Menu principale:
Pentecoste 2009
Ordinazione presbiterale di Luca Fanfarillo
At 2,1-
Gal 5,16-
Gv 15,26-
1. Pentecoste non è un’idea, ma il memoriale annuo della venuta dello Spirito nella Chiesa. Termina oggi la grande e unica domenica di Pasqua. Come lo Spirito inaugura la vita del mondo e la vita pubblica di Cristo così presiede alla nascita della Chiesa e dà inizio alla sua missione. Pentecoste significa compimento, perfezione, completamento. Dio non è l’Atto puro e non è in esilio dalla sua creazione, ma è la Vita che trabocca sul mondo. Pentecoste è l’atto di nascita della Chiesa e di tutte le Chiese, e quindi anche della nostra. A Pentecoste la Chiesa nasce da un “vento gagliardo”. La sua vocazione non è la staticità, l’immobilismo, la difesa di sé stessa; ma il dinamismo, l’irradiazione, la missione, il movimento, il coraggio di comunicare con tutti. E la Chiesa, scaturita dal vento, riceve in consegna il fuoco. Un fuoco che purifica, brucia, riscalda, accende una passione incontenibile, incendia il cuore. Gli uomini della Pentecoste sono degli “appassionati”, degli innamorati e non dei funzionari o degli impettiti professionisti che esercitano un qualunque mestiere.
La Chiesa a Pentecoste prende in consegna la Parola per riuscire a raggiungere veramente tutti, per annunciare la stagione del perdono e della misericordia, e per proclamare le meraviglie operate dall’amore di Dio. Il “dono delle lingue” non è un fatto di ordine puramente linguistico, ma significa conoscere le persone, entrare in sintonia con loro, captarne le esigenze, interpretarne le attese, risvegliarne una nostalgia.
2. Lo Spirito Santo è lo Spirito della comunione aperta e senza chiusure. E’ lo Spirito non dell’uniformità, ma della diversità; non della povertà, ma della ricchezza; non della dispersione, ma dell’unità; non del livellamento, ma della valorizzazione di ognuno. E’ lo Spirito dell’anti – Babele, perché rifà il codice della comunicazione umana. Babele aveva dato corpo al sogno di costruire l’umanità e il suo avvenire senza Dio e soffocando le differenze. L’unità monolitica, che aveva come principio ispiratore l’istinto del potere, aveva avuto come esito il naufragio della divisione delle lingue e l’incomunicabilità. La dispersione fu l’interruzione di un progetto. A Pentecoste lo Spirito del Risorto ricompone l’unità della famiglia umana e realizza il sogno di un’umanità veramente fraterna. Lo Spirito anima e guida la vita dei cristiani e della Chiesa, trasformando il cuore di ciascuno in abitazione del Padre e del Figlio. E’ lo Spirito della vita che rianima tutto ciò che è destinato alla rovina e alla morte, e che è pegno della nostra partecipazione alla risurrezione di Cristo. E’ il Consolatore, memoria e fantasia in ordine alla Parola di Gesù Cristo e fonte di perenne giovinezza della nostra speranza. Lo Spirito del Padre e del Figlio è fonte di molteplici doni e carismi per l’edificazione dell’unico corpo di Cristo che è la Chiesa.
3. Tra i doni dello Spirito, spicca quello del ministero ordinato. Don Luca Fanfarillo già è diacono. Tra poco, per l’imposizione delle mani e per la preghiera consacratoria, sarà ordinato presbitero e sarà reso partecipe del sacerdozio e del ministero del vescovo nell’unità del presbiterio diocesano. Il carisma del ministero ordinato e, in questo caso del sacerdozio ministeriale, è quello di donare alla comunità cristiana la grazia di fondarsi sul Cristo in continuità con la Chiesa apostolica e a garanzia della sua unità. Tutti i cristiani sono “Alter Christus”. Luca, dopo l’ordinazione, potrà agire “nella persona di Cristo Capo e Pastore e a nome di tutta la Chiesa”. E’ questo ufficio “rappresentativo”, questo ruolo di rappresentatività, che distingue essenzialmente il sacerdozio ministeriale dal sacerdozio battesimale. Ciò non implica una pura e semplice supplenza giuridica da parte del ministro in ordine ad Uno che è assente, ma si tratta di una vera e propria presenza di Cristo nel suo ministro, davanti al quale egli si pone come puro strumento. Don Luca dovrà prestare tutto sé stesso a Cristo scomparendo e cancellandosi secondo le parole di Giovanni Battista: “Occorre che Egli cresca e che io diminuisca” (Gv 3,30).
4. Le letture della celebrazione odierna sono una miniera di incalcolabile ricchezza. Il libro degli Atti ci parla della venuta nella Chiesa dello Spirito “fragore come di vento” e “lingue come di fuoco”, autore di una parola apostolica che annuncia le “mirabilia Dei”, la Sua misericordia e il Suo perdono in maniera comprensibile ad ogni razza, cultura e lingua.
Paolo ai Galati raccomanda di camminare secondo lo Spirito che hanno ricevuto nel Battesimo, rifiutando di lasciarsi guidare dalla carne foriera di opere di morte. I frutti dello Spirito (“amore, gioia, pace; magnanimità, benevolenza, bontà; fedeltà, mitezza, dominio di sé”) sono disposti secondo tre terne per indicare la completezza e la perfezione. Il Vangelo sottolinea la forza dello Spirito, che garantisce il coraggio della testimonianza, e la centralità divina, insuperabile di Gesù, nel conoscere, nel fare, nell’essere. “Lo Spirito di verità, vi guiderà alla verità tutt’intera” (Gv 16,13): ricordiamolo bene! Non siamo noi a possedere la verità, ma è la verità che ci abbraccia e ci possiede.
5. In una celebrazione così straordinaria e così ricca di motivi e di suggestioni non è difficile, caro don Luca, farti gli auguri. Ti auguro, prima di tutto di coltivare la tua umanità per poter offrire un volto sempre più umano a Dio, a Cristo, al Vangelo, alla bellezza della vita cristiana. Ricordati, inoltre, che la gente non vuole chissà che cosa da te: vuole semplicemente e chiaramente che tu le parli di Dio, che tu le risvegli la nostalgia di Dio. Vuole che i tuoi occhi siano due finestre luminose aperte su una interiorità bagnata dalla luce di Colui che è il senso di tutto. Ti auguro, inoltre, che viva, dentro di te, risuoni sempre quella parola che il Cristo pronunciò dopo l’Ultima Cena: “Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 15,15). Tieni sempre peresente che il tuo servizio e il tuo lavoro di Chiesa è un lavoro “da amici”. Abbi una sola, grande passione, quella per Gesù Cristo e per il suo progetto … Senza l’amicizia con Lui non ci può essere gioia nella vita di un prete! Ti auguro, inoltre, di coltivare sempre, con cura e con decisione, l’affetto e la comunione con il presbiterio e con il vescovo. Sappi vedere sempre nel presbiterio una famiglia di amici, che devono preparare al Signore un popolo ben disposto.
Non aver mai paura di mostrare i tuoi limiti, non ti vergognare nel chiedere aiuto. Liberati dall’ansia di voler dimostrare sempre a tutti il tuo valore.
Infine, ti auguro di servire il popolo di Dio con speranza, spendendoti senza riserve per il Vangelo, con grande affetto per tutti, un affetto sincero, rispettoso, disinteressato, sopratutto per chi è più debole e in difficoltà … con grande stima per le persone e i loro doni …
Si chiude l’ “Anno paolino” e sta per iniziare l’ “Anno sacerdotale”. L’apostolo delle Genti, contemplativo e attivo, è un modello per noi pastori di oggi. Pastori “formato Paolo”, innamorati di Cristo e felici della propria vocazione, pur nelle difficoltà del trapasso culturale e pastorale di oggi, desiderosi di affascinare gli altri con l’esempio e con la parola, sono necessari alla comunità cristiana più dell’aria che respiriamo. Ne abbiamo un estremo bisogno. Caro don Luca, ti auguro di essere uno di questi.
6. Il cammino della Diocesi fa registrare l’avvio della formazione della Consulta delle Aggregazioni laicali, un organismo pastorale che favorirà la comunione delle aggregazioni ecclesiali tra di loro e all’interno della famiglia diocesana. Abbiamo tenuto la riunione preliminare venerdì 22 maggio u. s. presso il Centro pastorale di Fiuggi. A settembre la Consulta prenderà il via ufficialmente in occasione della Assemblea pastorale annuale.
In queste ore, inoltre, giunge a compimento l’ “Agorà dei giovani italiani”, un percorso di tre anni proposto dalla Conferenza Episcopale Italiana per restituire slancio, vigore e solidità alla Pastorale giovanile nelle 226 Diocesi italiane. Proprio in questa settimana, dal 25 al 29 maggio, si è tenuta a Roma la 59^ Assemblea ordinaria della CEI e il tema fondamentale, su cui sono stati interpellati e si sono interrogati i Vescovi, è stato quello dell’urgenza del compito educativo in ordine ai ragazzi e alle giovani generazioni. I Vescovi italiani, in maniera unanime, hanno scelto questo tema come contenuto di fondo degli Orientamenti pastorali per la seconda decade del Terzo Millennio (2010-
Infine, l’emergenza lavoro. Siamo chiamati ad un supplemento di generosità per contribuire alla costituzione di un fondo di garanzia per il “Prestito della Speranza”. E’ una iniziativa proposta dalla Presidenza CEI per favorire le famiglie che attraversano un grave disagio economico dovuto alla perdita della fonte di reddito a causa della crisi economica. La colletta nazionale si realizzerà in tutte le parrocchie italiane in questa solennità di Pentecoste. E’ un’iniziativa che riveste un grande valore pedagogico in quanto educa alla solidarietà e alla condivisione, all’apertura di cuore e alla sobrietà.
Anagni, 30 maggio 2009
+ Lorenzo Loppa