La Lettera dell’Arcivescovo ai monasteri

“MENTRE GESÙ PREGAVA…” LETTERA ALLE SORELLE E AI FRATELLI DEDICATI ALLA VITA CONTEMPLATIVA DELLE DIOCESI DI FROSINONE-VEROLI-FERENTINO E ANAGNI-ALATRI In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto (Lc 9,28b-36). Carissime sorelle, carissimi fratelli, nel Messaggio inviato nel giorno in cui è stata annunciata la Nomina del Papa a vostro Pastore, mi sono rivolto alle nostre Diocesi come a una «terra impregnata… della preghiera che abita in particolare i monasteri». Da subito ho portato nel cuore della mia preghiera tutti voi chiamati alla vita monastica, claustrale, eremitica; ora desidero affidare con forza alla vostra preghiera il tempo che ci separa dall’inizio del mio ministero tra voi e tutto il cammino che faremo assieme, specie i primi passi. Lo faccio in questa bella Festa consegnandovi, con il Vangelo della Trasfigurazione del Signore che leggeremo quest’anno  (Lc 9,28b-36), tre parole: il Volto, la Veste, la Voce. … il suo volto cambiò d’aspetto Sul Tabor, gli apostoli vedono cambiare il Volto di Cristo, quando Egli entra nel Mistero della relazione intima con il Padre. E a ciascuno di voi, la cui vita è dedicata alla contemplazione del Volto del Signore, in qualche modo viene schiuso questo Mistero. È un Volto che si rivela nella preghiera personale, dove sperimentate pure un cambiamento del vostro volto, una vera e propria trasfigurazione. Ogni vita consacrata è prima di tutto una storia d’amore tra Dio e noi; ma a voi l’amore di Gesù è stato rivelato quale Bellezza capace di trasformarvi con la forza dell’interiorità, con il dimorare a lungo e fedelmente nella relazione con Lui; curatela sempre questa relazione, continuando a vivere alla Sua Presenza e della Sua Presenza. Questo Volto rifulge anche nella Liturgia, dove il Signore è presente come “il Tu” al quale dare lode e benedizione e la cui Grazia trasfigura i cuori, liberandoli dal male; sono un dono le vostre Liturgie, Tabor che fa intuire al mondo la Luce vera, capace di trasfigurare ogni volto e ogni amore. E il Volto di Cristo si riflette nel volto degli altri: i fratelli della comunità da amare con gioia, i volti di quanti accogliete e cercate di conoscere. Aiutate anche me a farlo! A conoscere meglio i volti e i cuori di coloro che il Signore mi affida. Non solo una conoscenza concreta, di fatti e storie, ma una conoscenza interiore, di un volto che si vuole e si può trasfigurare. Non lo dimenticate: la vostra, la nostra preghiera può restituire un volto all’uomo di oggi; può far risplendere il Volto della nostra Chiesa, quale Sposa che sta davanti a Lui e, come dal Sole, viene continuamente rivestita di Luce. … e la sua veste divenne candida e sfolgorante La Luce del Tabor si riflette straordinariamente nella veste candida di Gesù. L’immagine ci riporta alla veste che Dio mette addosso all’uomo nel Giardino, dopo il peccato. Quanto è necessario oggi tornare alla verità della Creazione, deturpata da ideologie e menzogna, da una scristianizzazione e un secolarismo che lasciano l’uomo solo e “nudo”! E quanto è importante farlo non con proclami ma con la delicatezza della contemplazione: della vostra contemplazione! Il Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi, di cui celebriamo gli 800 anni, offre una chiave di tale contemplazione; e tante altre potremmo trovarle nelle vostre Regole e tradizioni monastiche, eremitiche, claustrali. Come la tunica stesa su Adamo ed Eva copre la nudità, ovvero una verità che, anche se rifiutata, rimane come purezza luminosa di ciò che esce dalle Mani di Dio, così la vostra preghiera può essere una veste per custodire la verità di ogni persona, Sua creatura e Sua immagine. E la veste ci fa pensare pure alla tunica di Gesù, giocata a sorte ma mantenuta intatta nella Passione, simbolo della Chiesa e della sua unità. Custodire l’unità nella nostra Chiesa! È ciò che mi sta più a cure e che affido alla vostra preghiera. Unità tra vescovo e preti; di preti e consacrati tra loro e con il popolo di Dio; unità tra le due Diocesi. La vostra vita sia una fiduciosa intercessione per questo, anche quando sperimentate la tribolazione, la crisi; e sia intercessione e speranza per chi soffre. La tunica di Gesù, in realtà, sarà sostituita dalle bende del Sepolcro e quelle stesse bende saranno la prima testimonianza di Risurrezione; le scoprirà proprio Giovanni, Icona della vita contemplativa: l’apostolo che sa vedere ciò che altri non vedono, o non vedono ancora, e sa ascoltare ciò che altri faticano a sentire, perché storditi da frastuoni inutili o impauriti dalle voci dei potenti del mondo. … e dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!» Nella nube del Tabor i discepoli hanno paura; ed è lì che si sente la Voce del Padre che rivela il Figlio, Sua Parola vivente. La paura è la principale malattia dell’uomo moderno, in un mondo in cui troppo spesso i frastuoni delle guerre e le urla dei presuntuosi annientano le grida dei poveri. Ma Dio è lì! Non si sottrae al grido dei poveri, degli

Termina il Giubileo dei Caracciolini per i 300 anni di presenza ad Anagni

Tre secoli di presenza ad Anagni: una bella e lunga storia di Fede e vicinanza spirituale – e non solo – alla comunità in tutte le sue componenti. I padri Caracciolini hanno celebrato questo Giubileo dei 300 anni e nel fine settimana si preparano a chiudere queste celebrazioni, con alcuni appuntamenti che trovate nella locandina.

Santa Maria De Mattias: la festa ad Acuto e quell’intenso rapporto con la Vergine

La comunità di Acuto celebra la festa di santa Maria De Mattias, la religiosa fondatrice delle suore Adoratrici del Sangue di Cristo, che proprio da questo paese – dove si spostò dalla natìa Vallecorsa – iniziò la sua opera oggi diffusa in tutto il mondo. Nella locandina trovate tutti i vari appuntamenti della festa, secondo un programma stilato dal parroco don Francesco Frusone, dalle suore, dal comitati e dal Comune di Acuto e che che culminerà il 20 agosto con il ricordo della morte di Maria De Mattias. Da segnalare, sempre il 20 agosto, un incontro che metterà a fuoco il rapporto tra la De Mattias e don Giovanni Merlini, il sacerdote dei Missionari del Preziosissimo Sangue (l’Ordine religioso fondato da san Gaspare Del Bufalo) che le fu particolarmente vicino e che papa Francesco ha beatificato – primo gesto del genere del Giubileo in corso – il 12 gennaio 2025. A Santa Maria De Mattias è dedicato anche un articolo, a firma di Claudio Marcellino, sul settimanale “Maria con te” ora in edicola e che approfondisce il rapporto stretto e particolare tra la fondatrice delle Adoratrici del Sangue di Cristo e la Vergine Maria (igor traboni)

«E’ bello amare la vita, anche in un letto di dolore». Il ricordo di suor Silvana Crolla, semplice e di fede solida

Si sono svolti ad Acuto i funerali di suor Silvana Crolla, 63 anni, Adoratrice del Sangue di Cristo, morta il 23 luglio scorso. Di seguito pubblichiamo – ringraziando per questa possibilità – il bellissimo profilo-ricordo tracciato dalle Adoratrici del Sangue di Cristo della Regione Italia. —————————– Il 23 luglio 2025, alle ore 7:45, suor Silvana Crolla ha concluso la sua esistenza terrena. Questo messaggio scritto a una consorella può essere il biglietto d’ingresso nel Regno dei Cieli: E’ bello amare la vita fino alla fine, anche in un letto di dolore… e poi è bello poter dire ”Tutto è compiuto. Signore vengo a te”. Non è umanamente naturale e facile dire a 62 anni “tutto è compiuto, Signore vengo a te”, ma a questo appuntamento suor Silvana si stava preparando da tempo, da quando il male, manifestatosi e superato circa trenta anni fa, si è preso la rivincita nel modo più ostinato. Il tumore aveva invaso alcuni dei suoi più importanti organi. Non è servita la scienza della medicina, la premura dei sanitari, la sua tenacia nel voler superare il male, con la caparbietà propria che la caratterizzava. Silvana non si è arresa al dolore, si è consegnata, lo ha accolto trasformandolo in gesto di offerta. E’ bello amare la vita fino alla fine, … e poi è bello poter dire ”Tutto è compiuto. Signore vengo a te”. Lo ha scritto due giorni prima di morire, Quasi un testamento spirituale. Si trovava a Napoli dal mese di marzo. E’ morta all’ospedale “Cardarelli”, che ogni tanto era costretta a raggiungere di urgenza per l’acuirsi del dolore e per ricevere le cure necessarie. Aveva lasciato a malincuore Portici, dove operava da sei anni. Non sto bene scriveva da Napoli, sto vivendo una vera battaglia. Ho bisogno di tutto, e le suore ogni giorno vengono in ospedale per accudirmi… non so fino a quando ce la faranno… sono completamente disabilitata e bisognosa di tutto… mi affido al Signore e offro tutto. Si rivela anche in questi messaggi la preoccupazione per le altre piuttosto che per se stessa e la sua attitudine ad affidarsi a Dio. Così ce la descrivono quelle che le sono state più vicine negli ultimi tempi: docile, serena, senza pretese e soprattutto abbandonata alla volontà di Dio. Non si lamentava mai – affermano- soffriva e offriva, grata per ogni gesto di delicatezza nei suoi confronti. Alla Superiora provinciale messaggiava: Grazie, grazie, grazie, che fra tanti pensieri ti ricordi anche di me. Giovedì dovrei rifare la chemio ma non so se mi reggono le forze. Il Signore è con me sulla croce e mi consola con il balsamo del suo Sangue prezioso. Che dolcezza!!! Offro tutto per te, per voi, e per la nostra Comunità Regionale. Suor Silvana non ha mai smentito le sue attitudini di persona semplice, di capacità relazionali spontanee e durature, e soprattutto di fede solida, di comprensione profonda del Mistero del Sangue di Cristo. Nei circa quaranta anni di vita religiosa, dopo un periodo di preparazione culturale a Roma, ha insegnato religione per un sessennio a Portici e a Rotondi, prima di entrare in ruoli di responsabilità: in Acuto come segretaria e consigliera provinciale (1998-2000), a Bellavista come responsabile delle Juniores e, per un quinquennio, dal 2002 al 2007, come maestra delle novizie, a Roma – S. Agnese. È stata una Adoratrice appassionata del carisma della Congregazione, creativa e gioiosa. Nell’apostolato raggiungeva tutti, i giovani e le persone più grandi di età, i ragazzi e gli adulti; collaborava attivamente con i parroci e le diverse istituzioni cittadine prendendo le difese dei più deboli. Ha annunciato la Parola di Gesù e il suo insegnamento con coraggio, dedizione profonda e impegno totale. Una delle novizie, alla notizia delle sua morte, ci offre questa comunicazione: E’ stata una testimone autentica dell’identità ASC. Per noi novizie dei primi anni del 2000 è stata una maestra autorevole, attenta a ciascuna, di un grande amore materno che ha espresso col suo accompagnamento continuo, anche dopo la formazione iniziale. Era reduce dal primo male che l’aveva colpita in modo grave, eppure ci ha sempre dimostrato serenità d’animo, una fortezza interiore ammirevole, una fede incrollabile. Noi novizie scherzavamo sul suo cognome “Si chiama Crolla ma non crolla mai”. Ha lasciato il compito di maestra delle novizie quando dal 2007 al 2012 è stata consigliera della nuova configurazione delle ASC italiane, che hanno unificato quattro Province religiose nell’unica realtà della Regione Italia. Si è trasferita così nella Casa Regionale, in San Giovanni in Laterano a Roma. Vi è rimasta poi ancora per un quinquennio, eletta come Superiora Regionale nell’Assemblea del 2012. E poi è andata a Portici Da Napoli le spoglie mortali di suor Silvana hanno raggiunto Acuto, dove è stata allestita la camera ardente, nella chiesolina di Casa Madre che suor Silvana amava più di tutte le chiese. Alle ore 19:00 una veglia di preghiera ha raccolto intorno a questa nostra sorella molte Adoratrici, giunte anche da lontano. In questa stessa chiesa il giorno seguente si è celebrato il rito funebre alle ore 10:30, tra la commozione di molti presenti, la sorella Cristina e il fratello Filippo, con cognati e nipoti. In seguito la salma è stata portata a Picinisco (FR), nella tomba di famiglia. Ad accoglierla cittadini e parenti e molte Adoratrici. Alle ore 16:00 si è celebrato il rito funebre. Molto particolare anche il ricordo che di suor Silvana fa la consorella, che ringraziamo, suor Cleopatra Subiaco: «Suor Silvana è stata una vera Adoratrice del Sangue di Cristo … ha testimoniato la forza redentiva del Sangue di Cristo fino all’ultimo respiro. Donna affabile, semplice, predicatrice instancabile, sorella e madre per tutti, degna figlia di Santa Maria De Mattias».

Regaliamo un sorriso ai bambini dell’Uganda accolti dalle Cistercensi della Carità

Da quasi 30 anni le suore Cistercensi della Carità, l’Ordine religioso fondato dall’anagnina Claudia De Angelis e che proprio ad Anagni ha la casa madre, sono presenti in Uganda, terra di missione assieme al Brasile. Nel Paese africano le Cistercensi, che in diocesi di Anagni-Alatri prestano il loro prezioso servizio anche presso il santuario della Santissima Trinità, portano avanti diverse opere scolastiche e accanto ai giovani, secondo quello che è il loro carisma. Adesso a Kampala, capitale dell’Uganda, stanno realizzando un nuovo asilo nido e una scuola per l’infanzia, che accoglierà circa 400 bambini, dai 6 mesi ai 6 anni. Per questo le religiose chiedono l’aiuto dei benefattori, per contribuire alla realizzazione degli arredi necessari alla nuova scuola: tavoli, sedie, armadietti, giostrine e scivoli, ma soprattutto un pulmino, necessario per il trasporto dei bambini dai villaggi più lontani. Chi lo desidera, può contribuire con un versamento sul conto corrente delle Cistercensi (le specifiche dell’Iban sono nel manifesto che trovate in fondo a questo articolo). Ma intanto si è messo in moto un meccanismo di solidarietà che coinvolge anche il Gruppo missionario di Monte Sant’Angelo (Foggia) e la parrocchia di Borgo Podgora (Latina) dove le Cistercensi sono presenti da 50 anni e festeggiano così questo particolare Giubileo. Durante la festa patronale di Borgo Podgora, dal 24 luglio al 4 agosto, sarà anche allestito un apposito stand con foto, immagini e filmati di quanto già realizzato in Uganda. Le celebrazioni di fatto inizieranno domenica 20 luglio (alle 19 la processione mariana, animata anche dalle suore di Anagni) e il 4 agosto ci sarà anche una serata di festa e beneficenza missionaria. Un Giubileo per i 50 anni di presenza a Borgo Podgora delle Cistercensi che andrà avanti per un anno e che vedrà anche un pellegrinaggio al santuario della Santissima di Vallepietra e ad Anagni. Le Cistercensi della Carità, come detto, hanno iniziato la presenza missionaria in Uganda nel 1998, quando l’allora vescovo di Hoima, Deogratias Muganwa Byabazaire, rese disponibile un terreno nel piccolo centro di Rwenkobe, detto “La collina delle scimmie”, a circa 200 km dalla capitale Kampala. Le prime missionarie sono state suor Maria Enrica Rinaldi, suor Maria Daniela Campanello e le tre suore ugandesi Maria Annet Nyangoma, Maria Cecilia Josephine Namudira e Restituta Namugumya. Dal 1999 la missione è stata dotata di una porteria, di ostelli e di un pozzo artesiano donato dal gruppo missionario di Monte Sant’Angelo per l’approvvigionamento dell’acqua potabile, al quale attingono anche tutti gli abitanti del villaggio. Nel 2002 è stata posta la prima pietra per la costruzione della scuola materna Mother Claudia; nel febbraio del 2003 è così iniziato l’anno scolastico per i primi 20 bambini. Al 2005 risale l’apertura della chiesa della missione, dedicata alla Vergine di Loreto, con contributo in opere e donazioni dell’omonima parrocchia di Delia (Caltanissetta). Nel 2010 è stata aperta anche la scuola primaria e nello stesso anno è iniziata la costruzione del noviziato a Kampala. Attraverso le adozioni a distanza la missione offre anche l’istruzione scolastica, il sostegno alimentare e l’assistenza sanitaria ai più bisognosi. Le suore si prodigano con impegno costante e serio per la catechesi dei bambini, degli adulti e delle famiglie. di Igor Traboni

Nel silenzio che parla: incontri spirituali al monastero di Alatri

Due meditazioni al giorno per stare con Gesù: è questa la proposta che arriva dalle Benedettine di Alatri che hanno organizzato il ciclo “Incontri spirituali in monastero”, da lunedì 16 a mercoledì 18 giugno, con le stesse monache di clausura che offriranno le meditazioni a quanti vorranno partecipare, in maniera assolutamente libera e gratuita. Due meditazioni al giorno, come detto (alle 10.30 e alle 17, con entrata dalla chiesa di Santo Stefano, nel centro di Alatri, adiacente il monastero) su temi spirituali che vanno dalla vita di fede all’incontro con Gesù, dall’importanza della preghiera a quella dell’adorazione. Ma vediamo più nel dettaglio come si articola questa “offerta spirituale” del monastero di Alatri, uno dei tre di clausura della nostra diocesi, assieme a quelli di Anagni e di Carpineto Romano. IL PROGRAMMA DEGLI INCONTRI Lunedì 16 giugno, la meditazione del mattino, alle 10.30, sarà sul tema “L’arte del silenzio. Alla scoperta di una solitudine abitata da Dio”. Nel pomeriggio, alle 17, una monaca tratterà invece l’argomento “La conversione del cuore e il combattimento spirituale”. Martedì 17 giugno, i due temi del mattino e del pomeriggio saranno invece rispettivamente: “Alla Sua presenza. L’importanza della preghiera e dell’Adorazione eucaristica per coltivare la nostra relazione con il Signore” e “La vita cristiana come vita in Cristo. Importanza della partecipazione alla Messa, dei sacramenti, della meditazione della Parola di Dio, ecc). Infine mercoledì 18 giugno, al mattino l’attenzione si concentrerà su “Quando la vita diventa dono. La donazione totale di se”, con vari esempi tratti dalla vita di alcuni santi. Infine, al pomeriggio, questo ciclo di incontri si concluderà proprio con una riflessione conclusiva, con la comunità monastica delle Benedettine dell’Adorazione perpetua che offrirà dei consigli spirituali, spunti e considerazioni per ripartire, per riprendere il cammino quotidiano con uno sguardo nuovo. La partecipazione, come detto, è gratuita e per ulteriori informazioni è possibile consultare la pagina Facebook “Ricerca vocazionale Benedettine Alatri” e qui scrivere anche nei commenti o tramite Messanger, oppure scrivere alla mail: benedettinealatri@gmail.com. Insomma, un’occasione per ritagliarsi, come scrivono ancora le monache nel presentare questa iniziativa, “una piccola pausa nei nostri giorni indaffarati per incontrare Gesù”. E qualche migliore opportunità della pace e delle serenità che un monastero possono offrire. Così come della vicinanza al Signore che le monache sperimentano in ogni ora del giorno, dalla preghiera all’adorazione al lavoro, ben consapevoli delle attese e delle difficoltà che le persone incontrano proprio nella vita di ogni giorno, visto che oramai la clausura non è più uno stare “fuori dal mondo”; e non a caso sono sempre di più le persone che si presentano ai parlatoi del monasteri per incontrare la spiritualità profonda e la saggezza delle monache. Ed ecco che le monache di Alatri si presentano come «una comunità di claustrali, che fa della propria vita una “lode perenne”, che trascorre la giornata tra la preghiera (personale e comunitaria), l’adorazione e il lavoro, che cerca di conformarsi a Cristo e di servirlo nelle sorelle potrebbe sembrare una vita inutile. Ma non è così. La vita di una suora di clausura è una continua preghiera, un continuo restare alla presenza del Signore, un continuo dialogo con il nostro Sposo». Il monastero della Santissima Annunziata da sempre è legato alla città e alla gente di Alatri, affezionata a queste monache, ma anche della diocesi tutta. La comunità che lo abita è quella delle  Benedettine dell’Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento, congregazione fondata da Catherine Mectilde de Bar, nata in Francia nel 1614 ed entrata in clausura a 17 anni e che poi coltivò e mise in pratica il proposito di una fondazione di suore con il fine principale dell’adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, innestata sulla Regola benedettina. Morì nel 1698, la prima domenica dopo Pasqua. di Igor Traboni

“Se l’amore è amore!”: ad Anagni una super serata per i maturandi

Una super serata per i giovani studenti maturandi si svolgerà ad Anagni martedì 17 giugno (oratorio Pier Giorgio Frassati, ore 19), organizzata dall’Ufficio catechistico diocesano, dalle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo, dall’oratorio Pier Giorgio Frassati, dall’Azione Cattolica diocesana e con il patrocinio del Comune di Anagni.  “Notte prima degli esami – Se l’amore è amore!” è il titolo della kermesse, ripreso dalla nota canzone di Antonello Venditti, resa ancor più famosa dall’omonimo film, una pellicola che ha 19 anni e quindi coetanea dei nostri giovani maturandi. Un po’ tutti abbiamo cantato quella canzone, con il motivo che poi continua significativamente così: “Ma quanti amici ho intorno…”. Una serata, dunque, anche nel segno dell’amicizia tra giovani, con il programma che prenderà il via alle 19 con gli arrivi dei partecipanti. Alle 20 un momento di preghiera e benedizione delle due penne, che ogni partecipante dovrà portare e che serviranno poi per compiti scritti della maturità; a seguire, un’agape condivisa e un bel momento musicale.

Lo spettacolo su Santa Chiara nel giardino delle Clarisse, ad Anagni

Una location non solo suggestiva ma anche fortemente evocativa per “La leggenda di Chiara”: lo spettacolo teatrale scritto e diretto da Luca Simonelli, ispirato alla vita della santa di Assisi, verrà infatti rappresentato domenica 11 maggio nel giardino dell’eremo di Santa Chiara ad Anagni (via del Parlatorio, con inizio alle 17.30). In scena un cast giovane ma altrettanto appassionato e qualificato, formato da Federica Biscotti, Chiara Casciotta, Michele Compagno, Elisa Finocchio, Alessandro Fontana, Francesca Pofi, Ludovica Pofi, Anna Vari, con movimenti scenici di Sara Carapellotti. Si tratta di un lavoro della Compagnia Cupido, capace di unire recitazione, musica e danza, così da raccontare, attraverso la forma della leggenda popolare, la vita di Chiara d’Assisi. Lo spettacolo è stato rappresentato con successo nelle settimane scorse anche al Teatro comunale di Fiuggi ed è stato selezionato tra i progetti speciali 2025 promossi dal Ministero dello Spettacolo.

Anagni festeggia la Madonna del Buon Consiglio e il Giubileo dei Caracciolini

Fine settimana di eventi per la parrocchia di San Giovanni de Duce di Anagni che, come da tradizione, festeggia la sua patrona: la Madonna del Buon Consiglio. Quest’anno i festeggiamenti assumono una connotazione particolare: sono inseriti nel Giubileo dei Caracciolini, ovvero 300 anni di presenza dei sacerdoti caracciolini presenti stabilmente nella parrocchia di San Giovanni ad Anagni. L’inizio dei festeggiamenti è fissato per giovedì 8 maggio alle 17, con il triduo in onore della Madonna del Buon Consiglio in chiesa, a cura di padre Raffaele Mandolesi, crm, triduo che durerà fino a sabato sempre allo stesso orario. Sempre l’8 maggio, alle 19, si svolgerà in chiesa l’oratorio dei bambini del catechismo, con una rappresentazione teatrale. Inoltre, tutti i giorni ci sarà la celebrazione eucaristica alle ore 18.00. Sabato 10 maggio dopo la celebrazione delle 18, si terrà la tradizionale processione per le vie della città, accompagnata dalla banda musicale dell’Associazione Musicale Anagnina diretta dal Maestro Roberto Mattioli. Domenica 11 maggio, la celebrazione si svolgerà in chiesa alle ore 10.30, e successivamente all’aperto, in piazza Dante, alle ore 18.30 , presieduta dal vescovo di Anagni-Alatri e Frosinone-Veroli-Ferentino monsignor Ambrogio Spreafico. Di pari passo il programma civile: venerdì 9 maggio spettacolo teatrale comico del TRIO SPA alle ore 21.00 in piazza Dante, sabato 10 maggio alla stessa ora serata danzante a cura della scuola “Arte del Movimento” di Eleonora Pirelli in collaborazione con Alain Sosa, ballerino di salsa proveniente da Cuba. Domenica 11 maggio alle ore 21.00, sempre in piazza Dante, spettacolo teatrale della compagnia “Acta est fabula”. Da giovedì sarà disponibile anche la pesca di beneficenza, con premi ed estrazioni anche per i più piccoli. Nelle serate degli spettacoli sarà, invece, disponibile uno stand gastronomico con primi, panini e bibite a cura della parrocchia.   Anche quest’anno la parrocchia di San Giovanni si mostra attiva nella sua missione pastorale, grazie al supporto del parroco padre Florent Kasai, crm.

Gli esercizi spirituali di Quaresima dell’Azione Cattolica

Dal 28 al 30 marzo 2025, nell’accogliente casa delle suore Francescana di Cave (Roma), si sono tenuti gli esercizi spirituali dell’Azione Cattolica diocesana, guidati da don Pasquale Bua, sacerdote della diocesi di Latina e docente e già direttore dell’Istituto Teologico Leoniano di Anagni. Il consueto appuntamento quaresimale per aderenti e simpatizzanti ha visto insieme laici, laiche, il diacono Vincenzo Pesoli e suore nella varietà di carismi che tanto bella fanno la Chiesa. Un percorso dello Spirito meditando la Parola di Dio scelta sulla base degli orientamenti triennali dell’AC “Date loro voi stessi da mangiare” (Mt.14,13-21).  Più numerosi dello scorso anno i partecipanti, provenienti da diverse realtà della diocesi, che si sono allontanati dalle loro comunità affinché al loro ritorno potessero testimoniare i frutti spirituali ricevuti. Questo il messaggio che vorremmo arrivasse a tutti voi, affinché l’esperienza vissuta da alcuni possa parlare alla vita di molti, suscitando oggi stesso la necessità di una riforma di vita orientata alla realizzazione della volontà di Dio per ognuno di noi. Dopo uno screening spirituale per fare il punto sulla propria situazione e per preparare il terreno alla semina, le meditazioni proposte da don Pasquale, hanno avuto come filo conduttore quello dell’esplorazione delle scene in cui Gesù è a tavola, anticipazione del banchetto eucaristico dell’ultima cena, un banchetto che è sempre esperienza di misericordia, di un Dio che vuole sedere a tavola con noi per condividere la nostra vita e renderci simili a lui. Gli spunti proposti sono sempre stati orientati ad una riflessione ecclesiale personale e comunitaria, come comunità parrocchiale e di associazione di AC. Lc 5,1-11 – La pesca miracolosa. Essere pescatori di uomini, questa è la chiamata del cristiano! Gesù vuole che si vada a cercare chi è nella morte a causa delle proprie scelte e miserie per riportarlo alla vita attraverso la sua Parola non solo sentita con l’orecchio, ma ascoltata con la mente, fatta scendere nel cuore e tramutata in azione. Far vivere chi abbiamo intorno, seminare vita incarnando la chiesa sognata da Papa Francesco in Evangelii Gaudium, una Chiesa presa più dall’ansia missionaria di raggiungere tutti che dalla conservazione delle istituzioni. Chiediamoci cosa possiamo lasciare della vecchia vita per fare spazio all’uomo nuovo? Cosa ci trattiene a riva? Mt 14, 13-21 – La prima moltiplicazione dei pani. Non date solo qualcosa di voi, ma tutto ciò che siete! La logica del donare e condividere impegnandosi in prima persona: quando questo viene sottoposto alla benedizione di Dio avviene una trasformazione che porta ad una moltiplicazione, a sfamare tutti e ad avere anche un avanzo. Cosa possiamo fare per diventare Chiesa e associazione dei cinque pani e dei due pesci? Passare dalla fame alla sazietà, il poco condiviso e benedetto sazia l’altro. In che modo ciascuno è chiamato a vedere cosa abbiamo e a condividerlo con gli altri come Chiesa e come AC?  Come la comunità parrocchiale può condividere il suo poco sfamando chi c’è intorno? Lc 19,1-10 – Zaccheo. “Oggi la salvezza è entrata in questa casa…”! Il racconto di una riconciliazione, il passaggio da un uomo vecchio ad un uomo nuovo. Occorre vincere gli ostacoli che si contrappongono a questa conversione: la folla dei lontani dalla fede che allontana e divide da Cristo (diversa da una comunità cristiana che aiuta nel cammino di fede); la piccolezza spirituale e l’attaccamento alle cose materiali che ci allontana come zavorra dai livelli più alti in cui abita il Signore. Decidiamo oggi qualche passo da compiere per conformare maggiormente la nostra vita alla volontà di Dio? Intraprendiamo una riforma di vita in quella direzione? Lc 22, 24-27 – Chi è il più grande. Dobbiamo essere maggiordomi del Signore che è il padrone della casa! Quante discussioni e quante divisioni abitano le nostre comunità parrocchiali e le nostre associazioni per il dilagare della logica del più grande e della superbia. Gesù propone la contrapposizione tra chi signoreggia (Kyrios) e chi serve (Diaconos), richiamando per la Chiesa l’immagine della piramide rovesciata in cui più si sale più si deve essere il servitore di tutti. La Diaconia, ovvero il servizio, è caratteristica di ogni battezzato non solo di chi esercita lo specifico ministero, perché è servendo in piedi che si esercita la propria autorità e non sedendo al tavolo. Come esercitiamo la nostra autorità nel servizio ecclesiale che stiamo vivendo, servendo o sedendo? 1 Corinzi 11,17-34 – Il Pasto del Signore. Quante Eucaristie sprecate!Paolo rimprovera i Corinzi per le loro riunioni domenicali dove, oltre a condividere la cena, si consuma anche quella eucaristica, ma senza comunione tra ricchi e poveri. Anche noi molte volte ci accostiamo all’Eucarestia in comunità divise, dimenticando che ogni volta che si umilia l’altro si getta disprezzo sulla chiesa di Dio. Celebrare il memoriale di Colui che si è dato tutto per noi, non significa solamente ripetere un gesto, ma ripetere quello stile del dono totale di sé. Paolo ci dice che diventiamo un solo corpo, un “corpo ecclesiale”, una comunità. E come il pane è fatto di tanti grani e il vino di molti acini, nell’Eucaristia dovremmo diventare un solo corpo e la mancanza di fraternità ci rende indegni di mangiare il corpo eucaristico. L’Amen che diciamo dopo aver preso il corpo di Cristo alla Comunione è il simbolo dell’unità, significa dire: “Si, voglio essere membro di questo corpo vivendo in comunione con questi fratelli e sorelle”. Dall’Eucaristia domenicale dovrebbe scaturire un nuovo senso di fraternità e comunità per essere degni imitatori di Cristo nella nostra vita. Riconosciamo il corpo di Cristo anche nei fratelli e sorelle che ci hanno offeso? Ci aspettiamo gli uni gli altri nelle nostre eucaristie perché chi ama aspetta? Sollecitiamo e rispettiamo il passo degli altri nelle nostre comunità? Noi di AC dobbiamo assumere di più l’aspetto dell’offerta di noi stessi altrimenti saremo come chi beve e mangia indegnamente. Ci avviamo verso la settimana Santa: l’Azione Cattolica augura a tutti un fruttuoso cammino verso la Pasqua di rinnovamento della propria vita e di tutte le nostre comunità parrocchiali. a cura della Presidenza diocesana di Azione