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Ordinazione Diaconale di Massimiliano Floridi

Vescovo > Bollettino Diocesano > 2008
13 gennaio 2008

Ordinazione Diaconale di Massimiliano Floridi
Omelia del Battesimo del Signore

Is 42,1-4.6-7
At 10, 34-38
Mt 3,13-17


Avrà sollevato interrogativi non facili per le prime comunità cristiane il Battesimo di Gesù al Giordano, perché apparentemente segna una vera “sottomissione” di Gesù a Giovanni e al suo rito. L’evangelista Matteo, allora, ci offre una risposta, riferendoci il dialogo tra i due protagonisti.  “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?
”, afferma Giovanni. E Gesù: “Lascia fare per ora, perché conviene che così adempiamo ogni giustizia”. Questa parola dice che, in realtà, sia Gesù che Giovanni debbono sottomettersi alla volontà di Dio.

La parola “giustizia” ricorre nella trama di tutte e tre le letture ed è la chiave per entrare non solo nel mistero che celebriamo oggi, ma anche per cogliere il senso del servizio ecclesiale del diaconato permanente (restaurato dalla Chiesa con una lettera apostolica di Paolo VI nel 1967 “Sacrum Diaconatus Ordinum”) e di ogni missione e ministero ecclesiale.

Nella prima lettura, a proposito del  servo e della sua missione, prototipo di ogni servizio missionario, Dio dice: “Ti ho chiamato per la giustizia
”. La seconda lettura registra una parola di Pietro nella casa del Centurione Cornelio: “Ora sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chiunque lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga”. Poi c’è l’espressione del Vangelo che abbiamo ricordato all’inizio. La giustizia è il proposito di Dio, vasto, interminabile, fedele a sé stesso, che attraversa tutta la storia e tutti i tempi e che vuole un’umanità riconciliata, in cui non si spezza la canna incrinata né si spegne  il lucignolo fumigante; un’umanità come unica famiglia, che gode i beni dell’alleanza nuziale e che vive la fraternità, l’amore e la pace. Gesù è l’inviato del Padre per la realizzazione di questo disegno. La figura del Servo della prima lettura è soggetta a tante interpretazioni. Ma ciò che conta per noi è che gli autori del Nuovo Testamento, in particolare gli evangelisti, hanno visto in lui un’anticipazione profetica straordinaria della figura e della missione di Gesù Cristo. Egli è il vero Servo di Dio venuto ad adempiere la giustizia nella bella e biblica gamma di significati che prima abbiamo sfiorato. Cristo come servo ha la cultura del recupero, porta avanti il progetto del Padre in maniera discreta e delicata, ferma e fedele, senza scendere a compromessi, finchè non sia stato stabilito il diritto sulla terra. Il Battesimo al Giordano è un punto di svolta in questo progetto del Signore. Ogni missione va compresa in tempi che si dipanano lentamente, per una gestazione paziente e graduale. Ma, ad un certo punto, arriva il momento della decisione e della dichiarazione della disponibilità. Possiamo dire che il Battesimo di Gesù al Giordano corrisponda a questo momento. Non che prima non fosse il Messia. Ma al Giordano Gesù riceve un’investitura messianica in vista della Sua missione. Viene presentato ufficialmente nella Sua divinità, nella Sua messianicità. Vengono mostrati chiaramente l’origine, il senso e lo stile della Sua missione. Quello che colpisce di più è il fatto che Gesù si sia messo in fila insieme a tutti, nella maniera più anonima, significando in questo modo la sua piena solidarietà con noi. Il Battesimo al Giordano è l’immersione nella nostra umanità, in quello che siamo e in quello che abbiamo. Gesù mostra chiaramente di voler essere uomo tra gli uomini, senza riserve e senza privilegi. Soprattutto appare come un uomo dedicato completamente alla vita e alla felicità degli uomini. Lo ricorda bene Pietro in casa di Cornelio: Gesù, dopo il Battesimo al Giordano, è passato tra gli uomini facendo del bene e liberando tutti coloro che erano stretti in qualsiasi tipo di schiavitù. In Gesù si inaugura la stagione della misericordia, non quella del giudizio. Giovanni coniuga la parola “fine”. A Gesù piace la parola “inizio”. La risalita dalle acque viene indicata con il verbo greco “anabainein”, che è lo stesso che la traduzione greca dell’Antico Testamento usa per indicare il movimento del popolo di Israele che “risale” dal Giordano ed entra nella Terra Promessa. In Gesù, cioè, inizia un nuovo esodo. C’è una nuova creazione (pensiamo allo Spirito presente al Giordano come al momento della creazione descritto dalla Genesi). Il luogo di Giovanni è il deserto. Gesù lo fa fiorire. La stagione di Giovanni è l’inverno. Gesù apre l’inverno alla primavera. Lo stile di Giovanni è la durezza. Quello di Gesù è l’accoglienza. Su Colui, inoltre, che si presenta così e compie una scelta del genere si apre il cielo di Dio. La preghiera struggente di Isaia, “Se tu squarciassi i cieli e scendessi…”, è accolta dal Padre ed ha inizio una nuova stagione nel dialogo tra Dio e l’uomo. Gesù ha pure un’esperienza indicibile dello Spirito che dà inizio a una umanità filiale. Su di Lui, infine, scende la parola dell’approvazione divina: “Questi è il figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”.

La Liturgia di oggi ci dice che la fede cristiana ha un orientamento e una ispirazione messianica. Guai a perdere questo tocco di universalità: si diventa campanilisti e provinciali. Possiamo interpretare il nostro Battesimo in due modi: o come rito di segregazione, di separazione, di distinzione dagli altri, da tutta l’umanità; o come un’investitura messianica. Il Battesimo non è da prendere come un rito liturgico-sacrale, che ci immette in un’organizzazione, magari spirituale, spogliandoci della nostra umanità. Il Battesimo è una chiamata messianica a percorrere lo stesso cammino di Gesù. Ad essere uomini pienamente dedicati agli uomini, gente chiamata a realizzarsi nel sincero dono di sé. Altrimenti, invece,  si dà spazio all’istinto di potenza e all’aggressività nei riguardi degli altri.

Ora sto rendendomi conto…
”, dice Pietro. Quanta umiltà e quanta sincerità in queste parole. Prima, forse, non aveva capito. Pure noi possiamo avere una percezione parziale del progetto di Dio.

Se si perde l’apertura universale e l’ispirazione messianica, si diventa provinciali nello spirito, ci si appropria della Parola di Dio e si cade nella aggressione spirituale dei fratelli. Non la Chiesa, ma  il Regno di Dio è il baricentro del progetto divino di salvezza.

La Parola del Signore oggi ci invita a fare due sovrapposizioni. Una semplice, facile, scontata: quella del Servo della prima lettura con il Gesù di cui ci parla il Vangelo. La seconda è un po’ più difficile: quella tra Gesù, la Sua identità e la Sua missione, e la nostra testimonianza. Qui non ci siamo e lo dobbiamo riconoscere.

Tra poco Massimiliano verrà ordinato diacono. La diaconia di Gesù Cristo è il principio costitutivo ed esemplare di ogni ministero della Chiesa e lo sfondo di ogni ministero è l’ecclesiologia di comunione e il servizio al sacerdozio comune dei fedeli. Tra poco imporrò le mani su Massimiliano e con la preghiera dello Spirito sarà diacono della Chiesa di Dio, diacono permanente, dedicato completamente alla Parola, all’altare, alla carità. Il diacono è l’espressione della comune vocazione al servizio che c’è nella comunità cristiana e soprattutto è l’animatore della consapevolezza di essere chiamati al servizio per tutti quanti i cristiani. Soprattutto il diacono è uno che vive per la Parola di Dio non tanto e solo per la Parola in chiesa quanto per la Parola che viene portata nelle case, nell’ambiente domestico. Il diacono soprattutto è il ministro impegnato a trasformare la comunione eucaristica in comunione fraterna nella vita vissuta, specialmente con le persone in difficoltà e a far sì che la comunità cristiana fermenti la società e si irradi con la sua testimonianza nelle abitazioni degli uomini.

Non se avremo fatto soltanto riti, preghiere e processioni, ma se saremo stati in mezzo agli uomini, con la disposizione a servire soprattutto l’ultimo, si aprirà il cielo di Dio sulla nostra vita e scenderà sulla nostra esistenza la Parola dell’approvazione divina.

+ Lorenzo Loppa


 
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