Dal 24 al 30 agosto 2025 si è tenuto a Monte San Giovanni Campano il campo-scuola dell’Azione Cattolica della diocesi di Anagni-Alatri.
Hanno partecipato 46 ragazzi delle scuole superiori. provenienti da Anagni, Alatri, Piglio, Fiuggi e Fumone supportati dai responsabili diocesani del settore giovani AC, dagli educatori, dalla collaborazione ormai consolidata di Suor Cleopatra Subiaco e da don Walter Martiello.
Il tema trattato: “Pre-posizioni semplici”.
Ci piace pensare a noi come “preposizioni”, come elementi costitutivi della comunità e della società che possono influenzarne il significato e la struttura. Ognuno e ognuna di noi è, in fondo, una preposizione semplice, una connessione tra le persone e nei luoghi che abitiamo.
Nel periodo del Giubileo dal tema “Pellegrini di speranza” è anche possibilità di vivere una specie di allenamento per recuperare la connessione con gli altri e con il mondo e per coltivare la capacità di avere sguardi ampi sulla vita.
Questo nostro essere preposizioni semplici ci esorta e ci sprona ad assumere posture nuove e stili rinnovati. Non possiamo essere ‘’cittadini del quotidiano’’ se non traduciamo in scelte concrete quei bisogni di cambiamento che percepiamo continuamente attorno e dentro di noi. Siamo chiamati, allora, a non fare rivoluzioni ma a vivere, da giovani, per posizioni semplici.
Ad accompagnarci in questo viaggio, ancora una volta in mare aperto, ci sarà, oltre all’apostolo Pietro, anche Ulisse.
Ripercorrendo le sue avventure, attraverso cinque particolari incontri, proveremo a riconoscere alcune connessioni fondamentali per la nostra vita. Come le preposizioni non possono essere pensate sole, sganciate dalle altre parti che compongono una frase, così anche noi non possiamo immaginarci isolati e sconnessi: scopriremo e/o rinnoveremo la bellezza del sentirci parte di una comunità più grande. Il cristiano, nei luoghi dove abita e si relazione, deve poter avere la funzione delle preposizioni all’interno di una frase, connettere e aiutare a esprimere il significato della stessa, così il cristiano è chiamato ad essere il legame di comunione, accoglienza e solidarietà tra individui, radicato nella fede nel Cristo risorto.
I giovani sono stati aiutati a riflettere su se stessi e su come vivono la propria fede attraverso diverse attività e cinque parole chiave:
1-spazi abitati da … zone di conforto e spazi di fraternità;
Obiettivo del giorno
Riflettere su quali sono le nostre zone di comfort e se l’altro può accedervi. Riscopriamo insieme la fraternità come una chiave possibile per vivere nei propri spazi sicuri o per uscire dai propri confini.
2-veri con … nudità tra verità e vulnerabilità;
Obiettivo del giorno
Facciamo i conti con la nostra nudità. Esploriamo cosa significhi realmente “mettersi a nudo” e accogliere la vulnerabilità dell’altro senza giudicare. Affrontiamo la vergogna e apriamoci senza paura alla verità di chi siamo.
3-fatti per … compartecipazione nella storia della salvezza;
Obiettivo del giorno
Proviamo a non ridurre la fede a un’attesa passiva di salvezza, ma adoperiamoci perché qualcosa di bello come un miracolo possa compiersi a partire dal nostro coinvolgimento.
4-affidati a … la fede oltre il dubbio e la rottura;
Obiettivo del giorno
Ripercorriamo il nostro personale percorso di fede, ricostruiamolo passo passo. Domandiamoci come cambia nel tempo il nostro rapporto con il Signore, anche attraverso i momenti di rottura e di dubbio.
5-responsabili di … lo stile e l’impegno per la Chiesa e il mondo.
Obiettivo del giorno
Facciamo della responsabilità uno stile di vita nei confronti di quanto e di chi ci viene affidato. Interroghiamoci su cosa significhi essere laici e laiche impegnati nella Chiesa e nel mondo.
Significativi sono stati i momenti di preghiera come la Celebrazione della CROCE e l’Eucarestia nei quali abbiamo meditato sul “mistero pasquale”.
La grande gita a prato di Campoli e il torneo hanno reso il campo-scuola gioioso.
I falò,il Midbar e i canti sotto le stelle con finale “quante stelle” storico canto AC da generazioni, come sempre, hanno creato un’atmosfera suggestiva e rassicurante.
Vi salutiamo con le parole di un giovane partecipante e chiudiamo con una preghiera:
“Mi dispiace rubarvi questi cinque minuti, ma sentivo che fosse giusto condividere con voi un momento del genere. Sinceramente, all’inizio ero scettico, sia l’anno scorso che quest’anno. Credevo che fosse solo un modo per perdere tempo, una cosa come un’altra.
Alla fine, però, mi sono ricreduto. Non penso sia normale, o perlomeno non pensavo, ricevere questo tipo di affetto da persone che vedo una volta l’anno, o addirittura nemmeno quella. Il punto è che il mondo gira, va avanti e indietro, e bisogna stargli dietro… però, quando arriva questa settimana, il mio mondo si ferma…”
Ecco, avete appena letto una parte di una lettera scritta da un ragazzo del campo. Con queste poche parole possiamo capire come il campo possa portare a porre delle riflessioni, domande nei ragazzi e anche negli educatori. Si è lavorato con i ragazzi sulle loro fragilità, sull’essere vulnerabili alle parole altrui.
Quale è il loro posto nel quale sono al sicuro? La loro Confort zone? Di questo ne abbiamo parlato apertamente con loro, di come ne tengono cura e di come questa li faccia stare bene ma di prestare attenzione nel non farla diventare una “scusa” per non aprire gli occhi su nuove possibilità che la vita gli mette davanti. Ci sono stati vari momenti di confronto veramente molto profondi, avendo a volte toccato dei loro punti molto delicati, ma dando sempre loro il modo di avere qualcuno con cui confrontarsi e dialogare. Questo lo si è fatto soprattutto per abituarli ad aprirsi e non tenersi tutto dentro.
Nelle varie attività abbiamo, noi educatori, voluto lasciare che i ragazzi si mettessero in dialogo tra di loro per farli esprimere liberamente. Durante la settimana si sono svolte attività e serate dedicate al tema del campo, mettendo in gioco le loro abilità.
Concludiamo questa fantastica esperienza con una preghiera per i nostri ragazzi:
“Ti prego Signore per chi non riesce a credere più nell’ umanità, per chi fatica a sentirsi forte, per chi non ha più speranza, per chi si sente inadatto, per chi ti ha già incontrato, per chi non ha ancora una soluzione ai suoi problemi e per chi non riesce ad essere se stesso, nudo
Ti prego Signore per riuscire a dare quel poco di me a qualcuno a cui magari quel poco sembra grande.
Ti prego per tutti i ragazzi che come me non hanno ben definita una propria identità e sono alla ricerca di molte risposte.
Che la forza sia il motore, la speranza il vento che vi dà lo sprint giusto, la marea a tenervi a terra ma che allo stesso tempo vi dia la stabilità di poter guardare il cielo sopra di voi,che esso vi permetta di essere sempre dei sognatori…”
Ilenia – Lorenzo- Telemaco
