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Dall’esempio di san Sisto l’impegno a vivere con gioia

Diocesi di Anagni-Alatri
Pubblicato da in Vescovo ·
Tags: VescovoS.SistoFestaAlatri
Il vescovo Lorenzo Loppa ha presieduto la Messa pontificale per la festa religiosa del patrono di Alatri. Dal presule è arrivata l’esortazione a tenere presente il tempo di Pasqua e a camminare lungo due direttrici molto precise: la comunione fraterna e la preghiera filiale: «Rendiamo i nostri percorsi umani più evangelici».



I fedeli della città di Alatri hanno reso omaggio al patrono san Sisto con la tradizionale processione, che si è snodata per le strade del centro storico, e prima ancora partecipando sempre numerosi alla Messa pontificale, presieduta dal vescovo Lorenzo Loppa nella Concattedrale di San Paolo.

Il presule, nel corso dell’omelia, ha subito ricordato come ci troviamo ancora nel periodo di Pasqua «e cantiamo ancora: Alleluia, il Signore è risorto. La Chiesa ce lo fa ripetere ancora, anche oggi e per cinquanta giorni, perché la resurrezione di Cristo va riscoperta e dunque celebrata ogni giorno». Il vescovo di Anagni–Alatri ha quindi presentato ai fedeli un’immagine–simbolo, peraltro molto vicina alla gente di Alatri che ama le montagne circostanti: «Immaginate una cordata: gli scalatori sono uniti da una corda e tutti si sentono rassicurati dalla presenza del capocordata. Ecco: il capocordata per noi deve essere Gesù Cristo, da mettere al primo posto. È lui che guida la cordata, non San Sisto – ha sottolineato il vescovo, rimarcando subito dopo la grande figura del martire patrono di Alatri – che ha vissuto l’amore e la comunione con Cristo, con gioia ed impegno. Rimango sempre colpito dall’offerta del cero di san Sisto fatta dal sindaco di Alatri la sera dei vespri e che poi viene acceso al cero pasquale. Ecco, questo sta a indicare che la luce passa per la Pasqua. È significativo questo continuo dar lode, ma questo deve essere anche l’impegno a vivere i valori della comunità, di convivenza civile, di altruismo, di solidarietà autentica, di fratellanza».

Quello che viene richiesto, e che il pastore della diocesi di Anagni–Alatri ha indicato con chiarezza, è dunque una soprta di passaggio ulteriore, di scatto verso la mèta, sempre a partire dalla devozione nei confronti di san Sisto: «Da semplice osservanza religiosa bisogna passare a una fede profonda. E questo è possibile seguendo due direttrici precise: la comunione fraterna e la preghiera filiale», ha aggiunto Loppa, esortando ulteriormente i presenti e la comunità alatrense a seguire «percorsi umani più evangelici» e richiamando da vicino le figure dei due discepoli di Emmaus: «non bisogna camminare con passo lento e triste come di chi si avvia verso un cimitero, ma con un passo gioioso, con quella gioia tipica di chi vuole trasformare e cambiare il mondo».

Un cammino che è compiuto a pieno da chi riesce «a gettare ponti – ha sottolineato il vescovo – e ad andare incontro alle fragilità umane. Va bene mettere le cosiddette toppe e fare della Chiesa un ospedale da campo, ma sarebbe ancora meglio vivere in una società in cui non si va a quell’ospedale». Una società che non può fare a meno di quella sorta di lievito, tanto naturale quanto essenziale, costituito dai giovani. E qui monsignor Lorenzo Loppa ha di nuovo posto l’accento sul tema che da anni sta improntando la sua azione pastorale, l’educazione: «Questo 2018 è un anno straordinario perché verrà celebrato un Sinodo dedicato appositamente ai giovani e noi dobbiamo essere capaci di accoglierli, di dare spazio a questa nuova primavera, per la Chiesa e per la società. Ascoltiamo i nostri giovani, le loro proposte ma anche i dubbi, le perplessità che hanno».

La tradizionale processione, come detto, ha completato il programma religioso della festa, con l’impegno in prima battuta degli “incollatori”, ovvero delle persone che portano in spalla la statua di san Sisto. Alatri chiude così un periodo di assoluto fervore, iniziato prima di Pasqua con le processioni del Venerdì Santo, sia quella religiosa che quella storica, da quest’anno di nuovo unificate nel segno di una ritrovata tradizione e armonia.



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