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Messa Crismale 2009
Promessa di Dio e Speranza dell'Uomo: l'abbraccio della Pasqua!
L’oggi del Vangelo ai poveri!
In questo momento ci sentiamo vicini, in comunione di affetto e di preghiera, ai nostri fratelli abruzzesi, a tutti i figli dell’Abruzzo, forte e gentile, colpiti in maniera durissima dal terremoto, il 6 aprile u. s. Siamo vicini all’Aquila e alla sua provincia, alle famiglie che hanno perso i loro cari, ai feriti, ai senza casa, al vescovo Giuseppe Molinari, a tutti i soccorritori e alle persone che stanno già aiutando questo lembo di terra d’Abruzzo a rialzarsi. Professiamo, all’interno di questa celebrazione, la nostra fede nel mistero dell’Amore di Dio, nonostante tutto, un Amore che è “mistero”, perché non ha dalla sua il conforto dell’esperienza e perché si è espresso e si esprime con la Croce.
1. La Messa crismale, con l’arcobaleno dei suoi messaggi, ci fa celebrare il sacerdozio della Nuova Alleanza e ci racconta, prima di tutto, la nostra fortuna di essere un popolo che cammina nella storia stretto attorno al Risorto, coinvolto in un progetto di liberazione e di pace cha ha come suo baricentro la Pasqua di Gesù Cristo. Siamo un popolo di sacerdoti, testimoni dell’Alleanza di Dio con l’umanità, chiamati a proclamare l’oggi della salvezza. All’interno di questo popolo il servizio dei pastori si pone in funzione della piena liberazione pasquale di tutti. Oggi è anche la festa del sacerdozio ministeriale all’interno di un popolo tutto sacerdotale.
2. La benedizione degli oli, incastonata nella celebrazione odierna, quest’anno ha un sapore particolare, in quanto essi sono contenuti nelle nuove ampolle. Già significativa per il momento in cui è posta – a ridosso del Triduo pasquale, centro e cuore della storia della salvezza e all’interno dell’Eucaristia – la benedizione degli oli, che tra poco seguirà, metterà sotto gli occhi di tutto i nuovi vasi, da cui possiamo raccogliere, quasi in maniera furtiva, una lezione straordianria. La bellezza è importante sempre, ma soprattutto nella liturgia. Essa è a servizio della bellezza di Cristo e del Vangelo. E niente è così importante come il superfluo, il gratuito, il bello! Di certo, non bisogna confondere il contenente e il contenuto. E’ più importante l’olio recato dalle ampolle, specialmente quando sarà stato benedetto. L’orgoglio delle ampolle è portare l’olio, ma la loro umiltà consiste nell’offrirlo. La bellezza della vita cristiana consiste nel portare Gesù Cristo: questo è il nostro vanto. Insieme, però, ci deve essere l’umiltà di servirlo!
Con il crisma e gli altri oli benedetti lo Spirito risana, illumina, conforta, consacra e permea di doni e di carismi tutto il corpo della Chiesa.
3. Stiamo celebrando l’anno paolino, il cui testimone sarà raccolto dall’anno sacerdotale.
Paolo era un uomo di frontiera. In lui si incontrano tre mondi: l’ebraico, il greco e il romano. Ma queste tre appartenenze non riescono a proiettarlo verso l’universale. Lo rendono semplicemente zelante verso la sua religione (cfr Gal 1,14) e ostile verso gli altri. E’ l’evento e la rivelazione di Damasco che provocano in lui una sintesi superiore: conquistato da Cristo (Fil 3,12) ed espropriato di sé, si sente proiettato verso i tre mondi: “Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero …” (1Cor 9,19). Paolo oggi può insegnarci un grande segreto per cui ognuno (giudeo o greco, schiavo o libero, uomo o donna) può restare sé stesso, ma in Cristo riceve la massima dignità, quella di figlio di Dio. Difatti siamo tutti figli nel Figlio (cfr Gal 3,28-
Paolo ci insegna, soprattutto, la passione per il vangelo e lo slancio per la missione. Alla sua scuola impariamo, sicuramente, cosa significhi tendere alla perfezione spirituale e alla comunione con Cristo! La tensione alla santità e alla perfezione evangelica – propria di tutti i cristiani – deve essere indispensabile per chi, all’interno della Chiesa, rappresenta sacramentalmente Cristo Capo, Pastore e Servo. Proprio per questo, nell’udienza concessa alla Plenaria della Congregazione del Clero del 16 marzo u. s., Papa Benedetto ha comunicato l’indizione di uno speciale “Anno sacerdotale”, che andrà dalla Solennità del S. Cuore di Gesù, il prossimo 19 giugno, fino al 19 giugno 2010. L’occasione è data perché ricorre quest’anno il 150° anniversario della morte di S. Giovanni Maria Vianney, il S. Curato D’Ars (4 agosto 1859), vero esempio di pastore a servizio di Cristo e della comunità cristiana. La figura e la missione del presbitero sono irrinunciabili nella Chiesa e la tensione verso la perfezione spirituale, e la comunione con Cristo, sono essenziali per l’efficacia del ministero sacerdotale oggi, insidiato da un disagio che, a volte, prende il nome di stanchezza, isolamento, sfiducia, ritmi eccessivi di lavoro, poco tempo da dedicare alla formazione personale. L’anno sacerdotale vedrà tutti, dal Vescovo all’ultimo battezzato, stringersi attorno ai nostri sacerdoti con la preghiera, l’affetto e anche con scelte ben ponderate, per permettere a ogni sacerdote di svolgere il suo ministero con meno pressioni, meno “cose da fare” e più tempo da dedicare a sé stessi, sempre per il bene di tutti.
4. La Messa crismale, ogni anno, di solito ci offre l’occasione per fare un punto sul cammino della Diocesi che, al presene, può beneficiare di un bilancio, seppure ancora parziale, della Visita pastorale. Ho già avuto modo di concludere la Visita alla forania di Anagni e di Fiuggi (manca Alatri) e, quindi, un bilancio provvisorio si può tentare. Dove stiamo andando?
Anagni-
Ho potuto toccare con mano che, dappertutto, lo Spirito di Dio lavora e semina tesori di bene nel cuore delle persone. Dio e la Sua grazia sono all’opera nei cuori per la trasformazione del mondo. Però, in questo momento, mi sembra urgente dare una quota più alta alla Parola, alla Persona, alla Comunione.
La Parola: è presente nella comunità cristiana, ma non basta venirci a contatto solo alla Domenica. Bisogna riportare la Parola di Dio nel cuore della settimana. E’ essenziale che, in tutte le comunità, ogni settimana, ci sia almeno un incontro sulla Parola della Domenica per tutti gli Animatori e le persone più coinvolte nella vita parrocchiale. L’augurio è che poi questa Parola rifluisca in tanti Centri di ascolto (in alcune parrocchie si tengono). Spazio alla Parola, anche a livello personale, significa restituire a Dio il suo Primato, significa ricerca della santità, luce e forza per scelte più generose.
La Persona: rimettere al centro della vita parrocchiale la Persona è un’urgenza inderogabile. Bisogna sburocratizzare la vita comunitaria, rendere meno importanti “le cose da fare”, restituire unità e centralità ad una persona che parli, si esprima, sia autrice delle dinamiche ecclesiali. Una persona da formare, da rendere corresponsabile, da amare. Qui c’è tutto il segreto per far fronte all’emergenza educativa. La parrocchia deve essere una terra di relazioni e la pastorale deve configurarsi come la pastorale dei volti. A somiglianza di Maria, la cui missione è stata quella di dare un volto umano al Figlio di Dio, anche le nostre parrocchie sono chiamate a dare un volto umano alla fede, al Vangelo, a Gesù Cristo. Dare visibilità allo sguardo di Cristo sui ragazzi e giovani, specialmente oggi, è di vitale importanza per l’impresa educativa.
La Comunione: è presente come dono nelle nostre realtà locali, ma, pure qui, bisogna fare di più. Parlo della comunione/condivisione nelle parrocchie. In tante mancano, ad esempio, il Consiglio pastorale parrocchiale e il Consiglio per gli Affari economici. E’ essenziale e fondamentale, in ogni situazione, un gruppo di persone (chiamiamolo “tavolo”, “comunità pastorale”, “gruppo di lavoro”), che affianchi i presbiteri e pensi, analizzi, progetti, inventi, proponga…
La comunione, poi, nei riguardi delle altre parrocchie e realtà ecclesiali, si chiama passione per il gioco di squadra e per un lavoro d’insieme. Sto dando queste indicazioni soprattutto nei grandi centri. Ultimamente l’ho fatto con Fiuggi. Mettere insieme persone, obiettivi, metodi, contenuti significa semplificare il lavoro, migliorarne le qualità, risparmiare forze, non bruciare le iniziative.
Il sentire comune e la coscienza di essere un popolo deve crescere, infine, nello sguardo della Diocesi.
Il 7 ottobre u. s. abbiamo inaugurato il Centro pastorale di Fiuggi. Adesso deve crescere il senso della Diocesi e la comunione nella nostra Chiesa particolare. Siamo un popolo. Ognuno di noi deve liberarsi dall’individualismo, dalla autoreferenzialità, dai propri gusti, dalle proprie prospettive. Croce per noi significa partire, lasciare, disponibilità a morire alla casa paterna, alle proprie abitudini, al conosciuto…
Solo in questi termini e a partire da questi presupposti possiamo affrontare le emergenze, quella economica e quella di senso e di valori, come ho scritto nel messaggio di Pasqua!
A proposito di emergenza, segnalo, in ultimo, il fatto che una Caritas strutturata, laboriosa, coinvolgente e funzionale all’attenzione generosa verso vecchie e nuove povertà, è attiva solo in poche parrocchie. Questo è un capitolo da prendere assolutamente in considerazione!
5. Anche perché bisogna dare un oggi alla promessa di salvezza che Dio fa a tutti i poveri. Perché noi cristiani siamo “profeti del Vangelo”, “testimoni dell’Alleanza tra Dio e il mondo”, “ministri dell’amore di Cristo”, e “testimoni della sua volontà di liberazione universale”.
La brevissima omelia di Gesù nella sinagoga di Nazareth ospita queste pochissime parole: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato” (Lc 4,21) Questo “oggi” non è quest’oggi, ma è l’ “oggi” di Dio. Il giorno di Dio non è un giorno del calendario. E’ un tempo interiore che, come una lama, attraversa la storia. E’ un tempo interno al tempo in cui io vivo. E’ il tempo della salvezza, perché decido di vivere come ministro dell’amore di Dio, di ripetere i gesti di liberazione di Gesù di Nazareth. Per cui Cristo stesso diventa mio contemporaneo, cammina ancora per il mondo liberando e sanando tutti. L’ “oggi” di Dio è il tempo in cui la Promessa di Dio e il desiderio di vita dell’uomo si incontrano e si abbracciano! E’ il momento in cui noi ritroviamo la verità su noi stessi, il vero versante della nostra vita, quel versante stupendo su cui batte la luce della Pasqua. Nella tradizionale e inconsueta liturgia sinagogale Gesù passa direttamente dalla Parola non alla spiegazione, ma all’adempimento!
È ora di affidare solo ai fatti, al gesto, il racconto dell’Amore di Dio per il mondo, un amore “diverso”, come ho avuto modo di dire, che si è espresso e si manifesta con la ruvida immagine della Croce. Ma la Pasqua ci dice che il negativo della vita non è l’esito ultimo del nostro viaggio. E’ possibile vivere, sperare, lottare, amare, perché le mani aperte di Cristo sulla Croce rimangono ormai spalancate per sempre. E perché, soprattutto, il sepolcro, in cui il Signore è stato chiuso per poche ore, è rimasto ormai vuoto per sempre.
Buona Pasqua a tutti!
+ Lorenzo Loppa