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Dalla Pasqua la forza della speranza

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“Siate forti, riprendete coraggio,
o voi tutti che sperate nel Signore” (Sal 30,25)

“Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa”: le parole della sequenza della messa di Pasqua esprimono in maniera efficace il momento difficile, per alcuni difficilissimo, che stiamo vivendo a causa della pandemia da covid-19. Ma, oltre all’assalto del male, le medesime parole ci raccontano la risurrezione del Crocifisso e ci consegnano il messaggio straordinario del nostro futuro come futuro di vita. “Cristo è veramente risorto”, ci invita a cantare la liturgia pasquale. Non era possibile che colui che era passato nel mondo facendo del bene, sollevando la pietra di tanti sepolcri, potesse essere trattenuto più di tanto dalla morte.

“Cristo, mia speranza, è risorto”: la voce e la testimonianza di Maria di Madgala annunciano che Colui che era morto per amore, per essere con noi e come noi, non poteva essere dimenticato dal Padre nella tomba. La morte non viene sconfitta dalla vita, ma dall’amore. Dio non dimentica i suoi figli nel sepolcro. E quello che si verificato per Gesù Cristo avverrà anche per noi. Egli è il primogenito di una umanità risorta dalla morte. Gesù coinvolge tutti noi, suoi amici, nel suo segreto e nel suo percorso di vita; ci coinvolge nella sua battaglia contro la morte e vuole che ci mettiamo a sua disposizione per vincerne qualunque forma: l’indifferenza, la cattiveria, l’invidia, l’odio, ogni squilibrio, la paura, la sofferenza di qualsiasi genere, il male in tutte le sue forme … “Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello …”: tale lotta spaventosa è in corso, con molte perdite, ferite e compromessi. Ma, alla fine, l’ultima parola, come nella Pasqua di Gesù Cristo, spetterà a Dio e “l’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte” (1 Cor 15,26). La Pasqua è stata la vittoria di Dio non definitiva, ma decisiva, contro il male e la morte.

La risurrezione del Crocifisso significò risurrezione anche per gli amici di Gesù e per la loro speranza. Gli incontri con il Risorto li fecero persuasi che il passato di tradimento, di vigliaccheria, di disconoscimento e di fuga non potesse costituire un alibi per non seguirlo e non coinvolgersi nella sua missione. Come commensali del vivente, con la Parola, che lo fa riconoscere, con il Pane e il Perdono, ritrovarono la forza e il coraggio di vivere scoprendo nella Risurrezione un progetto che Gesù aveva iniziato e che loro avrebbero dovuto portare avanti consegnandolo ad altri. Ogni otto giorni, di domenica in domenica, con il dono e lo slancio della Pentecoste, acquistò un volto la comunità pasquale nella consapevolezza di dover combattere la morte sempre e dappertutto con la luce e la forza della Pasqua (celebrata soprattutto nella cena del Signore) e del dono dello Spirito. A rendercene persuasi basta sfogliare le prime pagine del libro degli Atti: “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nella preghiera” (At 2,42); e ancora: “Avevano un cuore solo e un’anima sola … ogni cosa era loro comune” (At 4,32). Per le prime comunità, nate dalla Pasqua, la comunione andava oltre le persone, si estendeva a tutte le loro relazioni, coinvolgendo anche i beni economici. La luce e la forza della Pasqua era capace perfino di trasfigurare le cose, che non erano più elementi divisione, ma strumenti di comunione. La morte era combattuta a tutti i livelli: questo significò per quei cristiani “far Pasqua” ed essere “figli della Risurrezione”.

La luce e la forza della Pasqua sono nella nostra vita dal giorno del Battesimo. Esse vengono ringiovanite continuamente dall’amore di Dio non solo con la Parola e i Sacramenti, ma in ogni momento e attraverso molteplici “segni”. Al seguito del Risorto dobbiamo continuare ad amare la vita degli altri e nostra. Oggi, in questo momento difficile, dobbiamo amare ancora di più, con forza e convinzione maggiori. Le difficoltà, le ansie, le sofferenze, i dubbi, le paure, gli interrogativi e le angosce sul domani di persone e famiglie sono come la pietra tombale che ha sepolto non solo Gesù, ma anche la vita dei suoi amici il venerdì santo. Ma il masso ribaltato all’ingresso del sepolcro e quella tomba rimasta vuota per sempre, al mattino di Pasqua, annunciano la morte della morte e ci invitano a non avere paura di risorgere e di sperare, con una grande fiducia in Dio e nella ragione. Lo spettro del Covid-19, la malattia, il non senso, il peso della vita, le ristrettezze di ogni genere, i dubbi, la stanchezza, la morte stessa non costituiscono più situazioni di non ritorno ed eventi senza appello. L’amore di Dio, che ha ribaltato la pietra del sepolcro del Figlio, ci chiama a risorgere e a far risorgere ogni giorno la nostra speranza. Mettiamola a disposizione di chiunque.

“Ricordati della parola detta al tuo servo,
con la quale mi hai dato speranza.
Questo mi consola nella mia miseria:
la tua promessa mi dona la vita” (Sal 118,49).
Sulla Parola-promessa di Dio riposa la nostra speranza che non delude.

Buona Pasqua!



Anagni, 9 aprile 2020
Giovedì Santo



+ Lorenzo Loppa
a cura dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali
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