La Giornata dei giovani e quello zaino da riempire con l’essenziale…

Sabato 15 giugno, circa duecento ragazzi delle due diocesi unite in persona episcopi, Anagni – Alatri e Frosinone -Veroli – Ferentino, hanno vissuto una giornata a loro dedicata, organizzata dalle commissioni di pastorale giovanile delle due diocesi, per dare inizio a quelle che saranno le attività estive nelle varie parrocchie, associazioni e oratori.Un giorno di festa che si è svolto presso l’Acquapark di Tecchiena e che ha visto momenti di riflessione, preghiera, adorazione, ma anche giochi, condivisione e tanto divertimento. Durante la mattinata si è scelto di sviluppare il tema del pellegrinaggio: ognuno di noi a suo modo è un pellegrino, ognuno nella propria vita è chiamato ad affrontare un cammino portando dietro di sé il necessario per poter affrontare il viaggio. Ogni pellegrino ha il suo zaino da riempire con l’essenziale, per far sì che il peso non sia troppo da portare, ma contenga ciò che è più importante per raggiungere la meta. Il cristiano è un pellegrino un po’ speciale con uno zaino un po’ speciale perché la Meta che deve raggiungere è speciale. Provando a riflettere su cosa un buon cristiano dovrebbe mettere nel proprio zaino sono stati pertanto individuati quattro temi, affrontati durante la mattinata. Il primo è l’acqua: come ogni pellegrino anche il cristiano ha bisogno di dissetarsi durante il cammino e lo fa attraverso il Vangelo, la Parola viva che disseta come Gesù stesso ci dice: «Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv4,14). Il secondo elemento è il cibo che sostenta durante il viaggio, che nutre e dà forza; il vero nutrimento di ogni cristiano è Gesù stesso che colma ogni nostro bisogno con il suo corpo e il suo sangue: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo – dice il Signore – Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv6,51). Il terzo elemento è la preghiera con la quale il cristiano è chiamato a rimanere in costante contatto con il Signore, è un colloquio che dà vigore, che sostiene come un bastone il cammino nei momenti di difficoltà. Il quarto e ultimo tema affrontato è quello della carità: il cristiano non è solo ad affrontare il suo cammino, ma cammina insieme a tanti altri pellegrini come lui. L’aiuto reciproco, specie nei momenti più difficili, risulta essere la linfa necessaria per non fermarsi, ma andare avanti e continuare a camminare.I quattro temi sono stati affrontanti in altrettanti stand, mediante giochi o momenti di riflessione e condivisione, il tutto tenendo al centro del grande spazio a disposizione la tenda dell’Adorazione dove tutti i ragazzi hanno sostato dinanzi al Santissimo, proprio per un momento di adorazione, con la possibilità anche di confessarsi. La mattinata ricca di momenti intensi è terminata con il pranzo e nel pomeriggio è stata data ai ragazzi la possibilità di godere delle piscine dell’impianto che ci ha ospitato.L’augurio lasciato ai giovani, che durante l’estate si dedicheranno alle diverse attività nelle parrocchie, negli oratori, nei campi, è che ognuno di loro possa essere un vero pellegrino in cammino verso la Meta che è Cristo, svuotando il suo zaino dalle paure, dagli attaccamenti, dalle durezze di cuore per fare spazio all’Amore che rende lieve ogni peso. di Ilaria Fiorini

Ad Alatri e Anagni due strutture per il “dopo di noi”

Messe a disposizione dalla diocesi di Anagni-Alatri e affidate alla onlus “Insieme”, attraverso il suo braccio operativo della cooperativa La Meridiana, sono state ufficialmente aperte in queste ultime settimane due strutture, ad Alatri e Anagni, per il “dopo di noi”, ovvero per consentire una indipendenza anche abitativa a decine di giovani e meno giovani con varie disabilità. Ad Anagni l’immobile destinato si trova in via Nova, mentre ad Alatri è ubicato in via dei Manni, ex abitazione del parroco di Santo Stefano. I posti letto in entrambe le strutture sono cinque, come previsto dalla normativa del dopo di noi, più un sesto posto destinato ad un operatore la cui presenza è comunque prevista per la notte, nel caso di emergenze e sempre a norma di legge (in questa prima fase si sta procedendo solo con una residenzialità diurna di otto ore al giorno, anche per far ambientare al meglio gli ospiti che in effetti per la prima volta escono da soli di casa e da una dimensione famigliare). Gli ospiti già vivono in questi due complessi e stanno ottimamente mettendo a frutto quell’autonomia domestica che poi li porterà ad una indipendenza sempre più ampia, sia lavorativa che nella vita di tutti i giorni.L’associazione Insieme di Alatri, una onlus costituita da genitori di giovani con varie disabilità, sta inoltre attivando le necessarie pratiche burocratiche per accreditare una terza struttura per il dopo di noi, a Guarcino: si tratta dell’ex asilo comunale, una struttura più grande che consentirebbe di arrivare fino a 10 posti letto e messa a disposizione dal Comune per portare anche in questo paese l’esperienza di inclusione piena; una volta esperito l’iter necessario, si pensa di partire per il mese di ottobre, come riferisce Gianni Ricciotti, vice presidente della onlus Insieme. Sul territorio anche il comune di Fiuggi si sta muovendo e quanto prima si conta di accreditare un’altra struttura proprio nella cittadina termale, dove peraltro si potranno ospitare le persone che ora si trovano invece nella casa di Alatri.Con le aperture di Alatri e Anagni va dunque a coronarsi un primo, grande lavoro condotto negli anni da “Insieme”, l’associazione che ringrazia sentitamente la disponibilità della diocesi, con tutta la progettualità illustrata al vescovo Ambrogio Spreafico e con il supporto operativo nel corso del tempo da parte di don Antonio Castagnacci e don Giggino Battisti. di Igor Traboni

Prepararsi alla maturità, con un desiderio nel cuore. A Fiuggi 50 giovani da tutto il Lazio

Cosa c’entra la fatica del momento con il mio desiderio di essere me stesso e vivere intensamente il reale? E’ possibile scoprirlo studiando per la maturità? Con queste domande si sono ritrovati a Fiuggi, presso il Centro pastorale, una cinquantina di ragazzi delle scuole superiori provenienti da tutto il Lazio, invitati dai loro professori e compagni di classe con cui condividono in parte l’esperienza di Gioventù Studentesca (la proposta educativa di Comunione e Liberazione ai ragazzi delle scuole superiori). Una convivenza di studio in preparazione dell’esame di Stato che prevede una 3 giorni intensa, da venerdì a domenica, studio individuale, tavoli tematici sulle varie materie e due testimonianze, una sull’attualità e una sul Novecento letterario in preparazione di un esame, forse il vero primo esame per molti di loro. Così, introducendo il gesto, Andrea Battistoni, responsabile regionale di Gioventù Studentesca e prof di matematica e fisica al Liceo Plinio Seniore di Roma: «Questo è un periodo particolare, ognuno ha le sue situazioni, chi lascerà casa per andare all’università in altra città, chi si allontana dalla morosa per iniziare un cammino diverso dal liceo ecc. E’ un momento di passaggio, un momento in cui all’apparente difficoltà si accompagna anche una novità, la scoperta di una novità. Questi giorni siamo qui per studiare ma anche per capire e per guardare con stupore a cosa sta accadendo nelle pieghe dell’esame. Nella mia vita ho sempre fatto esperienza che quando c’è un sentimento è perché qualcosa è in corso, il nostro compito è scoprire cosa c’è in corso, cosa c’è in ballo, un po’ come quando uno ha fame, deve scoprire cosa c’è un bel primo piatto, un dolce…Ecco siamo qui per scoprire questo, voi come alunni, noi come docenti; nessuno ci ha obbligato a fare una cosa così bella e impegnativa se non il desiderio di scoprire la realtà, di vivere intensamente queste giornate. Sono desideroso di scoprire, io insieme a voi». E allora, che dire? Occhi aperti e cuore desto, si inizia l’avventura. di Alessandro Rossi

“Questa è casa tua”: famiglie in festa con l’Azione Cattolica

Nel mese di giugno di ogni anno l’Azione Cattolica diocesana si incontra unitariamente per fare festa e quello che conta non è tanto il luogo, il programma della giornata, ma l’incontro, ritrovarsi tutti insieme, adulti/issimi, giovani/issimi, ragazzi e famiglie, parte di una realtà che esiste proprio grazie all’esistenza di ognuno. Sabato 8 giugno ci siamo ritrovati presso il bellissimo Parco naturale dei Monti Lepini, sito nel Comune di Sgurgola, un oasi di verde e di pace, gestito e curato eccezionalmente dal dottor Francesco Antonelli e dalla sua famiglia. Una vera scoperta per tanti di noi che non avevamo idea di quanta bellezza racchiudesse quel luogo che si intonava a meraviglia con il tema guida della giornata: “Questa è casa tua”. Ci siamo ritrovati in tanti, provenienti da diverse realtà parrocchiali della nostra diocesi. Non mancava il nostro assistente unitario don Rosario Vitagliano insieme a don Agostino Santucci e Padre Albert Leal Celis della parrocchia di Sgurgola. La giornata è iniziata con una colazione di benvenuto, proseguita con bans, canti e giochi preparati dai giovani. Dopo il saluto della presidente diocesana Concetta Coppotrelli i gruppi sono stati guidati nella visita del parco dal dott. Antonelli che ci ha illustrato tutta la flora che incontravamo lungo il percorso riscuotendo interesse ed entusiasmo di tutti i partecipanti. Terminata la visita, divisi per settori, gli adulti e i giovani, si sono confrontati su alcune tematiche riprese dal documento preparatorio alla Settimana Sociale dei Cattolici in Italia che si terrà a Trieste dal 3 al 7 luglio, dando luogo a dei “Laboratori di partecipazione” come piccole piazze della democrazia. I giovani, con l’aiuto dell’avvocato Daniele Bruno, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per la Gioventù e di sua moglie Valentina, una coppia di sposi impegnati e di don Rosario, si sono confrontati sul tema: “La comunità come luogo della libertà e della legalità” dove è emersa la consapevolezza che ognuno di noi può contribuire nel suo piccolo ad un cambiamento e la necessità sì di ascoltare l’altro, ma anche l’esigenza di essere ascoltati. “Comunità come il luogo della libertà, in cui tutti sono rispettati, tutti sono custoditi, tutti sono protagonisti, tutti sono impegnati in favore degli altri” e la “giustizia come una virtù che agisce tanto nel grande, quanto nel piccolo e che: non riguarda solo le aule dei tribunali, ma anche l’etica che contraddistingue la nostra vita quotidiana.” Gli Adulti, suddivisi in tre gruppi, insieme ai coordinatori Luca Ciocci, Antonio Salvi e Massimo Cerasaro, si sono confrontati sui seguenti temi:  L’ACR, insieme agli educatori ha predisposto un laboratorio pratico relativo ad un corretto uso delle risorse della terra e su come non sprecarle inutilmente. Terminati i momenti di confronto, i relatori di ogni settore hanno restituito a tutti i presenti le condivisioni emerse, per brevità ne riportiamo alcuni spunti salienti. Il primo tema sul desiderio di una ripartenza ha preso spunto dalle parole di Papa Francesco: “Non possiamo risanare la nostra relazione con la natura e l’ambiente senza risanare tutte le nostre relazioni umane” (Laudato Si 119). Se non ci si prende cura dell’uomo è impossibile curare l’ambiente. Occorre dunque porre attenzione alla cura soprattutto degli anziani spesso soli o parcheggiati nelle Rsa che vivono gli ultimi anni della loro vita in una condizione di solitudine, senza nulla togliere al lavoro che tanti operatori sanitari fanno con amore in queste strutture. ll secondo tema, che in questi giorni ha avuto una triste conferma, ovvero il tema della cittadinanza attiva: poco meno di un italiano su due non ha esercitato il proprio diritto di voto, si rileva un cittadino con diritti e doveri quasi teorici sempre più rintanato nel proprio individualismo perché non viene ascoltato, oggi più di ieri si avverte la mancanza di partecipazione alla vita sociale, pubblica e comunitaria che ci fa tutti più poveri. Qualcuno ha ricordato che Paolo VI ebbe a dire che la politica è una delle più alte forme di carità. Il terzo punto Educazione, cultura e formazione ha messo a fuoco la centralità della famiglia nel ruolo educativo dei più piccoli e del benessere della società: “Nella famiglia vengono inculcati fin dai primi anni di vita i valori morali, si trasmette il patrimonio spirituale della comunità religiosa e quello culturale della Nazione. In essa si fa l’apprendistato delle responsabilità sociali e della solidarietà.” (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 213). Il mondo oggi non ha bisogno di maestri ma di testimoni, e i maestri sono riconosciuti come tali solo in quanto testimoni credibili. Lo svuotamento della cultura contemporanea dei valori cristiani ci chiede di tornare all’essenzialità del Vangelo. Un modello educativo diventa cultura quando è condiviso ed appartiene a tutta una comunità di persone. A seguire, la celebrazione della Messa (nella foto) immersi nella natura del bosco, officiata dall’assistente unitario don Rosario che ci ha fatto riflettere sul cambiamento del cuore, docile allo Spirito. Durante la celebrazione, è stato condiviso anche “un minuto per la pace” promosso dal FORUM INTERNAZIONALE AZIONE CATTOLICA (FIAC) dal 2014. Il pranzo è stato momento di ulteriori relazioni e di confronto ma soprattutto di festa e di gioia. Abbiamo concluso la giornata divertendoci con attività e giochi che hanno coinvolto tutti i presenti e, per finire, abbiamo donato e piantato insieme ai proprietari del parco un albero di ulivo, messo in dimora con la collaborazione dei giovanissimi e donato ai partecipanti un vasetto con semi di girasole. Al termine, saluti e abbracci per tutti in attesa delle prossime attività estive. «Insieme è la parola chiave per costruire il futuro: è il noi che supera l’io per comprenderlo senza abbatterlo, è il patto tra le generazioni che viene ricostruito, è il bene comune che torna a essere realtà e non proclama, azione e non solo pensiero» (Instrumentum Laboris, n. 29). Il bene comune diventa bene comune globale perché abbraccia anche la cura della casa comune. Occorre un discernimento attento per cercare assieme come realizzarlo, in uno stile sinodale che valorizzi a un tempo competenza e partecipazione, che sappia essere attento alle nuove generazioni.

Giornata dei giovani: all’Acquapark con il vescovo Ambrogio

Preghiera, incontro, testimonianza, giochi: sono questi gli ingredienti che renderanno dicerto tutta da vivere la “Giornata dei giovani – Estate 2024”, programmata per sabato 15 giugno all’Acquapark, tra Frosinone e Tecchiena, con ingresso gratuito dalle 10 alle 18. Con igiovani ci sarà anche il vescovo Ambrogio Spreafico, per una iniziativa organizzata dalle Pastorali giovanili e vocazionali delle diocesi di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino.A proposito di iniziative estive a cura della Pastorale giovanile e vocazionale della diocesi di Anagni-Alatri, ricordiamo anche l’appuntamento con il pellegrinaggio a piedi ad Assisi, sulla via di Francesco e con partenza in prossimità delle Fonti del Clitunno, dal 10 al 13 luglio prossimi.

L’Ostia Incarnata di Alatri nella Repubblica Ceca

Il miracolo dell’Ostia incarnata di Alatri arriva anche nella Repubblica Ceca e più precisamente a Ceska Lipa, una cittadina capoluogo della regione omonima nel distretto di Liberec, vicino Praga. Qui si sono recati, per l’Erasmus, 8 studenti dell’Istituto di istruzione superiore di Alatri, accompagnati dai docentiEmanuela Sabellico (nella foto, durante l’illustrazione del miracolo) e Matteo Pagliarella. Proprio la Sabellico, nelle varie presentazioni delle ricchezze e delle bellezze della città di Alatri e della Ciociaria tutta fatte ai colleghi e agli studenti di Ceska Lipa, ha inserito anche una dettagliata spiegazione del miracolo dell’Ostia incarnata, riscuotendo grande interesse anche in un uditorio marcatamente ateo. Tra l’altro, sempre nell’ambito di questi scambi internazionali dell’Erasmus, il prossimo anno una delegazione della Repubblica Ceca sarà ad Alatri per ricambiare la visita e, tra le varie tappe, ci sarà anche quella nella Concattedrale, dove viene custodita l’Ostia incarnata.

Il santuario della Santissima presto in sicurezza con un percorso protetto

Si va verso una soluzione, tanto provvisoria quanto ritenuta efficace, per riaprire al più presto l’area delle celebrazioni del santuario della Santissima Trinità di Vallepietra, il cui accesso è stato interdetto dai vigili del fuoco dopo che un masso, straccatosi dalla parete rocciosa sovrastante, ha colpito al capo un giovane pellegrino di Olevano Romano, le cui condizioni sono comunque fortunatamente in deciso miglioramento. In attesa che partano i lavori per la sistemazione della parete rocciosa, così come deciso e stanziato dalla Regione Lazio, lunedì scorso si è riunito il tavolo tecnico (nella foto) del Comune di Vallepietra, ossia una commissione consiliare permanente, presieduta dal sindaco Flavio De Santis, che sioccupa per l’appunto delle varie questioni riguardanti il santuario e delle attività produttive del paese. La commissione, come già preannunciato, ha esaminato la possibilità di dar vita ad un “camminamento” provvisorio, una sorta di corridoio-percorso per far accedere i pellegrini in sicurezza all’area sacra prospicente il santuario e la chiesa all’aperto. E’ stato così deciso che non verranno realizzate opere né manufatti, ma l’intenzione è quella di procedere con l’installazione di una sorta di grandi “ombrelli parasassi”, con tanto di intelaiatura in ferro e in acciaio, capaci ovviamente di resistere anche alle folate di vento, con una inclinazione tale da permettere lo scivolamenti dei sassi che dovessero continuare a cadere, con dei pannelli in vetro antisfondamento anche per consentire di guardare comunque all’esterno. Si tratta di pannelli che misurano 3 metri per 2, che sono stati già installati in varie zone paesaggistiche e di interesse turistico in tutta Italia e che presentano una morfologia simile a quella della montagna di Vallepietra. Visto che si tratta per l’appunto solo di acquistare e di installare questi pannelli, la spesarientra nei parametri della somma urgenza e dunque non ci sarà tempo da perdere con gare d’appalto. Ci saranno anche degli appositi pannelli informativi per segnalare ai pellegrini e ai visitatori che nonsi potrà uscire da questo corridoio proprio per non incorrere negli eventuali rischidi altre cadute di massi e sassi. A proposito di tempi, tutto lascia pensare che si possa terminare l’installazione per metà luglio e quindi riaprire ai fedeli per la festa di Sant’Anna, ma da questo punto di vista dal municipio vallepietrano sono in stretto contatto con il rettore del santuario, don Alberto Ponzi, per valutare al meglio il tutto. di Igor Traboni

Bandi Concorsi Straordinari IRC

Pubblichiamo i bandi relativi alla Procedura concorsuale straordinaria riservata agli insegnanti di religione cattolica nella scuola dell’infanzia-primaria e secondaria di I e II grado ai sensi del comma 2 dell’art.1-bis del decreto-legge 29 ottobre 2019, n.126, convertito con modificazioni dalla legge 20 dicembre 2019, n. 159. Inoltre, si allega il modulo per la domanda di Certificazione d’idoneità all’IRC ai soli fini della partecipazione al concorso per l’accesso ai ruoli, da presentare presso l’ufficio scuola diocesano. COME PRESENTARE LA DOMANDA PER IL CONCORSO L’istanza di partecipazione al concorso si potrà presentare unicamente in modalità telematica, attraverso il Portale Unico del reclutamento, (raggiungibile all’indirizzo www.inpa.gov.it.). Per accedere alla compilazione dell’istanza occorre essere in possesso delle credenziali del Sistema Pubblico di identità digitale (SPID) o di quelle della Carta di Identità Elettronica (CIE). Inoltre, occorre essere abilitati al servizio “Istanze on line”. Il servizio è eventualmente raggiungibile anche attraverso l’applicazione “Piattaforma Concorsi e Procedure selettive”, collegandosi all’indirizzo www.miur.gov.it, attraverso il percorso “Argomenti e Servizi > Servizi > lettera P > Piattaforma Concorsi e Procedure selettive, vai al servizio”. Le istanze presentate con modalità diverse non saranno prese in considerazione. Per la partecipazione alla procedura concorsuale è dovuto il pagamento di un contributo pari ad euro cinquanta (€ 50,00).Il pagamento deve essere effettuato sulla base del bollettino emesso dal sistema “Pago In Rete”, il cui link sarà reso disponibile all’interno della “Piattaforma concorsi e procedure selettive” nella sezione dedicata all’istanza o a cui il candidato potrà accedere dall’indirizzo https://pagoinrete.pubblica.istruzione.it/Pars2Client-user/. L’avvenuto pagamento deve essere dichiarato nell’istanza, cui va allegata, a pena di esclusione, la ricevuta di pagamento.È onere del candidato verificarne la correttezza di tutti i dati inseriti prima di effettuare il pagamento e prima di inviare la domanda. Allegati Procedura concorsuale straordinaria Infanzia-Primaria Procedura concorsuale straordinaria Secondaria I-II grado Domanda Certificato idoneità Concorsuale

Il Vescovo al Corpus Domini: «Riscopriamo che Lui è al centro della nostra vita»

Questo il testo completo dell’omelia pronunciata dal vescovo Ambrogio Spreafico per la solennità del Corpus Domini – Anagni, 2 giugno 2024 Sorelle e fratelli, ci stringiamo oggi con le nostre comunità attorno al Signore, che ancora una volta ci offre un luogo in cui possiamo ritrovarci insieme come sorelle e fratelli, resi tali dal suo corpo offerto per noi e dal sangue dell’alleanza versato per tutti. Siamo come quei discepoli, incerti e impauriti, che tuttavia accolgono l’invito del Signore, proprio prima della sua passione e morte, a celebrare la Pasqua con lui, mentre ancora non avevano neppure un posto già stabilito. Pensate, la prima Pasqua con Gesù raccontata dai Vangeli è frutto di una ricerca. Non c’era neppure un posto, anche perché la Pasqua ebraica si celebrava in famiglia, mentre nessuno di loro stava con la sua famiglia. Noi siamo abituati ad avere già tutto prefissato. Non ci mancano i luoghi. Anzi, ne abbiamo fin troppi! E talvolta i luoghi creano abitudine, ci privano di quella giusta inquietudine, che non è solo la fatica di prepararli adeguatamente (sarebbe il minimo richiesto!), quanto di preparare noi e il nostro popolo ad accedervi come a un luogo santificato dalla presenza del Signore.    Alcuni sacerdoti ricorderanno le preghiere che dovevano precedere la celebrazione dell’Eucaristia fin da quando si indossavano i paramenti sacri. Oggi a volte siamo troppo di fretta, e la fretta rischia di diminuire quella necessaria attenzione al mistero di grazia che si va a celebrare, così si cede all’improvvisazione. Cari amici, l’abitudine umilia il mistero, la forza santificatrice della celebrazione. Gli apostoli devono cercare un luogo adatto, che viene loro indicato in una casa al piano superiore con “una grande sala, arredata e già pronta”.    Quei discepoli non vissero la Pasqua con la loro famiglia di sangue, ma per la prima volta con la nuova famiglia di Gesù, quella in cui si è generati “non da sangue né da volere di carne, né da volere uomo, ma da Dio”. L’alleanza che nasce con quella Pasqua costituisce la famiglia dei fratelli e delle sorelle del Signore Gesù, morto e risorto per noi. È una famiglia senza confini e senza esclusioni, segno dell’umanità rinnovata dall’amore di Dio, in cui tutti ci riconosciamo figli di un unico Padre.    Qui noi infatti celebriamo la morte e resurrezione del Signore, forza di amore e di vita per noi e per il mondo. Nella Parola divenuta cibo per noi si nasconde la forza di una vita, da cui Dio non ha voluto escludere nessuno. Per questo l’antica sequenza che oggi si recita dice: “Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli, non deve essere gettato.” Qui ci nutriamo del pane degli angeli, che viene dato anche a noi pellegrini, donne e uomini che, come Israele, viviamo molte volte come in un deserto, a causa delle tante solitudini, della fatica delle relazioni, della poca umanità. Così talvolta ci perdiamo, preferiamo sfamarci da altre parti, rimpiangendo il cibo che perisce. Il pane dell’Eucaristia, fratelli e sorelle, ci rende figli, ci fa entrare nella famiglia di Dio. L’Eucaristia infatti fa la chiesa, fa la comunità. Da essa viene la nostra forza, da essa sgorga una nuova umanità, quella famiglia universale, senza confini, in cui tutti si possono riconoscere figli di Dio e fratelli e sorelle tra loro. Lo dice l’Apostolo Paolo nella prima lettera ai Corinzi: “Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane”. La liturgia eucaristica è sacramento di unità, avvicina chi è lontano, sana le ferite dell’inimicizia, è perdono, insegna la misericordia e la gratitudine, libera dal rancore e dall’ira, perché è comunione con il Corpo di Cristo.    Potremmo chiederci allora: ma noi che dobbiamo fare? Qual è la nostra responsabilità in un mondo in cui facilmente si affida solo agli altri la responsabilità del cambiamento, della pace e dell’unità? Mosè, concludendo l’alleanza tra Dio e il suo popolo, “prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. (Ed essi) dissero: Quanto ha detto il Signore, noi lo eseguiremo e lo ascolteremo”. Ci sorprende il fatto che il popolo dica prima “lo eseguiremo” e poi “lo ascolteremo”. Non è un invito a non ascoltare anzitutto. Anzi, è bene che noi impariamo a vivere la Parola di Dio anche quando non abbiamo ancora capito tutto e ascoltato tutto. Il Signore ci parla ed è bene che noi viviamo la sua parola, senza sempre fare i maestri, i cristiani che già credono di sapere tutto e ripetono solo se stessi, umiliando il Vangelo ridotto alle nostre abitudini e scelte. Sorelle e fratelli, in questa festa del Corpus Domini riscopriamo che solo Lui è il centro della nostra vita e la salvezza del mondo. Affidiamoci a lui, saziamoci della Parola che ci dona e del pane che ci nutre, perché possiamo essere segno e strumento di unità, di fraternità e pace per tutti. Questo siano le nostre comunità: non solo luoghi dove si ripetono riti o si ripropone se stessi, ma case dove è sempre imbandita la tavola della fraternità in cui tutti possono trovare posto ed essere felici. Camminare con Gesù per la nostra città ci renda seminatori di bene e di amore, ci dia lo stesso sguardo amorevole con cui il Signore guarda alla nostra vita. Il Signore, passando per queste vie, sia di benedizione per chi è malato, solo, anziano, piccolo o fragile, povero. Sia per tutti sorgente di amore e di pace. Amen

Chiamati ad essere samaritani. Presentato il libro “Le guarigioni nella Bibbia”

In un pomeriggio denso di significati, giovedì 30 maggio, presso il Centro pastorale di Fiuggi, è stato presentato il libro “Le guarigioni nella Bibbia”, edito da Morcelliana nella collana “Cieli aperti” e che ha tra gli autori il vescovo Ambrogio Spreafico, assieme a Maria Cristina Marazzi e Francesco Tedeschi. Alla presenza dello stesso Spreafico, vescovo di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino, la presentazione, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio, ha visto come primo intervento quello di Vito Grazioli, medico e fondatore di A.N.C.D.A.. Grazioli ha tracciato la valenza del libro seguendone il canovaccio dei titoli dei capitoli, a partire da quel “Perché la malattia” che «è una domanda che attraversa i secoli e va anche da Giobbe a Gesù, con il primo che fa un percorso per comprendere che Dio non l’ha abbandonato e Gesù che si farà carico della sofferenza», ha detto Grazioli, che poi ha anche parlato delle attività dell’Ancda, associazione contro il disagio e l’alcolismo che proprio a Fiuggi ha dato vita al Villaggio dell’Ottavo giorno «dove abbiamo costruito case, e non stanze, per la cura di tutta la famiglia e non solo del singolo», ha chiosato Grazioli, preannunciando peraltro che il tema del libro sarà anche quello del campo-lavoro che si terrà in agosto presso il Villaggio. La necessità di riscoprire l’opera di misericordia della visita ai malati, che poi è uno dei perni di questo libro come ricorda anche Marco Impagliazzo nella prefazione, è stata quindi sottolineata all’inizio del suo intervento da don Paolo Cristiano, docente di Teologia biblica al Leoniano di Anagni e parroco della Cattedrale di Frosinone: «Un’opera di misericordia spesso messa tra parentesi, così come quella della visita agli anziani che oggi soffrono di un’altra grave malattia: la solitudine. E questo libro ci aiuta a fermarci accanto a chi soffre, a farci samaritani. Invece oggi ci sono degli schematismi nei confronti della malattia, come quello della rassegnazione o del dire “ha smesso di soffrire”, espressioni che andrebbero abolite dal nostro vocabolario di cristiani: Dio ascolta sempre il nostro grido, non ci lascia mai soli, ci spinge ad uscire dalle nostre idee scontate e dai pregiudizi. No, la rassegnazione non è un sentimento cristiano, perché Gesù davanti alla tomba di Lazzaro si è commosso fino alle lacrime», ha rimarcato don Cristiano che poi, da fine studioso dell’Antico Testamento, ha tracciato anche dei parallelismi con quanto contenuto in alcuni libri forse poco conosciuti, da Tobia al Qoelet al Siracide. Il terzo intervento è stato affidato a Loredana Piazzai, pediatra, della Comunità di Sant’Egidio di Frosinone: «Questo libro ci parla di problemi della nostra vita, della malattia, di come affrontarla, anche di come accettare la non guarigione. E ci dà risposte che partono sempre dalla saggezza della Bibbia, che ci parla ancora oggi», ha rimarcato la Piazzai, andando anche all’etimologia di parole come guarigione «che vuol dire “riparare”» e alla sua esperienza di medico, anche in Paesi africani dove opera la Comunità di Sant’Egidio o nell’ambulatorio multiculturale di Frosinone: «Come medici siamo prima chiamati ad ascoltare il malato: se ti ascolto, ti accolgo, ti parlo, ho già fatto una parte del cammino di cura. Perché curare è preoccuparsi dell’altro. Una parte della guarigione, oltre ai farmaci, arriva proprio da questo aspetto di socialità. Come cristiani partiamo dal dolore e arriviamo alla speranza, cardine della nostra fede. Relazionarsi con gli altri è fondamentale», si è avviata a concludere la Piazzai, rimarcando come il libro «ci aiuta anche ad accettare il dolore, muovendo dalla Parola di Dio». E’ stato quindi il vescovo Ambrogio Spreafico a trarre le conclusioni, in un breve indirizzo di ringraziamento ai numerosi presenti e rimarcando quello che ha definito «il cuore del libro: Dio riconosce in ognuno di noi l’umanità. Noi siamo abitati da Dio, fatti a sua immagine e somiglianza. In ognuno di noi c’è l’impronta di Dio e, con la forza della fede e la preghiera, Gesù ce la fa ritrovare. E Dio non ci parla come vogliamo noi ma, come a Giobbe, ci fa capire  che siamo parte di quella meraviglia che è il Creato». di Igor Traboni (nella foto, da destra: il vescovo Ambrogio Spreafico, Vito Grazioli, Loredana Piazzai, don Paolo Cristiano)