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Il respiro della misericordia

Annuario > Vescovo > Interventi del Vescovo > 2016
Omelia Messa Crismale 2016


La misericordia di Dio ci fa vivere e ci aiuta a far rifiorire la vita degli altri. E la messa crismale, con il suo arcobaleno di messaggi e di suggestioni, con i suoi doni, ci fa respirare a pieni polmoni l’amore e la tenerezza del Signore.

Il sacerdozio unico e intramontabile di Gesù Cristo; il sacerdozio battesimale e quello dei ministri ordinati; la consacrazione del crisma e la benedizione degli oli per un cammino più disponibile al servizio e più agevole lungo i tornanti difficili della vita; la nostra stessa assemblea ricca e variegata più del solito: sono tutti sacramenti della misericordia divina.

Nell’aprire le pagine della liturgia della Parola, quest’anno vorrei sottolineare un particolare del vangelo non di poco conto. Nella sinagoga di Nazareth, Gesù applica a sé stesso il testo di Is 61, 1-2a (cfr Lc 4, 18-19), ma tralascia e fa cadere l’espressione parallela a “proclamare l’anno di grazia del Signore”, e cioè “il giorno di vendetta del nostro Dio” (Is 61,26). Sulla bocca di Gesù l’anno giubilare ha una sola faccia: quella della misericordia, della grazia, della consolazione, della tenerezza, del rinnovamento. Ma non è un anno, quello giubilare, meno impegnativo, quasi che la misericordia sia senza verità e senza giustizia, quasi un colpo di spugna alla nostra cattiveria … La grazia del Giubileo, allora, non è a basso costo o a buon mercato, ma “a caro prezzo”: esige la conversione, la trasformazione profonda di sé stessi, la disponibilità totale …

Di conseguenza, la sfida della misericordia deve essere raccolta, ma vanno puntualizzati alcuni aspetti necessari a ricevere il dono di Dio perché rifluisca sugli altri. Sembra importante, allora, sottolineare, prima di tutto, come la misericordia non sia un fatto automatico. Inoltre, non si configura come un colpo di spugna al nostro egoismo. Ancora, non è solo un fatto personale, ma deve diventare una forma di esistenza comunitaria. L’amore di Dio, infine, deve portare ognuno di noi ad un atteggiamento globale che proviene dal cuore, un cuore per i miseri (come sembra suggerire, appunto, la parola misericordia), ma questo atteggiamento di fondo deve affacciarsi, prima di tutto, dalla finestra dello sguardo!

La misericordia, prima di tutto, esige un clima particolare, un habitat in cui possa attecchire. “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”: Mt 5,7: ciò che promette la beatitudine di Gesù viene chiesto nella preghiera (“rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo …”). E la preghiera, con il perdono offerto e ricevuto, è l’ossigeno della misericordia.

La misericordia di Dio, però, esige una strada da percorrere: quella della conversione e della riconciliazione! Dio accompagna sempre la nostra povertà e guarisce le nostre ferite. Ma la grazia non è a basso costo o a buon mercato, è “a caro prezzo”. È costata il sacrificio di Dio, con la morte in croce di Suo Figlio! Nella storia della Chiesa, la conversione dei battezzati peccatori è stata, è e sarà fondamentale. Il dono della riconciliazione, attraverso il sacramento del perdono, la pratica della penitenza come atteggiamento e il dono dell’indulgenza, è il fulcro della storia della salvezza e l’obiettivo primario dell’esistenza della Chiesa a cui Dio ha affidato questo tesoro di speranza: “Vi supplichiamo nel nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2Cor 5,20). Il comando di “legare” e “sciogliere” (cfr Mt 18,18) sottolinea la responsabilità di un discernimento della Chiesa. Attraverso il “legare” viene espressa tutta l’avversione al peccato e al male. La misericordia, allora, non può essere contrapposta alla verità. Il dono di Dio deve coinvolgere nella lotta contro il male e la morte in tutte le sue forme. Il perdono è una grazia che esige un “prezzo”, quello della conversione e della vita nuova.

Il cammino di riconciliazione si esprime, inoltre, nelle opere di misericordia. Il “siate misericordiosi” va vissuto in una prospettiva personale, ecclesiale e sociale. Si concretizza nelle opere di misericordia corporale e spirituale. Le prime attingono ai bisogni primari (fame, sete, vestito, casa, lavoro) o a situazioni-limite di sofferenza (malattia, prigionia e morte). Le opere di misericordia spirituale aiutano a vigilare, venendo in aiuto alla crescita della persona (istruzione, discernimento, consolazione); ci collocano in uno spirito di riconciliazione (comunione fraterna, perdono, pazienza con gli antipatici); sfociano e vengono rifinite nella preghiera. Le opere della misericordia richiedono operatori forti e coraggiosi che vengano incontro alla povertà dell’umano, al vuoto interiore, al difetto di senso, alla fatica di vivere!

Il respiro della misericordia deve assumere, pure, uno spessore ecclesiale. La misericordia non può essere ridotta solo alla dimensione interiore, personale; deve diventare una dimensione strutturale della vita e della missione della Chiesa. “L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia” (MV, 10). La Chiesa è sacramento della misericordia: deve predicarla, deve celebrarla, deve praticarla nella propria prassi pastorale. E la pastorale misericordiosa non va confusa con una pseudo-misericordia, cioè con un metodo pastorale di compiacimento per un cristianesimo light e a buon mercato. La misericordia non può essere contrapposta alla verità, non può indebolire gli altri comandamenti e dispensare dalla conversione. La sfida di questo Giubileo è fare dell’Anno giubilare non solo un itinerario di conversione personale, ma anche un tempo di “conversione strutturale” della comunità cristiana (Papa Francesco parla della Chiesa come un “ospedale da campo”).

Infine, la misericordia, che proviene dal cuore della SS. Trinità come un fiume e inonda il nostro cuore (cfr MV, 25), deve affacciarsi e riflettersi nel nostro sguardo: uno sguardo generoso di tempo e di umanità per tutti; uno sguardo convertito, che legge nel presente l’amore di Dio all’opera nel mondo e non si ferma tanto su ciò che facciamo noi, ma sul mistero della Pasqua e su ciò che Dio ha operato e opera per noi; uno sguardo che non dimentica l’ingiustizia del male in sé e egli altri, ma sa riconoscere il fondo di benedizione di vita di cui ogni essere umano è portatore, nel desiderio profondo, a volte inconsapevole, di aprirsi a qualcuno capace di amarlo e di trasformarlo. Lo sguardo di ogni cristiano dovrebbe esser una pagina di fiducia, di misericordia e di perdono offerta a chiunque.

Per quanto riguarda il nostro cammino di Chiesa, il decennio di “Educare alla vita buona del Vangelo” ci coglie in un momento di svolta importante. I primi due segmenti del nostro itinerario finalizzato alla responsabilità e alla missione educativa ci hanno portato a dedicarci alla famiglia e alla “Cura delle radici” (la pastorale battesimale), e alla parrocchia con il completamento dell’Iniziazione cristiana (la pastorale catechistica). La verifica, appena iniziata nelle parrocchie, ci aiuterà a prendere atto dei punti di forza della nostra esperienza di Chiesa, ma anche dei margini di miglioramento. La presenza del Vescovo per questo sguardo a ciò che esiste non è per controllare alcunchè, ma per incoraggiare. Con un’occhiata in avanti possiamo dire che il tratto di strada che ci attende sarà orientato a mettere a punto il rapporto tra comunità cristiana e scuola (la pastorale scolastica).

La scuola è un mondo da amare. Riaccendere una passione, qualificare la presenza dei cristiani nel mondo della scuola, stringere alleanze sarà il compito che ci attende per non trascurare questo spazio educativo che, con umiltà e discrezione, con competenza e solidità di fede, dobbiamo tornare a “frequentare” come Chiesa. L’educazione è l’atto di misericordia più alto che possiamo compiere nell’accompagnare ragazzi, adolescenti e giovani alla vita e nel consegnare loro valori, ideali, sogni …


Alatri, Cattedrale - 24 marzo 2016

† Lorenzo, Vescovo



Interventi del Vescovo

a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
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