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Quaresima 2009
Sobrietà e solidarietà: nomi esigenti della speranza!Al Popolo santo di Dio
che è in Anagni-
Carissimi,
con puntuale e discreta fedeltà anche quest’anno la Quaresima ritorna come “decima dell’anno” da offrire a Dio, come tempo propizio e benedetto per il rinnovamento spirituale e il ringiovanimento della nostra speranza. Rispetto ad altre stagioni dell’anno liturgico il “sacramento della nostra conversione” “costituisce un cammino di più intenso allenamento spirituale in cui la Liturgia ci ripropone tre pratiche penitenziali molto care alla tradizione biblica e cristiana – la preghiera, l’elemosina, il digiuno – per disporsi a celebrare meglio la Pasqua e a fare così esperienza della potenza di Dio che, come ascolteremo nella Veglia pasquale <<sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti. Dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace>> (proemio pasquale)”. Sono queste le parole con cui Papa Benedetto XVI dà inizio al suo messaggio per la Quaresima 2009. I pilastri della nostra conversione li accogliamo dalla Bibbia e della tradizione cristiana: il digiuno (è ovvio non solo in senso alimentare) fa essere più presenti a sé stessi, per risvegliare la propria coscienza e spezzare i determinismi che ostacolano la libertà; l’ “elemosina” per essere più disponibili agli altri, per incontrarli in una condivisione veramente fraterna, discreta, nel rispetto delicato della loro libertà; la preghiera per essere più aperti a Dio e più consapevoli della nostra dipendenza radicale dalla Sua Parola.
Quest’anno il S. Padre nel Suo messaggio si sofferma a riflettere in particolare sul valore e sul senso del digiuno. Con la S. Scrittura e la tradizione cristiana ne illustra le ragioni profonde e il vero significato che è quello di compiere la volontà del Padre: il vero digiuno è finalizzato a mangiare il <<vero cibo>> che è fare la volontà del Padre (Gv 4,34).
Ai giorni nostri la pratica del digiuno sembra aver perso un po’ del suo valore spirituale per diventare una misura terapeutica per la cura del proprio corpo. Noi cristiani dobbiamo riscoprirne il significato autentico: esso può aiutarci a mortificare il nostro egoismo e ad aprire il cuore all’amore di Dio e del prossimo. Esso conferisce unità alla persona rendendoci più presenti a noi stessi, più aperti a Dio, più disponibili agli altri. Il digiuno, come privazione del piacere del cibo e di altri beni materiali, introduce nella vita nostra il sapore della fame di Dio in solidarietà con i poveri. Scrive S. Pietro Crisologo: “Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia è la vita del digiuno, perciò chi prega digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica” (Sermo 43: Pl 52,320.332).
Vorrei che la Quaresima di quest’anno, nelle comunità parrocchiali e religiose, fosse vissuta con quest’accentuazione particolare e con l’intento precipuo di mettere a disposizione dei poveri e dei “nuovi” poveri il frutto dell’impegno di conversione.
Sto facendo la Visita pastorale nella forania di Fiuggi. Ho già visitato la forania di Anagni. Mi imbatto in tante persone e in tante situazioni di disagio create dalla difficile congiuntura economica provocata dalla crisi finanziaria internazionale. In vaste aree del nostro Paese sono percepibili i primi effetti della recessione. Soprattutto nella nostra Ciociaria sono in pericolo molti posti di lavoro. Tante famiglie si sono ritrovate senza lavoro e senza il salario, magari “unico”, su cui facevano affidamento. Sono convinto che la comunità cristiana, diocesana e parrocchiale, debba prendersi carico di queste famiglie nella condivisione e nella solidarietà, perché non venga uccisa la speranza. Come frutto del digiuno quaresimale, per una “Quaresima della carità” di sostanza, propongo quest’anno di dare avvio ad una “Fondazione emergenza lavoro” per i nuclei familiari in difficoltà a causa della perdita dell’unico posto di lavoro.
Uno dei prefazi della Quaresima ci fa pregare così: “Tu vuoi che ti glorifichiamo con le opere della penitenza quaresimale, perché la vittoria sul nostro egoismo ci renda disponibili alle necessità dei poveri, a imitazione di Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore” (Prefazio III).
Don Tonino Bello diceva che la Quaresima è un viaggio che va dalla testa ai piedi. Cenere in testa e acqua sui piedi. Una strada, apparentemente, di nemmeno due metri. Ma, in verità, molto più lunga e faticosa. Si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri. Non bastano a percorrerla i giorni che vanno dal mercoledì delle ceneri al giovedì santo. Ci vuole tutta una vita. Pentimento e servizio: sono i binari obbligati su cui si gioca la nostra crescita e il nostro ritorno a casa! Con gli altri e insieme agli altri! I quali ci daranno una mano e ci potranno offrire la possibilità di misurare la quota evangelica della nostra esistenza di credenti.
Buon cammino nella sobrietà, nella solidarietà e nel restituire corpo e vigore alla speranza di tante famiglie in difficoltà.
Vi benedico tutti con affetto
+ Lorenzo Loppa
Anagni, 25 febbraio 2009
Mercoledì delle Ceneri