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Educazione: capolavoro della speranza

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Lettera di Natale 2009

 
Educazione: capolavoro della speranza
 

“Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio. Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio. Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina. Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi».  Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa. Pietro gli disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò. Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono  e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio. Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto” (At 3,1-10).


 
Al Popolo Santo di Dio che è in Anagni-Alatri

Carissimi,

sicuramente l’espressione “capolavoro della speranza”, come caratterizzante la missione educativa, non vi è nuova. La ricorderete senz’altro come apertura del messaggio di Pasqua 2008 e come ricorrente in altri miei scritti. Però è bella, significativa, affascinate per la realtà che evoca, i sogni che accende e gli orizzonti che apre. Chi pone mano alla formazione di ragazzi e giovani lavora per il futuro senza trascurare il presente. Chi educa custodisce nel cuore una grande fiducia nella bontà della vita e nell’amore fedele del Dio della vita, che non dimentica i Suoi figli e non retrocede mai dal costruire nella storia, con loro e per loro, un futuro di pace e di pienezza. Chi si dedica alla maturazione degli uomini e delle donne di domani trasmette vita, valori, capacità di senso, responsabilità, ragioni di esistenza, fiducia in un mondo più degno dell’uomo e, quindi, più degno di Dio. Chi educa compie un capolavoro, perché collabora all’opera della creazione e partecipa con Dio a plasmare l’umana esistenza.

Tra le molte e straordinarie pagine bibliche disponibili, quale icona della sfida educativa, ne scelgo una che mi è sempre apparsa come oltremodo significativa: quella della guarigione dello storpio alla porta Bella del Tempio di Gerusalemme, operata nel nome e per la potenza di Gesù Cristo Risorto, da parte degli apostoli Pietro e Giovanni (At 3,1-10). E’ una vera e propria immagine del processo educativo e di ogni impresa destinata alla formazione della persona e al risveglio della sua responsabilità. Ai ragazzi e ai giovani non serve “l’elemosina” di spiccioli di tempo o di interesse. Desiderano imparare a camminare con le proprie gambe. L’educazione è autentica solo se fa nascere e sviluppa autonomia e responsabilità, conduce ad una certa maturità e, soprattutto, a scelte motivate. La vera “auctoritas” è quella che abilita l’altro ad essere “autore” (“auctor”) delle proprie scelte e delle proprie azioni. Un simile lavoro esige impegno, fatica, tempo, disponibilità, dedizione non ad … intermittenza, ma totale e continua. In tale ottica la figura di adulti significativi risulta necessaria più del pane, a tutti i livelli: a livello familiare e di comunità cristiana, a livello scolastico, nei luoghi e negli spazi del tempo libero…

Come ogni anno, in questi giorni, la Chiesa ci prende per mano e ci introduce nel mistero dell’Avvento e del Natale. La prima stagione dell’Anno Liturgico pone la nostra esistenza sotto il segno dell’attesa nel clima della speranza, rendendoci contemporanei dell’avvento di Dio nella storia e nella vita di tutti i giorni. Maria, la Vergine della prontezza, della disponibilità e dell’accoglienza – con il suo “sì” – ha reso possibile il miracolo del Natale e l’abbraccio intramontabile tra il Cielo e la Terra, dando corpo e carne al Figlio di Dio. Insieme a Giuseppe, si è dedicata con tutte le forze alla Sua crescita umana “in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,52). Invoco da Lei e dalla Sua materna intercessione per noi adulti l’umile disponibilità a lasciarci avvolgere dalla luce del Natale e dal mistero del Dio fatto uomo, perché il Cielo continui ad abbracciare la Terra.

Prego Maria, soprattutto, perché l’olio della speranza non abbia mai a mancare nelle nostre lampade e perchè il nostro impegno educativo verso ragazzi e giovani ripeta il suo “sì” a Dio, dia spessore umano e corpo al volto di Cristo, nella generazione alla responsabilità e alla vita degli uomini e delle donne di domani. Con pazienza, magnanimità e amore, nella piena fedeltà a Dio e all’uomo.

A tutti e a ciascuno di Voi un saluto affettuoso, con l’augurio di Buon Natale e di buon lavoro.

Anagni, 29 novembre 2009
1^ Domenica d’Avvento

+ Lorenzo, Vescovo





a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
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