La sera del 7 febbraio 2026 si è tenuta ad Acuto, presso la chiesa di Santa Maria Assunta, la seconda edizione del passaggio della “Coppa AC”. L’incontro ha coinvolto gli adolescenti della Diocesi di Anagni-Alatri: giovani provenienti da Acuto, Alatri, Anagni, Fiuggi, Fumone e Piglio. Intorno alle 18:30 eravamo tutti in chiesa. Dopo i saluti e dopo aver preso posto nei banchi, gli educatori ci hanno presentato l’attività da svolgere, dedicata alle paure.
Quali paure siamo pronti a lasciare indietro?
Guidati dagli educatori, siamo stati invitati a scrivere su un bigliettino una paura che sentiamo dentro e che vorremmo lasciare indietro. Una volta riconosciuto e scritto il timore, ci si alzava in piedi e si cominciava a camminare per la navata. Quando ce la sentivamo, lasciavamo cadere il biglietto a terra, come segno del desiderio di non farci più bloccare da quella paura.
Alzarsi, camminare e lasciare andare
Dopo aver lasciato cadere i biglietti, ci siamo confrontati insieme. Nessuno ha detto ad alta voce la propria paura, ma ci è stato chiesto di dare un consiglio ad una persona che avesse il nostro stesso timore. In questo modo, senza accorgercene, abbiamo parlato anche a noi stessi. È emerso che spesso sappiamo incoraggiare gli altri meglio di quanto riusciamo a fare con noi stessi. La parte più complicata arriva quando bisogna mettere in pratica il consiglio. Si inizia da piccoli gesti: ricordare le parole che abbiamo detto, provarle su noi stessi (con determinazione), accettare di chiedere aiuto, cercare un confronto costruttivo e avere coraggio. Un consiglio diventa reale quando smette di essere tale e si trasforma in una scelta. Le paure non spariscono da sole, ma possono essere affrontate un passo alla volta con il sostegno altrui e con la guida di Dio.
Questo momento è stato accompagnato dal passo del Vangelo di Matteo (19,1629), quello del “giovane ricco”. Anche lui si avvicina a Gesù con una domanda importante: «Che cosa devo fare per avere la vita eterna?». È un giovane che ha fatto “tutto nel modo giusto”, ma quando Gesù gli chiede di lasciare ciò a cui è più legato, se ne va triste. Quel giovane non è lontano da noi. Le sue ricchezze non sono solo materiali: possono essere sicurezze, abitudini, aspettative o paure che ci tengono fermi. Come lui, anche noi spesso vorremmo seguire davvero Gesù, ma facciamo fatica a lasciare ciò che ci rassicura, anche quando ci pesa. Il Vangelo ci ricorda che ciò che sembra impossibile agli uomini è possibile a Dio. Lasciare cadere quel biglietto è stato un primo gesto di fiducia.
Una volta terminata l’attività, è avvenuto lo scambio della “Coppa AC”, cioè della coppa vinta dalla squadra vincitrice del Campo Scuola diocesano della scorsa estate. I ragazzi di Fiuggi, sulle note di “We Are the Champions”, hanno passato la coppa ai giovani di Anagni. Applausi, abbracci, foto di gruppo e poi tutti a cena in una delle sale dell’oratorio di Acuto.
Come ogni attività che si rispetti, mi ha segnato dentro. Non ha cancellato le mie paure ma mi ha insegnato a guardarle senza scappare. Quelle dell’AC Giovani sono delle esperienze che ti fanno crescere, e in quanto tali, vanno vissute appieno.
Il vice presidente AC Giovani ha concluso con queste parole: «Ognuno di voi, crescendo, prenderà coscienza delle proprie paure e spero che abbiate poi la forza di usarle per affrontare la vita. L’incontro si chiamava proprio “Bungee jumping” perché è la paura che ti fa saltare; è quando ti senti tremare che capisci di star vivendo davvero. Usate queste paure per saltare, per fare qualcosa, per non restare su quel ponte e vederlo poi da sotto, da una nuova prospettiva. Azzardate, rischiate, piangete, soffrite e poi superate tutto, che siete forti. Con la certezza di avere accanto un amico, Gesù»……. Grazie hai proprio ragione!
di Chiara Cataldi

