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Sinfonia d'inizio anno

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22.12.2011

XLV Giornata Mondiale della Pace
Sinfonia d'inizio anno

"Educare i giovani alla giustizia e alla pace"


 

Il passaggio da un anno all’altro costringe il cuore a venire sempre allo scoperto e a decidere da che parte stare. Due anni fa, nel rivolgermi ai lettori da questa stessa pagina, invitavo tutti a “Camminare nel tempo da figli”, nonostante tutto. E proponevo un adagio che mi ritorna puntuale sulle labbra ad ogni Capodanno: “Dimmi cosa custodisci nel cuore il primo giorno dell’anno e ti dirò che razza di cristiano sei”. Il cuore nostro, adesso che finisce un anno duro e pieno di fatiche, deve decidere.

È stato un anno in cui, per tanti versi, si è assistito ad un declino della benedizione e della gioia di vivere. Problemi piccoli e grandi, a tutti i livelli; difficoltà di ogni ordine; la crisi economica e occupazionale che morde sulle nostre famiglie e i nostri paesi; voci più o meno autorevoli che ci offrono delle letture tendenti al grigio, o peggio al nero, sul futuro e lo interpretano quasi in prospettiva della fine. Molte notizie che leggiamo sui giornali o abbiamo dai TG inclinerebbero il cuore alla durezza e al lamento.

Ma siamo cristiani. È vero che i motivi per lamentarsi sarebbero tanti, ma la gioia e la forza della gratitudine devono essere più grandi. All’interno del tempo che va e di quello che viene occorre intonare un “Te Deum del cuore” (cfr D. Rondoni su “Avvenire” del 31.12.2010). E dare spazio alla memoria riconoscente e grata per le cose e le persone che non finiscono sui giornali, ricacciando dentro la tentazione di frequentare lo spazio della rivendicazione, della stanchezza e dell’avvilimento. Bisogna dire grazie per le cose importanti e per le cose da niente.

Per le persone che non fanno notizia. Per il sorriso di un bambino, per il saluto di tanta gente normale, per lo sguardo di chi muore sperando, per la festa di un amore, per una parola di gratitudine inattesa, per tante persone che fanno il loro dovere ogni giorno in silenzio, per l’entusiasmo chiassoso dei giovani, per tantissime altre cose; ma soprattutto per la fede, perché siamo figli, perché abbiamo in dote una speranza affidabile; perché, qualunque cosa succeda in questo anno, noi non saremo mai soli, siamo nelle mani di Uno che conta, che è forte come un Padre e tenero come una Madre. Dobbiamo rendere grazie per tanti compagni di viaggio, per la comunità cristiana, per il dono della Chiesa e delle sue celebrazioni che punteggiano la nostra esistenza, la sostengono e la irrobustiscono per un non facile cammino di vita. E proprio da un trittico di ricorrenze e di celebrazioni d’inizio d’anno vorrei trarre spunto per gli auguri e per una sorta di assicurazione contro la disperazione a beneficio di ognuno: esse sono la Solennità di Maria SS. Madre di Dio (1 gennaio), quella dell’Epifania (6 gennaio) e la Festa del Battesimo del Signore (8 gennaio). La solennità mariana di Capodanno (è la più importante di tutto l’anno) ci ricorda che facciamo l’ingresso in un nuovo segmento del tempo, che ci viene messo a disposizione, da figli e da fratelli (il 1 gennaio è anche la Giornata Mondiale della Pace): “Io ho per voi progetti di pace e non di sventura per concedervi un futuro pieno di speranza” (Ger 29,14). Non il passo strascicato degli schiavi, ma quello leggero e libero dei figli ci introduce in un anno a cui dobbiamo garantire un minimo di interiorità e di discernimento paziente di cose e situazioni (vedi l’atteggiamento riflessivo con cui il Vangelo di Luca presenta Maria: 2,19) e un discreto spessore di operosità nell’orizzonte dell’accoglienza e della solidarietà (il tema della Giornata Mondiale è “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”).

L’Epifania è una festa della luce. Ci convince che Dio è venuto per tutti e che tutti gli uomini sono chiamati allo stesso adempimento e al Regno, qualunque sia la regione che abitano e il cielo sotto cui vivono. La stella è per tutti, basta saper cercare, basta saper vedere, basta avere il gusto del movimento (come i Magi). L’Epifania ci consegna uno sguardo che deve diventare luminoso in profondità (per riconoscere dovunque una Presenza e una logica di senso) e in estensione: “Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore …” (Is 60,5). Dalla Epifania, festa dei doni, abbiamo un regalo super: lo sguardo illuminato dalla speranza.

La festa del Battesimo del Signore Gesù al Giordano ci conduce alla sorgente e alla sostanza del nostro essere figli. Su Gesù, che nella maniera più anonima si mette in fila con tutti per ricevere il Battesimo, si apre il cielo di Dio e scende la voce del suo compiacimento. Da qui l’invito a manifestare il nostro Battesimo, non relegandolo all’anagrafe parrocchiale, ma, al seguito di Cristo e della sua missione messianica, trasformandolo in un programma e una forza di servizio alla vita e alla felicità degli altri, nel pieno e sincero dono di noi stessi.

Un cuore da figli, uno sguardo da figli, una vita da figli: sono i doni che la Chiesa e la sua liturgia ci mette a disposizione in questo inizio d’anno; sono grazia che strapperanno i giorni che verranno alla insignificanza e al vuoto, mettendoli a disposizione di un progetto di umanità sicuramente più fraterna.

Con infiniti auguri

+ Lorenzo, vescovo

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