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Una Quaresima di carità per i monasteri di clausura

Diocesi di Anagni-Alatri
Pubblicato da in Carità ·
Tags: QuaresimaCaritàMonasteriClausura
Il ricavato delle offerte andrà alle tre realtà claustrali femminili presenti in altrettante città della diocesi. Il vescovo Loppa: «Un gesto di squisita fraternità, segno di conversione e nostro grazie per la loro testimonianza e la loro preghiera». Nella lettera ai fedeli, il presule invita anche alla «24 ore per il Signore» in diverse chiese.


La Quaresima di carità, che anche in questo 2018 la diocesi di Anagni-Alatri intende vivere in maniera particolare, sarà messa a disposizione dei tre monasteri femminili presenti sul territorio, ovvero le Benedettine del Santissimo Sacramento di Alatri, le Carmelitane di Carpineto Romano e le Clarisse di Anagni. Lo ha reso noto il vescovo Lorenzo Loppa, nella sua Lettera quaresimale diffusa ai fedeli nel giorno del Mercoledì delle Ceneri.

Una attenzione particolare verso le monache e le loro realtà, così intimamente inserite soprattutto nel tessuto delle tre cittadine in cui operano, che lo stesso vescovo Loppa spiega così: «questo gesto di squisita fraternità, segno di conversione, sarà anche espressione della stima che nutriamo per la vita delle claustrali e del nostro grazie per la loro testimonianza e la loro preghiera».

C’è un’altra iniziativa destinata ad accompagnare la Quaresima in diocesi, ovvero la “24 ore per il Signore”, che invita a celebrare il sacramento della Riconciliazione in un contesto di adorazione eucaristica. Si svolgerà venerdì 9 e sabato 10 marzo. «Papa Francesco – ricorda a tal proposito Loppa – invita ogni diocesi a tenere aperta almeno una chiesa per 24 ore consecutive, offrendo la possibilità della preghiera di adorazione e della Confessione sacramentale. Nella nostra diocesi rimarranno aperte per 24 ore le chiese di: Santa Chiara in Anagni (Clarisse); San Giovanni in Carpineto Romano (Carmelitane); San Giovanni Evangelista in Vallepietra; Santa Maria Assunta in Trevi nel Lazio; Santa Teresa in Fiuggi; Santo Stefano in Alatri (Benedettine). In altre chiese l’iniziativa può essere contenuta nello spazio più breve di alcune ore».

Veniamo al contenuto più marcatamente spirituale della lettera del vescovo Loppa, dal titolo “Accendere il fuoco” e con un ampio rimando iniziale a messaggio della Quaresima di papa Francesco. «Alla luce della Parola di Gesù Cristo – sottolinea il vescoco della diocesi di Anagni–Alatri – il Santo Padre sottolinea un fatto non infrequente: in ogni amicizia e in ogni rapporto d’amore il cuore può raffreddarsi. I motivi possono essere tanti come la stanchezza, l’abitudine, il venir meno delle motivazioni iniziali, la scomparsa di un orizzonte preciso o di determinati obiettivi …».

Da qui l’invito del presule a vivere questa Quaresima come un periodo che prende di nuovo per mano e fa puntare in maniera decisa verso la Veglia pasquale e il rinnovo delle promesse battesimali. «Nel proporci il dolce rimedio della preghiera, del digiuno e dell’elemosina, come elementi di un vero e proprio tirocinio del cuore, questo tempo di “catecumenato spirituale” ci guiderà nella notte di Pasqua al suggestivo rito dell’accensione del cero pasquale con il “fuoco nuovo”. Il cero acceso farà ardere di nuovo il nostro cuore di fede, speranza e carità».

La domanda che deve accompagnarci, indica ancora Loppa, è quella «che Gesù fece ai due discepoli di Giovanni Battista che erano stati indirizzati a Lui proprio dal Precursore: “Che cosa cercate?”. Forse siamo alla ricerca di denaro, benessere, potere, raccomandazioni, visibilità, successo? Che cosa cerchiamo? Una cosa è sicura: che Gesù, il Signore, cerca persone innamorate, persone che tengano alla sua amicizia e la accudiscano, mettendola al riparo dal gelido vento di ogni egoismo e da tutto ciò che può raffreddarla».

Ecco quindi l’importanza della preghiera, attraverso la quale, sono ancora parole del vescovo Loppa, «coltiviamo il nostro rapporto con Dio, ritrovando e irrobustendo la nostra coscienza filiale e fraterna, e discernendo le menzogne con cui inquiniamo noi stessi» . Così come, chiosa il pastore, ad aiutarci devono essere anche l’esercizio dell’elemosina e il digiuno.



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