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L’appello di Loppa ai fedeli «Alatri ricominci ad amare»

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A quasi un mese di distanza dalla morte di Emanuele Morganti, il giovane di Tecchiena ucciso nel centro storico di Alatri dopo una lite scoppiata a quanto pare per futili motivi in un locale pubblico della cittadina ernica, il vescovo di Anagni–Alatri Lorenzo Loppa è tornato sul caso. E lo ha fatto con un richiamo esplicito, nel corso dell’omelia della Messa celebrata per la festa religiosa del patrono San Sisto martire, davanti ad oltre mille fedeli radunati nel piazzale dell’Acropoli, comprese le autorità comunali alatrensi e una folta delegazione proveniente dalla cittadina campana di Alife e gemellata con Alatri proprio nel segno di San Sisto.

Sotto una pioggerellina insistente e fastidiosa, erano presenti anche decine di amici di Emanuele, che lungo il percorso verso l’acropoli hanno poi liberato in cielo decine di palloncini bianchi.

“Alatri – ha detto tra l’altro il vescovo Loppa – vuole ricominciare a vivere, ad amare, perché con l’odio e la vendetta non si va da nessuna parte. Non bisogna rispondere alla violenza con la violenza perché altrimenti continuiamo ad avvelenare i pozzi della nostra esistenza”. Richiamando i temi forti del periodo pasquale, mons. Loppa ha sottolineato che “siamo come i discepoli ad Emmaus, ma Gesù cambia tre cose: il cuore, gli occhi, la strada. La Resurrezione è un progetto, perché Pasqua è tutti i giorni. E Cristo ci precede laddove viviamo, è la nostra speranza”.

Tornando a riflettere sulla vicenda di Emanuele, il vescovo ha quindi ribadito gli interrogativi di fondo già espressi durante il funerale del giovane: “Ma quali tombe vogliamo scoperchiare?

Solo quelle del cimitero?”, per poi aggiungere: “Certo, tutti cerchiamo verità e giustizia, ma per questo ci sono le autorità preposte. Noi dobbiamo piuttosto pensare ai nostri giovani: abbiamo un tesoro da non dilapidare. Spegniamo tv e internet, diamo ascolto piuttosto ai giovani. Basta con tanta spazzatura mediatica che ci viene propinata anche dalla tv, che invece dovrebbe essere un servizio pubblico”.

Il presule ha quindi aggiunto altre parole forti, ancora sotto forma di domande che nessuno di noi può eludere e rispetto alle quali siamo quindi chiamati a risposte sincere e non tardive: “Che solidità c’è nella nostra speranza? Che razza di cristiani siamo?”, per poi porre l’accento sul fatto che “anche come Chiesa siamo chiamati ad ascoltarli di più, l’educazione dei giovani è la scelta che siamo chiamati a fare”.

Un concetto, quest’ultimo, che lo stesso presule aveva espresso anche alcuni giorni prima, nel corso della Messa crismale, invitando i sacerdoti e i religiosi presenti ad un maggiore impegno per la pastorale giovanile, anche con forme di collaborazione tra parrocchie e realtà più piccole, accogliendo in pieno l’invito di Papa Francesco che ha indetto un apposito sinodo per i giovani.

“Bisogna educare, accompagnare, sostenere i nostri giovani, perché così si dà ossigeno anche alla Chiesa. Continuiamo pure a fare processioni e pellegrinaggi perché sono importanti, ma dedichiamo più tempo ai nostri ragazzi. Andiamo sul territorio e cerchiamo le persone, che sono più importanti delle cose da fare”.

Nonostante lo scorrere del tempo, infatti, ad Alatri si respira la sensazione di un clima ancora pesante, tra continue minacce ad alcuni degli indagati e ‘messaggi’ più o meno diretti di un desiderio di vendetta.

Resta da dire che, a causa della pioggia di mercoledì scorso, la processione di San Sisto è stata rinviata a domenica prossima 30 aprile, quando si terrà anche l’altra tradizione del bacio del piede del Santo.



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