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Lo sguardo illuminato dalla speranza
Lettera di Natale 2008
«Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna? ”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”.
Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni» (Mc 10, 17-
è lo sguardo che si specchia nello sguardo di Cristo.
Affido a tutti Voi e alle Comunità in cui vivete le linee conclusive dell’Assemblea pastorale 2008, nella speranza che siano utili a “rifinire” in prospettiva vocazionale ogni attività pastorale. Con le Chiese che sono in Italia, vogliamo essere attenti ad un sostanzioso rinnovamento pastorale, guardando con cura particolare ragazzi, adolescenti e giovani.
Le fatiche delle parrocchie sono riconducibili prevalentemente al fatto che tante di esse lavorino ancora in una prospettiva e “logica di appartenenza”, mentre oggi è urgente lavorare in una “logica di identità”, per cui non si possono selezionare persone e situazioni, ma bisogna comunicare il Vangelo a tutti. “Rimettere al centro la persona”, e una persona che parli e si esprima, è la parola d’ordine che potrebbe far diventare il lavoro delle nostre parrocchie meno affannato e complesso, meno disperso, più vicino alla vita della gente. Una Chiesa che parli all’uomo e sia più “incisiva” nell’annuncio, specialmente verso le giovani generazioni, deve essere una Chiesa più materna, più ospitale, in ultima analisi più umana. L’esperienza di umanità è fondamentale per un discorso di fede, perché la fede è un atto umanissimo; perché la fede e il Vangelo devono essere significativi per la vita; perché, soprattutto, Cristo ha compiuto le Scritture e ha rivelato il Padre come Uomo.
E’ il Suo sguardo sull’uomo, sul giovane, sull’adolescente che noi dobbiamo riproporre, che noi dobbiamo rendere visibile e incarnare.
L’Avvento, che ci raggiunge in questi giorni, ci richiama a vivere con sapienza e vigilanza in questo mondo nel clima della speranza. Il Natale ci rammenta che il Figlio di Dio è diventato Figlio dell’uomo perché noi potessimo diventare figli di Dio. Chiedo a Maria, la Vergine dell’accoglienza, la Madre di Dio, che – come Lei – possiamo ripetere sempre il miracolo di Natale, dando un volto umano a Gesù Cristo, dando spessore umano al Vangelo, offrendo visibilità e carne allo sguardo di Cristo che continua a posarsi su tutti e in modo particolare sui giovani.
Buon Natale e Buon lavoro
+ Lorenzo Loppa