L’omelia dell’arcivescovo Santo nella Messa della notte di Natale, celebrata nella Cattedrale di Anagni

25 Dicembre 2025

L’omelia dell’arcivescovo Santo nella Messa della notte di Natale, celebrata nella Cattedrale di Anagni

Omelia nella Solennità del Natale, Messa nella Notte – Cattedrale di Anagni, 24 dicembre 2025

«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
Carissimi fratelli e sorelle, è Natale! Lo dice il coro degli angeli, con un canto che si ripete da
duemila anni e si inserisce nei canti che, in questi giorni, riecheggiano nelle strade, nelle case, nelle
scuole, nelle Chiese… ogni canto arriva lì, a cantare la «gloria» del Signore, che unisce «il più alto
dei cieli» alla «terra», alla nostra terra così provata, sofferente, afflitta da guerre, povertà, morte. È
un «canto nella notte», come vi dicevo nel Messaggio inviatovi per questo Santo Natale, e
raggiunge ogni notte umana: quelle della storia e quelle vissute da ogni persona, da ciascuno di noi.
Oggi siamo qui con nel cuore l’attesa ma forse pure preoccupati, afflitti, angosciati da qualche notte
che ci sta attraversando. Così, come i pastori, sentiamo anche noi l’annuncio del Natale del Signore,
l’invito alla gioia che le parole non riescono a trasmettere e per il quale ci vuole solo il canto, solo
la lode!
Sì, il canto è lode, il canto è gioia. Eppure i pastori, nella notte di Betlemme, hanno paura, come
accade quando, nella Bibbia, la gloria del Signore si manifesta nel suo splendore. Quella luce,
all’inizio, sembra accecarli più che consolarli, aiutarli, illuminarli, anche se è Dio, è il Re della terra
Colui che viene annunciato.
Quante volte anche noi abbiamo paura di Dio! Paura che Egli ci invada, ci giudichi, ci limiti, ci
tolga la libertà, ci chieda cose troppo dure e difficili… Quante volte il mondo ha paura di Lui e
vuole cancellarne i segni nella storia, a cominciare dai segni stessi del Natale. Agiamo in nome di
una libertà che, alla fine, diventa la nostra prigione e rende la terra invivibile, se non permettiamo al
Cielo di unirsi ad essa, al Dio fatto uomo di incarnarsi nei nostri cuori.
Fa paura, la gloria, se è gloria di un Dio lontano ed estraneo alle vicende degli uomini. Se è un re
autoritario e solo, alleato con i potenti e i ricchi della storia, i quali continuano ad opprimere,
comandare, sfruttare, annientare, violare i piccoli, i poveri, il creato… gli esseri umani.
E invece la gloria che gli angeli cantano in questa Notte Santa è proprio per loro, per noi: per «gli
uomini, che Dio ama». Il termine greco è preciso: “antropòis”. Non gli uomini in senso generico, i
popoli visti globalmente, ma gli “esseri umani”. Tu, io, noi… la gloria di Dio, che si concretizza nel
dono della Pace, è per me, per te, per ogni creatura umana di tutti i secoli e in tutte le condizioni e
fasi di vita. E il «segno» di questo è la conferma: è un Dio fatto Uomo. È un Bambino. È un Essere
Umano, come noi; un Re Onnipotente, che non si allea con i potenti della storia ma predilige gli
umili, i piccoli, i fragili. Perché sa che la Pace inizia da lì, dall’amare loro.
I pastori, quella Notte, hanno capito che la gloria sta lì. Sta nei più piccoli delle nostre famiglie: nel
malato la cui sofferenza ti strugge il cuore, nell’anziano che protesta, nel figlio ingrato, nel bimbo
che porti in grembo e in quello al quale è impedito di nascere… sta nei fragili, nei poveri, negli
stranieri, nei carcerati, nei malati gravi e terminali, che sembrano un peso per la società ma sono nel
cuore del Presepe di Gesù e, come Lui, fanno rinascere la storia.
Cari amici, basta avere paura di Dio, di un Dio fatto Uomo! Basta avere paura dell’uomo!
È il grido che in questo Natale ci raggiunge, non a parole ma con il canto: un canto di lode e
gratitudine, di fraternità e di contemplazione dinanzi alla Grotta.
Fermiamoci, ascoltiamo quel canto nei canti della nostra tradizione; contempliamo il Bambino Gesù
nei volti di ogni persona, Sua creatura e immagine.

Sì, la gloria di Dio è tutta qui! Non è rimasta «nel più altro dei cieli» ma è venuta in terra e porta la
Pace cantando la dignità dell’uomo, di tutti «gli uomini, che Egli ama». Per questo Dio si è fatto
Uomo: perché noi potessimo capire che, come dice un grande Padre della Chiesa, «la gloria di Dio è
l’uomo vivente, e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio» .

Buon Natale!

Santo Marcianò

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