Nel respiro di una casa abitata da Dio (diario dal Santuario di Vallepietra)

Tre giorni a Vallepietra non sono una fuga: sono un rientro. Anche questa estate sono riuscito, insieme a mia moglie e mia figlia, a tornare al Santuario della Santissima Trinità. Il primo elemento che mi colpisce sempre è la familiarità. A Vallepietra ci si conosce per nome, ci si passa le cose a tavola. E’ un posto che, in qualche modo, ti aspetta. È la famiglia del Santuario: pellegrini, volontari, sacerdoti e suore che animano la vita del luogo, senza divisioni nette tra “chi serve” e “chi viene servito”. La giornata è scandita e il ritmo è chiaro a tutti. Anche a mia figlia che ha imparato presto a vendere i calendari, passare la bussola ed aiutare a preparare la tavola. La sera è il momento che più degli altri ho atteso. Quando scende il silenzio del tramonto. Con la luce che si abbassa e la recita del Rosario. Le preghiera della sera lascia spazio a un silenzio che non pesa. È il momento in cui la valle si ferma. Ascolta, si fa sera. Il mattino al Santuario ti insegna, invece, la gioia di un nuovo giorno da vivere. Non di una lotta da affrontare e di problematiche da risolvere ma di giorni fa vivere. è l’opposto: le Lodi del mattino al sole che si affaccia educano non solo alla liturgia, ma all’avvio di una giornata che da lì prende direzione. Tra la preghiera, il canto dei pellegrini, i servizi da svolgere c’è poi l’ascolto e il confronto su tante questioni inerenti la vita. Si parla a tavola, nei corridoi, sui gradini. Il pranzo e la cena diventano a tutti gli effetti altari della comunione umana. Si portano fatiche, domande, notizie di casa. Nessuno glissa. A coordinare questo luogo c’è l’attivismo del rettore don Alberto Ponzi. È un punto di riferimento per tutti: per i pellegrini che arrivano, per i volontari che ruotano, per i sacerdoti e le suore che portano avanti gli orari e i servizi. Con la sua disponibilità, riesce in una cosa tanto semplice quanto difficile: non lasciare nulla alla superficialità. Ascolta ogni problema, entra nel dettaglio e lavora alla soluzione di mille situazioni che si generano ogni giorno. Lo vedi passare da una urgenza all’altra, ma senza perdere mai lo sguardo sulle persone. Ciò che fa però dei giorni al Santuario un appuntamento al quale annualmente cerco di non rinunciare è la possibilità di respirare una casa abitata da Dio. Uno spazio dove il servizio e la carità si tengono per mano. Un luogo dove incontrare una presenza, quella di Dio, che in penombra risalta tra la Liturgia Eucaristica e quelle delle Ore.E la presenza si coglie anche fuori dalla chiesa. Nella natura, nel mormorio di un vento leggero che sembra accarezzare le fragilità dei figli. Lì si avverte, si coglie, si percepisce e si rivela la presenza di un Dio che è Padre. Tre giorni così. Con gli orari pieni, il silenzio della sera, la luce la mattina, e in mezzo la vita della comunità che va avanti. Non è diario. È cronaca di un luogo dove la fede diventa gesti ordinari, ripetuti, e per questo veri. di Gabriele Ritarossi
Maturandi di Anagni in pellegrinaggio alla Santissima di Vallepietra

Gli esami di maturità, per gli studenti del Liceo “Dante Alighieri” e del Convitto Nazionale Regina Margherita di Anagni, sono iniziati con qualche giorno d’anticipo, ma lontano dai banchi di scuola. Sabato 13 giugno, infatti, alcune classi dell’ultimo anno hanno scelto di inaugurare il proprio percorso verso il traguardo del diploma con un’iniziativa comunitaria speciale: un pellegrinaggio a piedi verso il Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra. Un evento a metà strada tra la tradizionale cerimonia di avvicinamento e un profondo momento di condivisione di valori spirituali, religiosi e didattici, vissuto insieme ai propri docenti, guidato da don Gianluigi Corriere e organizzato dall’Ufficio Catechistico diocesano. La mattinata ha avuto inizio di buon’ora, quando il gruppo composto da studenti, insegnanti e accompagnatori ha raggiunto il territorio di Vallepietra. Da lì, lasciati i mezzi di trasporto, è cominciata la vera e propria ascesa. Il percorso, noto per la sua pendenza e per le insidie del terreno montano, si è rivelato una camminata faticosa e impegnativa, durata oltre due ore. La fatica fisica, tuttavia, non è stata un mero ostacolo, ma è diventata parte integrante di un cammino pedagogico e spirituale. Lungo i sentieri che portano al luogo di culto, la marcia è stata infatti intervallata da alcune tappe di sosta e di raccoglimento. Momenti di riflessione condotti da don Gianluigi, che ha saputo sfruttare la durezza del tracciato come metafora della vita e dello studio. Davanti ai giovani prossimi alla prova d’esame, il sacerdote ha sviluppato concetti centrali per la crescita personale: la necessità della sofferenza e dell’impegno costante come passaggi inevitabili per raggiungere qualsiasi conclusione significativa e per dare valore ai propri traguardi; l’importanza fondamentale di mettere e provare passione in ogni attività intrapresa, nello studio così come nelle future scelte esistenziali. Dopo lo sforzo della salita, la comunità scolastica ha raggiunto il Santuario di Vallepietra, incastonato nella roccia viva. Ad accogliere i ragazzi c’è stata un’opportunità di grande valore culturale e spirituale: una piccola visita guidata all’interno del complesso sacro. Per alcuni minuti, intensi e silenziosi, gli studenti si sono fermati a riflettere sulla spiritualità millenaria del posto, contemplando i simboli religiosi che da decenni attirano migliaia di pellegrini. Il culmine religioso della mattinata si è toccato con la celebrazione della Messa, officiata da don Gianluigi alla presenza raccolta degli studenti e dei loro docenti. Durante l’omelia, sono stati richiamati i temi dell’alleanza educativa tra scuola e Chiesa e del sostegno spirituale nei momenti di transizione come quello della maturità. Conclusa la liturgia, la giornata ha previsto un momento di convivialità e condivisione del cibo nell’area adiacente al santuario, un pranzo al sacco che ha permesso di stemperare le tensioni dell’esame imminente e di rafforzare i legami comunitari prima del rientro a casa. Una giornata intensa e indubbiamente faticosa, che ha dimostrato come la preparazione alla maturità possa passare attraverso la condivisione di ideali alti, l’impegno fisico e il raccoglimento dell’anima. di Paolo Carnevale
Don Andrea Sbarbada vice-rettore e amministratore del Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra

L’arcivescovo Santo Marcianò ha disposto l’avvicendamento di alcuni parroci, anche tra le due diocesi: don Andrea Sbarbada, parroco a Madonna del Piano di Castro dei Volsci, in diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino, sarà vice-rettore e amministratore del Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra, in diocesi di Anagni-Alatri (decreto Vescovile Prot. N.10/2026, a decorrere dal 1 maggio 2026) don Sergio Reali, ora parroco a Supino, sarà vicario della Cattedrale e delle chiese del centro storico di Frosinone; don Riccardo Mabilia, ora vicario parrocchiale nel centro storico di Frosinone, nuovo parroco a Patrica; Don Angelo Conti, Vicario generale della diocesi di Frosinone,, farà il suo ingresso come parroco della Cattedrale di Frosinone, di San Benedetto e dell’Annunziata, e inizierà dunque il suo ministero pastorale in queste comunità, domenica 14 giugno, con la Messa delle 18, presieduta dall’arcivescovo Santo Marcianò.
Studenti in pellegrinaggio alla Santissima e poi la “Notte prima degli esami” con il Vescovo

Un pellegrinaggio delle classi quinte (dai 18 anni in su) al santuario della Santissima Trinità di Vallepietra è stato organizzato, per sabato 13 giugno, dall’Ufficio catechistico diocesano. I giovani muoveranno verso la meta seguendo questo tema scelto per la giornata: “3 in 1: l’algoritmo perfetto. L’amore”. Il punto di incontro è fissato per le 7.45 nel paese di Vallepietra, presso la chiesa di San Giovanni, e da qui alle 8 ci si muoverà verso la montagna e il santuario. Alle 12 un momento centrale di riflessione e preghiera; alle 13 fraternità e condivisione, con l’invito degli organizzatori a portare un rustico da condividere e tanta voglia di gioire insieme. TROVATE TUTTE LE INFO NELLA LOCANDINA Sempre l’Ufficio catechistico diocesano ha promosso anche “Notte prima degli esami”, una serata con l’arcivescovo Santo Marcianò, per mercoledì 17 giugno presso l’oratorio Frassati di Anagni, con inizio alle 19, organizzato in collaborazione con le suore Adoratrici del Sangue di Cristo. Anche in questo caso, tutte le info nella locandina
Il vescovo al santuario della Santissima: «Il vero pellegrinaggio inizia adesso, quando tornate a casa»

Nel pomeriggio di sabato 30 maggio, vigilia della festa, l’arcivescovo Santo Marcianò è di nuovo salito al santuario della Santissima Trinità per celebrare Messa nella chiesa all’aperto. Il benvenuto che il presule ha dato ai fedeli presenti è stato proprio «nel nome della Trinità, ovvero del nostro Dio uno e trino», ha detto all’inizio della celebrazione, no prima di aver salutato i padri salesiani per il prezioso servizio che prestano al santuario, così come i diaconi, le suore, i volontari, e alcune delle compagnie presenti (impossibile citarle tutte) , ovvero Subiaco, Colli di Monte San Giovanni Campano, Magliano dei Marsi, Ortucchio, Cerreto Laziale, Frosinone parrocchia San Paolo, Madonna della Figura di Sora, Piglio, Marano Equo, Rocca Santo Stefano. «Quando si dice Vallepietra – ha quindi rimarcato Marcianò nell’omelia – un po’ ovunque si dice migliaia di persone che accorrono qu, e tra queste tanti giovani: li ho visti lo scorso anno, li vedo ancora oggi e so che i giovani sono veramente tanti. E se confrontiamo la grande frequenza in questo santuario, un santuario dedicato alla Trinità, questa cosa ci fa pensare e interroga: come mai tanta gente? Tanti giovani? Se è vero che la frequenza dei giovani alla vita sacramentale è un po’ diminuita rispetto a prima, così come in generale dei credenti cattolici, allora è una domanda che dobbiamo porci tutti, io per primo come vescovo, e poi coloro che qui confessano, che hanno responsabilità nell’organizzazione soprattutto spirituale. Qualcuno potrebbe rispondere: è la tradizione che ci fa venire qui, perché si è sempre fatto così. Ma questa risposta non basta, perché ci sono tradizioni che si sono spente e non tutte le tradizioni reggono. Allora penso che ci sia un motivo ancora più profondo: quel primato che è la fede della gente!». Proseguendo nella sua riflessione scaturita dagli interrogativi iniziali, il vescovo ha aggiunto: «Credo che Vallepietra in qualche modo interroghi il senso di Dio che portiamo dentro, che l’uomo porta dentro, perché l’uomo non è solo qualcuno che costruisce, che fa, ma è l’uomo che vive, che interroga la propria coscienza, l’uomo che si pone il problema dell’esistenza e quindi di Dio. Perché esserci, ed essere in relazione con gli altri, ti obbliga ad andare oltre, alla ricerca di un’origine ma anche di un fine della vita, di un senso. Tanti vivono rincorrendo beni, ricchezze, potere, dentro realtà che in qualche maniera sembrano soddisfare i bisogni della persona ma di fatto tradiscono questi bisogni e riducono la persona non ad essere una persona ma, come il figliol prodigo, ad allontanarsi dalla casa del Padre. E quindi credo che i santuari, e quindi Vallepietra, facciano sorgere questa domanda in ogni pellegrino: perché vengo, cosa mi spinge, cosa mi muove? C erto, le compagnie sono cosa una cosa bellissima, il ritrovarsi insieme, fare il cammino a piedi, è anche emozionante. Ma è questo il motivo? Vado a Vallepietra perché qui c’è un unicum, la Trinità!», ha sottolineato Marcianò, per poi aggiungere: «E’ difficile dare risposta a questa domanda allo stesso tempo è difficile comprendere la Trinità. Ma noi crediamo in un Dio che è uno e trino: il cuore della nostra fede! L’uomo è portato alla ricerca della verità e c’è un assoluto nella verità, non ci sono verità relative, anche all’interno della fede ci sono degli assoluti. La Trinità è l’oggetto della fede dei cristiani, è Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, E’ il nostro Dio e noi crediamo in questo Dio. Ma la fede – ha detto ancora il presule, richiamando ulteriormente l’attenzione dei fedeli – ha dei risvolti esistenziali, deve esprimersi nella vita, la Trinità deve dare un messaggio a ciascuno di noi, alla vita dei credenti. Credo che la parola sintesi della Trinità sia amore, comunione, fraternità, famiglia, chiesa, umanità! In queste categorie comprendiamo il messaggio di Dio e viviamo in pienezza, con autenticità la nostra fede, sapendo che Dio è Dio di misericordia». Marcianò ha poi ricordato come per Sant’Agostino il Padre è l’amante, il Figlio amato e lo Spirito Santo l’amore tra padre e figlio «e questa circolazione di amore è un amore espresso, circolante, assoluto, perché Dio è l’amore assoluto. E quando penso al bisogno di trascendenza che l’uomo porta dentro, penso al bisogno di amore che viene meno oggi, di comunione, di fraternità. L’esplicitazione esistenziale del mistero della Trinità ce la dice San Paolo ai Corinzi: Siate gioiosi, se credete nella Trinità. Tendete alla perfezione, che non vuol dire vestitevi bene e mettetevi profumi, anche se curare l’umano è bello, ma la perfezione è altro, è del creato, dell’essere che passa attraverso la fede, la speranza e la carità. La fratellanza passa anche attraverso l’abbraccio e il bacio, come il saluto nell’antichità. E allora chiediamo al Signore, soprattutto per chi viene qui senza una fede adulta, che possa far maturare questa fede. E a noi devono stare a cuore i fratelli e la loro salvezza, testimoniatela questa fede, questo amore che Dio ci dona, perché tanti fratelli e giovani possano vivere questa fede». Dopo la Messa, prima di chiudere il rito e di scendere in paese per salutare le compagnie, monsignor Marcianò ha invocato la benedizione «anche sui bisogni spirituali», rimarcando che «chi viene a Vallepietra deve tornarsene con il desiderio di quella perfezione di cui parla Paolo e che riguarda l’anima e anche il corpo che esprime l’amore che Dio è. Portate Dio nelle vostre famiglie, pregate: la fede non si può rinchiudere, circoscrivere ed esaurire in un pellegrinaggio, perché il pellegrinaggio inizia adesso, quando tornate a casa, perché è il pellegrinaggio della vita! E si riprenda la preghiera in famiglia, insegnate a pregare ai vostri figli! E’ bello il pellegrinaggio alla Trinità se arricchisce l’anima. Ce lo chiede la Trinità, e la Trinità vi vuole bene, vi ama e vi ringrazia», ha concluso il vescovo, prima di intonare una preghiera a Maria «che ci indica la Trinità». di Igor Traboni
Riapre il Santuario della Santissima Trinità, a Vallepietra

Venerdì 1° maggio 2026, come vuole una consuetudine secolare, il Santuario della Santissima Trinità di Vallepietra aprirà ufficialmente le sue porte per la nuova stagione di pellegrinaggi, dopo la pausa invernale. Situato sul Monte Autore a 1.337 metri di altitudine, ai confini tra Lazio e Abruzzo, il Santuario è ricavato da una grotta naturale e rappresenta uno dei luoghi di devozione più antichi e visitati del Centro Italia. Il 1° maggio è anche una data carica di memoria storica per la comunità di Vallepietra: in questo giorno del 1944, soldati tedeschi in ritirata da Cassino minacciarono la fucilazione di numerosi abitanti del paese, qualora non fosse stato loro rivelato il luogo dove erano nascosti alcuni partigiani. La comunità resistette, e ogni apertura del Santuario è anche un momento di gratitudine per quella salvezza. Il 1° maggio è il giorno tradizionale di apertura della nuova stagione del Santuario e segna il momento in cui il luogo sacro chiuso nei mesi invernali per le condizioni climatiche della montagna torna accessibile ai pellegrini fino al 31 ottobre. Il 30 maggio al Santuario salirà il vescovo Santo Marcianò, per la celebrazione. Questo invece il programma della giornata di apertura del 1° maggio:
In tanti alla Santissima e a Vallepietra per la Festa dell’Apparizione

Si sono conclusi sabato 21 febbraio 2026 a Vallepietra i solenni festeggiamenti in onore della Festa dell’Apparizione della Santissima Trinità, uno degli appuntamenti spirituali più sentiti e partecipati del territorio laziale. Le celebrazioni si sono chiuse con la Messa presieduta da Lorenzo Loppa, vescovo emerito della diocesi di Anagni-Alatri. Una tradizione secolare nel cuore dei Monti Simbruini La Festa dell’Apparizione affonda le sue radici in una tradizione antichissima legata al Santuario della Santissima Trinità, situato sul Monte Autore, nel cuore dei Monti Simbruini. Da secoli il luogo rappresenta una mèta privilegiata di pellegrinaggio per fedeli provenienti dal Lazio e dalle regioni limitrofe. Il santuario, che durante il periodo invernale rimane chiuso a causa delle condizioni climatiche, apre straordinariamente le sue porte proprio il 16 febbraio, giorno della Festa dell’Apparizione, offrendo ai pellegrini l’opportunità di venerare la sacra immagine in un momento unico e particolarmente significativo. Il pellegrinaggio del 16 febbraio: fede e partecipazione I festeggiamenti hanno avuto inizio lunedì 16 febbraio, giorno della ricorrenza dell’Apparizione. Alle ore 7.00, presso la chiesa parrocchiale di Vallepietra, si è svolta la benedizione del tradizionale pellegrinaggio a piedi verso il santuario sul Monte Autore. A impartire la benedizione ai quasi mille pellegrini presenti è stato Mons. Ambrogio Spreafico, vescovo emerito della diocesi di Anagni Alatri, insieme al rettore del santuario, Mons. Alberto Ponzi. I fedeli, provenienti da diversi comuni della provincia di Frosinone, da Roma e da altre città del Lazio, hanno quindi intrapreso il cammino verso il santuario, accompagnati per un tratto dallo stesso Vescovo Spreafico, che ha recitato con loro il Rosario. Giunti al santuario, i pellegrini hanno potuto venerare la sacra immagine della Santissima Trinità nell’unico giorno di apertura invernale straordinaria. Alle ore 10.30, presso la chiesa nuova dedicata a San Giovanni Paolo II, è stata celebrata la solenne Eucaristia presieduta dal Vescovo Spreafico e concelebrata dal rettore Mons. Ponzi e da altri sacerdoti. Durante l’omelia, è stata sottolineata l’importanza crescente della Festa dell’Apparizione per la vita del santuario, testimoniata dalla straordinaria partecipazione di fedeli nonostante la ricorrenza in un giorno feriale. All’inizio della celebrazione è intervenuto anche il Sindaco di Vallepietra, Daniele Mioni, che ha ringraziato i pellegrini per la numerosa presenza e ha ribadito l’impegno dell’amministrazione comunale, in collaborazione con il rettore, per rendere il santuario sempre più accogliente. Al termine della Messa, la comunità di Vallepietra insieme a Leone ha offerto ai pellegrini un momento di ristoro sul piazzale del santuario, prima del rientro a piedi verso il paese di Vallepietra La conclusione dei festeggiamenti: fede, tradizione e comunità La festa si è conclusa sabato 21 febbraio a Vallepietra con la celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Lorenzo Loppa. Nel corso dell’omelia, il Vescovo emerito ha espresso la sua gioia nel tornare a Vallepietra e al santuario, luogo che ha frequentato per molti anni durante il suo ministero episcopale. Ha inoltre sottolineato come sia particolarmente significativo iniziare il cammino quaresimale proprio nel contesto della Festa dell’Apparizione, insieme ai pellegrini. Al termine della celebrazione si è svolta la tradizionale processione per le vie del paese con il quadro della Santissima Trinità, accompagnato da 25 compagnie con stendardi e fazzoletti, tra canti e preghiere, animati anche dalle note della banda musicale di Trevi nel Lazio. Un momento di intensa partecipazione che ha visto il paese animarsi di colori, fede e devozione. In piazza, il rettore Mons. Alberto Ponzi ha ringraziato tutti i presenti, in particolare i capi compagnia per il loro costante impegno, ricordando che l’edizione 2026 della festa è stata dedicata in modo speciale alla pace nel mondo. L’appuntamento per tutti i fedeli è stato fissato al 1° maggio, giorno tradizionale di apertura della nuova stagione del santuario. La celebrazione si è conclusa con la benedizione solenne e i fuochi d’artificio, suggellando giorni intensi di preghiera, fraternità e profonda devozione popolare. La Festa dell’Apparizione si conferma così non solo come evento religioso, ma come patrimonio spirituale e culturale che unisce generazioni di pellegrini nel segno della fede e della tradizione, mantenendo viva una storia secolare che continua a rinnovarsi ogni anno. Un ruolo importante lo ha svolto la comunicazione, che ha permesso a diverse persone soprattutto anziani di poter seguire e partecipare da remoto alle celebrazioni eucaristiche sia al Santuario che a Vallepietra.
Santuario della Santissima verso la chiusura con le Messe di tre Vescovi

Domenica 19 ottobre l’arcivescovo Santo Marcianò salirà per la prima volta al santuario della Santissima Trinità di Vallepietra dove, una volta accolto dal rettore monsignor Alberto Ponzi, celebrerà Messa alle 11, davanti alle numerose compagnie di fedeli che continuano a salire al santuario. Domenica 12 ottobre, sempre alle 11, la Messa verrà invece celebrata dal vescovo emerito Ambrogio Spreafico. Domenica 26 ottobre l’altro emerito, monsignor Lorenzo Loppa, celebrerà Messa, sempre alle 11. Sabato 1 novembre le Messe verranno celebrate ogni ora, dalle 9 alle 12. Domenica 2 novembre, prima della lunga pausa invernale, chiusura del santuario, con la Messa alle 10.30. La riapertura è prevista, come da calendario di ogni anno, per il 1° maggio del prossimo anno.
L’emozione della comunità di Vallepietra in quel legame antico col “Pianto delle zitelle”

E’ stato un pomeriggio davvero speciale quello di sabato 13 settembre per la comunità di Vallepietra grazie all’opera cinematografica del 1939 e premiata alla rassegna di Venezia in quell’anno “Il Pianto delle Zitelle: in memoria delle comunità pellegrine”. E’ stato un emozionante viaggio tra neorealismo e attualità, tra passato presente e futuro. Ma soprattutto una specifica volontà di voler tramandare alle nuove generazioni il significato profondo del legame storico e religioso tra il suo Santuario, il suo territorio e le comunità pellegrine. Con il chiaro obiettivo di costruire insieme un percorso comune di crescita culturale. Questi alcuni momenti dell’intenso pomeriggio che si è vissuto a Vallepietra dove si è svolto sabato il momento clou del progetto “Restare per raccontare 2025” promosso dalle associazioni “Ara Antica” “Oasi Felice” e “Don Salvatore Mercuri”, con il coordinamento della dott.ssa Elisabetta Giovagnoni. L’evento pomeridiano si è svolto in una sala strapiena dell’Ostello del Pellegrino ed ha vissuto tre specifici momenti: il convegno con ospiti illustri, la proiezione del documentario “Il Pianto delle Zitelle’ (1939). Ed infine la visita alla mostra “Giacomo Pozzi Bellini. Dove tutto ebbe inizio” curata dalla dott.ssa Elisabetta Giovagnoni, una raccolta esclusiva di foto inedite tratte da frames originali del film. Il convegno Hanno portato il loro saluto il sindaco di Vallepietra Daniele Mioni e il rettore del Santuario don Albero Ponzi. A coordinare gli interventi Marjangela Davani. La presidente dell’associazione “Ara Antica” Cristina Dantimi ha sottolineato l’importanza dell’evento ringraziando i partecipanti, le associazioni e tutti coloro che hanno dato un contribuito. . E proprio la dottoressa Giovagnoni storica dell’arte ricercatrice, impegnata nella rivalutazione e divulgazione dell’opera di Pozzi Bellini e che ha curato la mostra ha aperto gli interventi. . Durante gli interventi si è ricordato come l’opera fu censurata dal regime fascista elemento che portò ad una fiera opposizione del regista. Ma su questo punto Arnaldo Bonzi socio senior della Graphicolor S.r.l., già assistente fotografico di Giacomo Pozzi Bellini, dal 1954 al 1964, con cui continuò a collaborare sino alla morte dello stesso Bellini, avvenuta a Roma il 10 luglio 1990 è stato chiaro. . Ha chiuso gli interventi il professore e storico cinematografico Massimo Cardillo ringraziando per l’ospitalità. . Ha chiuso gli interventi Maria Francesca Tiraterra. < Nel 1939 a Venezia il documentario “Il Pianto delle Zitelle” fu premiato e riproporlo oggi nel 2025 a Vallepietra ha un significato profondo. Noi dobbiamo ricordare, raccontare e trasformare. La mostra che proponiamo è per il bene di Vallepietra. Dobbiamo promuovere il sapere confrontandoci, lavorando insieme. Questo progetto “Restare per Raccontare” è un punto d’inizio. Ecco perché è fondamentale lavorare insieme, proporre ed attivarci per il bene della comunità in cui fondamentale è la presenza dei giovani. Dobbiamo ricreare un tessuto sociale comune>.Chiusi gli interventi si è avuta la proiezione del documentario che ha emozionato i presenti che si sono proiettati in un pellegrinaggio del 1939, pellegrinaggi che oggi proseguono con la stessa devozione. Altro aspetto che si è manifestato durante la proiezione è stato quello che durante il racconto sulla proiezione c’è stato un brusio di sottofondo perché ogni presente ha riconosciuto un parente e per questo motivo si sono toccati momenti ancora più emozionanti. A conferma di come il passato sia il presente e futuro della storia di Vallepietra e del Santuario. Infine la visione poi delle tele della mostra “Giacomo Pozzi Bellini. Dove tutto ebbe inizio”, una raccolta esclusiva di foto inedite tratte da frames originali del film “Il Pianto delle zitelle” ha chiuso un pomeriggio e prima serata da incorniciare per Vallepietra. Anche in questa circostanza alcuni presenti hanno rivisto nelle immagini esposte loro familiari e la commozione nei loro occhi e ricordi ha preso il sopravvento. Un pomeriggio speciale che ha evidenziato come questo documentario e immagini sia stato un ritrovarsi tra generazioni. Nella speranza di tutti che sia un inizio di un processo di valorizzazione del territorio e delle sue peculiarità, storiche, religiose e culturali. Nel segno del ricordo e del futuro prossimo.
Tradizione e fede: restaurato il documentario del 1939 “Il pianto delle zitelle”

Sabato 13 settembre 2025, presso le sale dell’Ostello del Pellegrino di Vallepietra, si terrà l’evento clou del progetto pilota “Restare per Raccontare 2025” promosso dalle associazioni “Ara Antica”, “Oasi Felice” e “Don Salvatore Mercuri”, con il coordinamento della dott.ssa Elisabetta Giovagnoni ed il patrocinio della Città Metropolitana di Roma Capitale e del Comune di Vallepietra. L’iniziativa, articolata su due eventi, è un’immersione profonda nella memoria visiva, sociale e poetica del pellegrinaggio al santuario della Santissima Trinità, sospeso tra tradizione e cambiamento. Si parte con l’inaugurazione della mostra “Giacomo Pozzi Bellini. Dove tutto ebbe inizio” curata dalla dott.ssa Elisabetta Giovagnoni: una raccolta esclusiva di foto tratte da frames originali del documentario “Il Pianto delle zitelle” (1939) di Giacomo Pozzi Bellini (sceneggiatura di Emilio Cecchi, musiche di Luigi Colacicchi), custodite per decenni presso la Graphicolor S.r.l. di Roma, ove ha sede l’Archivio Pozzi Bellini, ed ora, finalmente, visibili al pubblico. La mostra si è avvalsa del prezioso contributo del sig. Arnaldo Bonzi, custode dell’archivio e già assistente di Pozzi Bellini dal 1954 al 1964, con cui continuò a collaborare sino alla morte dello stesso Bellini, avvenuta a Roma il 10 luglio 1990. Seguirà la proiezione speciale della versione integrale originale restaurata del documentario “Il Pianto delle zitelle” (1939), regia di Giacomo Pozzi Bellini, che ottenne il primo premio nella sezione documentari alla VII Mostra del Cinema di Venezia del 1939 ma che in fase di distribuzione fu pesantemente amputato dalla censura fascista. Si tratta di un evento molto importante per Vallepietra, dove tutto ebbe inizio e dove la pellicola integrale non è mai stata proiettata. L’evento segue la prima proiezione ufficiale dello scorso ottobre a Roma, in occasione della Festa del Cinema e la seconda, presentata a giugno, nella sezione documenti e documentari del festival “Il Cinema Ritrovato” di Bologna. Il recupero della versione originale integrale del documentario è frutto del lavoro di ricerca della dott.ssa Giovagnoni. La copia recuperata proviene dalla Cinémathèque Française di Parigi, dove lo stesso Pozzi Bellini riuscì a metterla in salvo grazie alla sua amicizia con Henry Langlois. Nel 2024 Il film, a partire dal negativo originale e dalla copia di prima generazione presentata alla VII Mostra del Cinema di Venezia del 1939, è stato sottoposto a restauro in 4K dalla Cineteca di Bologna presso il laboratorio ‘L’Immagine Ritrovata’ (il “Color Grading” è stato supervisionato da Luca Bigazzi). Considerato il primo esempio di documentario antropologico in Italia, e consacrato nel tempo come un’opera neorealista ante litteram, “Il Pianto delle Zitelle” di Giacomo Pozzi Bellini racconta il pellegrinaggio che le genti di Ciociaria e d’Abruzzo compiono ogni anno al Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra, sul monte Autore, la domenica dopo la Pentecoste. Culmine della festa il cosiddetto ‘pianto delle zitelle’, il canto delle giovani ragazze non maritate del paese. Sebbene sia stato girato nel 1939, oggi il film assume un valore che travalica quello del semplice documento storico-antropologico trasformandosi in un potente strumento mnemonico: è il filo narrativo che collega il passato al presente documentando i gesti, i canti e le strade percorse, mostra la geografia della devozione, mappando paesaggi fisici e contorni spirituali. Per i promotori dell’iniziativa, questa lettura offre spunti di riflessione sull’evoluzione del pellegrinaggio e del tessuto sociale ed economico dei nostri territori montani, costretti ad affrontare lo spopolamento, il cambiamento dei modelli di lavoro e la diluizione culturale. Il programma Ore 17.30 apertura della manifestazione con indirizzo di saluto del Sindaco di Vallepietra, seguiranno interventi di: Elisabetta Giovagnoni, storica dell’arte ricercatrice, impegnata nella rivalutazione e divulgazione dell’opera di Pozzi Bellini; di Arnaldo Bonzi, custode dell’Archivio Pozzi Bellini, già assistente del fotografo; Massimo Cardillo, storico, critico cinematografico: “La memoria a 35 mm. Ipotesi e proposte per un progetto su Ciociaria e Cinema” e del Direttivo dell’Associazione Culturale Ara Antica: “Vallepietra tra memoria e resilienza”. Ore 19.00 inaugurazione della mostra “Giacomo Pozzi Bellini. Dove tutto ebbe inizio” Ore 20.30 proiezione speciale del documentario restaurato “Il Pianto delle zitelle” (1939), regia di Giacomo Pozzi Bellini
