Cura fraterna e preghiera filiale: la Pasqua sulle strade della vita - Diocesi di Anagni-Alatri

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Cura fraterna e preghiera filiale: la Pasqua sulle strade della vita

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Omelia S. Sisto 2018




Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo” (Sal 118). Celebriamo la Pasqua: oggi è il quarto giorno dell’ottava di Pasqua! Celebriamo la festa di San Sisto nella luce pasquale, nella luce del Risorto che vince le tenebre del peccato e della morte.
Il Signore è veramente risorto. Alleluja”, ci fa ripetere la Chiesa per cinquanta giorni fino a Pentecoste. Perché della fede pasquale non si può dire, come per le cose umane: “Affare fatto! Non ci si pensa più!”. La fede nel Crocifisso risorto non è automatica né scontata, Bisogna riconquistarla ogni giorno. Il sepolcro vuoto e la testimonianza degli Apostoli ci invitano a rinnovare la nostra fede nella Risurrezione, ma soprattutto a vivere da risorti! Come San Sisto. Come tutti i Santi.

So che Venerdì Santo, alla sera, avete dato una bella testimonianza di fede con la processione cui è seguita una struggente rappresentazione della Passione. Ma la liturgia è di più dal punto di vista della presenza del Mistero. Nelle celebrazioni della Chiesa – come quella cui stiamo dando vita in questo momento – l’evento della salvezza recata da Gesù Cristo si verifica qui ed ora. Cioè, quello che Gesù, in obbedienza al Padre, ha operato 2000 anni fa, è talmente importante e così straordinariamente potente che non può rimanere confinato a secoli di distanza, ma riguarda noi tutti, qui, oggi. In questo senso Cristo continua a risorgere non come Capo, ma nel Suo corpo che è tutta l’umanità. Cristo risorge nella Sua Parola, nei Suoi Sacramenti e nella nostra esistenza che deve schierarsi dalla parte della vita contro la morte. Un mistico tedesco del ‘600, Angelo Silesio, per sottolineare la risposta umana al dono di Dio a Natale così si esprimeva: “Nascesse mille volte Cristo a Betlemme, ma non in te, saresti perduto per sempre!”. Possiamo tradurre alla luce della Pasqua queste parole e avremmo una affermazione altrettanto significativa: “Risorgesse mille volte Cristo a Pasqua, ma non in te, saresti perduto per sempre!”. San Sisto ha creduto e vissuto la Risurrezione fino al martirio. Ha creduto all’amore e al dono di Cristo e se ne è fatto coinvolgere. Cristo è risorto! E noi, come San Sisto, dobbiamo vivere la resurrezione non solo a livello sacramentale, ma anche, e soprattutto, sulle strade della vita. La risurrezione di Gesù Cristo, quindi, è la causa e l’inizio di un evento universale e onnicomprensivo, che coinvolge tutta la creazione. La morte, la solitudine, il fallimento, la sofferenza, l’odio e la cattiveria non hanno più l’ultima parola.

Cristo risorto, però, non ha voluto tenere solo per sé la Sua vittoria. E noi siamo inseriti in questo percorso di vita. Il nostro futuro va in quella direzione. Mi spiego con l’esempio di una cordata. Chi va in montagna sa cos’è una cordata. Per raggiungere una meta difficile un gruppo di scalatori è tenuto insieme da una stessa corda. E’ come se il capocordata, cioè colui che ha più esperienza e competenza, avesse già raggiunto per primo la vetta. Poi è solo una questione di tempo, prima che seguano anche gli altri. Essi, infatti, sono assicurati dal primo, dal capocordata, e, se necessario, vengono aiutati a salire e trascinati in alto. Una volta che il capo cordata è in vetta, si può dire che in fondo l’intera cordata sia arrivata alla meta. Qualcosa di simile avviene con la Pasqua. Cristo ha vinto la morte ed è arrivato alla meta, è entrato nella gloria del Padre. Ma là non è solo, non è là solo per sé stesso. Noi possiamo seguirlo, dobbiamo seguirlo e lo seguiremo. E’ Cristo, non San Sisto, il capo cordata. La Pasqua, allora, non è solo la festa del Capo, ma anche di tutto il Suo Corpo. La Pasqua, allora, è un dono per tutti noi e un compito. E’ una forza straordinaria che sta trasformando il mondo. Viene messa nelle nostre mani, perché, come San Sisto, possiamo liberamente e responsabilmente vincere la morte in noi e negli altri.

L’offerta del Cero da parte della Città per mano del Sindaco ieri sera, ai primi Vespri, è stata significativa. La luce della Risurrezione è passata, per mano del primo cittadino, dal cero pasquale al cero donato, che rappresenta tutta quanta la Città. Un gesto che significa lode e riconoscenza al Signore per il dono del Patrono, ma soprattutto impegno ad essere sempre testimoni della Pasqua sulle orme di San Sisto! San Sisto ci invita a passare da una semplice osservanza religiosa, magari rivestita di devozione e qualche escursione rapida nel campo della pratica rituale, ad una fede profonda, personale, sostanziata di cura fraterna e di preghiera filiale, per percorsi di vita assai più umani e, soprattutto, più evangelici.

Le letture, che ci sono state offerte, hanno ricordato a tutti che “Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre” (Eb 13,8) e che la Pasqua è una luce e una forza che ci rimette in piedi (At 3,1-10) e ci aiuta a camminare nella speranza (Lc 24,13-35), non con il passo lento e spento di chi va al cimitero né con il passo disincantato e deluso di chi non ha più niente da chiedere alla vita. La Pasqua e il Risorto ci regalano, invece, il passo svelto e gioioso di chi ha da trasformare il mondo da innamorato di Cristo e di chi ha ritrovato il gusto della vita, della relazione con l’altro, della compagnia cordiale con tutti, nella semplicità dello sguardo e nel coraggio umile di chi lasca cadere le pietre dalle proprie mani per intuire il fondo di luce che ognuno si porta dentro anche senza saperlo. La sequenza di Pasqua ci offre una istantanea concreta e realistica della storia: “Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto. Ora, vivo, trionfa”. Questo duello tra la vita e la morte è in corso con molte perdite, ferite e compromessi … Non stiamo qui a puntualizzare i vortici del mare di sofferenze che l’umanità sta attraversando e che rendono pesante il nostro cammino a tutti i livelli. Ci pensano i notiziari e i telegiornali.
Noi dobbiamo solo rimboccarci le maniche e misurare la nostra fede con l’amore per l’essere umano. Il mistero di Gesù Cristo consiste nell’essere la persona del Figlio che ha insieme la natura divina e la natura umana. Il mistero della parola uscita dalla sua bocca è quello di aver fatto una cosa sola dell’amore di Dio e dell’amore per i fratelli e le sorelle. In questo consiste la vera vita cristiana. Altrimenti non si va avanti: non si recupera la qualità della fede solo a forza di riti, di messe, di processioni. La vera processione la dobbiamo fare verso coloro che hanno bisogno di noi. E’ il venire incontro agli altri e alla loro fragilità un versante importante del nostro impegno (I lettura). Ma bisogna anche saper accompagnare, sostenere, educare, preparare un mondo diverso, aprendo gli occhi e dando speranza (Vangelo). Incontrare la povertà e riparare gli errori del passato è importante. Ma è altrettanto importante pensare al futuro e preparare un mondo diverso attraverso l’educazione. Noi abbiamo bisogno di un mondo in cui l’immigrazione non sia quella catastrofe umanitaria che conosciamo; in cui la disoccupazione non distrugga persone e famiglie; in cui la cultura dello scarto non la faccia da padrona; in cui la casa comune sia custodita e rispettata. Il passato va riparato. Ma il futuro va costruito giorno per giorno. Persone e parrocchie possono e devono essere impegnate in queste due linee della cura fraterna: le opere di misericordia corporale e le opere di misericordia spirituale; l’aiuto e il sostegno delle fragilità, e la compagnia cordiale ed educativa verso chi cresce e si affaccia alla vita. E ciò all’interno di un vero spirito di preghiera. Senza l’adorazione la carità diventa filantropia e cade nelle secche della stanchezza. Bisogna ritrovare il gusto della preghiera personale: quei 3/5 minuti quotidiani in cui distendiamo il cuore su tre parole straordinarie che sono “grazie”, “perdono” e “ti affido”. Bisogna saper dire “grazie” e “perdono” ogni giorno.

Stiamo celebrando la solennità di San Sisto nell’anno del Sinodo dei giovani, per i giovani e con i giovani. Abbiamo bisogno di loro perché possiamo ringiovanire tutti e perché possano ringiovanire le nostre Chiese. Sono loro il nostro futuro. E noi adulti dobbiamo mettere in gioco la nostra capacità di sperare col deporre dentro di loro sogni, ideali, valori. Abbiamo bisogno anche delle loro critiche. Perplessità e osservazioni, sogni e progetti saranno gli elementi per un buon cammino d’insieme, per l’arrivo di una bella primavera come quella che abbiamo vissuto durante e dopo il Vaticano II. E a primavera rinasce tutto e si prepara, soprattutto, la stagione dei frutti.
La Pasqua è una forza che sta trasformando il mondo e che ci viene messa tra le mani con la Parola, i Sacramenti e, soprattutto con l’Eucaristia. L’Eucaristia è sorgente e approdo della nostra speranza, della nostra voglia di vivere, di uscire dalla tomba del nostro egoismo, per far rotolare tante pietre tombali che soffocano la voglia di vivere. E’ questo il dono del Risorto. E questo è il nostro compito. Per fare Pasqua. Ogni giorno.

Alatri, 04 aprile 2018
Festa di S. Sisto I, Papa e Martire

+ Lorenzo, vescovo





a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
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