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La celebrazione dell'Eucaristia il giorno delle Prime Comunioni
Incontro con gli Operatori pastorali
L’incontro odierno porta a capo una serie di incontri e corsi diocesani di formazione organizzati dall’Ufficio liturgico e che hanno avuto come tema unitario il medesimo di questa mia riflessione.
Dispongo le idee che vorrei comunicarVi intorno ad alcune premesse e poi su due versanti o parti: alcuni orientamenti fondamentali, che costituiscono due atteggiamenti di fondo per avvicinare la liturgia al popolo di Dio; alcune indicazioni pratiche.
Intanto occorre subito dire che la celebrazione eucaristica il giorno delle Prime Comunioni non dovrebbe essere sostanzialmente diversa dalle altre celebrazioni eucaristiche domenicali. Il problema vero della Messa cui prendono parte i bambini è la loro piena, attiva, fruttuosa, consapevole partecipazione. Ciò viene richiesto dalla Sacrosantum Concilium (del 4 dicembre 1963), che ha inteso promuovere la riforma e l’incremento della Liturgia della Chiesa a partire da una prospettiva teologica (quella della storia della salvezza) e da una preoccupazione pastorale (favorire la piena partecipazione di tutti).
Far sì che i bambini partecipino non significa trasformarli in fenomeni da baraccone, preda quasi di un’inventiva cabarettistica. Sono stato parroco per molti anni e ricordo come si preparano le Messe di Prima comunione. Tali celebrazioni non sono delle Messe per i fanciulli, in quanto vi partecipano anche gli adulti (genitori e nonni in primis). Far partecipare i bambini vuol dire iniziarli alla celebrazione eucaristica in modo tale che essa diventi la loro casa, senza infantilizzare la liturgia stessa.
D’altronde, battezzando i bambini, la Chiesa si assume la responsabilità di fornire loro i mezzi per giungere alla pienezza dell’Iniziazione cristiana, cioè la partecipazione attiva all’assemblea eucaristica. A volte, chiedo a piccoli e grandi perché noi siamo battezzati e cresimati. Ottengo molte risposte e tutte belle e valide. La migliore risposta, però, è questa: noi riceviamo il Battesimo e la Cresima per fare comunione piena con Cristo Risorto nell’Eucaristia. Di certo, le celebrazioni liturgiche sono concepite per gli adulti e i bambini (ma non solo loro!) non di rado, non vi si trovano. Ma parteciparvi è essenziale per loro. Allora una comunità cristiana degna di questo nome è l’ambiente migliore per l’iniziazione liturgica dei piccoli, che una pedagogia attenta, sapiente e graduale prende per mano. Uno strumento molto valido allo scopo è il “Direttorio per la Messa con la partecipazione dei fanciulli” (Congregazione per il Culto Divino), del 1 novembre 1973, che porta la firma prestigiosa di Paolo VI (= DMF).
Entro, ora, nella prima parte di questa mia comunicazione, per poi arrivare a dei suggerimenti pratici.
1. DUE ATTEGGIAMENTI DI FONDO
Per il movimento liturgico, la pastorale liturgica aveva come fine fondamentale la partecipazione del popolo alla liturgia, mediante due obiettivi:
da una parte “portare il popolo alla liturgia” e, dall’altra, “portare la liturgia al popolo”.
Il DMF riprende questi due obiettivi e li adatta ai fanciulli. Si tratta allora di:
a. iniziare i fanciulli all’eucaristia;
b. adattare la celebrazione eucaristica per una consapevole partecipazione dei fanciulli.
1.1. Iniziare i bambini alla Messa
Prima di tutto occorre far fare ai bambini l’esperienza dei valori umani sottesi alla celebrazione eucaristica, quali il saluto, la capacità di ascoltare, il rendere grazie, la capacità di fare festa. Direi che esiste una triade simbolica di esperienze essenziali che può costituire una buona e valida piattaforma celebrativa: la festa, la gratitudine, l’amicizia.
La festa. Sappiamo che è profezia delle vita e di ciò che dovrebbe essere la vita, di ciò a cui siamo destinati. Ci fa uscire dal banale, dall’ordinario, per raccontarci che non siamo destinati a morire su un banco di lavoro o su un tavolo di studio. Festa significa dire “benvenute” a tutte le cose, significa restituire a noi stessi e agli altri quello che abbiamo sottratto durante la settimana. La celebrazione eucaristica della Domenica è il vertice della festa settimanale ed è l’esperienza più alta di “rottura” con il quotidiano perché sia vissuto in maniera nuova.
La gratitudine. Non è facile né scontata. E’ il contrario del risentimento. Tutti siamo arrabbiati e risentiti perché, durante il giorno (o la settimana) perdiamo qualcosa in termini di salute, di tempo, di affetto, di tranquillità … E’ fondamentale per la fede passare dal risentimento alla gratitudine, ad una vita grata e gratuitamente offerta… E la Messa è una scuola fondamentale. Essa è il racconto vivo di un dono, Gesù Cristo; della vita come vocazione e grazia, come dono gratuitamente ricevuto e gratuitamente offerto …
L’amicizia. Tra i 6-
A differenza dell’Antica Alleanza, il Rito della Nuova non prevede tuoni e fulmini, non si basa sul timore. Sul nostro orizzonte di credenti appare il volto umano di Dio, che è Gesù Cristo. Non ci sono troni e corti celesti. C’è la mensa della Parola, c’è quella dell’Eucaristia. Intorno ad esse un gruppo di peccatori chiamati alla conversione da un Dio che è diventato comune come un pezzo di pane, così semplice come un incontro tra amici …
Una buona iniziazione a celebrare l’Eucaristia per i bambini è pure una catechesi eucaristica rinnovata. Un chiaro esempio di ciò lo ritrovo nel “Catechismo dei Fanciulli
Ottima preparazione al celebrare la Messa possono risultare, inoltre, delle celebrazioni parziali, per esempio, della Liturgia della Parola; o delle celebrazioni “tematiche”, che mettano a punto un elemento celebrativo (per es. il segno della pace) e valorizzino un momento particolare (per es. l’Atto penitenziale).
Una delle cose più importanti, però, sarà l’impegno di abilitare la famiglia a celebrare. Occorre passare da una liturgia “clericale” ad una liturgia “familiare” (con i genitori che insegnano a pregare, cantare, agire con misura … magari in una partecipazione condivisa con i figli …). Su questo non mi fermo tanto perché credo sia stato un punto approfondito con competenza e maestria da don Gianfranco Venturi nel suo incontro del 17 gennaio u. s. (cfr p….)
1.2. Adattare la Messa ai bambini
Il DMF non inventa un nuovo Rito della Messa, ma apporta delle modifiche alle Premesse del Messale dando indicazioni molto puntuali per :
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(cfr DMF
2. INDICAZIONI E ORIENTAMENTI
2.1. Preparare la Messa con i bambini. E’ fondamentale non soltanto per l’Eucaristia di prima Comunione. La preparazione accende e fa crescere il desiderio di celebrare. Ma ciò deve avvenire per ogni Messa della domenica. Il rapporto tra i bambini che fanno il cammino di iniziazione e l’Eucaristia deve essere pieno, costante, solido e non sporadico, solo per la grande occasione della Prima Comunione.
2.2. Per questo risulta fondamentale in ogni parrocchia il gruppo di animazione liturgica. L’attenzione di una comunità solo ai “momenti straordinari” tradisce la mancanza di una tensione costante verso l’animazione liturgica!
La fede cristiana ha una struttura simbolica (sia a livello personale che comunitario): è un insieme solidale di Parola, Celebrazione e Vita/Testimonianza. Di conseguenza ogni comunità cristiana comunica il Vangelo nella forma della Parola, del Sacramento e del Servizio. Ogni parrocchia vede, in queste tre aree di servizio, la responsabilità di ognuno, da chi presiede fino all’ultimo battezzato, secondo la propria vocazione, competenza e responsabilità. Chi guida la comunità è responsabile ultimo, non unico, in ognuna delle tre aree. E in ognuna di esse condivide la responsabilità con alcune persone più vicine (nel senso della vocazione e dei doni). I catechisti, allora, in ordine alla liturgia, non possono improvvisare o inventare. La Visita pastorale nelle parrocchie non evidenzia la presenza del Gruppo di animazione liturgica in molte di esse. Nella lettera che scrivo ai parroci dopo la Visita, la presenza e l’attività del Gruppo Liturgico è uno dei primi adempimenti che chiedo.
2.3. Non essere vittime di una idea equivoca di partecipazione.
La parola “partecipazione” è andata soggetta a due derive o distorsioni. Il primo equivoco che ha generato è l’idea che partecipare significhi capire tutto. Viene confusa la partecipazione con la consapevolezza contenutistica, con una certa dose di intellettualismo. Si è così pensato che, per iniziare al segno liturgico, occorra spiegarlo, incoraggiando così all’inventiva cabarettistica con cui spesso durante le celebrazioni si costruiscono distorsive didattiche in diretta.
Il secondo equivoco cui è andata soggetta l’idea di partecipazione è quello del protagonismo pratico con fibrillazione cinetica condita dalla retorica del coinvolgimento. Alcune volte il fine sarebbe quello d’impegnare la maggior parte dei partecipanti in un’azione diretta, per soddisfare tutti!
Si continua a pensare che iniziare i bambini alla celebrazione significhi buttarli nel cuore dell’azione, a leggere, cantare, fare musica, a diventare protagonisti di gesti esagitati ad hoc, generando una sistematica infantilizzazione della Messa… Non si può trasformare la Messa di Prima Comunione nello Zecchino D’oro. Ne deriva un clima di fondamentale eccitazione che non ha nulla a che vedere con la partecipazione.
Una delle cause di tutto ciò potrebbe essere individuata in una sorta di scarsa chiarezza intorno alla natura del “simbolo” liturgico. In italiano la parola simbolo e l’aggettivo simbolico suggeriscono l’idea di una certa leggerezza ed evanescenza. Nella liturgia cristiana “simbolo” è una parola forte, che non include solo il rimando ad una realtà, ma contiene la realtà stessa. Soprattutto il simbolo non trasmette solo contenuti, ma principalmente è un’azione che introduce in un determinato genere di legami, con una grande capacità performativa, di coinvolgimento e cambiamento.
Il rimedio ci sarebbe e va individuato attorno ad alcune attenzioni di fondo. Per ottenere una buona celebrazione occorre porre la mente all’ordine del Rito; c’è uno spartito! C’è un copione che rassicura. Bisogna onorare, prima di tutto, il programma rituale codificato nelle Premesse del Messale. Inoltre bisogna considerare che la liturgia è azione, è un “dramma”, è movimento, è spazio in cui si possono compiere “azioni”. Si abita lo spazio e il tempo: non è una cosa scontata. Uno dei maggiori elementi che denunciavano il decadimento della liturgia era proprio la sua staticità. La riforma liturgica ha rilanciato la liturgia come azione! La Parola e il suo annuncio sono tornati ad essere un atto … Non basta leggere un testo, occorre proclamarlo!
Infine bisogna calcolare il registro estetico, coltivare il senso del bello, dell’essenziale che – a volte – non va d’accordo con le devozioni (statue, statuette …) e con selvagge forestazioni che trasformano le chiese in vivai. Spesso basta una certa pulizia decorativa di uno spazio per ridestare un fascino perduto … Altare, ambone, battistero, sede sono da ripensare come luoghi, non da consumare come arredi! Vivono dei loro rapporti e non della loro somma!
2.4. Alcune fondamentali attenzioni
a. Il tempo più opportuno per la celebrazione della Messa di Prima comunione è quello delle Domeniche di Pasqua.
La Messa della prima partecipazione piena e completa all’Eucaristia deve essere collegata al “Giorno del Signore” e all’impegno di abituale partecipazione all’assemblea domenicale. Contrasta con tutto ciò situarla il 25 aprile o il 1 maggio (quando non sono domeniche). E’ inopportuno celebrarla il Giovedì Santo, nella Messa “in Coena Domini”, per non distogliere l’attenzione sulla ricchezza di significato propria della Pasqua sacramentale.
b. Bisogna prevedere anche un cammino educativo di avvicinamento al sacramento della Riconciliazione, in proporzione all’età dei fanciulli, con opportune celebrazioni penitenziali, al culmine delle quali c’è la celebrazione della Penitenza, discretamente distanziata dalla celebrazione dell’Eucaristia di Prima Comunione.
c. Nella celebrazione della Messa di Prima Comunione occorre evitare quegli aspetti piuttosto folcloristici che rischiano di deformarne il significato e lo spirito. Bisogna favorire il senso cristiano della festa in solidarietà con i più poveri, invece di “esternarla” soltanto con eccessive manifestazioni di “sfarzo”.
d. Una preoccupazione di fondo sia quella di rendere equilibrato, sereno e discreto il servizio di fotografi e cine operatori, per mantenere il necessario raccoglimento e favorire un’adeguata partecipazione di piccoli e grandi. In modo particolare si dovrebbero evitare fotografie e riprese durante la liturgia della Parola, la Preghiera eucaristica e la Comunione.
e. Si abbia cura di non mettere in ridicolo i bambini coinvolgendoli in maniera esibizionistica, esteriore, quasi scenografica, solleticando la vanità; assegnando loro dei compiti inadeguati (per esempio le letture); preoccupandosi che tutti abbiano qualcosa da fare e impegnandoli in prestazioni chilometriche, come certe processioni offertoriali (non bisogna confondere la partecipazione con l’attivismo!).
f. Occorre, soprattutto, applicare alla celebrazione eucaristica della Prima Comunione la rivoluzione dei piccoli passi, che ogni comunità è chiamata a fare per arrivare a degli obiettivi realistici, per una celebrazione eucaristica veramente partecipata. Essi sono:
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Occorre coinvolgersi tutti, come assemblea, non farsi sostituire dal coro! Cantiamo un futuro che sta alle nostre spalle: la risurrezione!