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Cattedra del Vescovo
Messa Crismale 2010
Il primato del dono
"Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi"
La celebrazione cui stiamo dando vita costituisce un momento denso e significativo del nostro cammino di Chiesa. La messa crismale è una straordinaria epifania della Chiesa come comunione intorno al vescovo e al presbiterio, e come realtà a servizio della trasfigurazione pasquale degli uomini e del mondo. È questa la festa di un popolo tutto sacerdotale, consacrato per testimoniare l’Alleanza tra Dio e l’umanità, un popolo servito dal sacerdozio ministeriale.La benedizione degli oli caratterizza questa liturgia e prepara la notte sacramentale per eccellenza: quella della veglia pasquale. Benediciamo gli oli a ridosso del Triduo pasquale, cuore e centro di tutta la storia della salvezza, sorgente viva della luce e della forza che promana dai sacramenti. Benediciamo gli oli all’interno dell’Eucaristia, a cui tendono tutti gli altri sacramenti, e che trasforma la grazia degli stessi in capacità di servizio gratuito e disinteressato. Avremo tra poco in dono l’olio della forza e della vittoria contro il male (olio dei catecumeni); l’olio della speranza e del coraggio nella malattia, perché essa sia elaborata e vissuta in termini di senso (olio degli infermi); l’olio crisma, che consacra e dispone al servizio e alla dedizione gratuita di sé stessi.L’olio appartiene all’apparato simbolico di più di un sacramento. Pensiamo all’unzione con il crisma nel battesimo, nella cresima, nell’ordinazione presbiterale, in quella episcopale. È l’unzione con lo stesso olio che sta a significare l’unicità della missione; con una preghiera diversa, per dire e sottolineare la differenza di responsabilità con cui la si vive nella Chiesa.Sta per concludersi il decennio caratterizzato da “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”. È tempo, forse, di fare una verifica sul nostro percorso di Chiesa, anche nell’ottica della Visita pastorale che sta per avere termine. Mentre ci prepariamo a raccogliere la sfida dell’educazione nel prossimo decennio, quello che si conclude è stato il decennio della conversione della pastorale in senso missionario, con la parrocchia al centro. Abbiamo compreso meglio che il rinnovamento della comunità cristiana deve passare attraverso la restituzione del primato a Dio e alla Sua Parola, riportando al centro la persona, da generare o rigenerare in Cristo; da formare, responsabilizzare, attrezzare alla testimonianza. Intravediamo il volto della parrocchia che si fa più umano, più accogliente, più mobile e dinamico, più evangelizzante. La Visita pastorale segnala e prende atto di molti miglioramenti rispetto al passato, ma fa percepire anche la meta per il prosieguo del cammino comunitario.Penso alla formazione degli Animatori della pastorale parrocchiale (catechesi, liturgia, caritas). In tante parrocchie gli organismi pastorali di animazione non sono meglio definiti. Dietro ogni operatore pastorale c’è una vocazione. Ho, a volte, l’impressione che le nostre parrocchie siamo piene di tante persone di buona volontà, ma che si muovono in un clima di improvvisazione. In tante comunità non esistono il Consiglio pastorale parrocchiale e il CAE che è obbligatorio (c. 537). La pastorale giovanile e familiare viene affidata a iniziative sporadiche e intermittenti. Dobbiamo fare meglio. Abbiamo molte persone, anche provenienti da aggregazioni, che si prestano per il catechismo, per animare la liturgia o la caritas. Bisogna insistere di più sulla formazione di questi Animatori, in organismi di animazione più definiti e strutturati. La formazione nel gruppo di riferimento o appartenenza non basta per animare la vita comunitaria. Formare un Animatore, armonizzare la sua responsabilità in una dinamica di comunione è un po’ diverso. Penso sia necessaria una cura maggiore anche per gli organismi di partecipazione e corresponsabilità. Come pure è importante uno sforzo maggiore per la pastorale di insieme, soprattutto riguardo la pastorale familiare e la pastorale giovanile. Siamo davanti al decennio che ci farà dedicare in modo particolare alla formazione delle giovani generazioni…A tale riguardo, d’accordo con i Vicari episcopali e il Consiglio presbiterale, ho pensato di mettere insieme il Centro Diocesano Vocazioni e la Pastorale giovanile, affidandoli a Don Bruno Durante come unico responsabile, alla cui discrezione è affidata la scelta dei collaboratori.L’Assemblea diocesana 2009 aveva come tema la sfida educativa in generale. Adesso dobbiamo scegliere strade e strategie particolari per raccoglierla. Quest’anno puntiamo lo sguardo sulle famiglie giovani, per l’educazione alla fede dei piccolissimi. È un primo modo di porre mano a quel “capolavoro della speranza” che è l’educazione alla fede. La prossima Assemblea diocesana considererà le giovani famiglie come il polo più importante di una necessaria alleanza per l’educazione.L’Anno sacerdotale vive nella messa crismale un approdo e una ripartenza molto significativi, specialmente per la dimensione educativa dell’essere pastore. Questo è tanto più importante quanto più siamo in un momento di sofferenza per una campagna di stampa; per un discredito generalizzato, continuo, diffuso con insolita malizia e con inusitata perfidia che, facendo leva su alcuni episodi del passato, tende a presentare i ministri della Chiesa come coloro che tradiscono il patto educativo. È un’occasione d’oro per noi sacerdoti, di rientrare in noi stessi, per restituire slancio e brillantezza alla nostra vocazione, per ritrovare la bellezza e il fascino dell’amicizia con Gesù; il gusto del vivere ecclesiale, all’interno del presbiterio e fuori; per riscoprire lo spessore umano della nostra vocazione e missione. Non siamo dei disagiati o dei disadattati. Siamo delle persone fortunate che vogliono ricordare a se stesse e agli altri perché vivono, perché amano, perché esistono. Siamo portatori del dono grande di connettere la comunità cristiana attuale a Gesù Cristo Risorto e alla Chiesa apostolica a garanzia della sua unità. Siamo depositari del dono della comunione in senso storico, con la Chiesa di tutti i tempi; e in senso attuale, per la comunione all’interno della parrocchia, delle altre parrocchie e realtà ecclesiali, nella forania, nella Diocesi. Siamo titolari anche del carisma dell’animazione comunitaria, per la ricerca, la valorizzazione, l’incoraggiamento, l’armonizzazione dei doni in una dinamica di responsabilità. L’augurio che faccio a tutto il presbiterio è quello di una dedizione sempre limpida e generosa al bene autentico della persona, a cominciare dai bambini e dai ragazzi.Il brano dell’Apocalisse, che ci è stato offerto come seconda lettura (1,5-8), vuole rivelare ai cristiani, perseguitati e oppressi, il senso della loro drammatica esistenza. Il veggente vuole ringiovanire la speranza dei suoi fratelli che vivono il travaglio della prova. E lo fa comunicando la propria esperienza del Vivente. Un uomo, Gesù Cristo, che rappresenta tutti gli uomini, è passato per la prova che il mondo riserva agli amici di Dio. Egli è il primogenito di un’umanità che rinascerà al di là della morte. Egli, in comunione profonda con tutti noi, indica agli esseri umani lo scopo della loro esistenza: diventare sacerdoti del mondo e famiglia di Dio. Nel testo domina l’immagine del “Trafitto” sulla croce: “Ecco viene sulle nubi e ognuno lo vedrà; anche quelli che lo trafissero e tutte e tutte le nazioni della terra si batteranno per il lui il petto” (1,7). A noi tutti l’augurio di diminuire la distanza dal “Trafitto”, dall’Amore che “trafigge” il nostro orgoglio, la nostra presunzione, il desiderio di essere da più e di imporci, la tentazione di “farci vedere”. Guardare in direzione del “Trafitto” significa accettare la logica dell’amore, la logica della Pasqua, beneficiare di una misericordia senza confini e di una comunione di vita che ci liberi dai fantasmi del passato e del presente, per restituirci ad un futuro intatto nel quale sarà sempre più importante la vittoria della vita sulla morte.Buona Pasqua!
+ Lorenzo Loppa
Visita Pastorale
Maria SS. Regina (Tecchiena - Castello)
24-30 gennaio 2010