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Comunicare ai figli l'alfabeto della fede

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Lettera di Natale 2010

Comunicare ai figli l’alfabeto della fede:
la cura delle radici
Al Popolo Santo di Dio
che è in Anagni-Alatri
Carissimi,
nel nostro viaggio verso la famiglia, siamo arrivati a puntare lo sguardo su un momento molto importante per la sua vita: la nascita di un figlio e la richiesta del Battesimo! Nel rispondere alla sfida dell’educazione e, quindi, nel formare gli uomini e le donne di domani, siamo sicuri che la preparazione e la celebrazione del Battesimo - ma soprattutto l’accompagnamento della famiglia da parte della comunità cristiana nella sua missione di far crescere il dono di Dio, iniziando a Cristo e ad una vita pienamente filiale - siano “un tempo particolarmente benedetto” e una stagione d’oro per creare i presupposti in ordine ad una piena maturità cristiana.
Il Convegno Pastorale di quest’anno, di conseguenza, ci ha orientato a pensare e a muoverci in tale direzione. Il tema su cui ci siamo confrontati a Fiuggi era così formulato: «“Non lo terremo nascosto ai nostri figli”. “Respirare” la fede in famiglia nei primissimi anni di vita». Com’è ormai tradizione, vi consegno le linee conclusive in funzione di ulteriori arricchimenti e, soprattutto, per un cambiamento sostanzioso della prassi pastorale delle nostre comunità verso la famiglia prima e, soprattutto, dopo il Battesimo dei figli al cui mondo va subito rivolto l’annuncio del Vangelo.
Adulti e bambini sono chiamati a camminare insieme. I bambini chiedono agli adulti attenzione, cura e impegno costante, ma a loro volta favoriscono la crescita degli adulti nella fede e nella capacità di sperare e di amare … Fra gli adulti e i bambini vi è dunque uno scambio di doni che Dio illumina e favorisce” [“Lasciate che i bambini vengano a me”. Catechismo dei bambini (= CdB), n. 11]. La comunità cristiana, attraverso i suoi Animatori, deve favorire tale scambio di doni.
Lo sfondo biblico del Convegno ci è stato dato dal Salmo 78, un Salmo didattico che racconta le meraviglie operate da Dio a favore del suo popolo, e la mancanza di corrispondenza del medesimo. Il punto forte del testo è la richiesta di testimonianza che Dio stesso comanda ai padri: di trasmettere, cioè, alle generazioni future le meraviglie che Egli ha operato in favore del suo popolo, perché non dimentichino e osservino i Suoi comandi. La tradizione, la consegna di una generazione ad un'altra del racconto delle meraviglie di Dio, è vita e futuro per un popolo. Da qui: “Non lo terremo nascosto ai nostri figli” (Sal 78,4).
Sono sicuro che quanto scrivo vi trovi già pronti a lasciarvi avvolgere dalla luce e dalla pace del Natale. A certe condizioni, però, che l’Avvento richiede e favorisce. Perché: “Dio è l’abisso in cui è accettata l’esistenza dell’uomo, egli è il vicino e non solo il lontano, il perdono e non solo il giudizio. Egli riempie di sé stesso, in modo silenzioso e inafferrabile, la richiesta dell’uomo, la smisuratezza della speranza e l’esigenza infinita dell’amore. Silenziosamente e in quel fondamento del nostro essere che si dischiude a noi stessi solamente se ci lasciamo avvolgere ubbidienti da questo mistero, senza volerlo dominare. Ma se ciò accade, in noi è Natale” (Karl Rahnner). Silenzio, docilità, attenzione in tutte le direzioni, sobrietà, voglia di ricominciare, disponibilità sono alcuni degli ingredienti di una speranza affidabile e di un Natale vero. Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è venuto in questo mondo per venire nel cuore di ognuno di noi.
Che il Dono del Natale conceda alle nostre comunità ecclesiali un regalo straordinario: quello di un’alleanza con le famiglie più concreta e solida per l’annuncio del Vangelo ai piccoli. È questo il mio augurio. E questa è la mia preghiera!
Buon Natale e buon lavoro a tutti.
Anagni, 27 novembre 2011
1^ Domenica d’Avvento
+ Lorenzo, Vescovo
Interventi del Vescovo

a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
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