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Pellegrini in cammino al Santuario di Vallepietra

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Apoco meno di un mese dalla chiusura stagionale del Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra (il luogo sacro è di fatto inaccessibile nei mesi invernali per neve e gelo) abbiamo incontrato il rettore don Alberto Ponzi – che è anche vicario generale della Diocesi e parroco della stessa Vallepietra e del vicino paese di Trevi nel Lazio – per tracciare un bilancio di questa ulteriore stagione di fede.

«Al santuario – esordisce don Ponzi – anche quest’anno solo salite non meno di 400mila persone. Un numero che fa di questo speco uno dei luoghi sacri più frequentati in Italia. Neppure il grande caldo dei mesi estivi, che ha colpito anche noi nonostante l’altitudine, ha fermato le centinaia di migliaia di fedeli e pellegrini. Abbiamo distribuito circa 70mila comunioni, mentre l’area riservata alle confessioni è stata sempre molto frequentata, così come la nuova Cappella dedicata all’Adorazione. Oltre 350 sono state inoltre le “Compagnie” arrivate da ogni dove», aggiunge il rettore con particolare riferimento a questi gruppi di fedeli devoti alla Santissima Trinità e presenti nel Lazio, ma anche nelle regioni limitrofe di Abruzzo, Molise e Campania.

Ma perché in tanti continuano a scegliere questo santuario, incastonato tra i monti e lontano dalle grandi strade di comunicazione? Don Alberto un’idea ben precisa se l’è fatta: «Vengono qui perché trovano il luogo adatto per dire grazie e per chiedere grazie. Un grazie per i doni della vita, ma anche una richiesta di fronte alle difficoltà che la vita stessa presenta. I problemi sono tanti, inutile nasconderlo, sia per le famiglie che per i giovani. Questi ultimi vengono soprattutto per chiedere la grazia di un lavoro, di un futuro più stabile. I giovani sentono fortissimo questo attaccamento alla Santissima, perché spesso viene loro trasmesso dai genitori, dai nonni. Mi colpisce sempre vedere ancora tanta gente arrivare al santuario a piedi, dal paese di Vallepietra, oppure compiere a piedi nudi l’ultimo tratto del percorso: un sacrificio che è sinonimo di una grande fede popolare sempre più autentica, da rivalutare».

Oltre a personaggi famosi, dal card. Ruini che anche quest’anno è venuto, ai campioni dello sport e divi dello spettacolo che amano confondersi tra i pellegrini comuni, il Santuario accoglieanche tanti turisti e semplici visitatori. «Vengono qui perché tappa verso le escursioni al monte Autore o nei sentieri circostanti e restano rapiti non solo dalla bellezza del luogo, ma anche dai fedeli e da questa devozione autentica. Un po’ iniziano a convertirsi anche loro...» spiega don Ponzi. Accogliere quasi mezzo milione di persone nel lasso dei mesi primaverili ed estivi richiede comunque un impegno considerevole, continuo. Ma don Alberto Ponzi ha alcuni... assi nella manica, ad iniziare dalla presenza delle suore Cistercensi. Le religiose, che hanno la casa madre ad Anagni, sono presenti al santuario per tutto il periodo estivo e danno una mano enorme nella liturgia e nell’accoglienza ai pellegrini. Così come va sottolineato il ruolo di tanti volontari che, soprattutto ad agosto e nei fine settimana quando più massiccio è l’afflusso dei fedeli, si prestano a qualsiasi necessità, senza mai guardare l’orologio.

«E così anche quest’anno – chiosa il rettore – è andato davvero tutto bene, senza alcun incidente di percorso. Inoltre, abbiamo aumentato l’accoglienza ai pellegrini prendendo in gestione, per i servizi igienici, i vecchi locali dell’Oasi situati sopra al parcheggio grande per auto e bus». Ultime settimane di apertura, dunque, che culmineranno domenica 29 ottobre con il saluto alle Compagnie dei pellegrini. Il rito sarà presieduto dal vescovo Lorenzo Loppa. La Messa conclusiva della stagione sarà invece quella della mattina del 2 novembre per la commemorazione dei defunti.



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