Vi presento la mia casa... - Vita di Comunità - Diocesi di Anagni-Alatri

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Vi presento la mia casa...

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Pubblicato da in Missione ·
Tags: Missione
Vi presento la mia casa, anzi le due case parrocchiali, la prima in Adaba, dove vivo, l’altra a Dodola, dove vado durante la settimana e la Domenica. La casa di Adaba è abbastanza grande ed è stata abitata in passato da un prete etiope quando ancora faceva parte del vicariato di Meki, quella di Dodola è più piccola ed è stata abitata fino all’anno scorso da un prete fidei donum della diocesi di Bari.
Le case parrocchiali sono all’interno di un’area che il Governo concede per svolgere le attività sociali e pastorali che la Chiesa cattolica intende svilupparvi. È un po’ complicato da capire per noi che veniamo dall’Italia dove vige un regime diverso. In Etiopia la Chiesa cattolica è considerata una ONG, rappresentata da un Ufficio centrale con sede ad Addis, al quale tutte le eparchie cattoliche di rito orientale e i vicariati cattolici di rito latino debbono far riferimento. All’interno dell’area assegnata dal Governo per le singole parrocchie si possono svolgere le attività sociali (scuole, sanità, promozione delle donne, avviamento al lavoro, sport, progetti agricoli…) e pastorali (catechesi, celebrazioni, formazione alla vita cristiana…) solo dopo che il governo, tramite l’Ufficio centrale della Chiesa cattolica, ha approvato il progetto presentato dalle singole Chiese. Il progetto deve contenere una descrizione abbastanza precisa di ciò che si intende fare, dei tempi  delle risorse umane e finanziare. Il governo segue e controlla tramite  l’ufficio statale per gli affari religiosi i progetti presentati, il loro percorso e la loro realizzazione.
La Chiesa Cattolica non è riconosciuta come ente giuridico, è una ONG come tutte le altre che lavorano in Etiopia, e anche noi sacerdoti stranieri possiamo essere presenti solo se abbiamo i titoli di studio adeguati per svolgervi un lavoro, io, per esempio con la mia Licenza in teologia, equiparata ad una laurea civile, ho il permesso di stare in Adaba come direttore della scuola elementare, permesso, tra l’altro, che va rinnovato ogni anno. È un po’ complicato da capire ma questa è la condizione per essere presente in Etiopia.
All’interno di questo quadro normativo si porta avanti il lavoro socio-pastorale con l’aiuto di laici, naturalmente stipendiati, che seguono in modo particolare le attività sociali.
Spero di avervi descritto e reso un po’ più chiaro il contesto legislativo nel quale opero e di non avervi complicato troppo le idee sulla mia missione in Etiopia. Se poi qualcuno di voi volesse venire in missione, potete rimanere in Etiopia come turisti, massimo per 3 mesi, se invece voleste stare di più anche voi dovreste rientrare in uno dei progetti approvati dal governo.
Però non dimenticate che venendo anche solo per poche settimane si può imparare e ricevere tantissimo dalla missio ad gentes perché sarà sempre molto di più quello che possiamo ricevere di quello che possiamo dare.
Allora vi aspetto, a quando una vostra visita?



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a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
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