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L'olio della consolazione e il vino della speranza

Annuario > Vescovo > 2016
Omelia Ordinazione Presbiterale di Don Gianluigi Corriere
At 5,12-16; Ap 1,9-11a.12-13.17-19; Gv 20,19-31


Cristo nostra Pasqua è stato risuscitato dal Padre ed è il Signore: “È lui il vero Agnello che ha tolto i peccati del mondo, è lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita” (Prefazio di Pasqua, I).

La messa della 2ª domenica di Pasqua si “arricchisce” con l’ordinazione presbiterale di Gianluigi Corriere. Questo ulteriore dono della misericordia di Dio fa più bella e preziosa la nostra Chiesa, e la rende più adeguata all’annunzio della gioia del Vangelo.

Negli ultimi giorni, sono stati resi pubblici i risultati di una ricerca del CNR sulla personalità dei presbiteri italiani in rapporto a quella di alcuni cristiani laici, ma anche a quella di non credenti e agnostici. Per una serena valutazione sono stati presi in considerazione alcuni fattori come la stabilità emotiva, l’estroversione, la capacità di amicizia, l’apertura mentale e l’affidabilità. Il risultato che ne scaturisce fa emergere la figura del prete come “fratello esperto in umanità” (Paolo VI), una persona modesta, altruista, disponibile, socievole, affidabile. Sono sicuro e siamo sicuri che don Gianluigi andrà ad aumentare il numero di preti con tali caratteristiche.

Nel ripiegarci sulla Parola di Dio che abbiamo ascoltato scopriamo che Cristo è vivo, la morte ha avuto ragione di Lui solo in modo illusorio. Egli vive, continua ad esser con i suoi, sia pure in una forma nuova (II lettura). A loro affida il suo Spirito, il potere di sconfiggere il male, la missione di salvezza (Vangelo). Gli amici di Gesù, passato lo smarrimento del Calvario, si sono mostrati all’altezza dell’incarico ricevuto, testimoniando concretamente la viva e liberante azione del Risorto (I lettura). L’Agnello, immolato e vittorioso, non è solo il centro luminoso e dinamico dell’Apocalisse, ma di tutta la Chiesa, da cui è inseparabile e di cui è fonte straordinaria di vita: “Io ero morto, ma ora vivo per sempre, e ho le chiavi della morte e degli inferi” (II lettura). IncontrarLo, beneficiare del Suo amore e della comunione di vita con Lui non è qualcosa di riservato solo ai testimoni della prima era, bensì una ricchezza messa a disposizione di tutti gli uomini e sempre: “Beati quelli che non hanno Cristo e hanno creduto!” (Vangelo).

Nella Chiesa c’è spazio per i primi arrivati, ma anche per i ritardatari come Tommaso. Ed è proprio sulla Chiesa che la Parola di Dio di oggi getta un fascio straordinario di luce. Essa viene mostrata, prima di tutto ed essenzialmente, come luogo della fede e del ri-conoscimento del Cristo Risorto (II lettura e Vangelo); come spazio di liberazione dalle sofferenze, dalle ingiustizie, dal male e dalla morte in tutte le forme (I lettura); come luogo della crescita della fede e dell’accompagnamento di ogni ricerca, con i ritmi, le esigenze e gli itinerari di ciascuno (Vangelo). Possiamo dire che la comunità cristiana dà spazio, prima di tutto, a Cristo; poi all’uomo nella situazione di sofferenza e di ricerca della verità.

Caro Gianluigi, tra i prefazi comuni, l’ottavo è quello che offre delle coordinate belle e luminose sul ministero nella Chiesa, sul servizio pastorale di coloro che – come te – hanno come punto di riferimento unico Colui che è venuto “non per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10, 45): Cristo nella sua vita mortale passò beneficando e sanando tutti coloro che erano prigionieri del male. Ancor oggi come buon samaritano viene accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito e versa sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza. Per questo dono della tua grazia, anche la notte del dolore si apre alla luce pasquale del tuo Figlio crocifisso e risorto …” (Prefazio comune VIII).

La grazia dell’ordinazione, che tra poco scenderà su di te e ti afferrerà completamente, ti donerà una configurazione sacramentale particolare a Cristo Capo, origine e fonte di ogni santità, Pastore e Servo della Chiesa. Il sacramento dell’ordine, nel secondo grado, ti conferirà uno speciale mandato rappresentativo per cui potrai agire nella persona di Cristo Capo e a nome della Chiesa. Tre relazioni saranno accese e perfezionate in te: quella con Gesù Cristo, quella con il presbiterio e quella con i fedeli.

La prima è quella con il Signore Gesù: “Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 15,15). Senza l’amicizia con Cristo e senza il sì totale a Lui, da ritrovare ogni mattina, non ci può essere gioia nella vita di un prete. Inoltre, il rapporto di ordine sacramentale, ma anche operativo, pastorale, umano ed esistenziale con i confratelli e il vescovo, ti coopta in un gioco di squadra e ti farà vivere il tuo servizio in forma comunitaria all’interno del presbiterio. Il terzo legame che instaura l’ordinazione è con il popolo di Dio e i fedeli che dovrai servire. Senza matrimonio ci si può realizzare, ma senza affetto non si realizza nessuno. La bellezza del ministero e l’affetto della gente sapranno e dovranno colmare qualche eventuale vuoto della solitudine.

La Bibbia di questa domenica, infine, ci assiste in maniera straordinariamente appropriata nel farti gli auguri.

Ti auguriamo, prima di tutto e innanzitutto, di passare in mezzo alla gente come “uomo della risurrezione”, con il dono di una speranza che t’illumina il volto e lo rende specchio di misericordia. La nostra faccia deve sempre essere portatrice della luce pasquale. Bernanos muove ai cristiani del suo tempo, almeno ad alcuni, l’accusa di essere gravemente colpevoli di non avere una faccia da risuscitati. E domandava: “Dove diavolo nascondete la vostra gioia?”. Ti auguriamo di non avvicinarti mai, seppure minimamente, a questo rimprovero! Un compito fondamentale di noi pastori è quello di trasformare una massa di turisti in un popolo di pellegrini. Oggi parecchi viaggiano, anche a casa (TV, internet, ecc …), vivendo un’esistenza frammentata, completamente priva di orientamento. Il nostro ministero deve provare ad educare a vivere l’esistenza in maniera abbastanza unificata, come risposta ad una vocazione e, soprattutto, con una meta. Oggi sembra che la carenza più perniciosa sia quella dei beni materiali, che pure sono importanti per vivere. Invece mancano tante altre cose. C’è povertà di affetto, di verità e di luce, di orientamento … Emerge una mancanza di senso, un vuoto interiore, un difetto di speranza, una richiesta di consolazione, uno smarrimento morale e spirituale impressionante che, non di rado, portano al crollo psichico e alla depressione!

Stiamo vivendo il Giubileo della misericordia. Esso deve trovare operatori forti e coraggiosi perché portino soccorso a questa “fatica di vivere”! Quante ferite sono impresse nella carne di tante persone. Caro Gianluigi, ti auguriamo di dare lineamenti e fattezze al volto e al cuore di Cristo, vero buon Samaritano dell’umanità, con “l’olio della consolazione e il vino della speranza”. Noi amici dello Sposo dobbiamo amare le persone più di tutto, più dei valori. Una predilezione particolare va riservata alle persone in ricerca (come l’Apostolo Tommaso): vanno prese sul serio, rispettate, seguite, accompagnate. Gesù non ha mai “disprezzato” una fede povera, iniziale, non ha mai spento un lucignolo fumigante.

Un’ultima richiesta, perché la messa di oggi situa l’esperienza del Risorto alla Domenica, il Giorno del Signore (I lettura e Vangelo). Caro Gianluigi, fai risplendere la Domenica nel cuore delle persone. Fai brillare questo giorno non solo come “Giorno del Signore”, ma anche come “signore dei giorni”, il giorno in cui restituiamo a Dio, agli altri e a noi stessi quello che non è stato possibile dare durante la settimana.

Dove incontrare Cristo? Questa è la domanda che sottende la liturgia della Parola della 2ª domenica di Pasqua. Cristo lo si incontra vivendone la presenza e la missione di salvezza nella Chiesa, soprattutto nel giorno del Signore, nella celebrazione dell’Eucaristia.



Anagni - Cattedrale, 2 aprile 2016

† Lorenzo, Vescovo



a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
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