Diocesi di Anagni-Alatri

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Educazione: capolavoro della speranza

Vescovo > Bollettino Diocesano > 2008
16 marzo 2008

Educazione: capolavoro della speranza
Lettera di Pasqua 2008

Al Popolo santo di Dio
che è in Anagni-Alatri


Carissimi,

molti sono stati gli interventi di Papa Benedetto XVI sull’educazione di ragazzi e giovani nel corso del Suo pontificato. L’ultimo li riassume e li propone tutti in maniera abbastanza completa con la limpida e sapiente chiarezza che in tantissimi gli riconosciamo. Si tratta di una lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente della formazione delle nuove generazioni, che porta la data del 21 gennaio u. s., all’indomani della Giornata della scuola cattolica celebrata nella Capitale. E’ un testo straordinario, che merita di essere conosciuto, i cui contenuti sono in linea con quelli messi a tema nell’Assemblea pastorale annuale di Fiuggi (settembre u. s.), che stanno modulando il nostro lavoro a favore delle giovani generazioni.

La formazione di ragazzi, adolescenti e giovani è un problema decisivo per il nostro futuro di Chiesa e di comunità umana. Tale problema – aggiunge il Papa – è reso più acuto dal relativismo imperante, dalla mancanza di certezze, dalla stanchezza delle agenzie educative tradizionali e, specialmente, dalla diffusione di una mentalità e di una forma di cultura “che portano a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso della verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita
”. Tali fattori configurano una vera e propria “emergenza educativa”, che non deve generare timore nei figli di Dio e che, soprattutto, li deve rendere più attenti e disponibili ad un’altra prepotente necessità: quella della domanda di un’educazione che sia davvero tale, di cui sono latori i genitori, gli insegnanti, la società nel suo complesso, gli stessi ragazzi e giovani che non vogliono essere lasciati soli davanti alle sfide della vita. Abbiamo bisogno più del pane di adulti che in tutti gli ambienti si facciano compagni di viaggio dei giovani.

Il Papa, allora, cercando di individuare alcune esigenze di base per una autentica educazione, presenta determinate realtà che non possono mancare nella bisaccia di un educatore. La prima e più fondamentale è la vicinanza e la fiducia che nascono dall’amore: ogni vero educatore sa che per educare deve donare qualcosa di se stesso e che soltanto così può aiutare i suoi allievi a superare gli egoismi e a diventare a loro volta capaci di autentico amore. Inoltre, aggiunge Benedetto XVI, “sarebbe una ben povera educazione quella che si limitasse a dare delle nozioni e delle informazioni, ma lasciasse da parte la grande domanda riguardo alla verità, soprattutto a quella verità che può essere di guida alla vita
”. Possiamo aggiungere: la verità sul senso della vita e su Dio, la verità su chi sia l’uomo e su che cosa significhi essere uomo, la verità sulla sofferenza, la verità dell’amore e della passione per la vita.
Nella bisaccia dell’educatore non può, inoltre, essere assente il giusto equilibrio tra libertà e disciplina (senza regole di vita non si forma il carattere) né può far difetto l’autorevolezza che rende credibile l’esercizio dell’autorità e che deriva dalla coerenza e dal mettersi in gioco. Per l’educazione, infine, risulta decisivo il senso di responsabilità dell’educatore e di chi viene formato. In ultimo, il Santo Padre, quasi a riassumere le difficoltà, ma anche a suggerire la possibilità di un nuovo percorso dell’opera educativa, afferma che l’anima dell’educazione, come dell’intera vita, può essere solo una speranza affidabile. Oggi la speranza è insidiata da molte parti e corre il pericolo di un offuscamento se non di un’eclissi. Proprio qui nascono le difficoltà in ordine a una vera e propria opera educativa. Alla radice della crisi dell’educazione c’è infatti una crisi di fiducia nella vita.

Noi cristiani, invece, abbiamo la fortuna di possedere una speranza affidabile, perchè basata sulla fede nella promessa di Dio per un futuro di vita a favore dei Suoi figli. E abbiamo visto la promessa di Dio realizzarsi con  la vittoria decisiva, anche se non definitiva, sulla morte nella Pasqua del Crocifisso Risorto.
Ricordo a me stesso e a Voi le battute iniziali della prima lettera di Pietro che mette in relazione la risurrezione di Cristo e quella della nostra speranza: “Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella Sua grande misericordia Egli ci ha rigenerati  mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva
…” (1 Pt 1,3).
Chi crede in Gesù Cristo, il Crocifisso Risorto dai morti, è “rigenerato”. Come un malato convalescente, può fare di nuovo progetti per il futuro e muove i primi passi verso un completo ristabilimento. La forza straordinaria della Pasqua è all’opera per cambiare il mondo trasformando la nostra vita. La luce e la forza della Pasqua ci vengono messe tra le mani e ci raggiungono attraverso la Parola e i gesti dell’amore di Dio che sono i Sacramenti.
Soprattutto la Pasqua ha fatto segnare la risurrezione anche per la nostra speranza. Questa non ha più nulla da temere (come anche il nostro impegno per i giovani) dal momento che una Luce e un Amore sono usciti duemila anni fa da un sepolcro che è rimasto vuoto per sempre.

Buona Pasqua a tutti. Buona Pasqua a tutti coloro che vorranno porre mano a uno dei più grandi capolavori della speranza: la formazione delle giovani generazioni.

Vi saluto tutti con affetto e Vi benedico

+ Lorenzo Loppa


 
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