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"Come un vento impetuoso e salutare..."

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Editoriale Bollettino 2016


 
Questa è l’immagine con cui Papa Francesco saluta la conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia e ne descrive gli effetti di grazia. Vale la pena rileggere il passaggio della Lettera apostolica in cui il Santo Padre sintetizza e rilancia il dono del Giubileo: “Abbiamo celebrato un Anno intenso, durante il quale ci è stata donata con abbondanza la grazia della misericordia. Come un vento impetuoso e salutare, la bontà e la misericordia del Signore si sono riversate sul mondo intero. E davanti a questo sguardo amoroso di Dio che in maniera così prolungata si è rivolto su ognuno di noi, non si può rimanere indifferenti, perché esso cambia la vita” (Misericordia et misera, n. 4).

Salutiamo il 2016 come un anno in cui la bontà e la misericordia del Signore hanno invaso quale fiume in piena i deserti aridi del nostro mondo e hanno permesso alla forza straordinaria della Pasqua di germogliare ovunque e di trasformare persone e ambienti. E questo non perché Dio sia stato più attento a noi o sia cambiato, ma perché ci siamo fatti noi più pronti e responsabili davanti al dono del Suo amore. La misericordia, però, “non può essere una parentesi nella vita della Chiesa, ma costituisce la sua stessa esistenza, che rende manifesta e tangibile la verità profonda del Vangelo” (Misericordia et misera, n. 2). Al termine del Giubileo si chiude la Porta Santa, ma la porta della misericordia del nostro cuore deve rimanere sempre spalancata. Dal Dio che si china su di noi impariamo a chinarci a nostra volta sui nostri fratelli e sulle nostre sorelle. Perciò il tempo ricco di misericordia dell’Anno Santo chiede di non essere interrotto, perché l’amore misericordioso di Dio continui ad essere celebrato e vissuto nelle nostre comunità.

Nella costellazione di eventi in ordine alla vita della Chiesa universale e locale, ha avuto un particolare significato per la nostra comunità la celebrazione del Giubileo diocesano della Misericordia. Il 12 ottobre dello scorso anno, con alcune centinaia di fedeli, accompagnati da un buon numero di rappresentanti del presbiterio (sacerdoti e diaconi), abbiamo partecipato in mattinata all’udienza generale di Papa Francesco in Piazza San Pietro. Nel pomeriggio, dopo aver varcato la Porta Santa, abbiamo celebrato l’Eucaristia nella Basilica di San Paolo fuori le Mura. Il Vangelo della Messa conclusiva della giornata è stato lo stesso commentato da Papa Francesco al mattino durante l’udienza generale e coincide con il testo paradigmatico dell’Anno giubilare: la parabola del giudizio finale riportata dal Vangelo di Matteo al capitolo 25. In quella sede abbiamo avuto modo di ricordare che una grande rivoluzione di cultura e di civiltà si può fare con piccoli semplici gesti di apertura verso gli altri, reagendo all’indifferenza e alla distrazione ed evitando che Cristo ci passi accanto senza che lo riconosciamo. Proprio al mattino, nell’udienza generale, il Santo Padre aveva commentato in tale ottica un’affermazione chiarissima di Sant’Agostino: “Timeo Iesum transeuntem” (Ser. 88), “Ho paura che il Signore passi” e io non lo riconosca!

Il 2016 è stato anche l’anno dell’Amoris laetitia, l’Esortazione apostolica postsinodale sull’amore nella famiglia. Il documento porta la data del 19 marzo, solennità di San Giuseppe.

Papa Francesco ‒ dopo aver affrontato nella Evangeli gaudium il tema della missione della Chiesa, una «Madre dal cuore aperto», povera, vicina alla gente, chiamata a cercare nuove strade e ad uscire da se stessa, per annunciare il Vangelo della misericordia a tutti gli uomini ‒ ha dedicato la sua seconda Esortazione apostolica alla pastorale dell’amore familiare, avvalendosi dei contributi dei Sinodi sulla famiglia del 2014 e del 2015 e di quelli provenienti dalle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Ne risulta una lettura densa di spunti spirituali e di sapienza pratica, frutto di esperienza concreta con persone che sanno realmente che cosa siano la famiglia e il vivere insieme per molti anni. L’Esortazione apostolica tratta, infatti, tutti gli aspetti della vita familiare e in particolare dedica due capitoli rispettivamente all’amore tra i coniugi, “L’amore nel matrimonio”, e all’educazione dei figli, “Rafforzare l’educazione dei figli”, che invitano a meditare come la famiglia non sia un ideale astratto, ma un «compito ‘artigianale’» che si esprime con tenerezza.

Il contenuto dell’Amoris laetitia quindi non è la dottrina sul matrimonio e sulla famiglia, ma sull’amore nella famiglia. O meglio, il Vangelo della famiglia è l’annuncio della grazia e della misericordia di Dio, che consente all’amore di essere il vero baricentro della vita familiare. La Chiesa ha il compito di annunciare questa buona notizia: l’amore, con l’aiuto di Dio, può e deve essere messo al centro della famiglia. Il sogno di un amore fedele, inesauribile e fecondo in molti casi si realizza ed è un dono prezioso di Dio per le famiglie e per noi tutti. Ma non in tutte le famiglie questo progetto resiste alle prove di una vita. Davanti alle situazioni di fragilità, che non rispondono pienamente a quello che il Signore propone, la comunità cristiana, a cominciare dai suoi pastori, non deve guardare con gli occhi di Simone il fariseo, che condanna e respinge, ma con gli occhi di Gesù Cristo, che perdona ed accoglie (cfr Lc 7,36-50).

“Accompagnare, discernere e integrare la fragilità” appartiene alla logica della misericordia che deve dare sostanza e orientamento alla pastorale. E tutto ciò senza lasciarsi bloccare dalle avversità e senza rinunciare mai a proporre l’ideale pieno del matrimonio e della famiglia. Il cammino di accompagnamento, di discernimento e di integrazione non finisce necessariamente nell’accesso ai sacramenti, ma può e deve orientarsi ad altre forme di integrazione proprie della vita della Chiesa: una maggiore presenza nella comunità, la partecipazione a gruppi di preghiera, l’impegno in qualche servizio ecclesiale e di solidarietà.

Nel decennio dedicato all’educazione il 2016 è stato connotato da una svolta molto significativa: abbiamo rimesso al centro del nostro interesse e del nostro impegno la Scuola come tale e il rapporto della Comunità cristiana con essa. L’intento è quello di riaccendere una passione nel cuore dei cristiani, qualificare di più la loro presenza nella Scuola stessa, senza nessuna velleità di proselitismo o di crociata, con un grande rispetto per le leggi e le dinamiche di un mondo che è uno scrigno di umanità, di vita, di relazioni. Desideriamo conoscere di più la Scuola, con i suoi problemi e le sue ricchezze, con le sue fatiche e le sue risorse.

Amare di più la Scuola, stimarla di più, attivare una pastorale diocesana della Scuola e dell’educazione più efficace è quello a cui dobbiamo tendere ed è quello a cui ha voluto aprirci l’Assemblea diocesana che ha avuto luogo dal 24 al 26 giugno: “La Chiesa per la Scuola. In ascolto”. Abbiamo aperto occhi e cuore alla Scuola nella speranza di renderla più presente nella nostra comunità di fede, e di rendere più presente la Chiesa nella comunità scolastica attraverso la testimonianza e la missione dei suoi figli.

Nel terminare questo seppur rapido e sicuramente non completo sguardo al 2016, non posso fare a meno di ricordare il viaggio apostolico del Santo Padre Francesco in Polonia in occasione della XXXI Giornata mondiale della Gioventù (27-31 luglio). All’interno pubblichiamo il suo discorso alla veglia di preghiera con i giovani, la sera del 30 luglio; e l’omelia alla S. Messa conclusiva di domenica 31 luglio a Cracovia. Riporto qui solo alcune parole pronunciate nella veglia di preghiera. Mi sembrano molto significative perché, gettando un ponte verso il tema che sarà trattato nel Sinodo dei vescovi, “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, in queste battute finali il Papa lancia ai giovani una vera e propria sfida: “Il tempo che oggi stiamo vivendo non ha bisogno di giovani-divano, ma di giovani con le scarpe, meglio ancora, con gli scarponcini calzati. Questo tempo accetta solo giocatori titolari in campo, non c’è posto per le riserve. Il mondo di oggi vi chiede di essere protagonisti della storia perché la vita è bella, sempre che vogliamo viverla, sempre che vogliamo lasciare un’impronta. La storia oggi ci chiede di difendere la nostra dignità e non lasciare che siano altri a decidere il nostro futuro… Oggi Gesù, che è la Via, chiama te, te e te… a lasciare la tua impronta nella storia… Lui che è la Vita, ti invita a lasciare un’impronta che riempia di vita la tua storia e quella di tanti altri. Lui che è la Verità ti invita a lasciare la strada della separazione, della divisione, del non senso. Ci stai?... Il Signore benedica i vostri sogni".

E il Signore benedica pure la nostra chiesa di Anagni-Alatri nel suo servizio e nel sostegno dei sogni di tanti ragazzi, adolescenti, giovani.


Anagni, 1º giugno 2017

† Lorenzo Loppa



Interventi del Vescovo

a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
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