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Al centro dell'attenzione

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Editoriale Bollettino 2017



Ho voluto che foste voi al centro dell’attenzione perché vi porto nel cuore”. Sono le parole con cui Papa Francesco – nella “Lettera ai giovani” in occasione della presentazione del Documento Preparatorio della XV^ Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi – annuncia e motiva il tema dell’Assise sinodale del prossimo ottobre: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. “Vi porto nel cuore”, scrive il Santo Padre a tutti i giovani del mondo. E aggiunge: “Un mondo migliore di costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità … Non abbiate paura di ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci … Pure la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori … Anche attraverso il cammino di questo Sinodo, io e i miei fratelli Vescovi vogliamo diventare ancora di più «collaboratori della vostra gioia» (2Cor 1,24)”.

Dalle parole di Papa Francesco accogliamo l’annuncio di una nuova primavera di tutta la Chiesa e di tutte le Chiese, come quella che abbiamo vissuto durante e dopo il Vaticano II. La gioia del Vangelo che dobbiamo annunciare a tutti, e che riguarda tutti, è impossibile non tocchi i giovani, è impossibile che non riempia il loro cuore e non straripi nei nostri ambienti. Il Sinodo dei vescovi è il punto di approdo ma, soprattutto, di rilancio di una pastorale giovanile in chiave vocazionale. Tutta la Chiesa si mette e si metterà in ascolto dei giovani per interrogarsi su come accompagnarli a riconoscere e ad accogliere il sogno che Dio ha su di loro; e anche per chiedere ai giovani stessi di aiutarla ad individuare le vie più efficaci per l’annuncio del Vangelo.

Dall’inizio del 2017 una corrente di benedizione investe la Chiesa e il mondo intero per l’intuizione e la scelta di Papa Francesco che ha voluto un Sinodo dedicato ai giovani, perché è convinto – e noi con lui – che senza i giovani la Chiesa non può incamminarsi verso il futuro.

Ma il 2017 è stato un anno particolare anche per l’ecumenismo perché ha registrato il 500° anniversario da quello che viene considerato l’inizio della Riforma di Lutero (31 ottobre 2017). E’ stata l’occasione di una serie di iniziative per fare memoria, per guarire certe ferite, e, soprattutto, per testimoniare Gesù Cristo e la forza trasformatrice della Sua Pasqua! Senza falsi irenismi e al di là di sterili contrapposizioni, occorre riconoscere che l’istanza religiosa di Lutero, come quella della Riforma, fu buona e valida. Ma non fu corredata da una formulazione teologica coerente e corretta. L’opera stessa di Lutero è ricca di valori e di grandezza cristiani. Ma tutto ciò ebbe come risultato una divisione drammatica del Cristianesimo e della Chiesa. La Riforma è stata la più grande catastrofe che si è abbattuta sulla Chiesa nei suoi 2000 anni di storia. E fu contraddetta in pieno la volontà esplicita di Gesù Cristo. Esiste, però, la forza della preghiera del Signore stesso alla vigilia della Sua passione (cfr Gv 17, 21 e ss.) e Dio è maestro dell’impossibile e può condurre a ritrovare l’unità. Molti sono stati i passi del movimento ecumenico per ritrovare l’unità attraverso le diversità. E, questo, soprattutto dopo il Vaticano II e negli ultimi anni. Con i fratelli protestanti, e con la Chiesa scaturita dalla Riforma, noi cattolici possiamo e dobbiamo condividere l’ecumenismo della preghiera, quello della carità e, soprattutto, quello del martirio. Ci dobbiamo muovere verso una comunione di diversità riconciliate con la coscienza profonda che le aspirazioni all’unità tipiche del nostro tempo sono volute da Dio; che i risultati ecumenici soddisfacenti degli ultimi decenni possono essere minacciati non solo da delusione e rassegnazione, ma anche da una certa esaltata impazienza verso la diversità dei doni; che al cuore dell’ecumenismo ci deve essere l’invito dell’apostolo Paolo ai cristiani di Efeso a unire l’amore alla ricerca della verità (cfr Ef 4,15). Come Chiese del XXI secolo siamo tutte chiamate alla riforma e al rinnovamento. La diversità e l’unità non devono escludersi a vicenda. Esse si rafforzano reciprocamente solo se la convivenza umana si lascia ispirare dallo Spirito di Dio e si lascia guidare da Gesù Cristo.

Nel decennio dedicato a “Educare alla vita buona del Vangelo”, il 2017 ha segnato una nuova e ulteriore tappa nell’attenzione, piena di interesse e simpatia, che la nostra Chiesa diocesana sta prestando alla Scuola. Il Convegno Pastorale Diocesano del 24 e 25 giugno, “La Chiesa per la Scuola. A servizio”, ha voluto richiamare il nostro interesse sugli operatori scolastici. Ci siamo proposti di conoscere, stimare, e sostenere di più gli Insegnanti e tutti gli altri cristiani che lavorano nella Scuola e servono la vita e la crescita delle nuove generazioni. Per la comunità cristiana l’attenzione al mondo dell’educazione, e soprattutto della Scuola, è un compito di grande importanza e si declina soprattutto nella sua capacità di mettersi accanto a docenti, dirigenti e altri operatori per sostenerli ogni giorno nel loro luogo di lavoro, di proposta per una crescita personale  e sociale, di ricerca di relazioni umane significative. Educare oggi, in fondo, è una scelta d’amore. Per cogliere ancora più precisamente come la comunità ecclesiale possa e debba sostenere i professionisti dell’educazione, occorre chiedersi cosa significa educare, anche e in modo particolare nella forma dell’insegnamento. Possiamo scoprire una risposta saggia e adeguata in un passaggio del discorso pronunciato da Papa Francesco a Barbiana il 20 giugno 2017, in occasione del suo pellegrinaggio a Bozzolo (Cremona) e a Barbiana (Firenze) per rendere omaggio a don Primo Mazzolari e a don Lorenzo Milani. Nel rivolgersi agli educatori, il Santo Padre si esprimeva in questi termini: “La vostra è una missione piena di ostacoli, ma anche di gioia. Ma è soprattutto una missione. Una missione d’amore, perché non si può insegnare senza amare e senza la consapevolezza che ciò che si dona è solo un diritto che si riconosce, quello di imparareDa insegnare ci sono tante cose, ma quella essenziale è la crescita di una coscienza libera, capace di confrontarsi con la realtà e di orientarsi in essa guidata dall’amore, dalla voglia di compromettersi con gli altri, di farsi carico delle loro fatiche e ferite, di rifuggire da ogni egoismo per servire il bene comune”.

Vado a concludere questo mio viaggio – sicuramente rapido e incompleto – nel 2017 e intorno ad alcuni suoi eventi significativi con un’istantanea molto particolare: il pellegrinaggio di Papa Francesco a Fatima, il 12 e 13 maggio, per celebrare il 100° anniversario delle apparizioni mariane ai tre pastorelli portoghesi e proclamare santi due di essi, Francesco e Giacinta Marto. Alcune parole che il Santo Padre ha pronunciato nell’omelia della messa per la canonizzazione dei due pastorelli ci invitano ad “essere speranza per tutti” e lievito nella storia e nella vita di tutti i giorni con la forza dell’amore che trasforma i cuori:

Non potevo non venire qui per venerare la Vergine Madre e affidarle i suoi figli e figlie. Sotto il suo manto non si perdono; dalle sue braccia verrà la speranza e la pace di cui hanno bisogno e che io supplico per tutti i miei fratelli nel battesimo e in umanità, in particolare per i malati e per le persone con disabilità, i detenuti e i disoccupati, i poveri e gli abbandonati. Carissimi fratelli, preghiamo Dio con la speranza che ci ascoltino gli uomini; e rivolgiamoci agli uomini con la certezza che ci soccorre Dio. Egli infatti ci ha creati come una speranza per gli altri, una speranza reale e realizzabile secondo lo stato di vita di ciascuno … Non vogliamo essere una speranza abortita! La vita può sopravvivere solo grazie alla generosità di un’altra vita …”

Faccio mio il desiderio di Papa Francesco e lo trasformo in preghiera con l’augurio che i nostri giorni – attraverso la condivisa e generosa disponibilità al dono di sé – si nutrano di giustizia, di fraternità e di pace.

Anagni, 01° giugno 2018

+ Lorenzo Loppa





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a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
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