Le iniziative dei monasteri femminili in diocesi

In preparazione alla Pasqua, le monache del Carmelo Sant’Anna di Carpineto Romano hanno organizzato e tenuto, nell’ultimo fine settimana, una “tre giorni” di preghiera con la comunità, per donne e ragazze in ricerca vocazionale. L’esperienza non è la prima del genere, e di certo neppure l’ultima, all’insegna del Carmelo come una proposta e una risposta. Per le iniziative future si può scrivere : info@monasterocarpineto.it. Per quanto concerne invece il monastero delle Clarisse di Anagni, l’11 e 12 aprile prossimi ci sarà una mostra di beneficenza “Expo di Pasqua – Atelier arte Vittoria”, con le opere di suor Vittoria Giannicchi. Ingresso da via del Parlatorio. Per quanto riguarda invece il monastero di Alatri, le Benedettine dell’Adorazione Perpetua (nella foto, il loro tabernacolo) accompagneranno i riti della Settimana Santa, con le celebrazioni nell’attigua chiesa di Santo Stefano: Giovedì Santo Messa alle 18, con reposizione eucaristica e chiesa aperta fino alle 24; Venerdì Santo, alle 15, azione liturgica; Sabato Santo veglia pasquale alle 21.30; a Pasqua, Messa alle 9, così come al lunedì dell’Angelo e per tutta la settimana.

Il Vescovo ad Acuto: «In Santa Maria De Mattias la potenza del carisma»

Il giorno 4 marzo ha un grande significato storico per la cittadina di Acuto: l’anniversario della istituzione scolastica femminile, una delle prime «scuole per fanciulle» in un paesino di montagna, nel lontano1834.Un evento straordinario che ha dato inizio al riscatto dall’analfabetismo per centinaia di donne e alla promozione umana e cristiana della popolazione, ad opera di una donna venuta da Vallecorsa: Santa Maria De Mattias.La data segna anche il giorno di fondazione dell’Istituto delle Adoratrici del Sangue di Cristo, scopo principale che la Pioniera si portava in cuore lasciando il suo paese. Maria De Mattias fa parte della schiera di Santi che nel libro di Cristo Crocifisso hanno letto la dignità della persona umana, e come lui hanno voluto dedicare tutta la vita per il prossimo, nella sua concretezza.Ogni persona vale il sangue di Cristo – era la convinzione che ha portato Maria De Mattias a impiegare la vita per far conoscere a tutti il grande Mistero della Redenzione che ha reso possibile la salvezza dell’umanità.Una doppia festa quindi, solennizzata dalla presenza del nostro Vescovo, sua Eccellenza Santo Marcianò, che viene in Acuto per la prima volta.Protagonisti indiscussi, vitali, esuberanti e chiassosi della giornata: gli alunni. Dai piccoli studenti della scuola dell’infanzia, con gli occhi sempre pieni di meraviglia, ai rumorosi e dinamici delle classi di scuola primaria, ai più composti, compresi dell’avvenimento, della scuola secondaria. Sono stati loro, guidati dai rispettivi insegnanti, ad accogliere Sua eccellenza all’ingresso del paese, presso l’antica porta medioevale, la stessa che varcò la giovane vallecorsana per entrare nella modesta abitazione della prima scuola, posta proprio lì accanto.Il Vescovo ha immediatamente creato un clima festoso, caldo, amicale, unendosi al coro dei bambini, ritmando e mimando le parole del canto, come loro, accarezzando e stringendo mani, sorridente e benevolo, coinvolgente.E poi i saluti del primo cittadino, il sindaco Agostino Agostini, delle Adoratrici nelle loro massime autorità, la superiora Generale suor Maria Hughes e la superiora Regionale suor Milena Marangoni. La risposta del Vescovo non è una frase di circostanza, ma una dichiarazione di amore: vi voglio bene, vi porto nel cuore.Acuto sente l’abbraccio di un Pastore ricco di umanità, di calore, di amicizia, di affetto, e lo ricambia con la stessa intensità.Il cuore della celebrazione è stata l’Eucarestia che è seguita subito dopo, animata dalle Adoratrici con la collaborazione delle dodici novizie del noviziato internazionale, con canti e con la danza liturgica al momento della processione offertoriale.Nell’omelia il Vescovo ha sottolineato la potenza del carisma che lo Spirito dona a uomini e donne lungo la storia dell’umanità, fondatori e fondatrici di istituzioni che hanno come scopo di promuovere la dignità della persona umana, di condurla a Dio. Maria De Mattias ha guardato in modo prioritario a Cristo che versa il sangue per amore e dalla contemplazione di questo mistero è nata in lei l’urgenza di raggiungere il prossimo con tutti i mezzi possibili, per condurlo a Dio.Oggi può sembrare- ha detto più o meno tra l’altro il nostro Vescovo- che le Congregazioni stiano per tramontare. Ma l’albero di una congregazione continua a vivere se torna sempre a nutrirsi delle radici che lo hanno generato. E’ un augurio per noi, che mentre vediamo scomparire tanti rami, assistiamo alla fioritura di nuovi germogli, che parlano altre lingue, hanno colore diverso, ma trasmettono la stessa forza delle origini perché rimangono radicati nel comune carisma. La celebrazione di una ricorrenza serve anche a questo: fare memoria di un evento perchédiventi memoriale. Angela Di Spirito asc

Anagni – Mani sporche, cuore pieno: i ragazzi e Santa Maria de Mattias

Una soglia da attraversare, paure da superare, sogni da custodire: questo è il cuore della serata vissuta venerdì 27 febbraio presso il salone della parrocchia di Sant’Andrea di Anagni, dove circa cinquanta ragazzi di diverse età hanno partecipato all’incontro organizzato dalle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo in vista dell’anniversario della fondazione della Congregazione. La ricorrenza chiama infatti una data significativa: il 4 marzo 1834, quando Maria De Mattias, a soli 29 anni, diede inizio alla Congregazione. Originaria di Vallecorsa e cresciuta in un contesto segnato dalla violenza del brigantaggio, la giovane Maria scelse di non restare spettatrice della realtà che la circondava. Il suo fu un gesto coraggioso: varcare la soglia della propria casa per intraprendere un cammino di fede e di impegno che continua ancora oggi. Il simbolo della “soglia” ha così guidato tutto il percorso dei giovani durante la serata. Dopo una calorosa accoglienza, i ragazzi si sono presentati, hanno conosciuto la figura della fondatrice e sono stati invitati a di riflettere personalmente: sul lato di un foglio hanno scritto rimpianti e occasioni mancate, sull’altro sogni e paure per il futuro. Il momento più significativo è arrivato poi quando quei fogli sono stati posati sulla soglia di una porta: uno ad uno, i partecipanti l’hanno attraversata, camminando simbolicamente sopra le proprie paure per lasciarsele alle spalle. Usciti all’aperto, hanno potuto contemplare il panorama, segno concreto di come il superamento delle difficoltà possa aprire a orizzonti nuovi. La riflessione è proseguita poi con la parabola del Buon Samaritano, un richiamo forte a non restare indifferenti e a “sporcarsi le mani” per aiutare gli altri. Un gesto simbolico ha reso visibile questo messaggio: ai ragazzi è stato posto del profumo sulle mani, segno di un impegno concreto da portare nella vita quotidiana. La serata si è conclusa con una fotografia di gruppo, una cena condivisa ed un sentito ringraziamento alle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo e ai Missionari del Preziosissimo Sangue per la loro preziosa testimonianza, alla sempre gradita presenza di don Bruno e a tutte le persone che si sono adoperate nella riuscita dell’incontro. di Caterina D’Ercole (le foto che seguono si riferiscono sia a questo articolo sull’incontro di Anagni, sia all’incontro del giorno dopo, tenutosi ad Acuto con genitori e bambini)

Il Vescovo ai consacrati: «Grazie per il vostro essere profezia di amore»

XXX Giornata mondiale della vita consacrata – festa della Presentazione del Signore Cattedrale di Anagni – 2 febbraio 2026 Carissimi fratelli e sorelle, Consacrate e Consacrati, incontrarvi per la prima volta tutti assieme in questa Cattedrale è motivo di gioia, di festa. È una Festa la celebrazione di questa XXX Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Ed è tanta la mia gratitudine di padre per il vostro esserci, per la presenza, con i diversi tipi di apostolato che svolgete in diocesi; e per l’anniversario significativo, che illumina ancora di più questo nostro “primo incontro” comunitario. In realtà, abbiamo già avuto modo di incontrarci con tanti di voi. Siete tanti, tante forme di vita consacrata, tanti carismi diversi; ma un “cuore” vi accomuna tutti, svelato nel bellissimo brano evangelico di oggi: la Presentazione di Gesù al Tempio ((Lc 2,22-40). E il cuore è proprio questo: «presentare»: «Portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore», scrive Luca, utilizzando il greco parastèsai che, tradotto con «presentare», significa in realtà anche «offrire», riferito a quanto avviene con i sacrifici del Tempio. Si tratta, cioè, di un’offerta che esprime l’appartenenza totale a Dio: quanto si offre, si riconosce essere Sua proprietà esclusiva. D’altra parte, il verbo ritorna anche in Rm 12,1: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale». È veramente bella questa modalità di appartenenza che vi contraddistingue e, al contempo, indica l’Assoluto di Dio! E se è vero che ogni creatura appartiene al Signore, è anche vero che essere presentati così, essere offerti così, offrire se stessi come «sacrificio», ha una sfumatura del tutto peculiare: sacerdotale e sponsale. Si vede qui tuttoil senso della vostra esistenza: dall’ascolto della chiamata di Dio che vi ha scelti per Sé, alla gioia della vostra risposta libera e innamorata, alla quotidianità che a volte sembra spingere verso lo scoraggiamento, al tempo della croce che visita ciascuno in modo diverso, alla fecondità che si manifesta dove non avremmo mai immaginato… Tutto è offerta d’amore! Tutto è sacrificio d’amore! Tutto appartiene a Dio e al Suo Amore! Presentare, dunque; offrire in sacrificio. Un verbo che, per certi versi, il Vangelo ci aiuta a caratterizzare ulteriormente con le figure di Simeone ed Anna. Due prospettive diverse e complementari: potremmo dire, una statica e l’altra dinamica. Anna, infatti, si offre con il suo «stare» nel Tempio. Simeone lo fa con il suo andare, «recandosi» al Tempio. E potremmo qui pensare ai diversi carismi della vita consacrata. Pensiamo allo «stare» della vita monastica, claustrale, con il servizio a Dio di un cuore che Gli appartiene talmente da «non allontanarsi mai» dalla preghiera, dal coltivare l’interiorità, dal posare lo sguardo su di Lui. Non è scontato ai nostri giorni, anche a motivo della pervasività di alcune tecnologie – inclusi social e intelligenza artificiale – che possono insinuarsi al punto da sostituire l’anelito al soprannaturale con un certo bisogno di “evasione”. E si tratta di un rischio che tutti corriamo, assieme al rischio di dimenticare come lo «stare» riguardi in realtà tutti i consacrati, pure nelle diverse fasi della vita. Come portare avanti una feconda vita apostolica senza lo «stare» della preghiera? E come non cogliere la misteriosa fecondità dello Spirito anche nei momenti di malattia, di prova della fede, di crisi e di fallimento, come pure nella fase anziana della vita, quando le forze declinano e ci si può sentire marginalizzati? Simeone, d’altra parte, è Icona di colui che va, che corre, mosso dallo Spirito e mosso dall’attesa che, potremmo dire, ha affinato la sua sensibilità allo Spirito. Quanto è importante che ogni vostra missione abbia questo profumo spirituale! Che le vostre opere siano interiormente mosse dallo Spirito Santo, per seguire veramente la Volontà di Dio e per portare gli altri a vedere quel Dio che è «salvezza» del mondo! E questo è vero tanto a livello personale quanto a livello comunitario. Non bisogna precipitarsi per mantenere la docilità allo Spirito; bisogna evitare che l’emergenza dell’organizzazione, della mancanza di vocazioni, della stessa economia pressino e sostituiscano la risposta della fiducia in Dio. Allo stesso tempo, quando lo Spirito manda, non bisogna tirarsi indietro, per paura o lentezza: è solo in quel preciso momento che Gesù si lascia incontrare da Simeone. Infatti, lo Spirito che nutre l’attesa frenando la fretta inopportuna è lo stesso Spirito che infonde il coraggio e la prontezza di andare verso la novità di Dio, anche se ci sentiamo “anziani” o sentiamo “anziana” e appesantita la nostra Congregazione. È bellissimo pensare che a Simeone ed Anna, anziani, Dio si manifesta come Bambino, come novità assoluta, Vita appena nata. E proprio ieri abbiamo celebrato la Giornata per la Vita, alla quale i Vescovi Italiani hanno dato come tema “Prima i bambini”! Presentare, stare, andare. In tutto questo, il racconto evangelico trasuda di profezia, riprendendo peraltro la profezia di Malachia (Mal 3,1-4) che parla del Signore che «entra» nel Suo Tempio e dell’«offerta» che sarà gradita al Signore. La Vita Consacrata è profezia! Attraverso l’«offerta» di se stessi diventa profezia di un Tempio che è di Dio, appartiene a Dio; di un Dio che, entrando nel Tempio come un Bambino, entra nella storia umana – nei tempi, nei luoghi e nelle persone, che sono il «santo tempio di Dio», come dice Paolo (cfr. 1 Cor 3,17) – e ne conferma l’appartenenza al Signore. C’è una profezia che, come persone consacrate, vi è affidata, oggi, nelle nostre Diocesi. Ciascuno potrà dettagliarla e lo faremo anche assieme nelle vostre realtà. Vi lascio però due indicazioni concrete. Nel Messaggio per questa Giornata, il Dicastero per la Vita Consacrata parla della «dimensione profetica della vita consacrata come “presenza che resta”: accanto ai popoli e alle persone ferite, nei luoghi dove il Vangelo si vive spesso in condizioni di fragilità e di prova… restare con amore, senza abbandonare, senza tacere, facendo della propria vita la Parola per questo tempo e per questa storia» 1 . È

Giornata della Vita consacrata: ad Anagni la celebrazione con Marcianò

Le diocesi di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino celebrano insieme la trentesima Giornata della vita consacrata, lunedì 2 febbraio, nel giorno della festa liturgica della Presentazione del Signore, la festa della luce per eccellenza, quando Cristo si manifesta nel tempio come luce per le genti. La celebrazione interdiocesana si terrà nella Cattedrale di Anagni, alle 17, presieduta dall’arcivescovo Santo Marcianò. A seguire, un’agape fraterna presso la Sala delle lapidi delle suore Cistercensi, poco distante dalla Cattedrale. «Invitiamo tutti i fedeli laici a gioire con noi ringraziando Dio per le diverse forme di Vita consacrata presenti nelle nostre diocesi» è l’invito che arriva da suor Maria Alexandra, delegata Usmi della diocesi di Anagni-Alatri. In entrambe le diocesi la presenza di istituti religiosi di vita consacrata, sia femminili che maschili, è numerosa e variegata, con i membri impegnati in varie attività pastorali -. dalla scuola alla catechesi, dalle opere caritative a quelle con i giovani e le famiglie – a supporto della vita delle Chiese locali di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino, e di tante parrocchie. Una presenza sempre dinamica e nel solco della piena disponibilità, anche se la crisi delle vocazioni ha portato diverse congregazioni a chiudere case e conventi anche nelle diocesi di Anagni e Frosinone. Sia la componente femminile che quella maschile dei consacrati negli ultimi anni si è arricchita di presenze di religiosi provenienti dall’estero, che hanno ulteriormente impreziosito la vita delle Chiese locali, innestata in quella universale.

Marcianò presidente Commissione per il Clero e la Vita consacrata della Conferenza episcopale laziale

La prima Conferenza episcopale laziale del 2026 si è svolta venerdì 9 gennaio presso Villa Campitelli a Frascati. In questa occasione sono state fatte le nomine per il periodo 2026-2031. TUTTE LE NOMINE Santo Marcianò, arcivescovo di Frosinone e di Anagni-Alatri, presidente Commissione per il Clero e la Vita Consacrata; Mariano Crociata, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, vicepresidente Cel e presidente Commissione Dottrina della Fede, Annuncio e Catechesi; Mauro Parmeggiani, vescovo di Tivoli e Palestrina, Segretario Cel e presidente Commissione per la Famiglia, Vita e Pastorale giovanile; Dom Antonio Luca Fallica, Abate di Montecassino, presidente della Commissione per la Liturgia e Delegato Federazione Italiana Esercizi Spirituali; Vito Piccinonna, vescovo di Rieti, presidente Commissione per la Carità e incaricato per la Pastorale carceraria; Renato Tarantelli, vescovo ausiliare e vicegerente di Roma, presidente della Commissione per il Servizio della Salute; Gerardo Antonazzo, vescovo di Sora-Cassino-Aquino- Pontecorvo, copresidente della Commissione per il Clero e Vita Consacrata; Luigi Vari, vescovo dell’arcidiocesi di Gaeta, presidente della Commissione per il Laicato; Vincenzo Viva, vescovo di Albano, presidente della Commissione per l’Evangelizzazione dei Popoli e la cooperazione tra le Chiese e della Commissione per le Migrazioni; Stefano Russo, vescovo di Velletri-Segni e Frascati, presidente Commissione per l’Ecumenismo e il dialogo, e per i Beni culturali ecclesiastici; Michele Di Tolve, vescovo ausiliare di Roma, presidente della Commissione Educazione cattolica, scuola e università; Gianrico Ruzza, vescovo di Civitavecchia-Tarquinia e Porto-S. Rufina, presidente della Commissione per i Problemi sociali e il lavoro, la Giustizia e la Pace; Orazio Piazza, vescovo di Viterbo, presidente della Commissione Cultura e Comunicazioni sociali; Cardinale Baldassarre Reina, Vicario generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, presidente della Commissione Tutela dei Minori; don E. Albanese, segretario aggiunto; don A. Celli, responsabile Osservatorio Giuridico Regionale; don Alessandro Paone, consulente ecclesiastico Ucsi Lazio; don P. Rio, incaricato per la FIES del Lazio. (da Avvenire Lazio Sette)

Il Vescovo alla Professione di tre Clarisse del monastero di Anagni: «Custodite il “sì” alla vita e alla vocazione»

Omelia alla Messa per la Professione delle monache clarisse Maria Chiara Camilla, Maria Chiara Aracoeli, Maria Chiara AuroraAnagni, chiesa Santa Chiara – 26 dicembre 2025 Care sorelle clarisse, carissime Maria Chiara Camilla, Maria Chiara Aracoeli, Maria Chiara Aurora,che dono ritrovarsi qui a celebrare la vostra Professione, in questo giorno particolare e in questotempo particolare! E proprio questo tempo liturgico regala alla nostra celebrazione alcunesuggestioni che segnano provvidenzialmente il vostro cammino di oggi e potranno rimanere comepiccola eredità per il cammino futuro. Ne colgo tre e ve le consegno, con sollecitudine e gioiapaterna. La prima suggestione viene dal Natale Siamo nel Tempo di Natale, nel giorno successivo al Natale. E Natale, se ci pensiamo bene, è lafesta della vita, quella vita che non possiamo non contemplare come la prima vocazione. Lo è lavita di ogni creatura umana, “divinizzata” dall’Incarnazione del Figlio di Dio. Lo è la vostra vita,care sorelle, in cui è scritto un mistero di unicità irripetibile nel quale si dispiega il disegno di Dio,pensato per ciascuna di voi da sempre. Sì, parlare di vita è parlare di unicità.Ma parlare di vita è anche parlare di concretezza, di quotidianità. È lì che la Grazia di questo giornovi raggiunge e vi conduce: una quotidianità che sarà trasformata dalla vostra trasformazioneinteriore. «Alle tue mani, Signore, affido il mio spirito», abbiamo cantato con il SalmoResponsoriale (Salmo 30 [31]). Lasciate fare a Dio, lasciatevi toccare e plasmare da Lui: nulla saràcome prima, dopo oggi, e saprete così trasformare gli eventi concreti, anche quelli più difficili,ricevendoli come Dono dalle mani di Dio e vivendoli come dono di voi stesse. Perché la vita è donoricevuto che, per sua natura, deve essere donato: ecco la risposta alla vocazione!Una vocazione che non vi vede statiche ma chiamate a crescere. Parlare di vita, infatti, è ancheparlare di maturazione. Infatti, la vocazione alla vita cresce, matura e vi matura, conducendoviverso il compimento preparato da Dio per voi: non pensate mai di essere arrivate o che la vita nonoffra più nulla da scoprire. Oggi è solo l’inizio; per meglio dire, oggi è un nuovo inizio della vostrarelazione personale con Dio che è il «Dio delle sorprese», come diceva Papa Francesco. Lasciatevisorprendere da Lui, Sposo e Signore! Conservate lo stupore di Maria e Giuseppe dinanzi alla culladi Gesù Bambino: e questo Natale segnerà per sempre la vostra vita impregnandola di gratitudinegià di fronte alle piccole cose. La seconda suggestione è offerta dalla festa di oggi Celebriamo Santo Stefano Protomartire, consapevoli che la vita cristiana, in particolare la vitaconsacrata, non può essere capita fuori dello spirito del martirio. Non mi riferisco, ovviamente,soltanto al martirio cruento ma a quell’attitudine, a quella testimonianza che si incarna nella totalitàdel dono sponsale di sé.Accanto al martirio del quotidiano che si consuma nella vita di preghiera e di comunione incomunità, c’è il martirio che vi chiama a vedere un “oltre”, non visibile o dimostrabile, che Coluiche è più intimo a noi di noi stessi affida alla vostra contemplazione: vedere ciò che non si vede;vedere Dio nel Volto di Gesù amato. «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che staalla destra di Dio», grida Stefano condotto al martirio, lo abbiamo ascoltato dalla prima Lettura (At6,8-10.12; 7,54-60).Papa Leone, in questo senso, ha messo in guardia da quello che ha chiamato il rischio di un«“arianesimo di ritorno”, presente nella cultura odierna e a volte tra gli stessi credenti: quando si guarda a Gesù con ammirazione umana, magari anche con spirito religioso, ma senza considerarlodavvero come il Dio vivo e vero presente in mezzo a noi» 1 . È questo Dio vivo e vero che voi, caresorelle, siete chiamate a contemplare ogni giorno nella preghiera e a servire con amore,testimoniando la comunione e la maternità, dentro e fuori la comunità. Stefano attinge alla preghierala forza di amare, di perdonare i suoi carnefici, e la sua testimonianza d’amore genererà Paolo, ilquale lo seguirà poi nello stesso martirio. Siate testimoni, martiri: con la fedeltà della preghiera e lagioia di un’appartenenza totale, sponsale a Cristo. L’ultima suggestione viene dalla gioia, dal Giubileo Stiamo chiudendo un tempo di Grazia che è proprio tempo di gioia: giubilare significa anzituttogioire. E l’autenticità della vocazione, di ogni vocazione, ha un criterio irrinunciabile: la gioia!Povertà, obbedienza, castità, non sono negazione o rinuncia ma vie concrete che la Grazia percorreper impregnarvi nella totalità della vostra vita e del vostro amore. Si amerebbe davvero se non sidonasse liberamente a Dio il tutto del proprio avere, del proprio sentimento, della propriaautodeterminazione?La gioia che tutto questo offre, tuttavia, non sta nella generosità istintiva di un momento ma nellacostanza di tutta la vita, nei tempi belli come in quelli duri. «Chi avrà perseverato fino alla fine saràsalvato», dice Gesù nel Vangelo (Mt 10,17-22) E Santa Chiara, nel suo Testamento, lo ricorda:«Poiché stretta è la via e il sentiero, ed angusta la porta per la quale ci si incammina e si entra nellavita, pochi son quelli che la percorrono e vi entrano; e se pure vi sono di quelli che per un poco ditempo vi camminano, pochissimi perseverano in essa. Beati però quelli cui è concesso dicamminare per questa via e di perseverarvi fino alla fine!» 2 . Sì, «beati», cioè felici! Non lodimenticate: senza perseveranza nessuna vocazione, soprattutto la vita consacrata e claustrale, puògustare la vera gioia!Care Maria Chiara Camilla, Maria Chiara Aracoeli, Maria Chiara Aurora, è la gioia, è la felicità il dono che oggi Dio vuole farvi, rivelandovene il segreto.Custoditelo questo segreto: nel “sì” unico alla vita e alla vocazione; nel martirio di fedeltà allapreghiera, alla comunione, alla maternità; nella gioia infinita di appartenere a Cristo in modo totale,sponsale. Nel vostro quotidiano scrutare e indicare nel Suo Volto del Padre, che tutti amadall’eternità e per l’eternità. Lui vi benedica. Buon cammino. E così sia! Santo Marcianò

Padre Gesualdo Fiorini: da Fiuggi a Capo Verde, mezzo secolo di missione

Padre Gesualdo Fiorini, religioso cappuccino e missionario a Capo Verde per oltre mezzo secolo, verrà ricordato martedì 4 novembre a Fiuggi (sala consiliare del Comune, alle 16.30), dove nacque il 23 gennaio 1923. La solenne cerimonia di commemorazione è stata voluta dal Comune, nel ricordo dell’operato di padre Fiorini e per quel suo contribuire in modo fondamentale al gemellaggio tra Fiuggi e Tarrafal, la cittadina di Capo Verde dove è poi morto, a 83 anni. Così padre Gesualdo Fiorini è stato ricordato a suo tempo sul sito delle missioni cappuccine di Capo Verde: «Quando, agli inizi degli anni ‘70, la Provincia romana dei cappuccini decise di trasferire i suoi missionari da Capo Verde in Madagascar, lui chiese e ottenne il permesso di poter restare nell’isola di S. Nicolau, e fece di Tarrafal “il suo amore a prima vista”, il centro di irradiazione delle sue mille attività. In un tempo in cui l’isola di san Nicolau mancava di tutto, padre Gesualdo non si limitò a formare la gente nella fede e a costruire cappelle, dove le comunità potessero incontrarsi, per pregare insieme, ma anche scuole, strade per posti isolati, officine di falegnameria e per materiali di costruzione case, ecc. Lavorò e insegnò la dignità del lavoro. Come si usa dire, non dava il pesce, insegnava a pescare. Il Municipio di San Nicolau e il Governo di Capo Verde non aspettarono che padre Gesualdo morisse per riconoscere pubblicamente la grandezza della sua opera. Infatti un asilo municipale di Tarrafal fu intitolato con il suo nome, così pure la scuola statale di Cachaco».

Trevi nel Lazio onora suor Elisabetta, l’angelo dei poveri

La comunità di Trevi nel Lazio ha onorato, con l’intitolazione di un largo stradale nei pressi della sua casa natale, suor Elisabetta Jacobucci, la religiosa alcantarina, da tutti conosciuta come “l’angelo dei poveri”, che proprio in questo paese nacque il 23 luglio 1858, prima di trascorrere gran parte della sua vita da suora nella penisola sorrentina. Nell’apporre la targa per l’intitolazione, l’operato umile e fecondo di suor Elisabetta Jacobucci è stato ricordato negli interventi del sindaco di Trevi nel Lazio, Silvio Grazioli, e di suor Ester Pinca, madre generale della congregazione delle Francescane Alcantarine, arrivate in paese con una folta rappresentanza di religiose consorelle della Jacobucci, presenti anche il parroco, don Pierluigi Nardi, e varie autorità civili e militari. Trasferitasi come detto in Campania (a Meta di Sorrento è morta nel 1939), ma rimasta sempre legata al suo paese natale e alle origini contadine della famiglia, suor Elisabetta si spese nei borghi della Costiera Amalfitana, dove ben presto iniziarono a chiamarla “l’angelo dei poveri”: era solita girare infatti, con pazienza e umiltà, tra i borghi marinari per la classica questua a favore soprattutto degli orfani e dei poveri, adoperandosi anche in altri modi per i più bisognosi, compresi quelli che semplicemente incontrava lungo il suo cammino.

Capodanno alternativo, al monastero di Carpineto, per scoprire la vocazione

Le monache Carmelitane del monastero Sant’Anna di Carpineto Romano hanno lanciato in questi giorni la proposta di un Capodanno alternativo al Carmelo, per ragazze in ricerca vocazionale. Si tratterà di alcuni giorni, a cavallo tra il 2025 e il 2026, per pregare, per stare insieme, per interrogarsi su cosa si intende fare della propria vita. Il 30 dicembre è previsto l’arrivo a Carpineto e la sistemazione nel monastero.Il giorno dopo, in mattinata incontro con alcune sorelle della comunità, mentre il pomeriggio spazio alla preghiera e all’Adorazione del Santissimo Sacramento. Il 1° gennaio altri momenti di preghiera, la Messa, un incontro con le monache ma anche un momento di relax e la sintesi dei giorni trascorsi assieme, prima della partenza prevista per il 2 gennaio. INFORMAZIONI Le giovani interessate possono chiamare al numero 06- 97189049, oppure scrivere a: info@monasterocarpineto.it per avere maggiori informazioni e per ricevere il programma dettagliato dei giorni al Carmelo. Non è la prima volta che la comunità monastica di Carpineto Romano organizza delle giornate vocazionali per ragazze e giovani, così come anche le altre realtà claustrali della diocesi di Anagni-Alatri. Quella di Carpineto, presente in questa cittadina dal 1979, è una comunità particolarmente viva e gioiosa nella preghiera ma anche nelle opere, come ad esempio nelle preziose lavorazioni a mano. Da alcuni anni ha gemmato anche un monastero in Romania, specchio dellafecondità spirituale che si esprime anche nelle vocazioni. E a proposito di vocazioni, sul sito internet del monastero proprio a questa voce è possibile scoprire le storie di alcune donne che hanno deciso di donarsi completamente al Signore, in una vita e in una realizzazione piene e niente affatto da “sepolte” in una cella, secondo una vecchia accezione dei monasteri femminili che per fortuna, grazie anche a giornate come quelle proposte dalle Carmelitane a fine anno, sta venendo meno.