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La Chiesa italiana per il lavoro degno

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Pubblicato da in Riflessione ·
Tags: LavoroPolicoro
 
Quattro giorni, quattro registri comunicativi, quattro proposte operative. I cattolici italiani si sono radunati a Cagliari dal 26 al 29 ottobre 2017 per celebrare il loro impegno nel sociale. Al centro della riflessione il tema del lavoro, cuore pulsante del magistero di papa Francesco, nella declinazione che il Santo padre ha proposto nella Evangelii Gaudium: il lavoro è una dimensione di realizzazione e accrescimento della dignità dell’uomo, e in questo senso deve essere ricondotto al centro del modello capitalistico dell’Occidente industrializzato e digitalizzato. Non tutti i lavori, però, sono edificanti: così il Comitato scientifico e organizzatore della 48esima Settimana sociale, presieduto da mons. Filippo Santoro, pone come obiettivo quello di riflettere proprio sul senso del lavoro oggi, assumendo che il lavoro che vogliamo deve essere «libero, creativo, partecipativo e solidale» (E.G. 192).
 
 
La giornata della denuncia racconta storie di delusione, di scoraggiamento e anche di morte: significativa la testimonianza di Stefano Arcuri, marito di Paola Clemente, bracciante agricola rimasta vittima del caporalato nel 2015. A partire da questa, come da tante altre storie di disumanizzazione del lavoro è possibile riconoscere la necessità di riannodare il Lavoro, il Paese e la Politica, in un grande Piano di Sviluppo per l’Italia, sostiene il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della CEI: un Piano che fondi le proprie basi su famiglia e messa in sicurezza dei territori.
 
 
Ma la denuncia può rimanere lettera morta se non viene associata ad una attenta analisi della situazione reale in base alla quale offrire al Paese una proposta: per questo la giornata dell’ascolto e della narrazione delle esperienze lavorative contemporanee rappresenta un passo obbligato nel percorso di Cagliari. Così, seguendo lo stile sinodale, i mille delegati che hanno preso parte ai lavori si sono riuniti attorno a 100 tavoli per ascoltarsi e narrarsi, per evidenziare limiti e possibilità del lavoro all’epoca della quarta rivoluzione industriale. Da qui emerge, più di tutto, una insoddisfacente formazione che provoca un profondo senso di solitudine nei giovani che si trovano a dover cercare lavoro in un clima di totale disorientamento. In tal senso si alza la voce sulle ombre dell’Alternanza scuola-lavoro: la misura governativa che avrebbe dovuto facilitare e agevolare la transizione tra la scuola e il mondo del lavoro non ha previsto, fino ad ora, l’inserimento di figure di riferimento, sia nelle scuole sia nelle aziende, che garantiscano la sua efficacia. Il raccordo tra i percorsi formativi e quelli lavorativi risulta ancora troppo largo e le perdite in termini di occupazione giovanile si misurano in modo preoccupante: 258mila i posti di lavoro rimasti vacanti nel 2016 a causa della mancanza di competenze.
 
 
Ma la spinta da cui ripartire la offrono le oltre 400 “buone pratiche” raccolte nell’ambito del progetto Cercatori di LavOro che ha preparato alla Settimana sociale di Cagliari e raccontate nella terza giornata: esperienze di impresa ad alto impatto sociale che oltre ad essere prolifiche, manifestano caratteri di replicabilità in altri ambiti territoriali. Storie di successo, storie di lavoro buono che si concentrano attorno ad alcuni settori particolari (dall’innovazione enogastronomica alla tutela e promozione del patrimonio storico-artistico; dai servizi di cura alla persona all’integrazione di persone svantaggiate) oppure che introducono politiche di welfare aziendale particolarmente innovative, promuovono una virtuosa conciliazione tra lavoro e famiglia, con un occhio di riguardo per la comunità nelle quali sono inserite. Germogli di una nuova primavera che nutrono la speranza nel cambiamento: il bagaglio più ricco per i delegati che faranno ritorno nei territori diocesani e che vorranno tradurre in pratica le indicazioni della Settimana sociale.
 
 
Non solo la speranza, però, portano con loro: l’ultima giornata, infatti, è quella della consegna nelle mani del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni della proposta al Paese. Condensato in quattro proposte “cantierabili”, il piano per l’Italia si concentra su formazione, risparmio, appalti e iva. 1) Rimettere il lavoro al centro dei processi formativi per ridurre la disoccupazione giovanile e rafforzare la filiera formativa professionale; 2) canalizzare i risparmi dei PIR (piani individuali di risparmio) anche verso le piccole-medie imprese non quotate premiando le realtà che rispondano a precise caratteristiche di coerenza ambientale e sociale; 3) accentuare il cambio di paradigma del Codice dei contratti pubblici insistendo sui criteri di sostenibilità; 4) rimodulare le aliquote iva per le imprese che producono rispettando criteri socio ambientali minimi e misurabili.
 
 
Se si riparte da qui, sostiene Mauro Magatti, sociologo e segretario del Comitato scientifico, l’Italia potrà riattivare quelle risorse che le sono proprie e che potranno fermare la spirale di disuguaglianza e di sfruttamento denunciate durante la Settimana sociale. La chiave di volta sarà un nuovo patto tra le generazioni che garantirà la crescita del Paese: l’inclusione, infatti, in una prospettiva di sviluppo, rappresenta un principio economico. Così il patrimonio (il dono del padre) deve poter essere a disposizione dei figli che attraverso il lavoro sapranno renderlo fruttuoso.
 
 
L’umanizzazione del lavoro e la civilizzazione del mercato rappresentano l’orizzonte di questa nuova primavera. Per questo anche l’Europa è interpellata nella persona del Presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani: 1) armonizzazione fiscale ed eliminazione dei paradisi fiscali interni all’Unione Europea; 2) accrescere gli investimenti infrastrutturali e investimenti produttivi (anche privati) e adeguare il loro trattamento nelle discipline di bilancio; 3) integrazione nello statuto della BCE del parlamento dell’occupazione accanto a quello dell’inflazione come riferimenti per le scelte di politica economica. Queste le proposte suggerite all’Europa, realtà dalla quale non si può ormai prescindere.
 
 
Ora tocca ai territori diocesani tradurre in progetti concreti le idee suggerite da questo percorso sinodale, se è vero che «ogni conversione culturale, come verifichiamo nella conversione religiosa, accade in forza di qualcosa che viene prima della economia e della politica». Il carattere profetico proprio dei cristiani, infatti, sta nel lasciarsi attraversare dalla novità, dalla diversità, lasciando spazio all’irruzione dello Spirito. Per questa ragione è fondamentale rinnovare l’impegno dei cristiani nei processi politici, in forza della loro funzione di «lievito sociale», e contribuire alla conversione culturale che il Paese richiede.
 



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