Giornata della Vita consacrata - Diocesi di Anagni-Alatri

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Giornata della Vita consacrata

Annuario Diocesano > Vescovo
La prima parola che mi viene dal cuore è: “Grazie!”. Grazie a tutti voi; grazie per questa assemblea così rappresentativa a livello diocesano; grazie perché con essa possiamo parlare il linguaggio della riconoscenza in questa XXI Giornata della Vita consacrata. Possiamo e dobbiamo rendere grazie a Dio per il dono della Vita consacrata e per la sua forza profetica nel cuore della Chiesa. Diciamo grazie a tutte le Religiose e i Religiosi che onorano con la loro vita la nostra Chiesa diocesana e la servono con impagabile amore. San Giovanni Paolo II, alla fine della Esortazione apostolica “Vita consecrata”, vera e propria “magna charta” della Vita religiosa, poteva consegnare a tutti i consacrati un bilancio, un impegno e un augurio con queste parole: “Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e da raccontare, ma una grande storia da costruire” (n. 110). Papa Francesco, inoltre, indicendo l’anno della Vita consacrata, che si è concluso il 2 febbraio 2016, nell’indicare gli obiettivi di quel periodo speciale, invitava i Religiosi a “guardare al passato con gratitudine … vivere il presente con passione … abbracciare il futuro con speranza” (cfr “A tutti i consacrati”, I parte). Facciamo nostre le parole di San Giovanni Paolo II e di Papa Francesco per dare sostanza ai nostri auguri, al nostro grazie e al nostro incoraggiamento nei riguardi di tutti i consacrati.

La festa della Presentazione del Signore è una festa della luce nel cuore dell’inverno. È una celebrazione che fa da ponte tra il versante natalizio e quello pasquale dell’Anno liturgico. Ha per oggetto i fatti raccontati dal Vangelo di Luca: la purificazione della madre di Gesù e l’offerta per il riscatto del primogenito, come era prescritto dalla legge di Mosè. Ma l’evangelista Luca interpreta l’evento in maniera molto precisa, come non era indicato dalla legislazione mosaica: “Portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore” (v. 22). Queste parole hanno dato origine al titolo preferito dalla Riforma liturgica, che, meglio degli altri (“Incontro”, “Candelora”), sottolinea la dimensione cristologica e pasquale dell’evento. Esso è celebrazione del mistero della manifestazione del Signore (e in questo senso continua e rifinisce il discorso del Natale), che guarda anche alla Pasqua, alla dimensione sacrificale e sacerdotale della Redenzione operata da Cristo. Cristo nel Tempio incontra il Dio del Padri e viene incontro al suo popolo nelle persone dei vegliardi Simeone e Anna. Di Simeone si descrive il mondo interiore e il comportamento. Di Anna si racconta la storia. Di Simeone si dice che è giusto, pio, aspetta la consolazione d’Israele. È l’esempio perfetto della fedeltà all’Alleanza nell’attesa del Messia. Prende tra le braccia il bambino e accoglie nella sua vecchiaia la giovinezza di Dio. Finalmente nel piccolo che stringe tra le braccia vede il compimento della sua attesa.

Vorrei fermarmi con voi a contemplare questa scena e a specchiarmi nelle parole del suo “Numc dimittis”. Con poche battute egli ci insegna il distacco, la libertà di spirito, la purezza del cuore. Ci insegna come affrontare serenamente quel momento delicato della vita che è il congedo dal servizio. Simeone guarda con serenità la sua morte. Non gli interessa avere una parte e un nome nella nuova éra messianica; è contento che l’opera di Dio si realizzi;  con lui o senza di lui non ha importanza. Il “Nunc dimittis” non serve solo per il congedo dal servizio o per la morte. Ci sprona anche ora a lavorare con questo spirito, a svolgere il compito che abbiamo, piccolo o grande, in modo tale di poterlo lasciare con la serenità e la pace di Simeone, con una grande, immensa fiducia in un Dio che per noi tutti è certezza di vita: “Io ho per voi progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza” (Ger 29,11). Di Anna, invece, Luca ci svela la realtà interiore raccontando la sua storia. Anna ha sperimentato le tre modalità fondamentali dell’esistenza femminile: vergine, sposa, vedova. È molto avanti anche lei con gli anni. Sopraggiunge proprio nel momento in cui Maria e Giuseppe entrano nel Tempio con Gesù. Comincia a lodare Dio e a parlare del bambino alla gente. Vede in profondità. Riconosce il suo mistero e lo annuncia a tutti coloro che sono disposti ad accoglierlo. “Fa passare” una notizia tanto attesa. È una evangelista, portatrice della lieta novella. Simeone e Anna sono depositari e custodi di un segreto che allunga la vita. A differenza di tanti anziani, non guardano indietro, ma avanti, verso il futuro. È il contenuto della loro attesa che li fa rimanere giovani. Incontrano alla fine Colui che ha dato senso al loro cammino, il frutto della fedeltà. Sono portatori di una speranza che non delude. Che esempio e che augurio per tutti noi e, soprattutto, per i consacrati!

Nel continuare ad assaporare il testo di Luca, mi sembra di poter far emergere ancora tre precise indicazioni per il rinnovamento della Vita religiosa. Costituiscono una bella combinazione di elementi che vado ad indicare in maniera concisa.
1. Vivere l’obbedienza alla Regola e al carisma dei Fondatori. Maria e Giuseppe vanno al Tempio per obbedire alla legge di Mosè.
2. Fare affidamento sulla sapienza degli anziani. Simeone e Anna stanno lì a dirci che, se vogliamo evitare la vecchiaia spirituale, dobbiamo coltivare la speranza.
3. Promuovere l’integrazione tra generazioni e culture diverse, tra giovani e anziani. In questo racconto sembra che i genitori portino il Bambino. Ma è il contrario. Sembra che Simeone lo stringa tra le braccia. Ma è Gesù che sostiene Simeone. Tra giovani e anziani ci deve essere un sostegno reciproco, un’integrazione intelligente per costruire un mondo come a Dio piace.
 
Nella Colletta di oggi la Chiesa ci ha fatto pregare così: “Dio onnipotente ed eterno, guarda i tuoi fedeli riuniti nella festa della Presentazione al tempio del tuo unico Figlio fatto uomo e concedi anche a noi di essere presentati a te pienamente rinnovati nello spirito”. La presentazione di Gesù al Tempio ci ricorda il nostro battesimo. Essere battezzati nella Pasqua di Gesù Cristo significa essere abilitati a vivere come Lui, nella dedizione completa al progetto del Padre per la vita e la felicità degli uomini. Questo esige che, illuminati dalla fede, rinnoviamo ogni giorno il nostro “sì” nell’incontro con Cristo, che ci dona il suo Spirito. Un incontro che, nonostante il passare degli anni, rende più leggero il nostro passo e sempre più giovane la nostra speranza: allora la nostra paura si trasforma in fiducia, la nostra oscurità in luce, la nostra ignoranza in conoscenza, la nostra estraneità in appartenenza, le nostre ferite in perle, i momenti di prova e di contraddizione in tappe di crescita per noi e per gli altri.

Care consacrate e cari consacrati, la Chiesa ha bisogno di voi. La nostra Chiesa diocesana ha bisogno di voi. Ricordateci sempre che Dio è l’Assoluto. Insegnateci la vera gioia e la giusta valutazione di ciò che ci circonda. Annunciate con la vostra vita che la verità dell’essere grandi sta nel servire; che la verità del possesso è la gratuità del dono; che la verità della morte è la risurrezione. Grazie ancora. Vi vogliamo bene.

+ Lorenzo Loppa
a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
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