Diocesi di Anagni-Alatri

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Ordinazione Diaconale di Luca Fanfarillo

Vescovo > Bollettino Diocesano > 2008
11 maggio 2008

Ordinazione Diaconale di Luca Fanfarillo
Omelia della Domenica di Pentecoste 2008

At 2, 1-11
1 Cor 12,3-7.12-13
Gv 20, 19-23


Le suggestioni e le aperture suggerite dalla Parola oggi sono tante. Non è difficile raccoglierne alcune che ci aiutino ad entrare nel cuore del mistero che celebriamo perchè esso parli al nostro cuore e, soprattutto, al cuore di Luca. Saluto e ringrazio il Rettore del Leoniano, don Gianni Checchinato, e, nella sua  persona, tutti gli altri superiori che hanno curato la formazione di questo giovane. Un grazie particolare anche ai parroci di ministero dove, a fine settimana, egli ha potuto integrare il suo percorso formativo. Come pure saluto e ringrazio la sua famiglia, il presbiterio, i diaconi e tutti i presenti. Ringrazio, in maniera particolare, l’Ufficio liturgico e la parrocchia della Cattedrale, per l’organizzazione di questa celebrazione. Ringrazio il Coro diocesano che la anima.

Non ci sarebbero da dire tante parole sulla Pentecoste. Essa non è un’idea astratta, ma è il memoriale annuo della venuta dello Spirito nella Chiesa. Giunge a compimento la grande e unica domenica di Pasqua. Pentecoste dice che Dio non è l’Atto puro, ma la vita che trabocca sul mondo. La vita del Risorto è comunicata alla Chiesa dal Paraclito. Sant’Ireneo, in un testo straordinario del suo “Contro le eresie”, fa questo esempio: come la farina senza acqua non si amalgama, non si impasta e non diventa massa e pane, così la moltitudine incerta e disorientata che siamo noi, senza l’acqua, senza lo Spirito, non diventa un popolo. A Pentecoste in Israele esplodeva la gioia riconoscente di un popolo per i frutti della terra e per il dono della Legge e dell’Alleanza. La Pentecoste cristiana celebra la Nuova Alleanza di Dio con l’umanità in Gesù Cristo, mediante il dono dello Spirito Santo. Vorrei sottolineare la potente immagine del Vangelo di Giovanni che presenta Gesù nell’atto di alitare lo Spirito sui suoi amici. Nel primo momento dell’episodio raccontato dall’evangelista, dopo l’augurio di pace, c’è il riconoscimento del Risorto. Nel secondo, dopo il saluto di pace ripetuto, c’è il dono dello Spirito e l’investitura per una missione. “Alitò su di loro”: nella Bibbia dei Settanta, la stessa parola viene usata due volte. Nel capitolo secondo della Genesi, dove si racconta che Dio crea l’uomo dalla terra e soffia nelle sue narici “un alito di vita” (Gen. 2,7). Inoltre nel capitolo 37 di Ezechiele, quello che racconta la visione delle ossa aride, la stessa parola viene usata per ridare vita e vigore ad un popolo che era morto in tutti i sensi con la deportazione a Babilonia. Tutti siamo colpiti dall’immagine di una valle piena di ossa che riprendono muscoli, carne, vigore per lo Spirito: <<Dice il Signore Dio: “Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti perché rivivano”>> (Ez 37, 9).  La Pentecoste non fa nascere solo l’uomo nuovo, ma dà inizio anche e soprattutto ad un nuovo popolo, un popolo senza paura. “Le porte chiuse” della paura, che imprigionavano gli amici di Gesù, si spalancano e lo Spirito li getta sulla strada senza timore. Prima erano ridotti ad un gruppo sparuto, insignificante, decapitato (perché colui che li guidava era stato ucciso poche settimane prima). Adesso non temono di affrontare la realtà. Sono un popolo numeroso, capace di farsi capire. Dal racconto della Pentecoste emerge l’immagine di una Chiesa capace di farsi capire da tutti: ognuno comprende l’annuncio nella propria lingua e nella propria cultura. Il testo della prima lettera ai Corinzi ci racconta di una Chiesa in cui lo Spirito a nessuno dà tutto, ma a tutti dà qualcosa per il bene di tutti. Una Chiesa in cui c’è posto per tutti, in cui ognuno però, deve stare al suo posto. Questa Chiesa è inviata nel mondo per realizzare il progetto di Dio che è l’unità di tutto il genere umano. La Chiesa deve diventare un solo corpo perché tutta l’umanità divenga un’unica famiglia. L’episodio della torre di Babele (cfr Gen. 11) ci dice che non è così e non è stato sempre così: gli uomini purtroppo hanno provato a costruirsi come unità, ma contrapponendosi a Dio e ispirandosi all’istinto di potere e del dominio dell’uomo sugli altri e sulla natura. La sfida superba e proterva dell’uomo nei riguardi di Dio costruisce un’unità monolitica e massificante, a scapito delle differenze, basandosi sull’istinto di morte e sottraendo a Dio il potere sul cuore dell’uomo. Con la Pentecoste lo Spirito ricostruisce il codice della comunicazione umana, che orienta all’universalità vera, quella cioè che mon mortifica e azzera le differenze, ma le esalta e le promuove integrandole in un’unità più ricca. E’ lo Spirito del Padre e del Figlio che compie questo miracolo; che è forza per la lotta contro il male, in noi e fuori di noi; che crea il movimento contrario all’incomunicabilità di Babele; che ci fa essere patiti della diversità e della varietà; che ci dà la passione per tutto ciò che è nuovo e irrompe come gemma che nasce nella nostra vita. E’ lo Spirito multiforme, dei doni e dei carismi. E, tra questi doni, c’è il ministero ordinato. Luca, tra poco, per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria, diventerà un diacono della Chiesa, pienamente consacrato al servizio della Parola, dell’altare e della carità. Il sacramento dell’Ordine, ponendo al centro della comunità ecclesiale un ministro, cioè un “servo”, annuncia a tutti l’originaria vocazione di ogni uomo e di ogni donna al servizio e testimonia che la felicità vera dell’io non passa attraverso la linea dell’autorealizzazione, ma attraverso quella dell’autospogliamento e del depotenziamento. Il sacramento dell’Ordine è la figura pubblica, istituzionale, che esprime nella Chiesa con il linguaggio rituale, la logica evangelica secondo la quale l’io trova la sua piena verità non facendosi servire, ma servendo, riducendo le proprie pretese nei riguardi degli altri. “Maestro che cosa devo fare per avere la vita eterna?”, aveva chiesto un dottore della legge a Gesù. A questa domanda c’è un’unica risposta: eredita la vita eterna, vive cioè in una logica e in un orizzonte di senso, colui che, morendo a sé stesso e alle proprie capacità di progetto, si fa, come il samaritano, prossimità all’altro, donandogli gratuitamente la vita. Il ministro della Chiesa è e vuole essere la parola discreta, silenziosa, eloquente di questa prossimità che è creatrice di vita e che è vocazione di tutti. Il Diaconato è il primo grado del ministero ordinato ed esprime, prima di tutto e soprattutto, la logica della realizzazione personale attraverso il servizio. E questo non solo per i ministri ordinati, ma per ogni cristiano. La diaconia di Gesù Cristo è il principio costitutivo ed esemplare di ogni ministero. E, sullo sfondo di ogni ministero, si staglia l’ecclesiologia di comunione e l’aiuto fraterno nei riguardi del sacerdozio comune dei fedeli. Il diacono è, per eccellenza, l’animatore profetico di questa vocazione al servizio tipica di ogni cristiano.

Oggi facciamo il compleanno della nostra Chiesa di Anagni-Alatri, che sta vivendo un momento particolare. E’ in corso la Visita pastorale che ha l’intento fondamentale di mettere in sintonia la parrocchia con quello che, ormai, chiamiamo “il metodo di Verona”, con l’impegno, cioè, di ricollocare al centro Dio e la sua Parola, con il compito di suscitare una testimonianza attrezzata spiritualmente e culturalmente e, soprattutto, con lo sforzo di rinnovare la pastorale facendo unità sulla persona. Il rinnovamento passa attraverso un’opera di ri-centramento: al centro della vita la Parola; al centro della settimana la Domenica; al centro del compito della comunità cristiana la formazione della persona; al centro della vita comunitaria la corresponsabilità; al centro della missione la testimonianza; al centro dell’interesse e della passione di tutti “le pietre scartate”, il materiale più prezioso per la costruzione de Regno di Dio. “Pace a voi”: lo shalom è la sostanza del Regno, la realizzazione dell’alleanza e del progetto di Dio per costruire una umanità come un solo corpo. E’ il dono della Pentecoste. Facciamo gli auguri a Luca e facciamoceli a vicenda: che tutti possiamo e sappiamo entrare e vivere in questa logica di servizio che il Diaconato suggerisce in maniera diretta ed esemplare.

In questo momento siamo pure impegnati nel ridare slancio alla pastorale giovanile. Tra poco terminerà il Corso per animatori tenuto dai Salesiani. Abbiamo davanti a noi l’Assemblea annuale di settembre che metterà a tema una nuova capacità di proposta vocazionale da parte della comunità cristiana. “Chi perde la propria vita la trova”: è la parola di Gesù, la chiave per entrare nella logica del Vangelo, il nostro metodo di lavoro, una legge di vita, una strada da percorrere ogni giorno.

+ Lorenzo Loppa


 
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