Grest ad Acuto: momenti di serenità e grande felicità

Dal 22 al 26 giugno si è svolta la nostra settimana di oratorio della parrocchia di Acuto. Durante questi giorni, noi ragazzi del gruppo giovanissimi, guidati dall’assistenza di don Francesco Frusone e di suor Anna, abbiamo organizzato numerose attività per i bambini, accogliendoli sia la mattina sia il pomeriggio. Tra tornei, giochi, disegni, cartelloni e merende, non sono mancati importanti momenti di riflessione dedicati al tema di questo Grest: gli 800 anni dalla morte di San Francesco, patrono d’Italia. Ogni mattina, divisi in gruppi in base all’età, abbiamo approfondito un argomento legato alla figura del Santo; la traccia del primo giorno, ad esempio, era incentrata sul tema del dialogo. Durante questa mezz’ora di attività, i bambini rispondevano a delle brevi domande per poi riassumere il concetto chiave in una frase condivisa. L’ultima giornata è stata particolarmente emozionante: abbiamo condiviso una grande merenda insieme a tutti i genitori e celebrato le premiazioni dei tornei con medaglie e coppe. Questa esperienza, breve ma intensa, ha regalato momenti di grande felicità e serenità a noi animatori e agli adulti che hanno gestito l’evento, ma soprattutto ai bambini: un traguardo prezioso, in un paese che purtroppo vede questi ridursi sempre di più. Un sentito ringraziamento da parte di tutti gli animatori va al Don per la sua costante disponibilità e alle suore Adoratrici del Sangue di Cristo per averci generosamente ospitato nel loro giardino per tutta la durata del Grest. di Flavia Pilozzi, animatrice del Grest

Anagni: professione perpetua per due suore Cistercensi della Carità

Festa grande per la famiglia delle suore Cistercensi della Carità: lunedì 29 giugno, nella Cattedrale di Anagni alle 18, durante la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Santo Marcianò, ci sarà la professione perpetua di suor Maria Alupo e suor Christine Thorach, entrambe ugandesi. Una cerimonia che avviene in una data assai particolare per la congregazione, visto che cade nella solennità dei santi Pietro e Paolo e nella commemorazione del giorno della morte di madre Claudia della Croce, fondatrice delle Cistercensi della Carità, nata ad Anagni il 5 aprile 1675 e morta, sempre ad Anagni, 40 anni dopo.

Il messaggio dell’arcivescovo Marcianò ai partecipanti al convegno nazionale su Leone XIII

Messaggio ai partecipanti al 6° Convegno Nazionale Leone XIII – Roma, 27 giugno 2026 Carissimi,rivolgo a tutti il mio saluto più cordiale, seppur rammaricato di non poter essere presente all’evento odierno. L’eredità di Leone XIII, con la sua enciclica Rerum Novarum ci consegna il patrimonio della Dottrina Sociale della Chiesa e lo fa analizzando quei germi di «novità» che spingono avanti il mondo e intravedendone in anticipo potenziali pericoli e potenziali ricchezze. Nella linea di questa eredità, Leone XIV ha spiegato il motivo della scelta del suo nome: «Diverse sono le ragioni, però principalmente perché il Papa Leone XIII, con la storica Enciclica Rerum Novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro» (Leone, XIV, Discorso al Collegio Cardinalizio, 10 maggio 2025).Oggi, la Magnifica Humanitas risuona come ulteriore spiegazione di queste parole. Ed è proprio su questo che il nostro Convegno vuole riflettere. Su come il legame tra i due Pontefici, lo sviluppo della dottrina e la comunanza di pensiero, sfoci in azione pastorale. Sia, cioè, un concreto accompagnamento della Chiesa e del mondo ad attraversare il mare della storia, affrontandone le onde nuove con la luce profetica della Parola e la memoria maestra del passato. Nel formulare il mio compiacimento e l’augurio per i vostri lavori, desidero dire un grazie speciale a tutti coloro che hanno promosso questa iniziativa; un grazie che viene dal Pastore della terra che ha dato i natali a Papa Pecci e si sente interpellata e, al contempo, privilegiata nel riscoprirne quella peculiare memoria che solo i luoghi più familiari di una persona riescono a rivelare. Una memoria che è e deve diventare sempre più patrimonio di tutta la Chiesa, nel presente guidata da Leone XIV e da lui sospinta verso un futuro di cui non avere paura ma da governare con discernimento e responsabilità, con un’azione pastorale centrata sulla custodia della dignità umana, riflesso della Bellezza e dell’Unicità di Dio. Come il Papa afferma, «ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile». Riflettere insieme, oggi, significa prendere sul serio tale compito e cogliere l’invito ad alzare «gli occhi verso Dio», certi che «questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza» (Leone XIV, Lettera Enciclica Magnifica Humanitas, 1). A tutti l’augurio di buon lavoro!Frosinone, 26 giugno 2026 Santo Marcianò, Arcivescovo

L’Azione Cattolica diocesana accanto ai detenuti del carcere di Frosinone

Centinaia di confezioni di dentifrici e lamette monouso sono state donate dall’Azione Cattolica della diocesi di Anagni-Alatri alla Pastorale carceraria delle diocesi di Frosinone e di Anagni-Alatri e destinati alla popolazione detenuta nella Casa circondariale di Frosinone. Una richiesta in tal senso era arrivata dalla Pastorale carceraria e quindi, nella giornata di martedì 23 giugno, la presidente diocesana di Ac, Concetta Coppotelli, ha consegnato quanto richiesto al signor David Rapone, che si occupa della messa alla prova dei detenuti che ottengono benefici, grazie anche alla sinergia con la Caritas interdiocesana. Contestualmente è stata consegnata anche una lettera ai cappellani del carcere, don Giudo Mangiapelo e don Onofrio Cannato.   Questo il testo della lettera: Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati (Mt 5,6). Nessuna cella è così isolata da escludere il Signore “Il carcere è diventato una basilica”. Sono le parole pronunciate da Papa Francesco dopo aver aperto la Porta Santa nel carcere di Rebibbia. Una frase che porta con sé un significato profondo e dirompente. Trasformare un luogo spesso percepito come simbolo di esclusione, sofferenza e punizione in uno spazio sacro e comunitario ribalta la prospettiva comune, ricordandoci che la presenza di Dio non conosce barriere. Con questo gesto, il Papa ha voluto ricordarci che dietro ogni sbarra si nascondono storie, dolori e speranze. E proprio rivolgendosi ai detenuti, Papa Francesco ha ricordato che “ognuno di noi può scivolare”, sottolineando quanto sia importante non perdere mai la speranza e quanto abbiamo il dovere di proteggere la dignità umana, anche in situazioni di errore o fragilità. La speranza, per chi vive dietro le sbarre, non è un lusso: è un diritto. E per tutti noi è un dovere trattare con dignità chi ha sbagliato, che non è solo un atto di misericordia, ma una vera e propria prova di forza, oltre che un segno di civiltà. Da sempre, molti soci di Azione Cattolica operano direttamente nelle carceri attraverso l’ascolto, il supporto materiale e umano, e la promozione di percorsi di inclusione sociale e lavorativa. Sorprenderà sapere che il primo coordinamento nazionale fra le associazioni di volontariato penitenziario, il SEAC (Coordinamento Enti e Associazioni di Volontariato Penitenziario) nasce proprio su iniziativa dell’Azione Cattolica alla fine degli anni Sessanta. Una storia ed una memoria da valorizzare. L’AC collabora attivamente per formare volontari e promuovere la mediazione penale. Facciamo nostro l’interrogativo che papa Francesco si poneva ogni volta che incontrava un detenuto: “Perché loro e non io?”. Avere compiuto degli errori in passato non può giustificare condizioni detentive che nessuno potrebbe sopportare, non può consentire di togliere lo sguardo da una visione che, per quanto cruenta, ci mette davanti a quanto di più fragile possa esistere. Guardate con speranza oltre la vostra dimensione odierna perché si può e si deve sempre ricominciare, il Signore fa nuove tutte le cose, noi da parte nostra Vi inviamo un piccolo aiuto fatto di dentifrici e rasoi per la barba che speriamo possano esservi utili, inoltre affidiamo le vostre sofferenze al Signore nelle nostre preghiere. “Che questo tempo sia un’opportunità per scavare a fondo, perdonare sé stessi e ricostruire la propria vita mattone dopo mattone. La vera libertà nasce prima di tutto dentro il proprio cuore”. La Presidente di Azione Cattolica della Diocesi di Anagni Alatri a nome di tutti gli associati! Concetta Coppotelli

Comunità In Dialogo in festa: 35 anni anni di mistero Pasquale e vite rinate!

Non solo una festa, per quanto gioiosa e di ringraziamento al Signore per questi 35 anni, ma anche uno sguardo gettato su un futuro fatto di nuove necessità per tante giovani vite spesso vittime di nuove dipendenze. Il tutto in un clima di amicizia e speranza, palpabile sui volti, nei sorrisi, nella cordialità, anche semplicemente per indicare il bagno o offrire un bicchiere d’acqua fresca, da parte di quanti hanno trovato un porto sicuro nella Comunità In Dialogo per ricostruire la propria vita. Una comunità che domenica 21 giugno 2026 ha festeggiato i 35 anni dalla fondazione, per opera di padre Matteo Tagliaferri, il simpatico religioso vincenziano, oggi 80enne (età che non tradisce affatto con i suoi occhi luminosi, la voce calda e le mani sempre pronte ad allungarsi verso chi ha bisogno), originario della vicina Vico nel Lazio, nato in una famiglia come usava una volta, capace di donare al Signore un altro fratello sacerdote e una sorella suora. Ecco, proprio quello della famiglia è un altro concetto che si respira forte in questa Comunità che, dal colle del bel paese di Trivigliano, non si proietta solo sul vicino lago di Canterno, ma un po’ in tutti i continenti, con sedi aperte in varie parti del mondo e, notizia di questi giorni, anche in Brasile. Per festeggiare questi primi 35 anni, è arrivato anche il cardinale Baldassare Reina, vicario generale per la diocesi di Roma, agrigentino di origine, come il diacono Tonino Nobile, ritrovato e salutato con affetto proprio a Trivigliano, dove ha deciso di stabilirsi con moglie e figli lasciando la sua Sicilia, nonché autore delle meravigliose icone donate poi agli ospiti. Reina ha presieduto la Messa, concelebrata con il vescovo di Anagni e Frosinone, Santo Marcianò, proprio nel giorno del 20° anniversario di ordinazione episcopale (a fondo pagina trovate il link per il relativo articolo) con il superiore dei vincenziani e altri sacerdoti. E anche la Messa è stata una festa, impreziosita dai canti degli ospiti della comunità, quasi a gridare tutta la loro voglia di farcela ad uscire dal tunnel di varie dipendenze. In prima fila anche il ministro Antonio Tajani, da sempre vicino a questa realtà, con la moglie, il Prefetto, il Questore e tutte le altre massime autorità della provincia di Frosinone. «Oggi abbiamo la certezza – ha detto tra l’altro il cardinale Reina nell’omelia – che il Signore in questi 35 anni ha accompagnato questa comunità e si è servito di uomini concreti. Potremmo definirli 35 anni di mistero pasquale! Chissà quanti arrivati qui pensavano di non avere più speranza, la forza di farcela, di non avere più nemmeno la dignità, sconfitti dalla vita. Stando qui dentro, siete arrivati a dire, siamo arrivati a dire, con Geremia, “Il Signore è al mio fianco, come un prode valoroso e per questo non temo alcun male”. Quante paure nella nostra vita, ma il Signore è al mio fianco. In questi 35 anni si è servito di padre Matteo e di tanti altri amici che si sono messi accanto ad ognuno di voi, e a quelli che da qui sono passati, e gli hanno detto una cosa bellissima: coraggio, puoi farcela, non sei solo, tu non sei l’errore che hai commesso. Tu sei molto di più! Tu hai dignità, hai forza- E poco alla volta vi siete rialzati, magari tra alti e bassi, momenti di solitudine e in cui avete dubitato di voi stessi, ma oggi siamo qui per cantare questo inno infinito: “Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso”», ha rimarcato Reina. Come l’infinito negli occhi dei ragazzi che proprio in questa giornata hanno terminato il loro percorso, una festa nella festa. GLI AUGURI DEL PAPA Una delle sedi della Comunità In Dialogo si trova in Perù e più precisamente proprio in quella diocesi di Chiclayo di cui è stato titolare l’allora vescovo Robert Prevost. Un legame forte, con Prevost che spesso saliva con la sua auto fino alla sede della comunità, per chiedere di cosa avessero bisogno, per informarsi della situazione o semplicemente per prendere un caffè dalla vecchia moka. E così, quando il cardinale Baldassarre Reina ha comunicato a papa Leone XIV che sarebbe andato a Trivigliano, il pontefice si è caldamente raccomandato di portare i suoi saluti e gli auguri a padre Matteo Tagliaferri e a tutti gli ospiti e i collaboratori «perché vi conosce bene, dai tempi del Perù», ha detto Reina. di Igor Traboni

“Il cielo d’Etiopia”: il viaggio di fede e incontro di una famiglia di Anagni

Sabato 20 giugno è stato presentato a Palazzo Bacchetti ad Anagni, davanti ad un pubblico numeroso e con gli interventi moderati da Gaetano D’Onofrio, il libro “Il cielo d’Etiopia”, scritto da Consiglia Marino, Daniele Imperia e Mattia Imperia. Tra le figure centrali di questa storia missionaria di un’intera famiglia (gli Autori sono infatti marito, moglie e un figlio e il sottotitolo del libro non a caso recita “Un viaggio di fede, famiglia e incontro”) c’è quella di don Giuseppe Ghirelli, per tutti “don Peppe”, a lungo fidei donum proprio in Etiopia, prima di rientrare in diocesi, morto 4 anni fa. Presenti anche, e visibilmente commosse, Marisa e Gustava, sorelle di don Peppe. La terra d’Etiopia, ma soprattutto il suo cielo con tutti i significati che questa immagine niente affatto retorica racchiude, si è fatta ancor più presente nel corso dell’incontro grazie ai videomessaggi  di don Stefano Ferraretto e don Nicola De Guio, sacerdoti missionari in quel lembo d’Africa e che pure rappresentano figure centrali della vicenda narrata nel libro, così come la testimonianza di Ilaria Scocco, mentre Veronica Giuliani ha letto alcune pagine del libro. Gli Autori hanno inoltre raccontato alcuni particolari della loro esperienza missionaria, di fede e di famiglia. Di una famiglia di Tufano di Anagni che nel 2019, grazie a don Marcello Coretti, ha conosciuto don Giuseppe Ghirelli e da allora ogni anno in estate si reca in Etiopia, “trascorrendo” così le ferie. Ogni anno organizzano anche mercatini di beneficenza, così come il ricavato di questo libro (per acquistarlo è possibile rivolgersi direttamente agli Autori) verrà donato sempre alla missione in Etiopia. Preziose anche le parole di Giorgia e Francesco Imperia, gli altri due figli di Daniele e Consiglia e fratelli di Mattia, che hanno letto un pensiero affettuoso dedicato proprio ai genitori e al fratello. Don Marcello Coretti, parroco della Cattedrale, autore della prefazione e tra i curatori dell’opera, ha condiviso il significato del progetto editoriale e ha letto i messaggi inviati dal vescovo Santo Marcianò e dal vescovo emerito Lorenzo Loppa, impossibilitati a essere presenti ma desiderosi di esprimere la propria vicinanza agli autori e ai partecipanti. Messaggi che qui di seguito riportiamo: Cari amici, desidero far giungere il mio saluto a Daniele Imperia, Consiglia Marino e Mattia Imperia, autori del volume “Il Cielo d’Etiopia”, e con loro a tutti quelli che partecipano alla presentazione di questo libro che racconta un’esperienza umana e cristiana di grande valore. Mi sarebbe piaciuto essere presente, ma le celebrazioni di questo sabato, tra cui la festa di Santi Silverio e Ormisda, Patroni di Frosinone, non mi consentono di essere con voi.  Attraverso le pagine scritte a più voci dagli autori emerge la bellezza di una missione che ha saputo coinvolgere una famiglia intera, aprendola all’incontro con un popolo e una Chiesa lontani geograficamente, ma vicini nel comune cammino della fede. La loro testimonianza richiama con gratitudine la figura di don Giuseppe Ghirelli, sacerdote della nostra Chiesa di Anagni, che ha speso tanti anni del suo ministero come missionario fidei donum in Etiopia. Le opere da lui promosse e il bene seminato continuano a parlare attraverso le persone che ha incontrato e coinvolto, e questo libro ne è una significativa conferma. Pur non avendo conosciuto personalmente don Peppe né condiviso direttamente questa esperienza missionaria, ho avuto modo di coglierne il valore attraverso le parole di don Marcello e le pagine di questo libro. Per questo sono lieto che la memoria di un così prezioso servizio alla Chiesa possa essere custodita e trasmessa anche mediante queste pagine. Saluto tutti con tanto affetto e ringrazio gli autori per aver condiviso una testimonianza che certamente aiuterà molti a riscoprire la bellezza del Vangelo vissuto nel dono di sé. Santo Marcianò Carissimo Don Marcello  e carissimi Amici tutti, mi spiace di non poter condividere con Voi il momento di umanità e  di grazia che state vivendo! Ho tra le mani ”Il cielo d’Etiopia”, lo sfoglio, lo giro e lo rigiro. È uno scrigno straordinario che custodisce le perle di un viaggio di fede, di amore, di vita, di relazioni e di incontri. Dio benedica i tre protagonisti di questa avventura, che hanno saputo dare spessore e continuità alla passione e all’entusiasmo del nostro caro Don Giuseppe. Lui occuperà in pianta stabile il cielo d’Etiopia, ma brilla anche sul nostro cielo per ricordarci sempre che il Cielo comincia qui, oggi, ed è possibile portare il Cielo sulla terra. Basterebbe vivere in un altro modo, con maggiore responsabilità e coraggio, con maggiore attenzione per la vita degli altri. Basterebbe guardarsi dentro e scoprire il tesoro di cui siamo portatori: ci scopriamo come figli e figlie, fratelli e sorelle. Alle esequie di Don Giuseppe, quel 23 Agosto del 2022, ebbi modo di affermare che Don Giuseppe d’Etiopia era buono come il pane e solido come una roccia. Era “malato” di dedizione e di disponibilità, portatore di un virus e di un contagio che – se preso – potrebbe cambiare il mondo. Ringrazio il Signore per chi, attraverso lui, s’è fatto contagiare da Gesù e dalla Sua passione per tutti noi. Carissimi Consiglia, Daniele e Mattia grazie  e Dio vi benedica! ”Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8)”. La Vostra avventura faccia profumare di pane la vita di tanti altri.  Come profuma di pane “Il cielo di Etiopia”. Un abbraccio. Lorenzo Loppa Don Peppe Ghirelli in Etiopia

L’ora di religione, tra speranza e spazi di riflessione. Una liceale racconta…

Durante la settimana scolastica ci sono così tante materie, quelle che mi appassionano e quelle le cui ore sembrano interminabili. E poi c’è l’ora di religione, un tempo in cui ho avuto modo di riflettere sul senso della vita. Durante i primi anni, in quell’ora ho viaggiato nel mondo delle religioni, nella millenaria storia dell’Ebraismo, del Cristianesimo e della Chiesa, nelle culture del Medio Oriente e del continente asiatico. È stato un viaggio affascinante, che mi ha permesso di acquisire consapevolezza circa le radici della cultura occidentale e del resto del mondo. Poi è arrivato il giorno in cui abbiamo iniziato un percorso di studio sulla risurrezione di Gesù, dalle fonti ai risvolti che tale evento ha per la storia dell’umanità. L’argomento ha segnato una svolta profonda nella mia formazione e non solo a livello culturale. Durante le lezioni è emerso chiaramente che la questione non si limita alla fede personale: l’esistenza storica di Gesù è supportata da una quantità tale di fonti, che sarebbe praticamente irrazionale negarla, esattamente come non mettiamo in dubbio l’esistenza di grandi figure storiche del passato di cui studiamo le opere. Il percorso è divenuto particolarmente coinvolgente quando siamo andati oltre la figura storica e abbiamo esplorato l’evento che più di ogni altro rivela l’identità di Gesù, la Sua risurrezione. Per analizzare e comprendere a fondo la portata di questo evento, abbiamo consultato i quattro Vangeli canonici. Ci siamo domandati se essi si riferiscono a un fatto realmente accaduto e siamo giunti a conclusioni che confermano l’autenticità storica delle testimonianze in essi contenute. Gli apostoli inizialmente potevano nutrire speranza, ma dopo essere stati testimoni oculari della risurrezione del loro Maestro, la speranza ha lasciato il posto a una fede viva. I racconti dei quattro Vangeli sono privi di elaborazioni fantasiose e trionfali apparizioni. Ad esempio, Gesù non appare, per rivalsa, a coloro che lo avevano condannato. Egli non è il protagonista di un fantasy, ma di una realtà che supera le nostre aspettative. Durante la lezione relativa alle fonti sulla risurrezione di Gesù, ho scoperto il significato più profondo del Battesimo: battezzare significa immergere, ecco che questo sacramento permette al Signore di entrare nella nostra vita e a noi di accoglierlo. Quindi, oggi sono consapevole che battezzare il proprio figlio non vuol dire costringerlo a essere cristiano, bensì fargli un regalo grande, prezioso per la sua vita. Sono al termine del quinto anno del Liceo classico e, con i miei compagni di classe, ci siamo trovati di fronte a una delle scelte più importanti e difficili: cosa fare del nostro futuro. L’ora di religione ci ha aiutati a prendere una decisione più consapevole, perché la nostra insegnante ci ha guidati nell’esplorazione antropologica della dimensione della coscienza etica, facendoci riflettere sull’importanza di interpellare il nostro “grillo parlante” per cercare e trovare la giusta direzione nelle nostre scelte e essere un giorno donne e uomini realizzati, capaci di bene, capaci di generare bellezza, capaci di verità…….in una parola capaci di essere felici. Nell’ultimo mese abbiamo affrontato temi di bioetica e per farlo abbiamo adottato un approccio multidisciplinare. Leggendo le riflessioni di filosofi e teologi, come Severino Boezio e Tommaso d’Aquino, abbiamo compreso il significato del concetto di persona e ora siamo più consapevoli del fondamento della nostra dignità e del nostro valore, così come della dignità e del valore dell’altro. Marco Tullio Cicerone nel suo trattato filosofico De natura Deorum, del 45 a.C., considera la religione uno dei pilastri dello Stato. Penso che, nel 2026, l’idea di Cicerone sia ancora valida. In un tempo in cui la dignità della persona umana rischia di essere di fatto negata, in un mondo interconnesso in cui i giovani sono spesso soli, in una società in cui la cura della dimensione spirituale sembra fuori moda, l’ora di religione a scuola è importante perché svolge una funzione civile: dona speranza, dona spazi di riflessione nei quali il nostro io può respirare e il nostro sguardo sulla vita può andare oltre la “siepe”. di Sofia Celani – Classe V sez. A – Liceo classico “Dante Alighieri” di Anagni – FR

Alatri: un piazzale per la Beata Cimatti e altre persone che si spesero per la vita

Martedì 23 giugno, nella ricorrenza della morte della Beata Raffaella Cimatti, la religiosa che si spese completamente per i malati del vecchio ospedale di Alatri e le cui suore ospedaliere della Misericordia proseguono oggi la meritoria opera al “San Benedetto”, l’arcivescovo Santo Marcianò ha celebrato Messa nella Concattedrale di Alatri. Dopo la celebrazione eucaristica, ci si è sposati proprio presso l’ospedale cittadino, dove l’amministrazione comunale ha voluto intitolare alcuni dei piazzali esterni proprio alla Beata Cimatti, ma anche al dottor Fernando David, al cappellano don Giulio Alviti e al benefattore Pietro Goretti. «Abbiamo un cappellano, un’ infermiera, un medico e un benefattore – ha sottolineato tra l’altro il presule – e questo ci dice che c’è un filo rosso che unisce queste quattro figure: l’amore per la vita! Non ci sono altri motivi che hanno spinto queste persone a offrire e lavorare: l’amore per la vita». Dal canto suo, il sindaco Maurizio Cianfrocca ha detto tra l’altro: «Queste quattro persone rappresentano valori che hanno attraversato il tempo e che continuano a parlare alle nuove generazioni».

Il “grazie” di Marcianò per i 20 anni da Vescovo: «Grido l’amore di Dio, la Sua fedeltà»

L’arcivescovo Santo Marcianò, che esattamente 20 anni fa (il 21 giugno 2006) veniva ordinato vescovo nella Cattedrale di Reggio Calabria, ha voluto ricordare questo anniversario, intervenendo con poche ma sentite parole al termine della celebrazione, presieduta dal cardinale Baldassarre Reina, per i 35 anni della Comunità In Dialogo, a Trivigliano: «Quando sono diventato vescovo, ero molto giovane, avevo 46 anni ed ero il vescovo più giovane d’Italia. Allora non avevo tanta luce davanti, ma tanta paura! Essere arrivato ora a questi 20 anni, da parte mia significa gridare una sola cosa: l’amore di Dio, la fedeltà di Dio. State certi: Dio è fedele. E ve lo dice un uomo limitato, peccatore, povero da tutti i punti di vista. Dio è fedele, se è Lui a chiamarci, ad operare, se è Lui il protagonista della nostra vita. E quando noi gli lasciamo un pochino di spazio, Lui opera cose grandi. Fidatevi, perché Dio trasforma le paure in fortezza, e anche questa è una virtù. Dio mi ama, ci ama, non dimenticatelo mai; vivete di questo amore, perché Dio ci sta accanto con il suo amore», ha concluso il Vescovo, raccogliendo il caldo e affettuoso applauso dei tanti presenti, che poi hanno voluto abbracciarlo e tributargli ancora vicinanza, amicizia e affetto. Prima di queste parole, Marcianò aveva ringraziato padre Matteo Tagliaferri per questi 35 anni della comunità fondata dal religioso vincenziano originario di Vico nel Lazio, «un grazie a nome di tutta la diocesi e personale. Grazie alla famiglia vincenziana, a padre Matteo, a tutti coloro che gli sono stati accanto in questi anni. Oggi c’è bisogno di profezia, di persone che credono e che con coraggio vivono quello che credono e che il Signore gli ispira. E i profeti spesso creano la Storia perché a loro il Signore chiede cose importanti che trasformano la storia. Dire questo “grazie” mi commuove molto perché io qui vedo la realizzazione dell’amore di Dio che non guarda limiti, peccati, barriere, ma che va sempre oltre Tu, padre Matteo, con la tua comunità sei un segno evidente di questo, te ne sarò grato per tutta la vita. Grazie a nome di una diocesi che vive della grazia di questo ministero, perché se le nostre diocesi vivono e vanno avanti e riescono a  raggiungere dei risultati, è perché c’è questa grazia sommersa che proviene da tutti voi, dal bene che qui si fa. Ed è un “grazie” che responsabilizza sempre di più voi e anche me come vescovo», ha rimarcato il presule. di Igor Traboni L’arcivescovo Santo Marcianò con il cardinale Baldassarre Reina, Vicario generale di Roma, prima della celebrazione. Nelle altre foto, con i concelebranti e durante l’intervento di padre Matteo Tagliaferri, fondatore della Comunità In Dialogo di Trivigliano

Auguri a monsignor Marcianò, Vescovo da 20 anni!

Esattamente venti anni fa, il 21 giugno 2006, Santo Marcianò riceveva l’ordinazione episcopale, nella Cattedrale di Reggio Calabria, dall’arcivescovo Vittorio Luigi Mondello, co-consacranti gli arcivescovi Andrea Cassone e Salvatore Nunnari. Il 22 luglio il vescovo Marcianò prendeva possesso dell’arcidiocesi di Rossano-Cariati, alla cui guida Benedetto XVI lo aveva chiamato il 6 maggio precedente, all’età di 46 anni. Nato infatti a Reggio Calabria il 10 aprile 1960, monsignor Marcianò si è poi laureato in Economia e Commercio nel 1982 presso l’Università di Messina. L’anno successivo ha iniziato il cammino di formazione verso il sacerdozio presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore; nel 1987 ha conseguito il Baccellierato in Teologia alla Lateranense. Nel 1990 consegue il Dottorato in Sacra Liturgia presso il Pontificio Ateneo ‘’S. Anselmo”. È stato ordinato presbitero il 9 aprile 1988 nella Cattedrale di Reggio Calabria. Nell’Arcidiocesi di Reggio-Bova ha ricoperto l’ufficio di direttore del Centro Diocesano Vocazioni e di Vicario per il Diaconato permanente e i Ministeri. Dal 1988 al 1991 è stato parroco a Santa Venere e fino al 1996 vicario di Santa Maria del Divino Soccorso, a Reggio Calabria. Dal 1991 al 1996 è stato padre spirituale nel Seminario Maggiore e dal 1996 al 2006 Rettore del medesimo Seminario. Il 10 ottobre 2013 papa Francesco lo nomina Ordinario militare per l’Italia. Il 1° luglio 2025, Leone XIV lo ha nominato Arcivescovo-Vescovo delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri, unite in persona Episcopi. E proprio le due Chiese formulano oggi i migliori auguri all’arcivescovo Santo Marcianò, unite nella preghiera e grate per il servizio che sta rendendo, con amore e umiltà. Nella foto, da Avvenire di Calabria, l’ordinazione episcopale di Mons. Marcianò, il 21 giugno 2006 nella Cattedrale di Reggio Calabria