Santuario della Santissima verso la chiusura con le Messe di tre Vescovi

Domenica 19 ottobre l’arcivescovo Santo Marcianò salirà per la prima volta al santuario della Santissima Trinità di Vallepietra dove, una volta accolto dal rettore monsignor Alberto Ponzi, celebrerà Messa alle 11, davanti alle numerose compagnie di fedeli che continuano a salire al santuario. Domenica 12 ottobre, sempre alle 11, la Messa verrà invece celebrata dal vescovo emerito Ambrogio Spreafico. Domenica 26 ottobre l’altro emerito, monsignor Lorenzo Loppa, celebrerà Messa, sempre alle 11. Sabato 1 novembre le Messe verranno celebrate ogni ora, dalle 9 alle 12. Domenica 2 novembre, prima della lunga pausa invernale, chiusura del santuario, con la Messa alle 10.30. La riapertura è prevista, come da calendario di ogni anno, per il 1° maggio del prossimo anno.
L’emozione della comunità di Vallepietra in quel legame antico col “Pianto delle zitelle”

E’ stato un pomeriggio davvero speciale quello di sabato 13 settembre per la comunità di Vallepietra grazie all’opera cinematografica del 1939 e premiata alla rassegna di Venezia in quell’anno “Il Pianto delle Zitelle: in memoria delle comunità pellegrine”. E’ stato un emozionante viaggio tra neorealismo e attualità, tra passato presente e futuro. Ma soprattutto una specifica volontà di voler tramandare alle nuove generazioni il significato profondo del legame storico e religioso tra il suo Santuario, il suo territorio e le comunità pellegrine. Con il chiaro obiettivo di costruire insieme un percorso comune di crescita culturale. Questi alcuni momenti dell’intenso pomeriggio che si è vissuto a Vallepietra dove si è svolto sabato il momento clou del progetto “Restare per raccontare 2025” promosso dalle associazioni “Ara Antica” “Oasi Felice” e “Don Salvatore Mercuri”, con il coordinamento della dott.ssa Elisabetta Giovagnoni. L’evento pomeridiano si è svolto in una sala strapiena dell’Ostello del Pellegrino ed ha vissuto tre specifici momenti: il convegno con ospiti illustri, la proiezione del documentario “Il Pianto delle Zitelle’ (1939). Ed infine la visita alla mostra “Giacomo Pozzi Bellini. Dove tutto ebbe inizio” curata dalla dott.ssa Elisabetta Giovagnoni, una raccolta esclusiva di foto inedite tratte da frames originali del film. Il convegno Hanno portato il loro saluto il sindaco di Vallepietra Daniele Mioni e il rettore del Santuario don Albero Ponzi. A coordinare gli interventi Marjangela Davani. La presidente dell’associazione “Ara Antica” Cristina Dantimi ha sottolineato l’importanza dell’evento ringraziando i partecipanti, le associazioni e tutti coloro che hanno dato un contribuito. . E proprio la dottoressa Giovagnoni storica dell’arte ricercatrice, impegnata nella rivalutazione e divulgazione dell’opera di Pozzi Bellini e che ha curato la mostra ha aperto gli interventi. . Durante gli interventi si è ricordato come l’opera fu censurata dal regime fascista elemento che portò ad una fiera opposizione del regista. Ma su questo punto Arnaldo Bonzi socio senior della Graphicolor S.r.l., già assistente fotografico di Giacomo Pozzi Bellini, dal 1954 al 1964, con cui continuò a collaborare sino alla morte dello stesso Bellini, avvenuta a Roma il 10 luglio 1990 è stato chiaro. . Ha chiuso gli interventi il professore e storico cinematografico Massimo Cardillo ringraziando per l’ospitalità. . Ha chiuso gli interventi Maria Francesca Tiraterra. < Nel 1939 a Venezia il documentario “Il Pianto delle Zitelle” fu premiato e riproporlo oggi nel 2025 a Vallepietra ha un significato profondo. Noi dobbiamo ricordare, raccontare e trasformare. La mostra che proponiamo è per il bene di Vallepietra. Dobbiamo promuovere il sapere confrontandoci, lavorando insieme. Questo progetto “Restare per Raccontare” è un punto d’inizio. Ecco perché è fondamentale lavorare insieme, proporre ed attivarci per il bene della comunità in cui fondamentale è la presenza dei giovani. Dobbiamo ricreare un tessuto sociale comune>.Chiusi gli interventi si è avuta la proiezione del documentario che ha emozionato i presenti che si sono proiettati in un pellegrinaggio del 1939, pellegrinaggi che oggi proseguono con la stessa devozione. Altro aspetto che si è manifestato durante la proiezione è stato quello che durante il racconto sulla proiezione c’è stato un brusio di sottofondo perché ogni presente ha riconosciuto un parente e per questo motivo si sono toccati momenti ancora più emozionanti. A conferma di come il passato sia il presente e futuro della storia di Vallepietra e del Santuario. Infine la visione poi delle tele della mostra “Giacomo Pozzi Bellini. Dove tutto ebbe inizio”, una raccolta esclusiva di foto inedite tratte da frames originali del film “Il Pianto delle zitelle” ha chiuso un pomeriggio e prima serata da incorniciare per Vallepietra. Anche in questa circostanza alcuni presenti hanno rivisto nelle immagini esposte loro familiari e la commozione nei loro occhi e ricordi ha preso il sopravvento. Un pomeriggio speciale che ha evidenziato come questo documentario e immagini sia stato un ritrovarsi tra generazioni. Nella speranza di tutti che sia un inizio di un processo di valorizzazione del territorio e delle sue peculiarità, storiche, religiose e culturali. Nel segno del ricordo e del futuro prossimo.
Tradizione e fede: restaurato il documentario del 1939 “Il pianto delle zitelle”

Sabato 13 settembre 2025, presso le sale dell’Ostello del Pellegrino di Vallepietra, si terrà l’evento clou del progetto pilota “Restare per Raccontare 2025” promosso dalle associazioni “Ara Antica”, “Oasi Felice” e “Don Salvatore Mercuri”, con il coordinamento della dott.ssa Elisabetta Giovagnoni ed il patrocinio della Città Metropolitana di Roma Capitale e del Comune di Vallepietra. L’iniziativa, articolata su due eventi, è un’immersione profonda nella memoria visiva, sociale e poetica del pellegrinaggio al santuario della Santissima Trinità, sospeso tra tradizione e cambiamento. Si parte con l’inaugurazione della mostra “Giacomo Pozzi Bellini. Dove tutto ebbe inizio” curata dalla dott.ssa Elisabetta Giovagnoni: una raccolta esclusiva di foto tratte da frames originali del documentario “Il Pianto delle zitelle” (1939) di Giacomo Pozzi Bellini (sceneggiatura di Emilio Cecchi, musiche di Luigi Colacicchi), custodite per decenni presso la Graphicolor S.r.l. di Roma, ove ha sede l’Archivio Pozzi Bellini, ed ora, finalmente, visibili al pubblico. La mostra si è avvalsa del prezioso contributo del sig. Arnaldo Bonzi, custode dell’archivio e già assistente di Pozzi Bellini dal 1954 al 1964, con cui continuò a collaborare sino alla morte dello stesso Bellini, avvenuta a Roma il 10 luglio 1990. Seguirà la proiezione speciale della versione integrale originale restaurata del documentario “Il Pianto delle zitelle” (1939), regia di Giacomo Pozzi Bellini, che ottenne il primo premio nella sezione documentari alla VII Mostra del Cinema di Venezia del 1939 ma che in fase di distribuzione fu pesantemente amputato dalla censura fascista. Si tratta di un evento molto importante per Vallepietra, dove tutto ebbe inizio e dove la pellicola integrale non è mai stata proiettata. L’evento segue la prima proiezione ufficiale dello scorso ottobre a Roma, in occasione della Festa del Cinema e la seconda, presentata a giugno, nella sezione documenti e documentari del festival “Il Cinema Ritrovato” di Bologna. Il recupero della versione originale integrale del documentario è frutto del lavoro di ricerca della dott.ssa Giovagnoni. La copia recuperata proviene dalla Cinémathèque Française di Parigi, dove lo stesso Pozzi Bellini riuscì a metterla in salvo grazie alla sua amicizia con Henry Langlois. Nel 2024 Il film, a partire dal negativo originale e dalla copia di prima generazione presentata alla VII Mostra del Cinema di Venezia del 1939, è stato sottoposto a restauro in 4K dalla Cineteca di Bologna presso il laboratorio ‘L’Immagine Ritrovata’ (il “Color Grading” è stato supervisionato da Luca Bigazzi). Considerato il primo esempio di documentario antropologico in Italia, e consacrato nel tempo come un’opera neorealista ante litteram, “Il Pianto delle Zitelle” di Giacomo Pozzi Bellini racconta il pellegrinaggio che le genti di Ciociaria e d’Abruzzo compiono ogni anno al Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra, sul monte Autore, la domenica dopo la Pentecoste. Culmine della festa il cosiddetto ‘pianto delle zitelle’, il canto delle giovani ragazze non maritate del paese. Sebbene sia stato girato nel 1939, oggi il film assume un valore che travalica quello del semplice documento storico-antropologico trasformandosi in un potente strumento mnemonico: è il filo narrativo che collega il passato al presente documentando i gesti, i canti e le strade percorse, mostra la geografia della devozione, mappando paesaggi fisici e contorni spirituali. Per i promotori dell’iniziativa, questa lettura offre spunti di riflessione sull’evoluzione del pellegrinaggio e del tessuto sociale ed economico dei nostri territori montani, costretti ad affrontare lo spopolamento, il cambiamento dei modelli di lavoro e la diluizione culturale. Il programma Ore 17.30 apertura della manifestazione con indirizzo di saluto del Sindaco di Vallepietra, seguiranno interventi di: Elisabetta Giovagnoni, storica dell’arte ricercatrice, impegnata nella rivalutazione e divulgazione dell’opera di Pozzi Bellini; di Arnaldo Bonzi, custode dell’Archivio Pozzi Bellini, già assistente del fotografo; Massimo Cardillo, storico, critico cinematografico: “La memoria a 35 mm. Ipotesi e proposte per un progetto su Ciociaria e Cinema” e del Direttivo dell’Associazione Culturale Ara Antica: “Vallepietra tra memoria e resilienza”. Ore 19.00 inaugurazione della mostra “Giacomo Pozzi Bellini. Dove tutto ebbe inizio” Ore 20.30 proiezione speciale del documentario restaurato “Il Pianto delle zitelle” (1939), regia di Giacomo Pozzi Bellini
Il vescovo Ambrogio ai pellegrini della Santissima: «Siate pacifici e pacificatori»

In occasione della festa della Santissima Trinità, nel tardo pomeriggio di sabato 14 giugno il vescovo Ambrogio Spreafico ha presieduto la celebrazione eucaristica al santuario di Vallepietra, davanti ad un migliaio di fedeli, rappresentanza dei circa ottomila che nello scorso fine settimana sono saliti fino agli oltre mille metri del sacro speco, a volte anche con un pellegrinaggio di più giorni a piedi, soprattutto dalle province di Frosinone, Roma e Latina e dal confinante Abruzzo. Pellegrini che il vescovo ha salutato all’inizio della Messa, ringraziandoli per la partecipazione a questa «festa di comunione di vita e di amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, perché il Signore si occupa di noi e ci insegna ad occuparci degli altri e non solo di noi stessi, come invece spesso si fa nella vita». Nel corso dell’omelia, il vescovo di Anagni-Alatri ha subito ripreso proprio il concetto iniziale, dicendo tra l’altro: «La Trinità ci mostra una cosa molto bella: il vivere gli uni per gli altri e con gli altri. Così ha voluto Dio Padre, con il Figlio e lo Spirito Santo, per questo noi ascoltiamo la sua Parola, questa Parola che nella vita della Chiesa è accompagnata dallo Spirito che anima la vita. Ma per vivere in comunione bisogna che la Parola si ascolti. Uno dei grandi problemi del mondo di oggi e che noi non ci ascoltiamo, ognuno si fa gli affari suoi, e quando uno ti vuol parlare, rispondiamo: stringi, che ho da fare. Le famiglie a tavola, a casa, invece di ascoltarsi chattano con il telefonino, qualche volta perfino a Messa ci sono persone che rispondono ai messaggi. Ma così non viviamo bene perché non ci ascoltiamo. Come fai a voler bene ad una persona se non la ascolti, se non capisci chi è, se non ascolti i suoi dolori, le fatiche, le speranze, le attese? Se quando vedi un tuo amico con la faccia un po’ triste ma non gli chiedi cosa ha?». Monsignor Spreafico ha quindi rimarcato l’importanza «della comunione e dell’ascolto: la comunione d’amore si vive ascoltandoci, parlandoci, nella pazienza di capire che in ognuno di noi c’è il bisogno di essere amato», con l’attenzione anche nelle piccole cose: «Se un tuo amico compie gli anni chiamalo, non mandargli solo un messaggio; altrimenti, dov’è l’amicizia, la relazione? Come si fa a far crescere i giovani se non li ascoltiamo, se non proviamo a capire cosa hanno dentro?». Rifacendosi alla prima lettura del giorno, Spreafico ha quindi riecheggiato la bellezza del luogo in cui sorge il santuario della Santissima Trinità «ma tante volte sappiamo capire la bellezza in cui viviamo, come ad esempio abbiamo ridotto male la Valle del Sacco per il denaro, l’affarismo, la corruzione». E qui il vescovo ha ricordato, tracciandone l’esempio, la figura di Floribert Bwana Chui, beatificato domenica 15 giugno (cerimonia cui Spreafico ha preso parte), giovane congolese funzionario doganale e volontario della Comunità di Sant’Egidio che non si fece corrompere a motivo della sua Fede e che per questo fu torturato e ucciso: «Si resiste con il Vangelo e l’amore, l’unica vittoria è l’amore, il resto è perdita: questa è la verità della vita che la Trinità ci dice; se volete essere felici prendetevi cura gli uni degli altri, chi pensa solo a se stesso non sarà mai contento, avrà sempre da lamentarsi, da ridire. Vuoi essere felice? Allora occupati di qualcuno, vai a trovare un vecchio solo nelle Rsa, fai l’elemosina se te la chiedono. Prendetevi cura della vita e di tutti, con rispetto, perché la Trinità ha impresso l’immagine di Dio in ognuno di noi, anche in chi ha fatto il male e che noi dobbiamo aiutare a capire che c’è del bene anche in lui». Il vescovo ha poi esortato a seguire lo Spirito di Dio «che ci deve rianimare, aiutare a cambiare pensieri e sentimenti che talvolta ci portano lontano dagli altri; lo Spirito è speranza. Non dire: ma io cosa posso fare se sono vecchio, se non ho tempo? No, tu puoi essere uomo e donna dello Spirito, aiutare gli altri, vivere in armonia. Questa non è solo una festa bella ma qualcosa c he ci fa vivere, sperare, essere protagonisti del bene per cambiare il mondo e noi stessi. Non cedete mai alla discordia, all’inimicizia: siate pacifici e pacificatori», è stato l’augurio finale rivolto ai tanti pellegrini. E lo straordinario tributo di fede è stato rimarcato anche da don Alberto Ponzi, rettore della Santissima Trinità e presenza instancabile per le migliaia di pellegrini che da maggio a ottobre salgono al monte di Vallepietra.
Santuario di Vallepietra in festa per la Santissima Trinità

Il santuario diocesano di Vallepietra si appresta a festeggiare la Santissima Trinità, titolo cui è dedicato – tra i pochi in Italia e in Europa, questo sacro speco. Il tutto si articolerà nel fine settimana del 14 e 15 giugno. Questo il programma nel dettaglio, a cominciare da sabato 14 giugno: inizio delle celebrazioni alle 7 e andranno avanti fino alle 12.30; alle 17 la Messa e alle 18 la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo diocesano Ambrogio Spreafico; alle 23 la suggestiva Messa in notturna. Domenica 15 giugno la Messa dell’alba verrà celebrata alle 5; alle 6 la caratteristica rappresentazione del “pianto delle zitelle”. Per quanto concerne il paese di Vallepietra, sabato 14 giugno si celebreranno due Messe nella chiesa parrocchiale, alle 17 e alle 18.30. Alle 20.30 la processione per le strade del paese, con la partecipazione delle “compagnie”. Ricordiamo che nel mese di giugno il santuario è aperto tutti i giorni, dalle 8 alle 17. La Messa nei giorni feriali viene celebrata alle 10.30, mentre nei giorni festivi le Messe vengono celebrate alle 8-9-10-11-12 e 15.30. Ci sono sempre a disposizione dei sacerdoti per accostarsi al sacramento della Riconciliazione, nell’apposita area al coperto: nei giorni feriali dalle 9 alle 10.30 e nei festivi dalle 8 alle 12. Nella cappella del Santissimo Sacramento c’è inoltre la possibilità dell’adorazione eucaristica. Saranno questi i giorni di maggiore affluenza al santuario di Vallepietra, anche quest’anno meta incessante di pellegrini e fedeli anche dalle province e dalle regioni circostanti, spesso a piedi dopo giorni e giorni di cammino. Si raccomanda sempre, per motivi di sicurezza, di rispettare le delimitazioni dei passaggi pedonali debitamente indicati. E’ previsto anche un servizio navetta dal parcheggio al santuario, per disabili e persone anziane, le cui modalità di utilizzo sono riportate sui social del Comune di Vallepietra.
La Confraternita di Vallepietra al Giubileo: il culto della Santissima per le strade di Roma e nei cuori del mondo

Anche la Confraternita della Santissima Trinità di Vallepietra ha partecipato, nello scorso fine settimana, al Giubileo delle Confraternite che si è tenuto a Roma, vivendolo nell’accezione più piena del significato, ovvero come un’esperienza di fede e comunione. Lasciamo però che sia Paolo De Santis, Priore della Confraternita, a raccontare quanto avvenuto e vissuto a Roma, ringraziandolo per questo prezioso contributo, pubblicato anche sulle pagine social della Confraternita: «Il 17 maggio 2025 resterà una data impressa nei cuori dei confratelli e delle consorelle della Confraternita della Santissima Trinità. In occasione del Giubileo delle Confraternite, abbiamo avuto l’onore e la responsabilità di rappresentare tutte le compagnie legate al culto della Trinità, partecipando alla solenne processione a Roma. Fin dalle prime ore del mattino, la Capitale è stata invasa da migliaia di confraternite provenienti da ogni parte del mondo: una moltitudine di mantelli colorati, stendardi, simboli sacri, tradizioni e accenti diversi, tutti uniti sotto il segno della fede. Il nostro stendardo ha sfilato con orgoglio lungo le vie romane, portando con sé il cuore del Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra, un luogo che per tanti è casa spirituale e simbolo di identità religiosa. È stato sorprendente e commovente constatare quante persone, anche straniere, conoscessero il nostro Santuario. In tantissimi si sono avvicinati per chiedere informazioni, scattare una foto con lo stendardo, condividere un ricordo o semplicemente per ringraziare. L’affetto e la curiosità della gente ci hanno profondamente toccato, confermando quanto il nostro Santuario sia un vero patrimonio immateriale, non solo per Vallepietra, ma per l’intera comunità dei fedeli. Intonare l’inno della Trinità per le strade di Roma, e vedere confraternite di altri Paesi – persino non italiane – unirsi al nostro canto è stato uno dei momenti più toccanti della giornata. Un’emozione che difficilmente potrà essere espressa a parole. Abbiamo camminato con fede e devozione fino al Circo Massimo, luogo in cui i due cortei principali si sono incontrati, dando vita a un mosaico straordinario di culture religiose. Particolarmente suggestiva la presenza delle confraternite spagnole, con le imponenti statue della “Semana Santa”, come la Madonna della Esperanza di Malaga, portata da 270 uomini e pesante oltre cinque tonnellate. Un trionfo di fede popolare che ha lasciato senza parole turisti e pellegrini. La nostra presenza alla processione non è stata solo un momento celebrativo, ma un segno concreto di appartenenza, di testimonianza viva e di apertura verso il mondo. Abbiamo stretto nuove amicizie, conosciuto realtà diverse, condiviso esperienze e ampliato i nostri orizzonti spirituali e culturali. Essere a Roma con il nostro stendardo è stato un onore indescrivibile. Abbiamo sentito il calore della gente, l’attenzione sincera verso il nostro Santuario e la forza della nostra fede condivisa. Sfilare tra migliaia di confraternite, vedere persone commuoversi al nostro passaggio, sentirsi parte di qualcosa di grande… sono emozioni che non dimenticheremo mai. La Trinità ci guida e ci unisce, oggi più che mai. Tornati a casa, portiamo con noi non solo l’orgoglio di aver rappresentato Vallepietra e il suo Santuario, ma soprattutto la consapevolezza di far parte di una Chiesa viva, radicata nella storia e proiettata verso il futuro, unita nella fede e nella speranza.
Riapre il santuario della Santissima Trinità, anche come chiesa giubilare

Giovedì 1° maggio riapre ai fedeli il santuario diocesano della Santissima Trinità di Vallepietra, dopo la lunga pausa invernale iniziata il 2 novembre 2024, necessaria -come ogni anno – perché accedere al sacro speco nei mesi più freddi è difficile e pericoloso a causa della strada spesso innevata e di frequente ghiacciata. Questa stagione di fede al santuario di Vallepietra, uno dei pochi in Italia e in tutta Europa dedicato alla Santissima Trinità, si caratterizza per un’importante novità: sarà infatti chiesa giubilare, nell’ambito del Giubileo 2025, così come fortemente voluto e reso noto nei mesi scorsi dal vescovo Ambrogio Spreafico. Lo stesso vescovo Spreafico, impossibilitato a partecipare alla celebrazione per la riapertura per altri impegni pastorali, ha comunque assicurato la sua presenza alla festa della Santissima Trinità, nel mese di giugno. Per quanto riguarda in particolare la giornata del primo maggio, il programma prevede la cerimonia di apertura del Giubileo al santuario alle 9.30, presieduta da monsignor Lorenzo Loppa, vescovo emerito di Anagni-Alatri: a seguire, alle 10.30, la solenne celebrazione eucaristica, concelebrata dal vescovo Loppa con il vicario diocesano generale, monsignor Alberto Ponzi, e da alcuni dei sacerdoti e religiosi che si alterneranno al santuario per tutti i mesi estivi per accogliere i pellegrini, celebrare le Messe e il sacramento della Riconciliazione. Alle 11.45 verrà poi celebrata un’altra Messa. Per tutto il mese di maggio sono poi previste Messe festive alle 9-10.30 e 12, con possibilità di confessarsi nelle stesse mattinate. Il santuario resterà aperto dalle 8 alle 16. A giugno, invece, il santuario resterà aperto ogni giorno fino alle 17 e verrà celebrata anche una Messa feriale, alle 10.30, mentre le Messe festive sono previste ogni ora, dalle 8 alle 12 e al pomeriggio alle 15.30. I confessori saranno a disposizione dei fedeli sia nei giorni feriali che alla domenica. Si raccomanda ai fedeli di seguire sempre le indicazioni per la sicurezza, con i percorsi ben tracciati e con l’area di sicurezza estesa anche alla zona delle attività commerciali oltre la grande chiesa all’aperto. Il rettore mons. Alberto Ponzi, durante la riunione con i capi Compagnie tenutasi il il 27 aprile scorso a Fiuggi, ha dato una serie di comunicazioni, dando dapprima la parola al vicepresidente dell’associazione di Ara Antica che ha presentato il progetto “Restare per Raccontare” condiviso con l’associazione don Salvatore Mercuri e l’Oasi Felice di Vallepietra: il progetto ha lo scopo di far riscoprire i segni del pellegrinaggio a piedi al Santuario. Quest’anno per motivi di sicurezza non sarà possibile dormire al Santuario né nei giorni normali e soprattutto nei giorni della festa della Santissima Trinità e di Sant’Anna. Dal 1° maggio sarà disponibile la navetta per i disabili e le persone in difficoltà e quest’anno il servizio verrà gestito dalla cooperativa del Comune di Vallepietra; si raccomanda di avere pazienza soprattutto nei giorni festivi, il sabato e la domenica in quanto ci può essere maggior afflusso di pellegrini su al santuario. Sono state comunicate le date dei raduni delle Compagnie del 2025: 11 maggio Forcella di Pescosolido; 6 luglio Vallecorsa; 24 agosto Trasacco; 6 settembre Paliano; 13 settembre Rocca Sinibalda.
Spreafico alla Santissima: «La Trinità ci fa vivere da amici». L’annuncio: il Santuario sarà chiesa giubilare

Con il pellegrinaggio partito di buon mattino dal paese di Vallepietra e guidato dal vescovo Ambrogio Spreafico, domenica 16 febbraio al santuario della Santissima Trinità è stata celebrata la Festa dell’apparizione, nell’unico giorno di apertura invernale del sacro speco, che infatti ha accolto i tanti fedeli con un suggestivo manto bianco di neve. Monsignor Spreafico ha quindi celebrato Messa nella chiesa al coperto del santuario, salutando subito i presenti «dopo aver camminato verso questo luogo per incontrarci con la Trinità che ci accoglie, siamo tanti da luoghi, parrocchie e diocesi diverse, ma siamo un popolo, perché i cristiani da qualunque luogo provengono, italiani o no di origine, sono un popolo, ed è bello essere popolo in un mondo come il nostro dove questo è diventata una cosa molto difficile». Nel corso dell’omelia, il vescovo ha poi fatto riferimento al Vangelo del giorno, a quel ritrovarsi di Gesù «in mezzo a tanta gente che veniva da tante parti, non tutti credenti ma diversi tra loro, e stavano attorno a Gesù perché aveva parole che aiutavano a vivere, perché il Vangelo è vita e tante volte si vive male proprio perché non ascoltiamo il Vangelo, perché se ascoltassimo la Parola di Dio, questa ti entra nel cuore e ti fa vivere secondo quella bontà che dovrebbe caratterizzare la nostra vita. Immaginiamoci di essere in quel luogo sul lago di Galilea: chi c’era attorno a Gesù? Poveri, gente che aveva fame, che non aveva il necessario, che aveva dei dolori, che piangeva, anche persone odiate dagli altri. E quanto odio c’è oggi nella vita, troppo odio, anche sugli smartphone: aiutate i vostri figli e nipoti – ha detto Spreafico rivolgendosi proprio ai genitori e ai nonni presenti – a non odiare mai nessuno, a non condividere un insulto con gli altri, perché l’insulto è odio e di odio ce ne è già abbastanza nelle guerre, nella sottomissione degli altri… no, non ne abbiamo bisogno». Ma attorno a Gesù, ha aggiunto il vescovo di Anagni-Alatri, c’era anche gente ricca, che stava bene, soddisfatta di se. Ecco, Gesù sa chi siamo noi, sa i nostri dolori, le fatiche della vita, che qualche volta anche noi piangiamo perché abbiamo qualcosa dentro ma non possiamo dirlo a nessuno perché oggi nessuno ascolta, tutti abbiamo fretta; ma se ci ascoltassimo di più riusciremmo ad aiutare un altro, un anziano che non ha nessuno. E Gesù conosce anche i nostri desideri, le attese. Il Giubileo che celebriamo ha come titolo “Essere pellegrini di speranza” e lo abbiamo fatto anche noi salendo fino a qui, perché c’è bisogno di speranza. Gesù dice “beati i poveri perché vostro è il regno dei cieli, beati voi che avete fame, voi che piangete, beati boi quando vi odieranno, vi insulteranno: rallegratevi ed esultate”. Ma ognuno di noi potrebbe dire: come è possibile questo? E’ possibile perché beati sono coloro che si fidano di Dio e quindi hanno non quella felicità che passa in un giorno, ma che anche nel dolore, nella povertà, nella fatica della vita ti fa avere speranza perché sai che Gesù ti rende beato. E poi dice “guai a voi ricchi, che ora siete sazi” ma quel guai non è una maledizione, perché Gesù ci dice; stai attento quando ti accontenti della tua ricchezza, perché la ricchezza non rende felici, stai attento quando prendi in giro gli altri perché quella non è la felicità, quando sei sazio, hai tutto e magari vuoi di più perché quello non ti darà felicità. Gesù non vuole metterci addosso dei pesi ma vuole liberarci dalla tristezza, dalle cose che ci fanno chiudere in noi stessi, dall’insoddisfazione che ci fa sempre lamentare di tutto e degli altri. Vuole dirci: io ti tendo la mano». Spreafico ha poi ricordato che, alla partenza del pellegrinaggio a piedi, è stato recitato il salmo “Alzo gli occhi verso i monti, da dove mi verrà l’aiuto? L’aiuto viene dal Signore”, per sottolineare come «salendo verso il santuario abbiamo alzato gli occhi perché volevamo arrivare dove la Trinità ci parla, ci raduna, ci benedice, ci aiuta, ci fa vivere. Noi oggi abbiamo bisogno di vivere il bene e di fare il bene, perché c’è troppo male, guerre, odio, disprezzo degli altri, ma noi cristiani non possiamo accettare di vivere così, dobbiamo resistere al male, ribellarci all’odio. Chi allontana il cuore dal Signore non riesce a fare il bene, no porterà frutti buoni, sarà come albero nel deserto. Gli egoisti non si accorgono che la loro vita non porta frutti, non si accorgono che non solo vivono male gli altri ma anche se stessi. L’uomo e la donna che confidano nel Signore, che fanno il bene ascoltano Gesù e la Trinità: saranno come un albero piantato lungo i corsi d’acqua, che cresce, fa ombra, dà frutti. E questa deve essere la nostra vita: fare il bene, essere benedetti da Dio e poter benedire gli altri. Essere qui ci deve dare speranza per essere gente buona, perché oggi c’è bisogno di persone che guardano agli altri con simpatia, affetto, senza giudicare tutti, perché anche in chi ha fatto il male c’è l’immagine di Dio. La Trinità è questo: amore che si comunica, che rende fratelli e sorelle e amici: il mondo ha bisogno di amicizia». IL SANTUARIO CHIESA GIUBILARE Il vescovo Spreafico, nel ringraziare il rettore monsignor Alberto Ponzi per la cura del santuario, ha quindi annunciato che «questa sarà una delle chiese giubilari della diocesi di Anagni-Alatri e per tutti quelli che verranno dal primo maggio in poi . Qui potrete anche ottenere l’indulgenza plenaria, cioè il perdono: abbiamo tutti bisogno di esser perdonati perché nessuno di noi è giusto. E allora impariamo anche noi a perdonare gli altri perché ci fa bene, e chiediamo a Gesù: tendici la mano e aiutaci a prenderla. Perché se andiamo con Lui andiamo sicuri, faremo il bene e saremo felici». Nel ringraziare il vescovo Spreafico «autentico pellegrino» don Alberto Ponzi ha quindi preso brevemente la parola per ringraziare anche «tutti quelli che si sono
Festa dell’Apparizione: pellegrinaggio a piedi alla Santissima, guidato dal vescovo Ambrogio

In occasione della Festa della Apparizione della Trinità, domenica 16 febbraio torna il tradizionale pellegrinaggio a piedi al santuario della Santissima Trinità di Vallepietra, nell’unico giorno della pausa invernale in cui il sacro speco sarà aperto (la riapertura ufficiale ai fedeli ci sarà invece il 1° maggio). Come lo scorso anno, sarà il vescovo Ambrogio Spreafico a guidare il pellegrinaggio a piedi. Il ritrovo è previsto per le 7 in piazza Italia, al centro di Vallepietra proprio davanti alla chiesa parrocchiale, con la benedizione e l’inizio del pellegrinaggio; alle 10.30 la celebrazione eucaristica al santuario, presieduta da monsignor Spreafico. Nel pomeriggio, il programma delle celebrazioni proseguirà nella chiesa parrocchiale di Vallepietra, con la recita del Rosario alle 16 e alle 16.30 la Messa, presieduta dal rettore del santuario, vicario generale della diocesi e parroco di Vallepietra, monsignor Alberto Ponzi. Seguirà la processione per le strade del paese con il quadro della Trinità. (nella foto, un momento del pellegrinaggio 2024, sempre con la guida del vescovo Ambrogio Spreafico, qui impegnato nell’ascesa)
«Una bella stagione di fede» al santuario di Vallepietra: il bilancio dopo la chiusura per la pausa invernale

Con la Messa celebrata nella mattinata del 2 novembre, il santuario della Santissima Trinità di Vallepietra ha chiuso i battenti per la pausa invernale, consueta con l’avvicinarsi dell’inverno e di tante settimane in cui, soprattutto a causa della neve e del ghiaccio, è difficile se non impossibile raggiungere gli oltre mille metri di altezza del sacro speco. Il santuario della Santissima riaprirà come sempre il primo maggio del nuovo anno. Ma intanto è tempo di bilanci per questa ennesima stagione di fede vissuta all’ombra della Santissima Trinità e lo facciamo con monsignor Alberto Ponzi, rettore del santuario, vicario generale della diocesi di Anagni-Alatri e parroco di Vallepietra. «E’ stata una stagione difficile ma comunque bella, importante», esordisce don Ponzi, con un chiaro riferimento all’incidente occorso ad un giovane pellegrino della provincia di Roma, colpito il 25 maggio scorso da un masso staccatosi dalla montagna sovrastante; a seguito di questo incidente, per motivi di sicurezza, tutta l’area del santuario è stata chiusa per circa due mesi «ma poi – riprende il rettore – abbiamo potuto riaprire, grazie soprattutto al Comune di Vallepietra, che ha realizzato a tempo di record un camminamento tale da “ingabbiare” tutto il tratto che porta alla cona dove è conservato l’affresco della Santissima». I pellegrini sono stati quindi invitati a rispettare tutte le regole di sicurezza che sono state ulteriormente predisposte, compreso il divieto di celebrare Messe nella grande chiesa all’aperto. I lavori di messa in sicurezza comunque proseguiranno, grazie anche ad un cospicuo finanziamento concesso dalla Regione Lazio e, tra le varie ipotesi, c’è anche quella di realizzare una copertura proprio per la chiesa all’aperto, estendendola anche alla successiva area dove insistono anche attività commerciali ambulanti. Ma torniamo all’aspetto della fede: «Dopo la riapertura del santuario, c’è stato un afflusso di pellegrini molto intenso soprattutto nei mesi di settembre e ottobre, grazie anche alle belle giornate. La nostra stima è superiore alle 150mila presenze. Anche verso i giorni di chiusura c’è stato un afflusso notevole, come ad esempio nell’ultima domenica di apertura, con i raduni delle “compagnie” e l’arrivo di circa 800 pellegrini, così come per la Messa conclusiva del 2 novembre. La devozione verso la Santissima Trinità – aggiunge don Alberto Ponzi – non conosce ostacoli di sorta ed è sempre molto forte nella nostra gente, così come nei tanti pellegrini che arrivano anche dalle province e dalle regioni limitrofe. E’ un qualcosa di bello che si rinnova anno dopo anno, grazie anche allo straordinario operato delle compagnie». C’è un altro aspetto che il cronista, salito diverse volte al santuario, non ha potuto non cogliere e che lo stesso don Ponzi rimarca e sottolinea: il notevole afflusso di giovani, che magari nelle chiese e nelle parrocchie si vedono sempre di meno, ma che per la Santissima Trinità hanno un’affezione continua: «E’ vero, molti di loro fanno parte delle compagnie e sono tra i primi ad animarle. Tanti poi vengono e mi dicono: non sono potuto venire quando c’era il pellegrinaggio della compagnia o della parrocchia, ma appena ho potuto eccomi qui. Poi ci sono tanti gruppi di ragazzi che vengono anche loro in segno di devozione autentica, e non solo per una scampagnata nei boschi circostanti». Il segno di fede autentica che la Santissima ridesta, come ha avuto modo di sottolineare anche il vescovo Ambrogio Spreafico quando ha celebrato al santuario, lo si riscontra pure nell’accostarsi di continuo al sacramento della Riconciliazione, grazie ai numerosi sacerdoti che ogni giorno, e non solo alla domenica, hanno prestato questo servizio negli appositi spazi al coperto, Insomma, una stagione di fede intensa ed “esaltante”, nella migliore accezione del termine. Ricordiamo infine che è già disponibile il calendario 2025 del santuario, che si può ricevere anche a casa (info sul sito internet e sui social del santuario di Vallepietra).
