Diocesi di Anagni-Alatri

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Lasciarsi trovare

Vescovo > Bollettino Diocesano > 2008
19 marzo 2008

Lasciarsi trovare
Omelia della Messa Crismale 2008

1. Dal punto di vista del linguaggio simbolico, che è un linguaggio a “lunga conservazione”, e in prospettiva diocesana, la messa crismale ci regala e ci fa vivere uno dei momenti più alti del nostro essere Chiesa. L’assemblea di questa sera è una straordinaria epifania della Chiesa riunita intorno al Risorto, in prossimità dell’annuale celebrazione del Cristo morto, sepolto e risuscitato. E’ la festa del sacerdozio della Nuova alleanza, che ha in Cristo la sorgente e il soggetto principale e unificante. E’ la festa di un popolo sacerdotale, all’interno del quale il servizio dei pastori è in funzione della piena liberazione pasquale di ognuno. La bellezza, la luminosità e il significato del momento che viviamo non ha bisogno di essere sottolineato più di tanto. E’ sotto gli occhi di tutti. Tra poco benediremo gli oli che appartengono all’apparato simbolico di quattro sacramenti: dal battezzato al vescovo il segno dell’olio è il medesimo per indicare l’unicità della missione di salvezza a servizio del Regno nella Chiesa. Anche se diversa è la preghiera che accompagna l’unzione, perché gli uffici e le funzioni implicano una diversa responsabilità ecclesiale.
L’olio è sostanza aromatica, terapeutica e conviviale. Indica il buon profumo di Cristo. E’ l’Eucaristia che trasforma l’unzione e la forza degli altri sacramenti in capacità di dono e in servizio disinteressato per la vita di tutti.

2. Nella Messa crismale, in genere, facciamo il punto sul cammino della nostra Chiesa. Durante l’Assemblea di Fiuggi a settembre ci siamo fatti interpellare dalle giovani generazioni e abbiamo messo a tema la loro formazione. E’ un bell’impegno. Nel Messaggio di Pasqua ho voluto dare il massimo risalto ad una lettera di Benedetto XVI alla Diocesi e alla città di Roma sull’educazione. Il Papa risponde all’urgenza e alla domanda di educazione di ragazzi e giovani consegnandoci un prezioso mosaico pedagogico che mette insieme alcune tessere fondamentali su cui non ritorno. Oggi il problema educativo si configura come una vera e propria emergenza, per tanti motivi, ma soprattutto per un orizzonte esistenziale un po’ sfibrato, mesto, caratterizzato dal pensiero debole e dalla caduta dei valori. Qualcuno parla di una “notte valoriale”! Abbiamo davanti un compito importantissimo, indilazionabile. Proprio alcune ore fa, il Segretario generale della Conferenza episcopale italiana, nella conferenza stampa al termine dell’ultimo Consiglio permanente, ha annunciato che l’Assemblea ordinaria dei Vescovi italiani che si terrà a Roma dal  26 al 30 maggio p. v., sarà dedicata al tema dell’educazione delle giovani generazioni. Probabilmente anche gli Orientamenti pastorali del prossimo decennio metteranno al centro lo stesso problema. C’è bisogno di formare le coscienze, di permettere ai giovani di calarsi nella vita con una grande capacità di orientamento e di discernimento. Servono adulti in gamba, persone che si facciano trovare dai giovani. Ecco perché voglio dirvi tutta la mia gioia per il corso di animatori della Pastorale giovanile tenuto dai Salesiani e che è iniziato proprio in questi giorni. L’educazione è impresa difficile, ma urgente e necessaria in un mondo in cui al massimo si trasmettono delle conoscenze, si comunicano delle competenze e si attivano delle capacità. La formazione delle coscienze è qualcosa di molto diverso.

3. Tra poco noi pastori rinnoveremo le promesse sacerdotali in maniera analoga a quanto faranno tutti i cristiani nella Veglia pasquale con gli impegni battesimali. Il vescovo chiederà a se stesso e agli altri presbiteri di rinunciare ad una vita progettata in termini di possesso geloso ed interessato. Abbiamo trascorso, in terra ciociara,  un inverno duro e difficile per tanti motivi: abbiamo avuto la vertenza di Fiuggiterme,  della Videocon. Ci sono le problematiche legate ai nostri due presidi sanitari (Anagni e Alatri). Tanta gente sfiora la disperazione. In tempi difficili come questo, in cui siamo chiamati ad una transizione, ci rendiamo conto come la vita sia un viaggio, la fede un viaggio, la conversione un cammino segnato dalla Croce. E Croce per noi significa partire e lasciare. Croce significa disponibilità a morire alla casa paterna, alle nostre abitudini, ai nostri pregiudizi, al conosciuto, alle comodità per “lasciarsi trovare” dalla gente, dai confratelli, da tutti. Come strumenti di misericordia, della bontà e della tenerezza di Dio. E’ una forma precisa di povertà che ci viene richiesta e che dobbiamo mettere a disposizione della Chiesa che abbiamo l’onore di servire. Curare le ferite, venire incontro alle persone, “lasciarsi trovare”. E’ il grande dono che dobbiamo chiedere al Signore e a noi stessi.
E questo è vero non solo per il vescovo e il presbiterio nei riguardi di tutti, ma risulta necessario anche per i laici nei confronti del presbiterio. “Lasciarsi trovare”. E non in termini di semplice manovalanza, ma in termini di progettualità, di inventiva, di senso della Chiesa, di intuizione e di fantasia … con l’aiuto dello Spirito!

4. Spesso è tornata in questa omelia la frase “lasciarsi trovare”. Come saprete, ho iniziato nel mese di febbraio la Visita pastorale: a Carpineto, Sgurgola e Gorga. Posso fare già un piccolo bilancio, che è senz’altro positivo. Lo scopo della Visita pastorale è quello di animare, incoraggiare, orientare, nel senso della comunione e della collaborazione, l’annuncio del Vangelo, per una pastorale e una parrocchia più missionaria, più dinamica. Anche la parrocchia deve “lasciarsi trovare”, dal punto di vista della relazione, mettendo al centro la Parola di Dio e facendo della Domenica il baricentro della settimana. Lo scopo della parrocchia è quello di attrezzare alla testimonianza, puntando sulla formazione delle persone, perché sia soggetto attivo nella vita della Chiesa e della comunità civile e politica in un contesto di corresponsabilità.

5. Nella tradizionale e insolita liturgia della Parola alla sinagoga di Nazareth Gesù, dopo aver arrotolato il volume di Isaia, passa direttamente dalla lettura all’adempimento: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi
”. Dopo la lettura ci dovrebbe essere lo spazio per la spiegazione. Invece Gesù va subito alla realizzazione. Gli orecchi hanno avuto la loro parte. Adesso è lo sguardo che reclama la sua: “Gli occhi di tutti stavano fissi su di lui”.
A forza di chiacchierare, di dire, le parole si logorano, si sfibrano, finiscono per non dire più niente … E non si capisce più nulla. Allorché non c’è nulla da vedere, l’udito si intorpidisce. Da cosa dipende la  nostra sterilità? Perché tanti si disinteressano delle vostre proposte? Una montagna di parole e di belle intenzioni non vale assolutamente nulla rispetto ad un piccolo, piccolissimo fatto. “Lasciarsi trovare”: ecco la nostra Pasqua, la nostra Risurrezione!

6. Alla fine della celebrazione ognuno di voi riceverà l’Annuario 2008, che ritroviamo come umile e discreto compagno di viaggio alle soglie del Triduo pasquale. E’ un utile strumento per “lasciarsi trovare”.
Vengo rapidamente ad eventi e ricorrenze, nominando persone a cui faccio gli auguri a nome di tutti.
Domenica 13 gennaio u. s. ho ordinato Massimiliano Floridi diacono permanente.
Domenica 11 maggio p. v., solennità di Pentecoste, ordinerò diacono, qui in Cattedrale, alle ore 18.00, Luca Fanfarillo, nostro seminarista al Leoniano.
Molti sacerdoti celebrano nel corso di quest’anno l’anniversario di ordinazione: Don Virginio De Rocchis e Don Domenico Pompili il ventesimo; Don Fabio Massimo Tagliaferri il venticinquesimo; Don  Giuseppe Ghirelli e Mons. Alberto Ponzi il trentesimo; Don  Cristoforo D’Amico e Don Giuseppe Santucci il quarantesimo; Mons. Pietro Di Fabio il 13 marzo u. s. ha celebrato il sessantesimo.
Il 1 marzo ho nominato la dottoressa Sabrina Atturo presidente dell’Azione Cattolica diocesana. Nella stessa data ho nominato Don Giuseppe Ghirelli Assistente unitario. Ringrazio il dott. Raniero Marucci per il suo servizio e il suo impegno di sei anni alla guida della nostra Azione Cattolica diocesana, come  ringrazio pure gli Assistenti uscenti : Don Domenico Pompili, Don Maurizio Mariani e Don Raffaele Tarice. Infine ho nominato Don Bruno Veglianti delegato vescovile per le Confraternite e sono riconoscente a Mons. Alberto Ponzi per il lavoro diuturno e costante che ha svolto con questi amici in tanti anni.
Saluto con affetto il nostro Vescovo emerito, Mons. Luigi Belloli e Mons. Francesco Lambiasi, nominato da poco alla guida la Diocesi di Rimini.
Poi saluto con riconoscenza tutti i membri del presbiterio (diaconi permanenti Giovanni e Massimiliano compresi), con particolare vicinanza ai sacerdoti anziani e malati che non sono qui presenti fisicamente.
Un saluto carissimo ai nostri seminaristi del Leoniano e del Seminario diocesano. Ai religiosi e le religiose (e in maniera particolarmente cara alle monache dei nostri tre monasteri di clausura).
Saluto tutti i fedeli laici e, in modo particolare, gli animatori della pastorale parrocchiale e diocesana, gli appartenenti alle associazioni, movimenti, cammini, confraternite. Un saluto particolare agli amici focolarini, che hanno perso Chiara Lubich in questi giorni e l’hanno accompagnata al Signore con una celebrazione molto viva e partecipata nella Basilica di San Paolo in Roma. Un saluto particolarissimo ai ragazzi e giovani che celebreranno la Cresima nell’anno in corso. Ai fidanzati che celebreranno le loro nozze nei prossimi mesi e agli sposi che faranno il 25° e il 50° di matrimonio nell’anno.
Mi è gradito, inoltre, salutare e ringraziare a nome di tutta la nostra Chiesa, i sacerdoti confessori della Santissima Trinità a Vallepietra. E non solo per il loro ministero con i pellegrini, ma anche per la loro presenza in tante parrocchie alla Domenica.
Grazie, infine, al Coro diocesano e a tutti coloro che hanno preparato e organizzato questa celebrazione. Buon cammino a tutta la nostra Chiesa diocesana. Buona Pasqua a tutti.

+ Lorenzo Loppa


 
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