Diocesi di Anagni-Alatri

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Un mistero non da capire, ma da vivere

Vescovo > Bollettino Diocesano > 2009

Santissima Trinità
Un mistero non da capire, ma da vivere

Prima Lettura: Dt 4,32-34;39-40
Seconda Lettura: Rm 8,14-17
Vangelo: Mt 28,16-20


Il fatto che la solennità odierna sia celebrata proprio la domenica dopo Pentecoste può essere interpretato come un riconoscente sguardo retrospettivo sul compimento della salvezza, realizzata dal Padre, attraverso il Figlio, nello Spirito Santo. La Trinità Santissima è una verità non da capire, ma da vivere; da avvicinare non con ragionamenti astratti, ma da affidare alla semplicità del dato biblico: Dio è famiglia! Se ogni uomo è un mistero, ancor più lo è Dio che sfugge ad ogni verifica. Di Lui si saprà qualcosa, solo se Lui stesso lo vorrà comunicare, sia con le opere che con le parole. Oggi non siamo invitati ad una rischiosa arrampicata sugli specchi, in una logorante e inconcludente ricerca tutta fondata sul rigore del nostro impegno. Oggi siamo chiamati ad avvicinarci, in maniera trepida e fiduciosa, al mistero di un Dio che si rivela a noi vicino, ad un Dio che è famiglia (tra poco all’inizio della professione di fede diremo: “Credo in un solo Dio …”, ma non in un Dio solo …”) nella cui attività di conoscenza, d’amore e di comunione vuole che entriamo, perché tutta la nostra vita riceva una nuova impronta e sia trasformata. Il Battesimo ha acceso in noi questa familiarità con le Tre divine Persone. Essa è la radice nascosta della nostra interiorità di credenti e della vita della Chiesa. E’ questa relazione con le Tre Persone che fonda ogni tipo di fraternità con gli uomini, non ci allontana dal mondo, garantendo la trasparenza della nostra speranza e il nostro impegno, perché il mondo stesso sia trasformato in Regno di Dio. In Gesù Cristo, e attraverso il dono dello Spirito, è Dio stesso che ci introduce nel Suo mistero. Noi ci accomodiamo dentro al mistero del Suo amore, Egli entra nella nostra vita.

Le letture bibliche ci invitano a considerare i modi con cui Dio si rivela e si rende presente nella storia della salvezza e nella nostra vita di ogni giorno: come Dio “misterioso e nascosto” (Is 45,15), eppure tanto vicino al suo popolo (I^ lettura); come Padre, che col dono del Suo Spirito, fa di noi dei figli (II^ lettura); come mistero di comunione tri-personale che ogni discepolo è chiamato ad accogliere in sé e a testimoniare con vita grata e riconoscente di fronte al mondo (Vangelo).

Nel testo del Deuteronomio, Mosè invita il suo popolo a ricordarsi delle grandi opere che Dio ha fatto per Israele. Da questo tutti dovranno trarre motivo riconoscente per la fedeltà ai comandamenti. Qui emerge proprio il carattere della fede biblica che, più che sulla intelligenza che specula, si basa sulla memoria che rievoca. Dio non si dimostra, ma si mostra. La fede d’Israele, pur essendo rigidamente monoteistica, non ha mai concepito Dio come “solitario”, ma l’ha sempre percepito come un Dio in dialogo con il mondo, con la storia, con l’uomo, con il suo popolo a cui offre l’Alleanza. E’ il “Dio per noi”, che opera per noi, che lascia un’orma inconfondibile nella storia, delle testimonianze inequivocabili della sua sollecitudine paterna. Il “Dio per noi” è l’unica faccia del mistero che ci è consentito vedere, anche se il mistero del Suo amore rimane fondamentalmente tale perché non ha il conforto della esperienza e, soprattutto, della cronaca quotidiana. Nonostante l’esperienza lancinante del suo silenzio e della sua apparente assenza in taluni momenti, la fede nella Sua promessa ha tenuto accesa la speranza in un futuro di vita  e di pienezza non solo per Israele, ma per tanti credenti.

San Paolo ai Romani ricorda che, per il dono dello Spirito, il Dio – per – noi è, prima di tutto e soprattutto il Dio – in – noi. Ciò rende i cristiani forti di un’audacia che permette loro di chiamare Dio “Abbà, Padre”. E’ lo Spirito che trasforma il nostro cuore in abitazione del Padre e del Figlio e trasforma la nostra interiorità in una esperienza filiale. Non siamo più schiavi che camminano nella storia con la paura e con lo spettro dell’abbandono, ma figli che devono riempire i giorni, ricevuti in dono, con le opere di figli e di fratelli.

Il Vangelo, infine, ci lascia intravedere un’altra dimensione del mistero trinitario: il Dio – con - noi! All’inizio del Vangelo di Matteo vengono registrate le parole di rivelazione che l’angelo rivolge a Giuseppe : “… sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio - con – noi” (1,23). Alla fine dello stesso, viene sottolineata una particolare vicinanza di Cristo ai suoi: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (28,20). Più che parlare di una partenza, Matteo insiste nel sottolineare una particolarissima compagnia di Gesù nei riguardi dei suoi. E questa viene promessa non a chi si ferma a guardare il cielo con nostalgia o a rimuginare delusioni, ma a chi dà corpo alla missione della Chiesa: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli …” (28,19). Quasi a suggerire che il mistero trinitario, che sigilla una vita, a cominciare dal Battesimo, e che segna tutta la nostra realtà ecclesiale (e anche questa celebrazione), non sia una realtà statica, ma dinamica. Infatti c’è un Dio che agisce a favore dell’uomo, uno Spirito che ci “guida”; e Cristo che affida il suo vangelo al cuore e ai passi dei suoi amici più che ai libri e ai comunicati. Soprattutto il Dio dell’Alleanza si rivela come il Dio tripersonale, come mistero di comunione infinita e, per ciò stesso, come principio e modello di ogni comunione tra persone, nella Chiesa e tra le chiese.

La Santissima Trinità è un mistero che mette insieme l’assoluto della comunione e l’assoluto della persona in un equilibrio straordinario, che richiama a vicenda l’unità e la diversità. Per questo non va tenuto al di sopra delle nuvole, ma va vissuto nella fede che ci fa conoscere e amare Dio come Padre che dà la vita e vive in noi, e che ci fa riconoscere in ogni uomo una Sua immagine vivente, un fratello e una sorella, membri della nostra stessa famiglia animata dallo Spirito.
Il mistero, infine, del Dio famiglia va vissuto nella speranza che non chiude gli occhi di fronte agli ostacoli e alle difficoltà, ma li apre al futuro e alla vita che viene; e nella carità che resta sempre “l’unica legge di vita” per un’umanità che tende all’unità, che tende ad eliminare ogni barriera per ritornare ad essere sé stessa: immagine dell’unico Dio in Tre Persone. S. Agostino, uno dei cantori più straordinari del mistero di Dio Uno e Trino, condensa la tradizione teologica, l’esperienza ecclesiale e un metodo di vita con queste semplici , quasi scarne, ma profondissime parole: “Se vedi la carità, vedi la Trinità
” (De Trin 8,8,12).

7 giugno 2009

+ Lorenzo Loppa

 
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