Tutte le nomine dei nuovi parroci e vicari parrocchiali

L’arcivescovo Santo Marcianò, in data 4 luglio 2026, ha comunicato le seguenti nomine di nuovi parroci e vicari parrocchiali. I nuovi incarichi decorreranno a partire dal mese di settembre (salvo diversa indicazione) e le date degli ingressi saranno comunicate successivamente dall’Arcivescovo. DIOCESI ANAGNI – ALATRINOMINE NUOVI PARROCI E VICARI PARROCCHIALI FORANIA DI ANAGNI Parrocchie: FORANIA DI FIUGGI Parrocchie: Parrocchie: Parrocchie: Parrocchie: Parrocchia: FORANIA DI ALATRI Parrocchia: Parrocchia: Parrocchie: Parrocchie: Parrocchia: Parrocchie:
Il messaggio dell’arcivescovo Marcianò ai partecipanti al convegno nazionale su Leone XIII

Messaggio ai partecipanti al 6° Convegno Nazionale Leone XIII – Roma, 27 giugno 2026 Carissimi,rivolgo a tutti il mio saluto più cordiale, seppur rammaricato di non poter essere presente all’evento odierno. L’eredità di Leone XIII, con la sua enciclica Rerum Novarum ci consegna il patrimonio della Dottrina Sociale della Chiesa e lo fa analizzando quei germi di «novità» che spingono avanti il mondo e intravedendone in anticipo potenziali pericoli e potenziali ricchezze. Nella linea di questa eredità, Leone XIV ha spiegato il motivo della scelta del suo nome: «Diverse sono le ragioni, però principalmente perché il Papa Leone XIII, con la storica Enciclica Rerum Novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro» (Leone, XIV, Discorso al Collegio Cardinalizio, 10 maggio 2025).Oggi, la Magnifica Humanitas risuona come ulteriore spiegazione di queste parole. Ed è proprio su questo che il nostro Convegno vuole riflettere. Su come il legame tra i due Pontefici, lo sviluppo della dottrina e la comunanza di pensiero, sfoci in azione pastorale. Sia, cioè, un concreto accompagnamento della Chiesa e del mondo ad attraversare il mare della storia, affrontandone le onde nuove con la luce profetica della Parola e la memoria maestra del passato. Nel formulare il mio compiacimento e l’augurio per i vostri lavori, desidero dire un grazie speciale a tutti coloro che hanno promosso questa iniziativa; un grazie che viene dal Pastore della terra che ha dato i natali a Papa Pecci e si sente interpellata e, al contempo, privilegiata nel riscoprirne quella peculiare memoria che solo i luoghi più familiari di una persona riescono a rivelare. Una memoria che è e deve diventare sempre più patrimonio di tutta la Chiesa, nel presente guidata da Leone XIV e da lui sospinta verso un futuro di cui non avere paura ma da governare con discernimento e responsabilità, con un’azione pastorale centrata sulla custodia della dignità umana, riflesso della Bellezza e dell’Unicità di Dio. Come il Papa afferma, «ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile». Riflettere insieme, oggi, significa prendere sul serio tale compito e cogliere l’invito ad alzare «gli occhi verso Dio», certi che «questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza» (Leone XIV, Lettera Enciclica Magnifica Humanitas, 1). A tutti l’augurio di buon lavoro!Frosinone, 26 giugno 2026 Santo Marcianò, Arcivescovo
Omelia dell’arcivescovo Santo per il Corpus Domini

Omelia alla Celebrazione della Solennità del Corpus DominiCattedrale di Anagni, Domenica 7 giugno 2026 «Ricordati»! Inizia così la Liturgia della Parola di oggi. «Mosè parlò al popolo dicendo: “Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere”», abbiamo ascoltato dalla prima Lettura (Dt 8,2-3.14b-16a). Ed è proprio “ricordare” il verbo che caratterizza la Solennità che celebriamo: il Corpus Domini.È una Festa che, nei nostri paesi e nelle nostre contrade, si colora ancora di tradizioni, canti, fiori, come era un tempo, lo può ricordare chi di noi ha più anni; potremmo dire che, nella pietà popolare, dopo le Feste Mariane e quelle dei Santi Patroni, è sicuramente una delle più sentite.Tra poco ci muoveremo in Processione dietro Gesù Eucaristia. Ripercorreremo il cammino che assomiglia a quello dei nostri padri nel deserto: staremo lì con le nostre storie, le tentazioni, le fatiche, le attese, l’impegno, le speranze… con la nostra fame e sete di giustizia, di bellezza, di amore… percorreremo le strade del nostro paese, metafora delle strade di tutto il mondo, perché i cristiani, come diceva la Lettera a Diogneto, non sono «del mondo» ma sono e devono essere «nel mondo»… Ma ciò verso cui tendiamo, in questo cammino, non è una semplice «terra promessa», bensì l’incontro con una Persona: con Gesù!Lo ha ripetuto con forza Benedetto XIV, fin dalla sua prima Enciclica: «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva». E’ Gesù questa Persona. Celebrare il Suo Corpo e Sangue ci aiuta a cogliere l’umanità di Cristo, con la quale, come dice Paolo nella seconda Lettura (1Cor 10,16-17), siamo «in comunione». E questo non in senso meramente spiritualistico ma in quanto – Gesù lo dice nel Vangelo (Gv 6,51-58) – siamo chiamati a «mangiare la sua carne e bere il suo sangue».Non c’è un gesto più intimo che l’Eucaristia, per spiegare la forza meravigliosa del legame tra Dio e l’uomo!Per fare questo dobbiamo «ricordare», un verbo essenziale, che introduce a ciò che, nella Liturgia, chiamiamo non semplicemente «memoria» ma «memoriale», ovvero un ricordo che attualizza. Se ci pensiamo bene, in ogni Messa noi ricordiamo, ripetiamo le parole che Gesù rivolse agli apostoli nell’Ultima Cena, andiamo con la memoria a quel momento… E le stesse parole diventano Vita. Cristo Vivo.D’altra parte nella cultura ebraica, di cui la Parola di Dio è intrisa, corpo e sangue sono simboli di vita; fare memoria non è solo ricordare ma rivivere. Sì, c’è qualcosa di “vivo”, nella Festa di oggi.C’è Gesù, il Vivente, che desidera camminare tra le strade del mondo: non solo attraverso le Celebrazioni, ma grazie alla nostra vita trasformata dall’incontro con Lui, dalla comunione con Lui. Dire Eucaristia, lo sappiamo, è dire comunione, con Cristo e con i fratelli: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane», dice ancoraPaolo. E partecipare dell’unico Pane significa, dicevamo, mangiare; significa mangiare insieme. «Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».Il cammino degli Israeliti nel deserto aveva conosciuto la fame, il cibo che non sazia, la morte. Gesù, invece, ci fa entrare in una vita piena, eterna, perché Egli “si fa cibo”.Pensare al cibo, oggi, significa entrare in una serie infinita di contraddizioni, a livello personale e sociale. Da una parte l’opulenza e i cibi raffinati, dall’altra la miseria e la fame; da una parte la malattia e la morte per mancanza di cibo, dall’altra la malattia e la morte per eccesso di cibo; da una parte l’inquinamento e la contaminazione che avvelenano i prodotti della terra, dall’altra le povertà che impediscono di utilizzare risorse di terreni fertili e incontaminati; da una parte lo scandalo degli sprechi alimentari, dall’altra le diete estreme provocare da ricerche eccessive di estetismo o a paure del cibo… Pensare al cibo, però, significa anche chiedersi cosa noi ingeriamo: non solo con labocca ma con gli occhi, con i desideri, con le ambizioni, con le dipendenze, con le tecnologie e le intelligenze artificiali…Arriva qui, pacata ma limpidissima, la prima Enciclica di Leone XIV, nella quale si fa strada la denuncia di una tecnologia che può invadere l’umano, sostituire l’umano, soggiogare l’umano ma anche creare nuove tasche di povertà ed esclusione persino quando sia di aiuto all’umano, se non è accessibile a tutti. Al contrario, scrive Papa Leone, «l’Eucaristia ci apre alla giustizia e alla condivisione, con un’attenzione preferenziale verso chi porta il peso della povertà e dell’emarginazione. E mentre le nuove reti economiche e tecnologiche possono generare esclusione, isolamento e dipendenze, la Chiesa, nutrita dell’Eucaristia, è chiamata a rendere visibile un’altra misura, custodendo legami, restituendo voce agli invisibili e orientando i processi verso la dignità delle persone».La dignità, ecco il cuore di tutto! E l’Eucaristia, potremmo dire, ci rivela questa dignità infinita, questa magnificenza dell’umano. Se, infatti, Dio si fa «cibo» dell’uomo, quanto è grande la dignità dell’essere umano? Se Dio si dona a noi e si fa mangiare per darci una vita che non muore e sostenere così il nostro cammino, quale importanza e valore deve avere la vita concreta di ogni persona, nel suo percorso terreno e verso l’eternità del Cielo?La Festa del Corpus Domini ci pone queste domande inquietanti; lo fa non in senso puramente teorico ma perché quel Dio che si fa cibo e ci nutre di Se stesso, come ogni cibo, ci cambia; converte il nostro cuore alla carità.Ecco la salvezza che, in questa Celebrazione Solenne, vogliamo accogliere e portare tra le strade del mondo!Cari amici, è bello il coinvolgimento che accompagna questa Festa e questa Processione: i fiori, i suoni, le coperte ai balconi… mi verrebbe di dire che è qualcosa di “visibile”, così come visibile, nella persona, è il corpo.Nell’Eucaristia, che ha la significatività e la visibilità del Sacramento, noi vediamo il Corpo di Cristo, Lo adoriamo e cogliamo l’invito del Papa «a
Don Andrea Sbarbada vice-rettore e amministratore del Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra

L’arcivescovo Santo Marcianò ha disposto l’avvicendamento di alcuni parroci, anche tra le due diocesi: don Andrea Sbarbada, parroco a Madonna del Piano di Castro dei Volsci, in diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, sarà vice-rettore e amministratore del Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra, in diocesi di Anagni-Alatri (decreto Vescovile Prot. N.10/2026, a decorrere dal 1 maggio 2026) don Sergio Reali, ora parroco a Supino, sarà vicario della Cattedrale e delle chiese del centro storico di Frosinone; don Riccardo Mabilia, ora vicario parrocchiale nel centro storico di Frosinone, nuovo parroco a Patrica; Don Angelo Conti, Vicario generale della diocesi di Frosinone,, farà il suo ingresso come parroco della Cattedrale di Frosinone, di San Benedetto e dell’Annunziata, e inizierà dunque il suo ministero pastorale in queste comunità, domenica 14 giugno, con la Messa delle 18, presieduta dall’arcivescovo Santo Marcianò.
Sviluppi nelle indagini sugli atti sacrileghi: la dichiarazione dell’Arcivescovo Marcianò

Questa la dichiarazione dell’Arcivescovo Santo Marcianò in merito alle indagini sugli atti sacrileghi nelle Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri: A seguito dei recenti e significativi sviluppi investigativi riguardanti i deplorevoli episodi di profanazione che hanno colpito le comunità delle nostre due Diocesi, desidero esprimere il mio più profondo e sentito ringraziamento alla Procura della Repubblica di Frosinone. Il mio riconoscimento va all’incessante e meticoloso lavoro svolto dalle Forze dell’Ordine. Grazie alla professionalità e alla dedizione degli uomini e delle donne delle diverse Forze di Polizia, è stato possibile dare una risposta concreta allo sconcerto e al dolore dei fedeli. Un sincero ringraziamento speciale alla Prefettura per l’attenzione e il coordinamento assicurato. La rapidità dell’azione investigativa e la costante presenza sul territorio sono un segno tangibile di vicinanza alle istituzioni religiose e alla sensibilità dei cittadini. Questi atti vandalici hanno ferito profondamente il cuore dei nostri fedeli, che chiedono di poter vivere ed esprimere liberamente la propria fede; sapere che lo Stato vigila con fermezza sulla libertà di culto e sulla tutela dei simboli sacri è motivo di grande conforto.Allo stesso tempo, non possiamo ignorare il turbamento e lo smarrimento che tali vicende hanno suscitato nelle comunità. La sofferenza provocata è reale, ma essa si accompagna alla consapevolezza della fragilità umana che, in questo caso, chiede anche uno sguardo di comprensione e di carità. Proprio per questo, mentre si riafferma con chiarezza il rispetto dovuto ai luoghi e ai simboli sacri, si invita tutti a non cedere a giudizi sommari, ma a custodire uno spirito di responsabilità e di equilibrio.Rinnovando la mia stima e la mia preghiera per tutti coloro che operano quotidianamente per la sicurezza e la legalità, confido che questo percorso di giustizia possa contribuire a riportare serenità, rispetto e fiducia nelle nostre comunità. Frosinone, 20 aprile 2026 Santo MarcianòArcivescovo
Lettera dell’Arcivescovo ai fedeli dopo i ripetuti atti di vandalismo sacrilego

Dopo i recenti e ripetuti atti di profanazione sacrilega compiuti a Frosinone, Alatri e Anagni, l’arcivescovo Santo Marcianò ha inviato questa lettera alle Chiese di Frosinone e Anagni: Cari confratelli nel Sacerdozio, cari fedeli tutti, vi scrivo in un momento di particolare prova per le nostre Diocesi accomunate dal dolore per i recenti atti di profanazione che hanno colpito diverse nostre Chiese. Vedere i nostri luoghi sacri violati e le immagini della nostra devozione infrante provoca in tutti noi un profondo turbamento.In questo tempo di attesa, mentre le Forze dell’Ordine — a cui va il nostro ringraziamento per l’impegno profuso — svolgono le indagini per fare luce su quanto accaduto, desidero rivolgervi un accorato appello alla prudenza e alla vigilanza. Senza cedere a facili allarmismi o a giudizi affrettati su responsabilità che non spetta a noi accertare, vi esorto a: Elevare la soglia di attenzione nella custodia quotidiana degli edifici sacri. Curare con amorevole premura i tabernacoli e gli arredi, affinché la nostra presenza sia il primo baluardo contro l’incuria o l’offesa. Collaborare attivamente, segnalando con discrezione ogni situazione insolita alle autorità competenti. La distruzione di una statua o il disordine in una Chiesa, per quanto dolorosi, ci ricordano che la nostra missione va oltre le mura di pietra. Siamo chiamati, oggi più che mai, alla custodia della nostra Fede. Se le mani possono scalfire il gesso o il legno, non devono poter intaccare la solidità della nostra speranza. Questi episodi siano per noi un richiamo a: Rinsaldare la preghiera comune, riparando con l’Adorazione le offese subite. Testimoniare la mitezza, evitando sentimenti di rabbia e restando saldi nel Vangelo. Riscoprirci “Pietre Vive”, ricordando che il tempio più prezioso da proteggere è quello del nostro cuore e della nostra comunione fraterna.Restiamo uniti nella preghiera, certi che la luce del Signore brilla più forte di ogni oscurità. Frosinone, 15 aprile 2026 Arcivescovo Santo Marcianò
Don Roberto Martufi nuovo Vicario Generale per la diocesi. Nominati anche i Vicari Foranei

Questo quanto reso noto dall’arcivescovo Santo Marcianò in data di oggi, domenica 12 aprile 2026: Carissimi fratelli e sorelle, presbiteri e diaconi, al termine di un attento discernimento e dopo aver invocato lo Spirito Santo, desidero annunciarvi con gioia la nomina, a decorrere dalla data odierna, dei nuovi Vicari Generali e dei nuovi Vicari Foranei per le nostre due Diocesi:
Marcianò ad Alatri: «San Sisto ci incoraggia a fare scelte controcorrente»

Omelia alla celebrazione nella Festa di S. SistoPiazzale dell’Acropoli – Alatri, 8 aprile 2026 Carissimi fratelli e sorelle, è Festa per questa Città di Alatri, che celebra il suo grande Patrono, San Sisto. È Festa dentro lagrande Festa di Pasqua, cuore della nostra fede, Festa da cui tutte le altre feste cristiane derivano.Che senso ha ricordare il Patrono in questo momento Liturgico? Mi piacerebbe dirlo con alcuneparole tratte dalle Letture che abbiamo ascoltato. La gioiaA lui cantate, a lui inneggiate, meditate tutte le sue meraviglie… gioisca il cuore di chi cerca ilSignore. È bello che, nelle parole del Salmista (Salmo 104 105]), la gioia sia legata alla ricerca diDio. Colui che cerca il Signore conosce la gioia del cuore, che ci accompagna nel cammino dellavita. E cosa significa oggi, per noi, cercare il Signore? Ciascuno potrà e dovrà dare le sue risposte.Ma San Sisto, nostro Patrono, come ogni Santo, dice che la ricerca di Dio avviene, in particolare,nella conoscenza e meditazione della Sua Parola, della preghiera che apre sempre più alla relazionecon Lui. La Festa Patronale, pertanto, è anzitutto un momento di preghiera, con la centralità diquesta Eucaristia, segno dell’amore di Gesù, da cui tutto sgorga, e dell’amore per Gesù, che hasostenuto la vita di San Sisto, la sua vocazione, nel tempo difficile della persecuzione dei primisecoli del cristianesimo. Egli è inizialmente indicato come martire, anche se l’ipotesi non èconfermata, ma è significativo ricordare come il dono di sé per Cristo, fino al martirio, sia una gioiaparadossale per la vita cristiana: appartenere al Signore e vivere come Lui. La condivisioneQuesta gioia ha un’altra caratteristica: non è fatta per essere vissuta in modo autonomo,autoreferenziale, solitario: si capisce nella condivisione. E la condivisione della fede,dell’esperienza di Dio, permette a Pietro di guarire lo storpio, come abbiamo ascoltato dalla primaLettura (At 3,1-10): «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di GesùCristo, il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò. Sì, il bene dellacondivisione può operare miracoli!La Festa del Patrono è una festa di popolo, di condivisione: non sarebbe immaginabile viverla inmodo privatistico. All’intimità con Dio, che offre autenticità e spessore interiore, si unisce il benegrande della fraternità. È il cuore della Chiesa: vivere la comunione ed essere strumento dicomunione con la gente, con il territorio, con la città.Come Pietro, noi doniamo ai fratelli ciò che possediamo: Gesù Cristo. E questo non significa tantoparlare di Lui quanto agire nel suo nome. Essere testimoni; accorgersi anche noi dei bisogni deglialtri, delle malattie, delle povertà, delle difficoltà lavorative o relazionali, delle solitudini e delledomande di senso… e rispondere con la carità che sgorga dallo stesso Cuore del Signore. Agire,cioè, non per pura filantropia – molti altri saprebbero farlo meglio di noi – ma nel nome delSignore.È, se ci pensiamo bene, l’approccio della Dottrina Sociale della Chiesa, che la nostra Diocesi sideve sempre più sentire spinta a testimoniare. E, anche se la sua teorizzazione è venuta dopo, apartire dal pensiero di Leone XIII, originario proprio di questa Diocesi, tutti i Santi, e tra loro PapaSisto, incarnano questo genere di carità e ci stimolano a farlo. La centralità di Cristo e l’affidamento a LuiQuesta carità nasce dunque dall’incontro con Gesù, anche se all’inizio non lo si riconosce. IlVangelo (Lc 24,13-35) descrive l’esperienza dei due di Emmaus: «Non ardeva forse in noi il nostrocuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». La Parola diDio fa ardere il cuore e la risposta è il fuoco della missione. I due viandanti sentono che Dio parla aloro; ma tale esperienza non si ferma lì, non li ferma: «Partirono senza indugio e fecero ritorno aGerusalemme», dice il testo.Il Santo Patrono, attraverso il suo esempio e la sua protezione, ci spinge ad annunciare il Vangelotornando alle nostre case, ai luoghi di lavoro, alle situazioni più complesse del quotidiano; ci spronaa fare la volontà del Signore, ciascuno nella fedeltà alla propria vocazione. A volte, Dio ci conducein sentieri duri, a volte le circostanze della vita sembrano mandarci fuori strada, a volte siamo noistessi a cambiare direzione, illudendoci che sia migliore la via più facile, quella che ci allontana dalSignore e dalle sue leggi di verità, di giustizia, di pace. E oggi il mondo sembra seguire le vie delconformismo dettate da ideologie, dal consumismo, dalle logiche del potere, del possesso,dell’apparenza, del successo.La Pasqua di Gesù conduce invece su altre vie, come ha detto Papa Leone nel Messaggio Urbi etOrbi. «Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano,ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri. Sì, la risurrezione di Cristo è ilprincipio dell’umanità nuova, è l’ingresso nella vera terra promessa, dove regnano la giustizia, lalibertà, la pace, dove tutti si riconoscono fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre che è Amore, Vita,Luce». Cari amici, è la strada del Risorto: seguiamola, pur se questo significa fare scelte difficili,controcorrente. D’altra parte, anche San Sisto ci incoraggia a camminare così; ci precede e ciaccompagna se è vero che, come la tradizione tramanda, egli è qui perché le sue Reliquie giunseroad Alatri a dorso di una mula, la quale cambiava direzione rispetto alla strada che l’avrebbecondotta altrove. Con questa obbedienza, cerchiamo di affidarci al Signore e alla Sua Volontà, diseguire l’azione della Provvidenza che guida la storia e ci chiede di andare nelle Sue vie: lìtroveremo la gioia e potremo aiutare i nostri fratelli, la nostra terra, il mondo, a cambiare le viedistorte del male in vie di giustizia, di solidarietà, di amore, di pace. Santo Marcianò In questa foto, la processione penitenziale che ha fatto seguito ai primi Vespri della festa e all’offerta del cero, da parte del sindaco Cianfrocca a nome di tutta la comunità di Alatri
Messa di Pasqua, il Vescovo Santo: «Il Suo Amore è per sempre!»

Omelia alla S. Messa di PasquaCattedrale di Anagni, domenica 5 aprile 2026 —————————————————- «Il suo amore è per sempre»!Il canto del Salmo 117 (118) che ci accompagna ogni anno a Pasqua intercetta i bisogni più profondi del cuore umano: si presenta come risposta alle nostre tristezze e solitudini, a tutti i dolori, all’apparente ineluttabilità del male, della guerra, della morte…Sì, c’è un Amore! C’è un Amore che è «per sempre». C’è un’eternità che ci viene promessa, unavita nuova che germoglia in questo mattino benedetto. C’è una Risurrezione che non appartiene aldomani ma all’«oggi». Perché oggi è Pasqua!Ma tutto questo – l’eternità, la vita nuova, la stessa Risurrezione – noi lo comprendiamo solo con illinguaggio dell’amore. Di un Amore… «per sempre»!Senza amore, senza nessun amore, che senso avrebbe la vita? Che tormento sarebbe il non esseramati e non amare per l’eternità? A che servirebbe la Risurrezione, se non fosse garanzia della vita“per sempre” di coloro che amiamo?«Il suo amore è per sempre»!Ecco la Pasqua, riassunta in una sorta di profezia che, secoli prima della vita di Gesù, spiegaval’eternità dando voce alla preghiera del Salmista.La Risurrezione può lasciarci increduli, agnostici, dubbiosi, indifferenti… solo fino a che non ciscontriamo con l’Amore vero, con il suo significato profondo, con il “per sempre” a cui – che loammettiamo o no – il cuore umano anela. Nel mattino di Pasqua, il grido di Agostino risuona comeuna melodia nuova: «Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa inTe!». Che è come dire: «Ci hai fatti per l’Amore, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché nonama, non si lascia amare, non sceglie l’amore eterno, non riposa nell’Amore. Per sempre!».Abbiamo da poco lasciato il Sabato Santo, il silenzio del sepolcro, quel vuoto apparente che gliantichi padri, sulla scia della Lettera agli Ebrei (Eb 4,1-11), chiamavano proprio «riposo». Sembramorte, ma è vita che fermenta. Sembra fallimento, invece è la vittoria più impensabile di tutta lastoria. Sembra vuoto, eppure è pienezza d’amore; di un amore che è «per sempre», per questo è piùforte della morte!«Il suo amore è per sempre»!Eppure, se ci guardiamo attorno, la Pasqua sembra non voler esplodere, sebbene aiutata da Ritisolenni e stupendi, dalle significative tradizioni dei nostri paesi, dalle relazioni familiari che cercanodi ricomporsi e ritrovarsi, dagli stessi doni che ci scambiamo…Celebriamo la vita, in un Paese di cui, proprio in questi giorni, viene ancora una volta dichiarata laspaventosa denatalità. Celebriamo la Risurrezione di Gesù, quando rivendichiamo il diritto didecidere autonomamente sulla nascita e sulla morte. Celebriamo il dono totale di Sé quando nerifiutiamo il segno, cioè la Croce, e continuiamo a crocifiggere piccoli, poveri, stranieri….Celebriamo la vittoria di Cristo sul peccato, quando il relativismo etico cancella la differenza trabene e male e pone l’autodeterminazione come unico criterio delle scelte. Celebriamo il Risorto che porta la pace, mentre il germe dei conflitti e delle guerre si annida nel nostro cuore e si diffonde nelmondo con la forza di un contagio. Celebriamo l’amore, illudendoci che sia possibile viverlo senzail «per sempre» e, così la Risurrezione sembra illusione, ricordo del passato.Sorella, fratello, «il Suo Amore è per sempre»!Basta con un amore “a tempo”, che “va bene” finché fa “star bene”, che “consuma” l’altro senza“lasciarsi consumare” per l’altro, che “ruba” la dignità del più debole, invece di “lasciarsi rubare” ilcuore!In questo splendente mattino di Pasqua, tu lasciati ancora sorprendere dall’Amore di Dio, fattoCarne in Gesù Crocifisso e Risorto! Lasciati interpellare da questo Amore più grande, più eterno,che dobbiamo sempre di nuovo imparare, accogliere, scegliere.Scegli di fidarti dell’Amore che è più forte della morte! Che è più fedele del peso di un matrimonioche sembra giunto al capolinea. Che è più grande di quel figlio che non vuoi o di quello che vuoi atutti i costi, senza vederne la dignità. Che è più tenace della crisi, anche nella tua vocazionesacerdotale o religiosa. Che è più profondo di quella sofferenza che ti affligge, di quella ferita che tirende fragile, di quel peccato che potrebbe bloccarti. Che è più benigno verso chi ti ha fatto delmale ed è più paziente verso chi ti appare irrimediabilmente invischiato nel male. Che non ti lasciafalsamente gonfiare dall’orgoglio né svuotare dall’ira, ma ti fa sconfiggere dal perdono. Che è piùpovero nel desiderare e più ricco nel dare. Che ti rende più umile nella fede e più audace nellasperanza. Che è più eterno di quella vita che hai accompagnato nella malattia e di quel distacco chehai avvertito nel lutto, proprio perché amavi.Scegli di fidarti dell’Amore che rimane per sempre. Sì. «Il Suo Amore è per sempre»!Corri a imparare questo Amore, se lo hai dimenticato; a cercarlo, se ti appare perduto; a sanarlo, seè ferito da tradimenti. Corri come Maria di Màgdala, come Pietro e Giovanni nel Vangelo dellaRisurrezione (Gv 20,1-9). Dove ti sembrava di vedere fallimento, vuoto, fine, abbandono, morte,potrai trovare le bende di un amore che ancora puoi fasciare, medicare, curare; di una vita cheancora puoi accogliere, difendere, rispettare, nella sua infinita dignità.L’ultima pagina della storia non è il Calvario, è la Pasqua: osa la Risurrezione! Non è la morte, è lavita: osa la Vita! Non è l’odio, è l’amore: osa l’Amore!E ricorda che nell’amore non vince chi fugge, come a volte si dice; nell’amore risorge chi restacome Maria, la Madre di Gesù. Assieme a Lei, osa questo Amore, che è «per sempre». E risorgerai,con Cristo e in Lui!Buona Pasqua, di cuore! Santo MarcianòArcivescovo di Anagni-Alatrie di Frosinone-Veroli-Ferentino
Veglia di Pasqua, l’omelia del Vescovo Santo: «Questa è la Notte in cui ogni notte è vinta!»

Omelia alla Veglia di PasquaCattedrale di Frosinone, Sabato 4 aprile 2026 ———————————————————————– Carissimi fratelli e sorelle, «questa è la notte»! Ce lo ha fatto ripetere con insistenza l’Exultet, antico e splendido Inno che abbiamo cantato all’inizio della Veglia Pasquale. E lo abbiamo cantato con le candele accese al Cero Pasquale, a sua volta acceso al Fuoco nuovo, benedetto come primo atto di questa Solenne Celebrazione che fa ripercorrere tutta la Storia della Salvezza, attraverso la Parola di Dio, la benedizione dell’Acqua Battesimale, lo stesso segno della Luce.È notte, è “la Notte”. Ma è luce, è “la Luce”!Tutta la Liturgia di questa Veglia è una lotta tra luce e tenebre, tra notte e giorno: fin dall’inizio della Veglia, fin dalle prime parole della Bibbia.Nel Libro della Genesi (Gen 1,1-2,2), la luce è infatti presentata come la prima creatura di Dio: Diodisse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalletenebre». Dio crea separando, distinguendo, anzitutto la luce dalle tenebre. In questa Santa Notte,lasciamo che la Sua Mano, la Sua Parola, la Sua Presenza nei Sacramenti, distinguano il buio dallaluce: dentro la coscienza, nel cuore di ciascuno di noi e di ogni uomo, dal più piccolo al più grande,dal più debole al più potente.Preghiamo perché ci sia sempre nell’animo umano lo spazio per lasciare che Dio separi la luce dalletenebre, il bene dal male, la misericordia dall’odio, il perdono dalla vendetta, la solidarietàdall’avarizia, la fraternità dalla prevaricazione, l’accoglienza dal rifiuto, la giustizia dallaprepotenza, la pace dalla guerra… la vita dalla morte! Invece, da quando la morte entra nel mondo,da Caino in poi, la luce è tradita, oscurata; e si fa notte. Così, nelle notti della Bibbia vediamo lenostre.Nella notte di Abramo (Gen 22, 1-18) al quale viene chiesta una prova terribile: al mattino dovràalzarsi, prendere il figlio, salire sul monte, offrirlo al Signore.Quante notti di prova nella vita di tanti padri e madri! Quanti figli perduti, drogati, malati,prematuramente morti, finiti su strade di morte! Quanti figli rifiutati fin dal grembo materno, o cherifiutano i genitori, li dimenticano, li sfruttano, li uccidono! Quanti figli o padri uccisi da guerredecise da chi dimentica che la responsabilità civile, politica, sociale è pure esercizio di paternità…Sì, tante notti subite da innocenti, da persone che, nonostante tutto, continuano ad amare, pur nelbuio di una prova che è prova della fede nel Dio dell’Amore! Abramo crede «sperando contro ognisperanza» (Rm 4,18) e la sua notte si trasformerà in giorno: la luce vincerà, il figlio gli verràrestituito.E la luce vincerà anche nella notte del popolo di Israele, al passaggio del Mar Rosso (Es 14,15 –15,1). La Veglia Pasquale ripropone il racconto biblico che lascia increduli: nella notte, un mare siapre, si spalanca la via della salvezza, persino la nube diventa luminoso strumento di liberazione.È il passaggio dal male al bene; e Pasqua significa passaggio, anzitutto per le notti di ogni peccatoumano. Il mare è segno del male che inonda il mondo ed è causa delle notti di chi fugge daviolenze, fame, dittature, persecuzioni… e lo fa forse proprio attraversando un mare che troppospesso non sarà salvezza, ma prigione. È segno delle notti dei nostri fratelli carcerati, taloracondannati a morte; delle notti di uomini e donne che non sanno confessare i propri crimini evivono una vita doppia, senza senso; o anche di coloro che cercano le luci nello sballo. Questa è la notte in cui tutti possono, tutti possiamo uscire dal male che abbiamo causato escopriamo che Dio ci libera, se lasciamo le nubi della menzogna e camminiamo con Lui alla lucedella verità.C’è poi l’ultima notte, quella in cui tutto appare finito: la morte di Gesù in Croce. La mortedell’uomo che sembra dire l’ultima parola, quando la pietra chiude il sepolcro della nostra vita o diquella dei nostri cari. Ma, dice il Vangelo (Mt 28,1-10), «un angelo del Signore.. si avvicinò, rotolòla pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco comeneve». In questo angelo luminoso splende la Luce vera: Gesù Risorto.Sorella, fratello, Cristo è Risorto! Sì, questa è la Notte nella quale ogni notte è vinta. Anche la tua!Non cercare luci che ti abbagliano, che ti stordiscono, che confondono il tuo cammino. Luiraggiunge le tue tenebre, dalle quali non puoi uscire da solo.Non arrenderti se stai attraversando il buio del dolore, della solitudine, del rifiuto, della fuga, dellapaura, del lutto, della guerra, dell’angoscia… Guarda a Lui!Non c’è notte che il Signore abbia sentito estranea o nella quale non abbia cercato di penetrare.Apri la porta del tuo cuore: fallo entrare, perché la Sua luce diradi paure e dubbi; ed esci attraversoquesta porta. Con la via che Cristo illumina, cerca di accorgerti delle notti di tanti fratelli e amici,dei piccoli e degli ultimi… puoi essere tu la luce delle loro oscurità perché, creandoti a Suaimmagine, Dio ti ha affidato una scintilla del Suo essere: l’Amore!Per tenerla accesa, tu dovrai solo consumarti nel dono di te stesso, come la candela che hai tenuto inmano questa Notte. Sì. È questa la Luce con cui il mondo si illumina, è questa la Notte in cuil’Amore vince. Se ti consumi in questo Amore, sarà Pasqua per tutti!E Tu, Gesù Risorto, Luce del mondo, illumina le nostre tenebre. Facci sentire che ogni scintilla disperanza che ha rischiarato la storia è stata la Tua fedeltà, la Tua Presenza, il raggio del Tuo Amore.Facci sentire che la Tua è Luce che ci precede nella Galilea quotidiana: non ci forza ma ci guida,quando i nostri passi sono incerti e i nostri occhi non vedono; che ci chiede di abbandonarci tra leTua braccia, se ci sembra di cadere irrimediabilmente, ricordandoci che tutte le volte che nonabbiamo inciampato sentieri bui è stata la Tua mano a togliere ogni ostacolo.Illumina il cuore di tutti coloro che sono responsabili delle tenebre dei conflitti, in famiglia o nelmondo.E rendici tutti capaci di consumarci nell’amore perché davvero la nostra vita «salga a te comeprofumo soave, si confonda con le stelle del cielo. Lo
