Raccontare la gioia del Vangelo - Diocesi di Anagni-Alatri

Anagni Alatri
Diocesi di Anagni-Alatri
Diocesi
-
di
i nostri social
Vai ai contenuti

Menu principale:

Raccontare la gioia del Vangelo

Annuario > Vescovo > Precedenti
Lettera Pastorale 2015

 
 
Raccontare la gioia del Vangelo
Al Popolo di Dio che è in Anagni-Alatri

Carissimi,

gli effetti della scia virtuosa prodotta dal Convegno pastorale del giugno scorso, soprattutto nel primo giorno, sono ancora vivi e facilmente riscontrabili.

Personalmente ho avuto la fortuna di raccogliere non poche reazioni dettate da gioia e soddisfazione, consenso e speranza per i lavori assembleari. Lo stile “laboratoriale”, a cui tutti i partecipanti hanno dato vita con evidente frutto, ci ha suggerito un metodo di lavoro e un cammino d’insieme nelle comunità cristiane rispettoso della dignità e della libertà di ciascuno. E’ stata quasi la consegna di una prassi per la generazione e la comunicazione della fede cristiana attraverso la condivisione diretta di un’esperienza di vita.



Accompagnare alla gioia del Vangelo

L’adulto che accompagna alla gioia del Vangelo non parla “per sentito dire” o “per aver letto”, ma racconta una storia che lo ha toccato personalmente, e cioè l’incontro con Gesù Cristo, che ha offerto alla sua esistenza la direzione e l’orizzonte decisivo, diventando esperienza di vita. Ciò mette in questione e sovverte in maniera decisa buona parte dei nostri cammini di formazione. Un annuncio efficace del Vangelo e la generazione della fede, come pure il suo accompagnamento, non tollerano più un cammino del linguaggio e dei suoi contenuti a senso unico, ma esigono una vera relazione umana in cui c’è reciprocità ed equilibrio. Chi cresce e si forma deve essere protagonista della propria formazione. E chi lo accompagna deve favorire il suo pieno coinvolgimento, cioè il suo essere autore delle dinamiche ecclesiali e, prima di tutto, delle sue scelte di vita.



La persona al centro del lavoro pastorale

Molte volte, nei nostri incontri, abbiamo avuto modo di configurare la parrocchia come una famiglia che si muove sul territorio lungo due direttrici fondamentali e due impianti: quello educativo e quello della misericordia verso tutte le fragilità. Beninteso, sempre a partire dalla Parola e dall’Eucaristia, e con il presupposto di una relazione umana di qualità, basata su una stima e una amicizia sincera, con il rispetto di tutti e in spirito di totale collaborazione.

Negli ultimi due decenni in particolare -  a partire dal Convegno di Palermo del 1995 (con la presenza di S. Giovanni Paolo II) – il Signore, attraverso tanti interventi del Magistero, ha invitato le nostre comunità ecclesiali ad una conversione pastorale in senso missionario. Papa Francesco chiama continuamente la Chiesa tutta alla riforma per “una uscita missionaria”. Diventa chiaro che non è più tempo di conservare l’esistente e di rimanere arroccati su posizioni acquisite. Bisogna dare vita ad una pastorale più dinamica, più evangelizzante, più catecumenale, più missionaria. Al centro del lavoro pastorale occorre rimettere la persona da generare o rigenerare in Cristo: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

Invece, molte volte, l’impianto della nostra pastorale è decisamente “oggettivo” e non “soggettivo”. Cosa voglio dire? “Oggettivo” è il marchio di un impianto in cui sono importanti “le cose che si fanno” e “chi le fa”. “Soggettivo” è invece lo stile di una pastorale in cui l’attenzione è posta sulla persona come soggetto: non solo come “attore”, ma ben di più, come “autore” delle dinamiche ecclesiali.

“La persona al centro” è un principio normativo, un criterio eversivo e sovversivo di buona parte della pastorale attuale, che deve provocare una conversione e una svolta. Prima dei servizi vengono le persone! Prima delle cose da fare è importante il modo con cui si fanno! E ciò non per indebolire la dimensione comunitaria dell’agire pastorale, ma per renderla più incisiva.



Raccontare la gioia del Vangelo

Indubbiamente raccontare la gioia del Vangelo è un’occasione per restituire alle nostre parrocchie una maggiore attitudine a generare alla fede le giovani generazioni, mettendo in gioco la propria capacità di sperare. Siamo ormai convinti che l’emergenza educativa sia anche dovuta alla scarsità di adulti “significativi”. E’ vero, ci troviamo di fronte a ragazzi, adolescenti e giovani con numerosi debiti formativi. Ma, proprio per questo, servono, più del pane e dell’ossigeno che respiriamo, adulti che sappiano mettersi in gioco, che si preparino con un serio lavoro di formazione e si rendano disponibili a ragazzi, adolescenti e giovani “raccontando” la propria fede. Si genera narrando e si racconta generando alla fede …

Una comunità cristiana generante e ospitale è ricca di questi adulti che, con il racconto della propria storia e l’offerta della propria esperienza siano capaci di trasmettere vita. Una comunità del genere non argomenta e interpreta bensì “narra”, come quella del Nuovo Testamento e, soprattutto, come quella degli Atti degli Apostoli, che ripercorrono le parole, i gesti e i passi del Cristo. Nella serie di testimonianze da cui abbiamo ricevuto il grande dono della fede, Gesù di Nazareth si presenta prevalentemente come una persona narrata, spesso anche come un narratore narrato. In tutto il cammino del Vangelo nella storia, i discepoli, a cominciare dagli Apostoli, compaiono come persone che ascoltano un racconto e, a loro volta, tramandano quanto hanno ascoltato e lo ripetono per via orale e per iscritto.



Dal racconto a una nuova esistenza

All’interno di una comunità narrante, l’adulto accompagna alla gioia del Vangelo comunicando prima di tutto la sua esperienza. Chi racconta e chi ascolta vengono coinvolti nella esperienza narrata. Chi racconta prende dal suo vissuto che diventa esperienza di vita in chi ascolta. L’annuncio cristiano non è prima di tutto un messaggio, ma un’esperienza di vita che si fa messaggio. Colui che narra sa di essere competente a narrare solo perché è già stato salvato dalla storia che narra. Racconta la sua storia di uomo salvato per coinvolgere gli altri in questa stessa esperienza. Inoltre, come conseguenza logica, il racconto evoca e coinvolge, non informa semplicemente o dimostra. Sollecita ad una decisione di vita. Spinge alla sequela, produce formazione, orienta ad assumere uno stile di vita. Ancora, un racconto del genere possiede, in qualche misura, la capacità di produrre ciò che significa. Coinvolge così personalmente e intensamente da far vivere nell’oggi ciò di cui si fa memoria. Così una storia diventa un racconto di speranza.

Da questo punto di vista, le narrazioni fondamentali nell’esperienza cristiana sono i segni sacramentali, che realizzano quello che significano, e rendono presente quello che evocano con il loro linguaggio rituale. Ciò che i sacramenti realizzano in modo pieno e totale, lo deve produrre anche ogni processo di annuncio del Vangelo. E’ un atto “performativo” (che non informa semplicemente), ma spinge a porre una esistenza nuova (performance = prestazione). Nel racconto di una storia di fede si intrecciano molte storie: quella narrata (Gesù di Nazareth, il Crocifisso Risorto), quella del narratore e quella degli ascoltatori. In tal modo l’adulto nella fede contribuisce a dare spessore e concretezza al volto di una comunità ecclesiale che tutta narra la storia del suo Signore.

Mi avvio alla conclusione con l’augurio che tutti noi sappiamo diventare sempre di più personalmente racconto di una storia provocante e interpellante, abbandonando ogni parola pronunciata “per sentito dire” o “per aver letto”.

Per tutti noi invoco dai nostri Patroni e, soprattutto, da Maria Santissima “Stella dell’evangelizzazione”, il coraggio di integrare la irrinunciabile dimensione dottrinale e morale con un’intensa esperienza globale capace di mettere insieme l’evento Gesù di Nazareth, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo, la fede di chi annuncia e la speranza di chi ascolta.

Anagni, 27 settembre 2015

+ Lorenzo Loppa






a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
Torna ai contenuti | Torna al menu