradizioni ·
Tags: VenerdìSantoAlatri
La processione del Venerdì Santo ad Alatri si terrà anche quest’anno, ma sarà più sobria, dopo quanto accaduto con la morte di Emanuele Morganti e con una città ancora sotto choc.
Gli organizzatori della processione che unisce fede a tradizione, hanno comunque deciso di tagliare due scene dalla rappresentazione, proprio in segno di rispetto e di ulteriore riflessione rispetto a quanto successo di recente. E così, dal quadro del processo a Gesù è stata eliminata la scena della fustigazione, mentre il monologo di Giuda non si concluderà con l’impiccagione. Nessuno stravolgimento della storia, ma la precisa volontà di non “spettacolarizzare” il tutto con le scene più cruente. Una saggia decisione, visto che gli alatrensi sono ancora turbati da quello che è stato il massacro di Emanuele, prima colpito a calci e pugni – non una ma addirittura tre volte e in altrettanti punti del centro storico di Alatri, secondo quanto appurato dalle indagini – e poi finito con il colpo di una barra di ferro al cranio, dopo essere stato gettato con ulteriore violenza anche contro un’auto in sosta.
La Pro Loco di Alatri ha fatto sapere, inoltre, che non c’è mai stata alcuna intenzione di eliminare del tutto la rappresentazione, che peraltro nella serata del venerdì santo richiama ad Alatri migliaia di fedeli e visitatori da tutta la regione. In una nota ufficiale s legge che “La Pro Loco di Alatri, insieme all’amministrazione comunale, intende svolgere la manifestazione come da programma. Sarebbe un gesto negativo non svolgere l’evento e verrebbe a mancare ancora di più quello che veramente è la nostra città. La processione del Venerdì santo è una tradizione che unisce la nostra città ed oggi più che mai serve questa unità per superare questo momento. La croce è l’ultima parola dell’amore. L’ultima sofferenza di Gesù Cristo che apre la via della salvezza e della giustizia eterna”, conclude la nota.
Chiaro, tra le righe del comunicato, anche il desiderio di cercare di restituire ad Alatri una immagine che non è di certo quella veicolata (tanti delinquenti e il resto della città fatto di gente omertosa) da alcuni organi di informazione e da determinate trasmissioni televisive.
Nulla va dunque sottaciuto, ma neppure è utile aggiungere polemiche a polemiche. Ed è questa l’indicazione che prospetta anche l’editoriale del numero di aprile di Anagni– Alatri Uno, il mensile della comunità ecclesiale, in distribuzione gratuita nei prossimi giorni in tutte le parrocchie. Si legge infatti nel fondo di prima pagina: “Analisi, commenti, retroscena, programmi tv: abbiamo letto, scritto, visto, sentito, detto e non detto, fatto e non fatto, in queste settimane, dopo la tragica morte di Emanuele Morganti. Anche troppo è stato letto, scritto, visto… No, non è comunque l’ora del silenzio (ribaltiamo il vecchio assunto, perché spesso star zitti è un mettere la testa sotto la sabbia e fa più male di mille parole), ma di concentrarci sul vero, sull’importante, sull’essenziale. E’ a questo che siamo chiamati come cristiani che si riconoscono in una Chiesa–comunità.
E fanno essi stessi Chiesa e comunità.
Per questo abbiamo scelto di non dedicare chissà quante pagine speciali di questo mensile alla vicenda di Emanuele (ci costerà delle critiche, soprattutto da parte dei benpensanti, che rispediamo già al mittente) ma neppure di tacere. Quanto piuttosto di dare ancora eco alle parole che il vescovo Lorenzo ha pronunciato durante il funerale del nostro Emanuele, nella parrocchiale di Tecchiena Castello”.
E di seguito, nello stesso editoriale, vengono quindi riportate le parole di monsignor Lorenzo Loppa, che i lettori di Avvenire hanno già potuto trovare nei giorni scorsi sulla cronaca nazionale di questo quotidiano e che ora vengono per l’appunto riproposte da Anagni–Alatri Uno.



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