Il Vescovo Marcianò ai funerali dei tre operai di Acuto: «Grazie per essere stati un dono»

15 Marzo 2026

Il Vescovo Marcianò ai funerali dei tre operai di Acuto: «Grazie per essere stati un dono»

Omelia di Mons. Santo Marcianò alla celebrazione delle esequie di Valentino Perinelli, Emiliano Martucci, Mauro Agostini – Acuto 15 marzo 2025

Carissimi fratelli e sorelle,

siamo qui per abbracciarvi, per pregare, per condividere il pianto di un momento di grande dolore, per il tragico incidente che ha falciato le vite dei nostri Emiliano, Mauro, Valentino. Siamo qui perché non avremmo saputo stare lontano da voi, carissime famiglie. Ci siamo tutti, la comunità cittadina e parrocchiale. Il lutto di oggi è lutto di tutta Acuto. Lo viviamo in silenzio e anch’io voglio dirvi solo poche parole, delle quali sento tutto il limite. Come si fa a parlare dinanzi al dolore straziante di una madre, di un padre, di fratelli e sorelle, di parenti e amici, di giovani e colleghi…? Solo la Parola di Dio, solo Lui il Signore Risorto, può illuminare il nostro cuore ottenebrato e darci consolazione.

Siamo nel tempo della Quaresima e la Liturgia di questa Domenica sembra capire il nostro sgomento perché ci parla del buio. È il buio sperimentato dal cieco nato, di cui parla il Vangelo (Gv 9,1-41); è il nostro buio in questo momento drammatico. E buio significa che le cose non si vedono, che non si vede la strada, che non si vede il futuro. Che ci sembra di essere davanti al “nulla”!

Sì, in un attimo, si è fatto buio! Lo avete sperimentato e lo potete dire soprattutto voi, care famiglie e persone vicine a questi nostri ragazzi.

Si è fatto buio nei legami affettivi, nella quotidianità della vita, nel pensiero del domani; «buio su tutta la terra» (cf. Mc 15,33), come ascolteremo nel Vangelo della Passione di Gesù, nella Settimana Santa.

È buio, non possiamo negarlo! E anche noi, come i discepoli nel Vangelo, chiediamo «perché»? Chi ha sbagliato, chi ha peccato, perché egli nascesse cieco? Perché, Signore? Perché proprio lui? Perché proprio loro? Cosa hanno fatto di male?

Valentino, il più giovane, troppo giovane. Un giovane gioioso, innamorato della fidanzata, che tutto viveva con passione: dai cavalli alla natura, dal lavoro condiviso con il papà, socio dell’azienda, all’amore della famiglia: mamma, fratello, zii, nonno…

Mauro, un giovane semplice, che ha conosciuto tanto dolore ma che ha trovato sostegno e conforto proprio nell’impegno lavorativo, portato avanti con precisione e soddisfazione.

Emiliano, un giovane umile, educato; segnato dalla sofferenza, assieme alla compagna Anita, ma dotato di una straordinaria bontà, come tanti testimoniano.

Tre persone speciali che, come dice la seconda Lettura (Ef 5,8-14), vivevano cercando «di capire ciò che è gradito al Signore», che «non partecipavano alle opere delle tenebre»… tre giovani bravi, luminosi, che portavano luce nelle loro famiglie, nella comunità, sul lavoro.

Certo, possiamo lasciarci prendere da tante recriminazioni, pensare alla sicurezza sulle strade e sul lavoro in genere, provare rabbia e sconforto; possiamo e dobbiamo riflettere sulla prevenzione di tali tragedie. Ma resta la domanda profonda: perché? Una domanda destinata, per certi versi, a rimanere senza risposta. Non riusciamo a capire. Non possiamo capire.

Non capite voi, care famiglie dei nostri giovani, ieri ricche della loro presenza, oggi distrutte dal distacco.

Non capite voi, giovani e colleghi qui presenti.

Non capiamo tutti noi.

Ma, nel buio, Qualcuno ci tende la mano.

È Gesù! Come dinanzi al buio del cieco nato, Egli non risponde, spalma del fango, tocca gli occhi di colui che non Gli aveva chiesto nulla.

Una Mano che guarisce, quella di Cristo. Che, in certo senso, ripete il gesto originario con cui Dio ci ha creati. Dunque, una Mano che dona vita. E’ la mano del Cristo Risorto che ha vinto la morte.

Certo, il buio resta, cari amici, ma la fede ci fa dire questo: che Valentino, Emiliano, Mauro, hanno incontrato quella Mano che dona vita sempre, anche nella morte. Nel momento che noi chiamiamo fine, questa Mano li ha raggiunti, toccati, salvati, ricreati, accompagnati.

È la Mano di Gesù, Buon Pastore, la cui presenza abbiamo cantato nel Salmo 22, che tutti accompagna, nei sentieri bui della vita e della morte. Ed è la stessa Mano che accompagna anche noi, nel buio di oggi.

La «valle è oscura», senza dubbio. Ma «Tu sei con me», ripete il Salmista. E questa è l’unica certezza che può strapparci il nostro cuore alla desolazione del “nulla”.

Nella valle oscura della morte, i nostri giovani sono stati afferrati da questa Mano, non hanno incontrato il nulla. Del resto, essi non hanno vissuto per il nulla, come purtroppo fanno molti; hanno invece consumato la loro esistenza per fare il bene, pur con fatiche e difficoltà, ma trovando un senso alla vita: nei loro interessi, negli affetti profondi, nel lavoro condiviso, per il quale, nella loro semplicità, si sentivano scelti, vivendolo con dedizione e impegno, come un servizio.

Cari amici, se oggi siamo sgomenti, straziati, è paradossalmente anche per questo: perché abbiamo sperimentato, nella vita di Emiliano, Mauro e Valentino, un dono per tutti noi. Un dono di cui sentiamo il vuoto, nello strappo della separazione.

Ma è un dono; e il dono rimane, pur se rimane il buio. Rimane nella testimonianza, nel ricordo che ci sostiene, soprattutto nell’amore che ha portato.

Grazie, cari Emiliano, Mauro, Valentino, per essere stati un dono per i vostri cari, per i vostri amici, per il vostro ambiente di lavoro, per la comunità cittadina e cristiana di Acuto, per la nostra Chiesa. Grazie per l’esempio di impegno e dedizione che ci lasciate. Grazie, soprattutto, per l’amore che avete saputo seminare in molti, nella semplicità e nella concretezza del quotidiano. Perché l’amore non muore. Mai! Cristo è Risorto!

A Maria, nostra Madre, che ha vissuto l’abisso del dolore ma ha toccato la gioia della Risurrezione del Figlio, chiediamo di aiutarci a capirlo e a trovare la forza, umanamente impossibile, di lasciare che tutto questo dolore si trasformi in amore, il buio in luce, la morte in vita. In Gesù Crocifisso e Risorto, che ci tende la Mano e ci ripete: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, avrà la luce della vita»! (cf. Gv 8,12), poniamo la nostra fiducia e la nostra speranza. Loro vivono in Lui e vivono in noi. La morte non può spegnere quella vita che è fatta per l’eternità.

Signore Gesù, tenti ancora la tua mano

e tocca i nostri cuori,

quelli dei genitori e dei familiari

di Emiliano, Mauro e Valentino,

trasforma il nostro dolore in amore

e sarà l’amore a renderli

vivi in noi e in mezzo a noi.

Così sia.

Santo Marcianò

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