«Il mondo è una famiglia per i migranti e i rifugiati» - Vita di Comunità - Diocesi di Anagni-Alatri

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«Il mondo è una famiglia per i migranti e i rifugiati»

Diocesi di Anagni-Alatri
Pubblicato da in Azione Cattolica ·
Tags: AzioneCattolicaMarciadellaPaceAnagni
Oltre mille persone ad Anagni per la marcia della pace organizzata dall’Azione cattolica diocesana. Dal vescovo Lorenzo Loppa l’invito ad una vera inclusione, senza pregiudizi e paure. I ragazzi richiedenti asilo hanno raccontato le loro storie ma hanno anche ballato e cantato con i giovani provenienti da varie parrocchie della zona.


Oltre mille persone hanno partecipato sabato 27 gennaio alla Marcia della pace 2018, organizzata dall’Azione Cattolica della Diocesi di Anagni–Alatri e che ha attraversato le strade del centro storico della città di Anagni, coinvolgendo tanti altri cittadini, prima incuriositi e poi sensibilizzati.

Il filo conduttore dell’iniziativa è stato quello del tema “Migranti e rifugiati – Uomini e donne in cerca di pace” e, dopo il raduno fissato nel primo pomeriggio a Porta Cerere, i partecipanti alla marcia si sono messi in cammino, con la prima sosta in piazza Cavour; un luogo non casuale, perché si tratta della piazza principale della città dei Papi e qui i manifestanti si sono divisi in piccoli gruppi e in ognuno di questi c’era un ragazzo richiedente asilo che ha raccontato la sua storia. Storie diverse ma accomunate da un unico desiderio: la ricerca di un lavoro e dunque di una piena integrazione nel Paese che li ospita.

Nella tappa successiva, in piazza Innocenzo III, i manifestanti hanno, invece, srotolato manifesti ed esibito cartelli per spiegare il senso della marcia; anche in questa occasione, diversi ragazzi africani sono stati protagonisti e questa volta in maniera colorita, ovvero ballando al ritmo delle musiche dei Paesi di provenienza e coinvolgendo in maniera simpatica anche i ragazzi italiani provenienti da varie parrocchie della diocesi anagnina.

A questo punto la marcia ha proceduto spedita fino in Cattedrale, dove i manifestanti sono stati accolti e salutati dal vescovo di Anagni–Alatri Lorenzo Loppa. «Migranti e rifugiati, uomini e donne in cerca di pace – ha esordito il presule – è il tema della 54° giornata mondiale della pace ed è anche il tema del messaggio che papa Francesco ha rivolto a tutti i popoli della terra per il 1° gennaio 2018 ed è stato bello riprendere il tutto anche per questa marcia organizzata qui ad Anagni dall’Azione Cattolica Diocesana».

Una marcia che ha visto la partecipazione di tantissime persone, piccole e grandi, associate e non all’Azione Cattolica, ma soprattutto la presenza di tanti migranti e tanti rifugiati, specialmente quelli che sono ospitati nel “Centro piccolamisericordia” di Anagni, in quello per rifugiati di Alatri e poi tre ragazzi che sono attualmente ospitati dalla parrocchia di padre Onofrio Cannato agli Altipiani di Arcinazzo. «Faccio i miei complimenti – ha aggiunto Loppa – all’Azione cattolica per questa bella testimonianza di umanità e di vita.

Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli immigrati e i rifugiati, sono quattro pietre miliari del nostro prenderci cura di loro, perché dobbiamo tener conto che il mondo è una grande famiglia e che i problemi degli altri sono anche problemi nostri e che noi non siamo assicurati da tutti gli infortuni della vita. Per il momento siamo più fortunati dei rifugiati, però quello che serve a loro in questo momento potrebbe servire anche a noi un domani, quindi invito tutti ad allargare il cuore, invito soprattutto gli adulti ad impegnarsi per l’educazione di adolescenti e ragazzi, perché anche se un mondo senza immigrazione sarà impossibile da realizzare, ritengo che almeno è possibile realizzare un mondo in cui l’emigrazione non sia un grande problema come oggi che invece è divenuto una catastrofe umanitaria. Ma questo sarà possibile solo se tutti quanti saremo misericordiosi verso gli altri».

Prima di concludere, il vescovo Loppa ha anche invitato a stigmatizzare qualsiasi parvenza di paura «per la presenza di tanti fratelli e sorelle migranti da cui invece si può ricevere tanto».



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