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Una speranza sempre verde

Annuario > Vescovo > 2016
Lettera di Natale 2016


Carissimi,

una speranza che non delude e non teme la smentita dei fatti è il grande dono del Natale; ma è anche il messaggio e l’augurio che ci rivolge l’albero pieno di luci e di colori, che addobba case e luoghi di vita nei giorni delle festività natalizie. A questo testimone silenzioso della gioia del Natale chiedo quest’anno aiuto per i tradizionali auguri. Mi rendo conto che la forza evocativa del presepe, come pure la poesia di umanità e di fede che ispira, siano pressoché insostituibili. Ma sono convinto che anche l’albero di Natale abbia una bella storia da raccontare e un messaggio assai significativo da suggerire.


Il significato cristiano dell’albero di Natale

Se oggi interroghiamo un cristiano o un non cristiano sull’origine dell’albero di Natale, nella stragrande maggioranza dei casi riceviamo la risposta che si tratta di un’antica usanza pagana. Tale convinzione non è però completamente vera.

Le sue origini remote risalgono all’alto Medioevo e coincidono con l’uso di alcune popolazioni dell’Europa centrale (soprattutto dei paesi di lingua tedesca) di solennizzare il periodo natalizio decorando le abitazioni con rami e alberi sempre verdi. Sopravvivevano qui antiche usanze pagane che venivano poste al servizio della festa della Natività di Cristo. Tra gli arbusti impiegati erano preferiti i sempreverdi, soprattutto l’abete, il cui verde perenne simboleggiava l’immortalità. Mentre la natura si risveglia solo in primavera, in questo caso riprendeva vita nel momento più cupo dell’anno, durante il solstizio di inverno. Nel XVI secolo – a cominciare dall’Alsazia – gli abeti venivano tagliati nei boschi in numero sempre maggiore per decorare le case e, in modo particolare, le botteghe artigiane.

L’origine dell’albero di Natale vero e proprio, invece, è da ricondurre a una tradizione medioevale più recente, dal chiaro riferimento biblico, anche questa proveniente dalla Germania. Il 24 dicembre, davanti le chiese, si celebrava la sacra rappresentazione del peccato originale come preludio delle festività natalizie. In essa comparivano Adamo, Eva, il diavolo, il cherubino custode del Paradiso terrestre e l’albero del melo, con il suo frutto proibito. Ma, poiché il 24 dicembre era impossibile trovare un melo con foglie e frutti, si dovette sostituirlo con un albero diverso, sempre verde. Si impose la scelta dell’abete, a cui venivano appese una o più mele. Questo tipo di rappresentazione conferì all’albero di Natale un chiaro significato cristiano: nella notte di Natale il peccato dell’uomo è stato espiato e spazzato via dall’Incarnazione del Figlio di Dio. L’albero della tentazione, allora, riacquistò la sua dignità paradisiaca e tornò ad essere l’albero della vita, l’albero della salvezza. Il nesso molto stretto tra l’albero di Natale e il significato cristiano della vita è dimostrato anche dal fatto che, in coincidenza con il suo diffondersi nel XVII secolo in molti Paesi europei, accanto alle mele comparve un’ostia a simboleggiare il pane della vita, il corpo di Cristo offerto per la salvezza del mondo. La compresenza dell’ostia e della mela si affermò ancora di più con il passaggio dell’abete dai sagrati delle chiese alle abitazioni.


Entrare nel mistero del Natale

Questo simbolo adornato e avvolto di luce non è solo il testimone di una lunga tradizione, ma è un indice puntato e un caldo invito ad entrare nel mistero del Natale. Lo facciamo lasciandoci prendere per mano dalla inaspettata gamma di significati che l’albero esprime.

L’abete, e tutte le piante sempreverdi, sono un antico simbolo della forza divina della vita che non si lascia sconfiggere dal rigore dell’inverno. Presso tutti i popoli, inoltre, l’albero è fonte della fecondità, è fonte della vita. Ancora, l’albero unisce cielo e terra: è radicato saldamente nella terra e, nello stesso tempo, si erge e si sviluppa verso il cielo. È immagine dell’identità dell’essere umano: ben radicato come l’albero, ma anche ritto e teso verso l’alto e il futuro.

I cristiani hanno sicuramente così interpretato l’albero di Natale come l’albero del Paradiso. È l’albero della vita perché è l’albero della Croce, che mai inaridisce, in quanto è simbolo del mistero Pasquale, l’icona del Salvatore. È la croce che unisce cielo e terra. A Natale è Dio che ha abolito le distanze tra noi e Lui, è venuto a cercarci, stanco del nostro girovagare senza meta. Anche l’immagine biblica del tronco reciso, e da cui germoglia un nuovo ramoscello, ha avuto influsso sull’albero di Natale, secondo la promessa dell’Avvento che leggiamo nel libro del profeta Isaia: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse” (cfr Is 11,1 e ss.). Da un tronco inaridito fiorisce una dichiarazione di speranza! Proprio quando facciamo l’esperienza del fallimento, quando viene tagliato qualcosa, quando imbocchiamo una strada senza uscita, la venuta di Cristo ci dona la certezza che in noi irrompe un briciolo di novità e sta crescendo qualcosa di più vero, di più autentico di prima. L’albero di Natale ci suggerisce che, in virtù del mistero dell’Incarnazione e dell’Amore che ci abbraccia, la vita vince per sempre e non si lascia più spegnere dal freddo del male, del peccato e della disperazione. Dio è nato tra noi. Il Figlio di Dio è venuto per nascere dentro di noi perché ritroviamo ogni giorno la gioia di vivere come figli e figlie, come fratelli e sorelle. L’albero sempre verde, che adorniamo con nastrini luccicanti, palline e luci multicolori, ci parla del mistero dell’Incarnazione e ci conferma che la promessa di Dio non è una parola vuota.


Il segreto della speranza che non delude

Da pochi giorni è giunto a conclusione il Giubileo straordinario della Misericordia. Ma non termina il messaggio e l’impegno di vita che ne scaturiscono. A Natale il Figlio di Dio è diventato uno di noi. Una misericordia infinita si è chinata su di noi e riempie la nostra solitudine e il nostro vuoto. Siamo destinatari per sempre di un Amore la cui misura è di essere senza misura. Questo Amore non diventerà mai un ramo secco, sarà sempre verde come l’abete di Natale. Come può essere sempre verde la nostra speranza. Guardiamo il presepe. Ma guardiamo pure l’albero di Natale. Sapremo scorgere quello che è invisibile agli occhi. Cogliamo la logica di gratuità e di senso nascosta nella vita di tutti i giorni e proviamo a non arrenderci mai. Sforziamoci di rivestire sempre le parole con un bel sorriso e nutriamo di pazienza ambienti e situazioni. Seminiamo con generosità, investendo per risultati a tempi lunghi, senza muovere i registri della rabbia, della rivendicazione e del lamento. Guardiamo con stupore e fiducia le persone cercando di cogliere il fondo di bontà e di benedizione nascosto in ognuna. Alleniamoci a intravvedere una piccola lama di luce anche nel buio più fitto…

Saremo diventati superuomini? No. Saremo semplicemente dei cristiani che contribuiscono al piccolo miracolo di lasciarsi amare e di prendere sul serio il Vangelo. Saremo delle persone che possono lavorare per un futuro meno cupo, con una speranza allevata nella ostinata preghiera e che, alla luce della fede e nella forza della carità, non ha niente da spartire con la fabbrica delle illusioni. Ed è una speranza che non delude perché “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato” (Rom 5,3).
A tutti di cuore Buon Natale!


Anagni, 11 dicembre 2016 (3ª Domenica d’Avvento)

† Lorenzo, Vescovo



a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
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