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Umiltà e misericordia: per una strada di conversione e di speranza

Annuario > Vescovo > Interventi del Vescovo > 2016
Omelia S. Magno 2016
Sir 3,19-21.30-31; Eb 12,18-19.22-24e; Lc 14,1.7-14


Siamo sempre figli amati da Dio. Ricordiamoci di questo all’inizio di ogni giornata. Ci farà bene ogni mattina dirlo nella preghiera: «Signore, ti ringrazio perché mi ami, sono sicuro che tu mi ami; fammi innamorare della mia vita». Non dei miei difetti, che vanno corretti, ma della vita che è un grande dono: è il tempo per amare ed essere amati”. Sono le parole di Papa Francesco in uno dei passaggi più significativi dell’omelia pronunciata alla messa conclusiva in occasione della XXXI Giornata mondiale della gioventù a Cracovia (31 luglio u.s.). Esse ci offrono la sostanza della vita cristiana e il segreto della santità.

Ringraziamo il Signore che ci dà la gioia di poter celebrare ancora una volta la festa di San Magno, patrono della nostra Diocesi, insieme a San Sisto, e patrono della Città di Anagni insieme a San Pietro da Salerno. San Pietro è riconosciuto giustamente come il fondatore della nostra Cattedrale. Ma San Magno ha portato ad Anagni il grande dono della fede.

San Magno ci richiama alla responsabilità di coltivarla e comunicarla. Egli è stato servitore della Parola in tempi difficili, in tempi di persecuzione. Noi oggi ne celebriamo la vita, la testimonianza–missione e la morte. Cristiano, vescovo, evangelizzatore e martire. Convertito e battezzato dal vescovo Redento, fu suo successore sulla cattedra a Trani. Evangelizzatore indefesso di Puglia, Campania e Lazio, di ritorno da Roma e da una visita alla Sede di Pietro si fermò ad Anagni predicando il Vangelo. Convertì tra gli altri una ragazza di nobilissima famiglia, Secondina, che subì il martirio. A sua volta, San Magno, trovò la morte a causa di Cristo durante la persecuzione di Decio a Fondi. San Magno ha amato questa città, ci ha fatto il grande dono della fede. Memori di ciò, gli anagnini, alcuni secoli dopo la morte, vollero qui ad Anagni le spoglie del fondatore della loro fede, riscattandone le reliquie da un principe saraceno che ne era venuto in possesso dopo aver espugnato la Cattedrale di Veroli in cui erano custodite.

I Santi ci insegnano ad unire la fede alla storia, l’aldiquà all’aldilà, il cielo e la terra, Dio e l’uomo. Dio ama il mondo, ma non per lasciarlo così com’è. Vuole che ne prepariamo un altro. In questa ricerca di un mondo diverso, i cristiani non hanno strumenti appositi, che sono sempre creazione dell’uomo, né progetti concreti. Hanno invece una serie di criteri radicali ai quali vengono rimandati con forza rinnovata. Uno di questi criteri è indicato nel Vangelo di oggi dalla Parola del Signore.

Zygmunt Bauman ha definito la nostra società “la società liquida”. E il carattere "liquido” della cultura in cui siamo immersi, il suo carattere invasivo e pervasivo, sono pane quotidiano per noi. Siamo immersi in un contesto in rapido movimento, in cui tutto cambia e si trasforma a velocità supersonica. Alcuni tratti di questo clima sono la crisi dello Stato e, più in generale, del concetto di comunità, da cui deriva un “individualismo sfrenato”, la perdita del senso del diritto, la necessità di apparire ad ogni costo e il consumismo, sfrenato come l’individualismo. Ci troviamo di fronte spesso ad un individualismo rampante, aggressivo, in perenne contrasto con chiunque, interessato.

Cosa fare? Questa domanda interpella tutti e arriva pure alla Chiesa, segnata a sua volta da questo accentrato individualismo. La Chiesa dovrebbe e deve difendere il Vangelo e l’uomo, partendo dalla comunità, cioè da un “noi” sereno e scontato … Ma il “noi” della comunità ecclesiale spesso si scontra con l’ “io” esasperato della società “liquida” …

Il compito fondamentale della comunità ecclesiale oggi è far convergere verso obiettivi condivisi le molte individualità. Uno dei compiti più importanti e urgenti della Chiesa e dei suoi pastori è quello di far passare gli uomini e le donne di oggi dalla cripta preziosa del proprio io alla cripta misteriosa di Dio dove ci si scopre figli, fratelli e sorelle. Nella società “liquida” la Chiesa ha la tentazione di diventare “solida”, di avere peso, di badare, per esempio, ai numeri

Il sogno e l’impegno di tutti noi è quello che la Chiesa conti, ma pesando meno, lasciando perdere molte delle strutture già usate, a cominciare dagli edifici di culto, per passare alle scuole, alle istituzioni caritative…

In alternativa alla cultura in cui viviamo Gesù Cristo nella Parola di oggi ci propone un’esistenza conviviale! Gesù è un eccezionale osservatore del costume. Il convito è il momento più alto della convivenza umana. Con la prima parabola visiva il Signore ci invita ad espungere dalla vita lo spirito di competizione e a non prendere i primi posti, o meglio, ad avere predilezione per gli ultimi …

Con la seconda parabola Cristo bandisce lo spirito di interesse e di vantaggio personale. Boccia il calcolo. Chiede umiltà e gratuità per far posto a tutti al banchetto della vita. Rapporti umani liberi dalla legge della competizione e del contraccambio portano la società nostra a rassomigliare alla nuova città. Non sono norme di galateo. Sono i criteri perché questo mondo si trasformi in Regno di Dio. L’arrivismo, la vanità, l’ostentazione, l’interesse non costruiscono “il mondo che verrà”.

La Chiesa non deve guardare alla realtà con spirito “polemico”, ma deve rispondere come farebbe Gesù Cristo. Deve raccogliere la sfida. E l’istituzione più dotata per rilevarla resta la parrocchia in quanto capace di accogliere diversi modi di vivere la fede. Tutti dovrebbero trovarsi a proprio agio nella parrocchia che non si impone perché è forte, ma è forte proprio perché non si impone. La parrocchia dovrebbe essere un pezzettino di mondo in cui risplende l’esistenza conviviale. Una parrocchia non “massiccia”, ma “leggera” anche nelle sue linee teologiche-pastorali. È suggestiva – a questo riguardo – l’immagine della locanda nella parabola del Buon Samaritano (Lc 10, 29-37). Il termine originale greco, pandokéion, viene tradotto con “albergo” (CEI) o “locanda” in altre traduzioni. È composto da pan (=tutto) e déchomai (accetto, ricevo, accolgo). Alla lettera: “un luogo che accoglie tutti”. Una parrocchia che accoglie le forme più disparate di fratellanza … che pratica “un’esistenza conviviale”.

La santità ci guida ad un capovolgimento di prospettiva rispetto al pensiero corrente. In questo senso dobbiamo leggere anche la seconda lettura. L’esperienza del Sinai (caratterizzata da una manifestazione clamorosa di Dio) viene sostituita dall’esperienza della nuova Alleanza, definita dalla normalità e dalla quotidianità. Sul Sinai il popolo sperimenta la potenza di Dio e viene tenuto a distanza dalla paura.

L’esperienza di fede del popolo della nuova Alleanza elimina la distanza e la paura, grazie alla mediazione di Gesù Cristo. Sull’orizzonte del credente non ci sono fenomeni cosmici grandiosi e terrificanti, ma si affaccia il volto umano di Gesù! Ed è il volto che, con il suo particolare fulgore, ha illuminato il volto dei Santi.


Anagni - Cattedrale, 18 agosto 2016

† Lorenzo, Vescovo



Interventi del Vescovo

a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
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