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Visita Pastorale

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Lettera del Vescovo Lorenzo


“Ecco, sto alla porta e busso.
Se qualcuno ascolta la mia voce
e mi apre la porta,
io verrò da lui,
cenerò con lui ed egli con me”
(Ap 3,20)


Carissimi fratelli e sorelle
della Chiesa di Anagni-Alatri:
presbiteri,
religiosi e religiose,
cooperatori e cooperatrici nei vari ministeri,
membri dei Consigli pastorali,
donne e uomini tutti del popolo di Dio”

1. La storia della salvezza è scandita da una serie di visite di Dio al Suo popolo. Egli, volendo portare gli uomini alla comunione con sé e tra di loro, prende l’iniziativa dell’alleanza e vuole realizzare il Suo disegno d’amore con una continua presenza nella storia. Dio interviene spesso in modo straordinario nella vita del Suo popolo per indirizzare il suo cammino in termini di conversione, di riconciliazione e di fedeltà. Tra le grandi visite di Dio dell’Antica Alleanza emergono quelle della liberazione dalla schiavitù in Egitto e dall’esilio in Babilonia:

“Soltanto al compiersi dei 70 anni accordati a Babilonia io vi visiterò e realizzerò per voi la mia buona promessa di ricondurvi in questo luogo. Io, infatti, conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo – dice il Signore – progetti di pace e non di sventura per darvi un futuro pieno di speranza” (Ger 29,10-11).

2. La liberazione dalla schiavitù egiziana e dall’esilio babilonese sono, però, solo pallide anticipazioni di quella che sarà la punta di diamante della presenza di Dio nell’umanità e della Sua responsabilità nei riguardi della storia: l’incarnazione, e il suo culmine che è la Pasqua, costituiscono il massimo dell’offerta di salvezza proveniente dalla Trinità e dalla Sua presenza nella storia. Gesù Cristo è in persona la “bontà” misericordiosa del nostro Dio, che è venuta “
a visitarci come sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace” (Lc 1,78-79). Gesù Cristo si immerge completamente nella valle profonda della condizione umana e condivide in tutto e per tutto la nostra esistenza ordinaria. Spesso i Vangeli lo presentano mentre entra nelle case degli uomini, comportandosi, comunque, in maniera decisamente diversa da Giovanni Battista. Questi vive nel deserto, lontano dalle città; come un asceta austero. Chi lo vuole incontrare deve recarsi in visita a lui. Gesù, invece, opera nella città degli uomini, predilige i luoghi in cui si incontra la gente. Accetta gli inviti, va nelle case degli uomini, partecipa ai loro banchetti. Non è venuto per giudicare, ma per salvare…

3. Vorrei, adesso, fermarmi con voi a riflettere su una visita di Gesù molto particolare e che ci racconta l’evangelista Luca al termine del capitolo 10 del suo Vangelo: la visita in casa di Marta e di Maria (vv. 38-42). È una pagina – credo – molto significativa e interessante, ricca di spunti in ordine alla Visita pastorale.
Luca afferma che Marta è “
tutta presa dai molto servizi” e Gesù la rimprovera in maniera affettuosa perché si “agita per molte cose”. Marta non trova collaborazione nella sorella Maria che siede ai piedi di Gesù, occupata totalmente nell’ascolto della Sua parola.
Il Maestro non approva l’affanno, l’agitazione, la disperazione, l’andare qua e là della padrona di casa.
Marta commette un duplice errore di prospettiva.
Prima di tutto non capisce che l’arrivo e la visita di Cristo costituisce la grande occasione da non perdere e, quindi, la necessità di sacrificare
ciò che è urgente a ciò che è importante!
Inoltre – ed ecco un’altra sfasatura – non “accoglie” veramente Gesù! Maria, di fronte a Cristo sceglie di “ricevere”. Marta, invece, imbocca decisamente la strada del “dare”.
Maria si colloca sul piano dell’essere. Lei su quello dell’agire. Maria dà il primato dall’ascolto. Lei si precipita a “fare”… Marta si limita, nonostante tutte le lodevoli intenzioni, a ricevere Gesù in casa. Maria lo “accoglie dentro”, si fa recipiente di Lui. Gli offre ospitalità nel cuore. Marta offre delle cose a Gesù. Maria offre se stessa.
Secondo il giudizio di Gesù, Maria ha scelto “la parte migliore”; Marta, che vuol dare tutto e di più, manca clamorosamente “l’unica cosa necessaria”. Sicuramente è più facile agitarsi che cercare di “capire”.
Insomma, che cosa vuole il Signore? Il problema è proprio questo: scoprire oggi che cosa il Signore vuole da noi! Se, comunque, non ci fermiamo, se ci agitiamo, se continuiamo a impartire ordini invece che riceverli da Lui, se ci ostiniamo a organizzare festeggiamenti in suo onore, senza interpellarLo, non comprenderemo mai la volontà di Dio. A furia di correre, di agitarci, probabilmente finiremo per sbagliare direzione cercando qualcos’altro o qualcun altro.
Già. Al centro della casa c’è il Signore o c’è Marta?

4. Il testo di Luca ci presenta su un piatto d’argento il clima, lo stile, il metodo, la sostanza della Visita pastorale. È giusto che vada preparata. Ma a cominciare dalla “
sola cosa di cui c’è bisogno”, “la parte migliore”. Senza agitarsi. Preghiera, dialogo e riflessione sono i frutti della comunione e vanno colti prima, durante e dopo la Visita. Questa è una delle forme, che gode del collaudo dell’esperienza di secoli, con cui il Vescovo mantiene e rafforza i contatti personali con il clero e con gli altri membri del popolo di Dio. È occasione per ravvivare le energie degli operatori evangelici, lodarli, incoraggiarli e consolarli; è anche occasione per richiamare tutti i fedeli al rinnovamento della propria vita cristiana ed ad un’azione missionaria più intensa. La Visita, inoltre, consente al Vescovo di valutare l’efficienza delle strutture e degli strumenti destinati al servizio pastorale, rendendosi conto delle circostanze e difficoltà del lavoro di evangelizzazione, in modo da poter determinare meglio le priorità e i mezzi per una pastorale di insieme.
La Visita pastorale è un’azione apostolica che il Vescovo compie nella carità pastorale e come principio e fondamento visibile dell’unità della Diocesi, segno e strumento di quella specialissima visita con la quale il Pastore supremo, Gesù Cristo, ha visitato e redento il suo popolo (cf. Lc 1,68).
Tale evento non avrà nulla di ispettivo. L’incontro col Vescovo sarà finalizzato ad una maggiore sintonia con il “Metodo di Verona” (primato di Dio; testimonianza significativa sui territori del vissuto; primato della persona, delle relazioni, della formazione); all’animazione di una comunione più ricca, ad un dinamismo missionario più accentuato, ad un assetto del territorio parrocchiale più funzionale ed una pastorale d’insieme, ad una struttura della comunità cristiana più centrata sulla persona da generare o rigenerare in Cristo.

5. Concludo suggerendo una preghiera a Maria SS. Madre di Dio e Madre nostra, donna per eccellenza dell’attesa, dell’attenzione e dell’ospitalità nei riguardi della visita di Dio. Che ci aiuti e ci predisponga all’incontro con il Signore e il Suo amore, Lei che, all’annunzio dell’angelo, “
accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio” (LG 53). La frase è del Vaticano II e ci dice chiaramente che Maria fu discepola e Madre del Verbo. Discepola, perché si mise in ascolto della Parola, e la conservò per sempre nel cuore. Madre, perché offrì il suo grembo alla Parola stessa, che custodì nello scrigno del suo corpo per nove mesi.

A Maria, icona delle nostre comunità ecclesiali nell’accogliere e generare il Signore per la vita e la fedeltà degli uomini, diciamo:

Santa Maria, donna accogliente,
aiutaci ad ospitare la Parola
nell’intimo del cuore.
Aiutaci a capire che Dio bussa alla nostra porta
non per espropriarci di qualcosa,
ma per riempire di luce la nostra solitudine
e per restituirci il gusto della vera libertà.
Aiuta le nostre comunità a generare
e a formare cristiani saldi nella fede,
vivaci nella speranza, che testimonino il “Grande Sì”
che il Padre in Gesù Cristo ha detto al mondo,
e questo in tutti gli ambienti di vita.
Fa’ che l’incontro con il Risorto alla Domenica
trasformi le nostre assemblee,
le rigeneri e le rimandi sulle strade della vita
con gratuità, tenerezza e sensibilità
nei riguardi di ogni sofferenza.
Santa Maria, donna accogliente,
rendici capaci di gesti ospitali nei riguardi dei fratelli.
Disperdi i nostri sospetti e le nostre diffidente nei riguardi degli altri.
Abbatti le nostre frontiere e i nostri muri.
Non permettere mai che sulle nostre labbra
il lamento prevalga sullo stupore,
che lo sconforto travolga il nostro entusiasmo
e che la pesantezza del passato
spenga la nostra fiducia nei riguardi del futuro.
Facci il regalo dell’amore, della comunione,
del fervore missionario, in modo tale che le nostre comunità
“arricchiscano di fronte a Dio”
e siano faro di speranza nella città degli uomini.
Liberaci dalla paura, dalle chiusure, dalla disperazione,
Vergine gloriosa e benedetta.
Amen.

Lorenzo Loppa
Vescovo di Anagni-Alatri

Anagni, 30 settembre 2007
Dedicazione della Basilica Cattedrale

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