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Pasqua: un abbraccio tra il cielo e la terra

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Nel clima minaccioso che si crea attorno a Gesù nell’imminenza della sua passione, all’interno di un ennesimo scambio di battute tra lui e i suoi oppositori, il Signore per sottolineare l’abisso incolmabile che lo separa da loro, afferma: “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo” (Gv 8,23). La distanza tra “quaggiù” e “lassù”, tra il cielo e la terra è sconfinata e abissale: “Dio è in cielo e tu sei sulla terra” (Qo 5,1); “Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri” (Is 55,9). Cielo e terra sono mondi lontanissimi. La loro distanza è … assolutamente insuperabile. Da sempre, comunque, l’uomo mostra il desiderio segreto che questi due mondi si avvicinino: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Is 63,19). Il grido struggente del profeta esprime e riassume l’anelito più profondo dell’esistenza umana. L’uomo, nella sua storia, ha anche provato a superare le distanze di propria iniziativa e con i propri mezzi, Ha tentato di … scalare il cielo (per esempio con Adamo ed Eva: “Diventerete come Dio” - Gen 3,5; o con la torre di Babele - Gen 11,1), ma ha fallito!

La situazione cambia con l’Incarnazione e la Pasqua. E’ Dio che assume l’iniziativa: “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo”, così professiamo nel Credo. E Dio porta il cielo sulla terra e solleva la terra al cielo, come dice S. Ambrogio: “Ille in terris, ut  tu in stellis”. E il cielo e la terra si toccano con la Incarnazione e, soprattutto, con il mistero pasquale: “E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). Appeso alla croce, con le mani allargate in un grande abbraccio da cui nessuno mai è e sarà escluso, il Figlio di Dio attira tutti a sé. Con le mani tenute ferme non dai chiodi, ma dall’amore, il Crocifisso dona la vita a tutti coloro che si rivolgono a Lui con la fede. “Quaggiù” e “lassù” si incontrano nella Croce, non per uno scontro,  ma per un abbraccio . L’alleanza tra Dio e l’uomo è completa, definitiva, eterna. L’alleanza ormai è l’abbraccio definitivo tra la promessa divina e la speranza umana. Da Abramo in poi, Dio entra nei desideri e nei sogni dell’uomo, non li soffoca, anzi li dilata, li eleva, li compie. E il nostro più grande sogno e il nostro desiderio più grande è la vita che sconfigge la morte e non ci rende suoi prigionieri per sempre! Nella risurrezione del Crocifisso Dio offre un futuro di vita anche a noi, perché Cristo è il primogenito dell’intera umanità rinata dalla morte. Ma la Pasqua ci dice che Dio non ci libera dalla sofferenza, ma nella sofferenza; non ci libera dalla morte, ma nella morte. “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32): noi non abbiamo ascoltato e visto il Signore Gesù, il Verbo fatto carne. Ma sappiamo che la sua carne è diventata Parola, per farsi di nuovo carne in noi che ascoltiamo, contempliamo e amiamo: “Se rimarrete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscere la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,31-32). Chi ascolta e vive della Parola è in comunione con il Signore Gesù che è la verità del Padre, che ci fa “conoscere” il Padre e, quindi, ci rende coscienti e convinti di essere figli e fratelli. Questo ci libera dall’idolatria di noi stessi e ci irrobustisce nell’amore. E vivere nell’amore di Dio e degli altri in Gesù significa già ora avere la vita “eterna”, sconfiggere la morte, vivere della stessa vita di Dio: “In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte” (Gv 8,51). Obbedire nella fede alla Parola di Gesù Cristo significa sconfiggere ogni tipo di morte attorno a noi e dentro di noi. Perché la morte non viene sconfitta dalla vita, ma dall’amore. E’ l’amore che vince la morte: quello di Dio per noi e per il mondo; e quello nostro come specchio fedele dell’amore di Dio stesso. La croce, allora, non è un incidente, ma un passaggio necessario per arrivare alla vita. E’ il nuovo albero della vita. La croce è il segno e il luogo della suprema manifestazione dell’amore di Dio per il mondo. La croce è segno della fedeltà di Gesù Cristo al Padre e del suo amore per noi. E’ la strada del “chicco di frumento” che muore e produce molto frutto. Se la morte di Gesù smentisce ogni concezione miracolistica di Dio, come se Lui fosse il risolutore immediato dei nostri mali, la sua resurrezione proclama che Dio interviene, e si comporta da Dio, non però quando fa comodo a noi, ma quando accettiamo fino in fondo la nostra condizione di limite e il rischio della nostra vita sulla sua Parola. Così diventa chiaro che Dio non vuole la morte, ma la vita; e la vita la offre solo a coloro che, in Gesù e con Gesù, sanno perdere sé stessi a favore degli altri.

Buona Pasqua!

Anagni, 7 aprile 2020
Martedì Santo

+ Lorenzo Loppa
a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
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