Diocesi di Anagni-Alatri

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Combattere la povertà per restituire la speranza

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S. Pasqua 2009
Combattere la povertà per restituire la speranza


Carissimi,

la misura della vita cristiana e della nostra appartenenza al Vangelo è l’essere umano concreto, la persona nella totalità delle sue attese, dei suoi desideri e delle sue speranze. E’ in questa luce che dobbiamo riconsiderare le nostre devozioni, i nostri riti, le nostre liturgie, le nostre iniziative, i nostri progetti. “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato
” (Mc 2,27): affermazioni come questa hanno portato Gesù sulla Croce. A Pasqua Cristo è diventato “disprezzato e reietto dagli uomini”  (Is 53,3), morendo fuori dalla città, perché i reietti della terra, i morti-viventi potessero ritrovare la loro dignità di uomini. Come facciamo a sapere se adoriamo Dio, se apparteniamo al Regno, se operiamo la giustizia? Quale la misura della nostra autenticità evangelica? A rispondere ci aiuta una pagina significativa del Vangelo di Marco: <<Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”. E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”>> (9,35-37).
Il testo di Marco ci consegna un’immagine plastica e concreta della comunità cristiana: la famiglia di Gesù è quel luogo in cui al centro viene posto il piccolo, il povero, la persona in difficoltà con la quale il Crocifisso-Risorto si identifica. E questo l’hanno capito bene le prime generazioni di cristiani, i primissimi amici di Gesù, i testimoni della Risurrezione. Alla mensa del Vivente, della Sua Parola e dell’Eucaristia, seppero ritrovare il coraggio di vivere e di contagiare la speranza, facendo della Pasqua un progetto da vivere e da consegnare ad altri: quello di combattere la morte in tutte le sue forme e le sue diramazioni, a qualsiasi livello. Basta sfogliare le prime pagine degli Atti degli Apostoli per rendercene persuasi. Per la comunità, nata dalla Pasqua, la comunione andava oltre le persone, si estendeva a tutte le relazioni, coinvolgendo anche i beni economici. La luce e la forza della Pasqua erano capaci perfino di trasfigurare le cose, trasformandole da mezzi di divisione in strumenti di comunione. Vivere la Pasqua per quei cristiani significò mettere a disposizione dei poveri, il poco o il molto che  potessero avere, per una trasformazione del mondo in Regno di Dio (cfr At 2,42; 4,32).
Il cammino delle Chiese in Italia oggi è interpellato da due emergenze fondamentali: l’emergenza lavoro e l’emergenza educativa. Come tutte le Chiese, anche la nostra Diocesi di Anagni-Alatri è chiamata a dare una risposta concreta ai bisogni e alle urgenze che si manifestano sui due versanti della povertà economica e della povertà di senso e di valori. Il Signore, in questo momento particolare, ci chiama a uscire allo scoperto e a dichiarare la solidità della nostra fede, la vivacità della nostra speranza e l’intraprendenza del nostro amore.
La crisi finanziaria internazionale e la conseguente recessione mettono in pericolo tanti posti di lavoro. Parecchie famiglie vivono un profondo disagio e sono sulla soglia della povertà, per la perdita del lavoro e del salario, magari unico, su cui potevano fare affidamento. All’inizio della Quaresima, abbiamo dato avvio, come frutto del digiuno, a tutti i livelli, ad una “Fondazione emergenza lavoro
”. Bisogna continuare e dare respiro ad essa anche con altre iniziative, senza stancarci.
Inoltre, e non è la prima volta che ne parliamo, emerge con prepotenza la questione educativa, con due capitoli molto importanti: la formazione delle giovani generazioni e l’educazione alla fede dei bambini (0-8 anni) da parte delle giovani famiglie. Anche su questi “spazi” siamo chiamati ad offrire risposte significative in termini di progetti, animatori, percorsi, iniziative …Sono questi dei punti sui quali dovremo mettercela tutta, beninteso senza trascurare la pastorale ordinaria.
Nei racconti evangelici della moltiplicazione dei pani, alla logica del disimpegno e delle dimissioni dalle proprie responsabilità, che emerge con puntualità impressionante (“Congedali in modo che … possano comprarsi da mangiare
”: Mc 6,36), Gesù sostituisce quella della condivisione e della responsabilità (“Voi stessi date loro da mangiare”: Mc 6,37), del superamento del proprio interesse e dell’apertura agli altri … E’ difficile! Ma non impossibile, soprattutto per chi ha a disposizione la forza straordinaria della Pasqua dal giorno del Battesimo, e per chi se la ritrova tra le mani nella celebrazione della Riconciliazione e dell’Eucaristia. Il masso ribaltato all’ingresso del sepolcro e quella tomba rimasta vuota per sempre annunciano la morte della morte e ci invitano a non aver paura di risorgere. D’altra parte risuscitare è l’unica maniera di essere vivi e di far rifiorire la vita degli altri.
Buona Pasqua!

Anagni, 5 aprile 2009  
Domenica delle Palme

+ Lorenzo Loppa

 
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