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IL PRIMATO DELLA PERSONA UMANA
Serve una nuova Bretton Woods!
Chi sono davvero gli speculatori?
GIULIO ALBANESE -
Ma non è tutto, il valore nominale dei derivati in giro per il mondo è stato stimato attorno ai 700mila miliardi di dollari, vale a dire 13/14 volte il Prodotto interno lordo mondiale. Insomma, la cosa assurda è che questi stessi speculatori, alla prova dei fatti, sono giocatori e arbitri d’ogni partita, mentre chiunque tenti di fermarli è comunque perdente. Neanche mettendo insieme tutte le banche centrali del pianeta si potrebbe impedire un attacco frontale coordinato degli 8 soggetti sopra citati, per il semplice motivo che le banche centrali, per statuto, possono solo intervenire sul mercato “cash” (quello della liquidità), mentre gli altri vanno “a leva”.
Tradotto in un gergo per i non addetti ai lavori, basti pensare che per ogni 1.000 euro o dollari messo in campo dalle banche centrali, le banche finanziarie già citate rispondono mediamente con contratti nominali (per intenderci, movimenti di denaro, spesso “tossico” e quindi “fasullo” in via telematica, grazie alle continue sofisticazioni di ingegneria e matematica applicata alla finanza) pari a 100.000.000 -
È evidente, perciò, che sta crollando un sistema il quale ha generato un mostro in grado di fare disastri non solo nei Paesi del Sud del mondo, ma anche in quelle nazioni ritenute potenze industriali. Inoltre, anche l’ascesa di quei Paesi emergenti con un prodotto interno lordo (Pil) in crescita, meglio noti con l’acronimo Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), va presa col beneficio d’inventario. Perché se da una parte è vero che questi Paesi hanno fatto dell’economia reale il loro cavallo di battaglia, mettendo al primo posto le attività produttive a costi irrisori rispetto all’Occidente, anch’essi non hanno preso sul serio la questione sociale, acuendo forti ingiustizie e sperequazioni. Per cui, se da una parte abbiamo Stati Uniti ed Europa che si sono trasformati in zone di consumatori (oggi, peraltro senza quattrini da spendere, indebitati come sono), dall’altra vi sono i Brics che producono a tutto spiano, dimenticando che la “domanda”, commercialmente parlando, non può venire solo dall’estero ma deve anche essere “interna”.
D’altronde, gli standard di democrazia, in Paesi come Cina e Russia, impongono un contenimento dei consumi interni procapite poiché si teme la contestazione dei sistemi centralizzati del potere. Economisti e politici illuminati auspicano la convocazione di una nuova “Bretton Woods”, ovvero una “Conferenza internazionale” in cui decretare la penalizzazione di ogni forma di “speculazione”, per stabilire “parità monetarie” che consentano un sano sviluppo del commercio a lungo termine finalizzato allo sviluppo di tutti i popoli. Un’indicazione caldeggiata da tanta società civile su scala planetaria, ma rimasta sulla carta. La proposta di una nuovo corso, affinché le leve economiche tornino in mano agli Stati sovrani, costituisce una sfida epocale all’ideologia liberista. Concretamente questo significa tornare a conferire agli Stati il potere non solo di creare il credito, ma anche di battere moneta.
Lungi da ogni disfattismo, qui si tratta di rivedere radicalmente le regole del gioco, tenendo conto, come cristiani, dell’insegnamento della Dottrina Sociale della Chiesa che, non solo, afferma il primato della persona umana sul mercato, ma esige, anche, che il Bene Comune sia garantito dalla solidarietà e dalla sussidiarietà, rendendo tutti corresponsabili del proprio presente e del proprio futuro.
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