Il respiro della Pasqua - Diocesi di Anagni-Alatri

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Il respiro della Pasqua

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Omelia Messa Crismale 2018




Il linguaggio della fede è un linguaggio sacramentale. La liturgia della Chiesa è un universo di segni che, però, possono essere più o meno significativi. L’assemblea cui stiamo dando vita è uno dei segni più ricchi e più eloquenti della fede cristiana. E’ epifania della Chiesa, corpo di Cristo, organicamente strutturato; ed è specchio della nostra Chiesa di Anagni-Alatri di cui dobbiamo essere grati al Signore e nella quale abbiamo la gioia di camminare. Spesso ho paragonato la messa crismale ad un prisma su cui batte la luce della Pasqua che, a seconda delle facce, riflette tantissimi colori. Celebriamo stasera soprattutto il sacerdozio di Cristo unico ed intramontabile, da cui scaturiscono il sacerdozio universale di tutto il popolo di Dio e il sacerdozio ministeriale.
Stiamo vivendo un momento straordinariamente importante, allora, per quello che si celebra; per chi celebra; per come si celebra; per il luogo in cui stiamo celebrando; per il momento in cui stiamo celebrando, a ridosso della Pasqua e del Triduo pasquale, da cui scaturisce l’efficacia della Parola e dei Sacramenti e una forza straordinaria che sta trasformando il mondo!

Certe pagine della Bibbia, come quelle che abbiamo letto poco fa, e certi momenti della vita, come quello che abbiamo la fortuna di vivere, sono pieni di luce e di sole e mettono ali alla nostra speranza. Gesù è il sole della nostra vita. Egli ci ama oltre ogni dire e ogni immaginazione. L’importante è stare davanti a Lui come mendicanti di luce, come mendicanti di senso e di cielo. Cristo è innamorato di noi. E cerca gente innamorata di Lui, che mette al riparo questa amicizia dal vento gelido del peccato, della stanchezza, dell’abitudine alle cose belle. Il più grande segreto della vita cristiana è scoprire la bellezza del credere, la bellezza di Gesù Cristo. All’inizio della nostra vita di fede non c’è un movimento che parte da noi, ma l’amore di Dio per noi! La fede viva discende da uno stupore, da un innamoramento! Nella vita non si avanza a colpi di ordini o divieti, ma perché di è rimasti affascinati da Qualcuno … La seduzione e il fascino nascono da una bellezza … per noi cercatori di luce, la strada è Gesù Cristo. Nella seconda domenica di Quaresima, ogni anno, abbiamo la risposta chiara alla nostra ricerca: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!” (Mc 9,7). Sappiate, cioè, accettare in Lui e in voi questo misterioso intreccio di sofferenza e gioia, di morte e di vita, di croce e di risurrezione. Il senso e la fortuna della nostra vita è conoscere e amare Gesù Cristo, seguirlo per lasciarci trasformare da Lui e trasformare il mondo! Seguirlo per amare le persone che amava Lui; per preferire chi preferiva Lui; per rifiutare ciò che rifiutava Lui; per lavorare agli stessi scopi per cui lavorava Lui …

Mi accorgo con piacere che molti ragazzi e adolescenti fanno parte di quest’assemblea. Il 2018 è un anno benedetto per la pastorale giovanile: c’è il Sinodo dei giovani, con i giovani e per i giovani. Il tema che stiamo vivendo e su cui il Sinodo sarà chiamato ad offrire delle piste di riflessione e delle prospettive è “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Fede e vocazione sono consequenziali e si richiamano l’una l’altra. La fede significa non solo guardare Gesù Cristo, ma guardare la vita con i Suoi occhi (cfr Lumen Fidei, n. 18)! Di conseguenza chi crede si domanda subito qual è il suo posto nel grande cantiere del mondo e che ruolo può giocare in un cammino di crescita e di liberazione per tutti.
Certamente, si può fare retorica sui giovani. Noi adulti possiamo giocare ad essere giovani magari dando una pacca sulla spalla agli adolescenti, lasciando però le cose come prima. Dio ci liberi da questo pericolo!
Ma, e sono sicuro, il Signore sta preparando una nuova primavera per tutti noi, per la Sua Chiesa, come quella vissuta durante e dopo il Vaticano II. Dio sta preparando una nuova primavera per la nostra Chiesa con i nostri giovani. Abbiamo bisogno delle loro perplessità; delle loro critiche; ma anche dei loro sogni e dei loro progetti. Perché abbiamo bisogno di un mondo “diverso”, in cui l’immigrazione non sia un problema; in cui la disoccupazione non sia una piaga; in cui non esista più la cultura e la legge dello “scarto”; in cui non ci sia la sciagurata violenza contro la casa comune …
Sicuramente, davanti a situazioni di difficoltà, il Vangelo ci comanda di intervenire. Ma non dovremmo limitarci solo a correggere gli errori del passato. Bisogna guardare al futuro. L’educazione, quale capolavoro della speranza, è la strada per arrivare a preparare un mondo diverso!

Di giovani ne abbiamo tanti attorno. L’ho scritto nella presentazione dell’Annuario 2018. Ma la fretta e la superficialità non ci permettono di vederli e di intercettarli. Sono nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole, in tanti ambienti … Abbiamo in mano un tesoro, ma non sappiamo coglierne il valore … Se solo guardassimo di più la Scuola come la guarderebbe Cristo! Dobbiamo sostenere di più i cristiani che vi lavorano e accompagnare meglio le famiglie e gli studenti che la abitano. “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare” sono dei verbi bellissimi che Papa Francesco ci suggerisce per costruire ponti verso gli immigrati! Ma non sono dei verbi veri e concreti anche per gettare ponti verso gli adolescenti e i giovani, cioè verso universi mentali molto distanti da quelli di noi adulti? Ricordo a me e a voi che non esiste solo la povertà materiale e che non ci sono solo le opere di misericordia corporale … Ci sono anche le altre! Pochi giorni fa abbiamo celebrato la solennità di San Giuseppe, il credente silenzioso, la cui vocazione cosciente e sofferta è stata quella di avvicinare con la massima discrezione il mistero di Gesù e di Maria, e di custodirlo con premura … San Giuseppe ci suggerisce come stare davanti ai giovani e al mistero della loro persona, avvicinandolo con rispetto, ascoltandolo con attenzione, custodendolo con premura …
Lo scopo della pastorale giovanile non è quello di portare i giovani “dentro” i nostri recinti, inquadrandoli con una sorta di proselitismo … Li dobbiamo lasciare dove sono, accompagnandoli senza schemi confessionali, magari senza lo scopo di fare un bel gruppo e di “contare” …
La scorsa settimana (dal 19 al 24 marzo) trecento  giovani hanno dato vita ad una riunione pre-sinodale a Roma (con loro erano collegati via web altri 15.000 ragazzi) incontrando il Santo Padre. Hanno prodotto un lavoro registrato in 11 cartelle che hanno consegnato a Papa Francesco la domenica delle Palme. Il Papa, accogliendoli nel giorno di San Giuseppe, li aveva invitati a fare due cose: a parlare “con la faccia tosta” e ad ascoltare gli anziani, e trasformare in profezia la memoria e i sogni dei nonni, secondo il testo di Gioele: “Dopo questo, io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diventeranno profeti  i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni” (3,1). Tra le richieste che sono venute fuori dai giovani, ne spiccano soprattutto due: quella di avere dei veri accompagnatori e delle guide autorevoli; quella di una Chiesa e di una comunità cristiana umile e gioiosa, trasparente, aperta, accogliente, accessibile.

Il respiro della Pasqua è lo stesso della primavera. Una primavera del cuore che rimanda al dono di Dio per il mondo, al dono del Figlio, alla Sua obbedienza e all’offerta della Sua vita per la vita di noi tutti. Il respiro della Pasqua rimanda all’amore dell’altro per il dono di sé e per una dedizione a tutta prova. La Croce per noi è una persona ed è il punto massimo della densità dell’Amore nella storia del mondo. La Croce è il compimento dell’Amore divino per tutti noi. La Croce è compimento più che una fine: è il compimento di un’esistenza vissuta per amore, nell’obbedienza e nella libertà. La croce è anche il compimento di una vita di fede come vita responsabile. Di fronte a Dio e di fronte agli uomini. La Croce racconta una storia di dolore e di amore e pronuncia un nome inconfondibile, che profuma di bene e di vita: Gesù Cristo! La Parola che ci è stata offerta va in questa direzione: la Croce narra una storia di dolore, ma soprattutto di amore (II lettura); una storia di libertà e di liberazione per tutti (I lettura); e questo oggi (Vangelo).
La Croce è l’immagine più pura e più alta che Dio offre di sé stesso. Gesù non raccoglie i commenti e il sarcasmo di coloro che assistevano al suo supplizio: “Ha salvato gli altri, non può salvare sé stesso. Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce …” (Mc 15, 31-32). Cristo ha resistito all’ultima tentazione. Dio è così. Non pensa a salvare sé stesso. Non chiede sacrifici, sacrifica sé stesso. Alla radice e sullo sfondo della nostra fede c’è la bellezza straordinaria del Figlio di Dio che si lascia inchiodare su una croce, povero e nudo, per morire d’amore … La Croce si solleva e ci porta ad abbracciare il Cielo. Dio non salva dalla Croce, ma nella Croce. Non salva dal dolore, ma nel dolore.

Gesù Cristo offre a tutti noi la possibilità di passare da un’osservanza strettamente religiosa ad una fede più personale, convinta, coinvolgente. La Sua Parola ci sollecita a vivere non arroccati in sterili tradizionalismi, stantie sicurezze, spente appartenenze, chiusi al soffio vivificante dello Spirito Santo. Se blocchiamo ogni possibilità di relazione con l’esterno, con chi la pensa diversamente da noi, se non abbiamo capacità di ascolto e dialogo, il rischio di cadere nel fanatismo e nell’integralismo non è lontano. Diventa urgente ammorbidire il cuore, convertirlo, lasciare la porta della nostra vita aperta per gioire della luce, della novità che viene da fuori; per riconoscere le sfumature dei colori;, per ritrovare il gusto dell’umiltà e della semplicità che ci fa stare davanti agli altri senza difese, senza pietre in mano, disponibili a dialogare con tutti …

Anagni, 28 marzo 2018
Mercoledì Santo

+ Lorenzo, vescovo





Interventi del Vescovo

a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
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